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20 aprile 2018

L'energia come tema di Interesse Generale

La produzione di Vettori Energetici Commerciali, la produzione di macchine per ottenere servizi finali usando energia commerciale o autoprodotta, nonché l'uso di tali macchine da parte degli utenti finali concorrono almeno al 20 % del PIL di un territorio.
Almeno per questo il tema energia è d'Interesse Generale.
Discuterlo è certamente indicativo dei modi d'affrontare altri temi di interesse generale, partendo dalla valutazione delle politiche attualmente operative.

Un esempio di discussione svolta nel 2009 su produzione ed uso dell'energia si ritrova nei post da #41 a #80 di

http://www.energeticambiente.it/discussioni-sui-massimi-sistemi-del-mondo-energetico/14720893-politica-energetica-efficace-duratura.html

Le mie proposte del 2009 potevano raggiungere gli scopi indicati senza intaccare i bilanci pubblici e privati.
Tuttavia non erano ancora abbastanza standardizzate da poter fare da traccia per interventi su altri temi di Interesse Generale.
A partire dal 2014, l'approccio a temi fuori da Energia e da Gas Effetto Serra, ha permesso la codifica di un metodo generalizzato per risolvere molti problemi senza attingere alle casse pubbliche, ma stimolando i privati ad utilizzare di più (per loro maggior convenienza) le proprie risorse economiche a favore della soluzione di problemi di Interesse Generale (cioè della generalità di chi abita e lavora in un territorio).

Lo stesso tema energia è stato normalizzato separando gli stimoli indirizzati ai fornitori di Vettori Energetici Commerciali da quelli indirizzati agli utlizzatori. E ciò ha permesso una notevole semplificazione degli interventi stessi, specialmente rispetto alle attuali normative in materia energetica.


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13 aprile 2018

Il fattore tempo nella Politica Differenziale Generalizzata

A tutti quelli che pretendono risultati immediati dalle nuove proposte politiche-economiche (altrimenti le rifiutano), dico che finora gli esiti rapidi hanno sempre creato bolle speculative.
E queste sono sempre scoppiate a danno dei soggetti più deboli e fragili economicamente.
Naturalmente, voler tener conto di questi esiti, già nelle intenzioni e poi nei fatti, è già una scelta politica di parte.
Ho sempre detto che occorre tempo per far sviluppare le mie proposte di soluzione per una moltitudine di problemi: ecologici, tecnologici e sociali dei nostri contesti territoriali.
Infatti, per ogni Politica di Stimolo Differenziale, in media occorrono 20 anni per portare a soluzione completa quel tema di interesse generale.
Tuttavia, già in discussioni del 2009 facevo presente che fin dagli anni '80 ENEA riteneva opportuno aumentare l'efficienza energetica nelle attività industriali, per bilanciare i rapidi e consolidati aumenti dei costi energetici successivi alla crisi petrolifera degli anni '70.
E se fossero state attuate le tecnologie di risparmio energetico già disponibili nel 1980, nel 2009 le corrispondenti macchine, più efficienti delle usuali (BAU), sarebbero già state ammortizzate.

http://www.energeticambiente.it/discussioni-sui-massimi-sistemi-del-mondo-energetico/14720893-politica-energetica-efficace-duratura.html
(post del 02-03-04-05-06/09/2009)

Questo stesso blog è stato da me avviato a metà 2009 con un'articolata proposta riguardante solo la produzione e l'uso dell'energia.
Tale proposta, senza aggravi economici e senza produrre recessione, avrebbe permesso molta più riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di quella finora ottenuta.

http://concorrenzaenergetica.ilcannocchiale.it/2009/05/18/perche_e_come_deve_cambiare_la.html

In conclusione bisogna sempre iniziare quanto prima ad usare le tecnologie produttive più efficienti tra le disponibili, anche se apparentemente occorrono anni per ammortizzarne i costi d'impianto.
Peraltro le mie proposte su come affrontare in generale i problemi d'un territorio non hanno data di scadenza, anche perché non comportano aumento del debito pubblico, né del carico fiscale
Così, risultando economicamente compatibili, non sono in concorrenza tra loro e possono essere gestiti in parallelo.
In definitiva i temi che vengono affrontati ora contemporaneamente col metodo PDG in media possono arrivare a soluzione vera in 20 anni. Nei modi attuali mai.


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9 aprile 2018

Perché parlare di PIL invece che solo di Interessi Generali da promuovere?

Tale giusta domanda riguarda certamente il Capitolo VII della spiegazione della metodologia politica PDG, ma, si osserva che vi sono importanti ragioni specifiche per valutare gli esiti della PDG anche in termini di PIL.

- La prima ragione è che l’obiezione più frequente degli oppositori ai tentativi dei “Decisori politici” d’indirizzare l’attività di chi opera in un territorio al miglioramento delle condizioni di vita di chi vive in quel territorio è che per perseguire tali obbiettivi servono più soldi pubblici, quindi più tasse e che ciò fa deprimere il PIL. E' proprio per questo che occorre sempre dimostrare che quanto si propone non provochi, né depressione, né inflazione sopra al 2 %/a. D’altro canto chi intende sovvenire ai bisogni delle persone, ma non controlla la sostenibilità economica di quanto propone, in genere fa più danni dei vantaggi perseguiti e spesso nemmeno li ottiene.
- La seconda ragione è che non è credibile che si possa migliorare una qualunque prestazione fornita ai cittadini (anche se loro la forniscono senza coinvolgere la Funzione Pubblica), senza che ciò complessivamente comporti una maggior spesa pubblica o privata.
- La terza ragione è che anche i servizi essenziali, se lasciati nella discrezionalità della Funzione Pubblica senza il controllo da parte dei cittadini/utenti, possono costare di più che forniti da Soggetti Economici in effettiva e leale concorrenza, nonché liberamente scelti dai cittadini/utenti.

Occorre certo ribadire che la Politica Differenziale Generalizzata non persegue fini economici in via prioritaria, ma nel contempo (per gli obbiettivi di Interesse Generale democraticamente concordati con la Rappresentanza Politica Territoriale) la leva usata dalla PDG è proprio quella economica, ed è usata con decisione.
Tale leva deve però essere usata con grande cautela, senza atti controproducenti.
Così la compatibilità dello sviluppo economico, con la promozione sociale delle persone economicamente più deboli e con la preservazione delle risorse per il futuro, deve essere riconosciuta necessaria nell'organizzare qualunque forma di PDG.


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7 aprile 2018

Non solo energia nella Politica Differenziale Generalizzata

La mia proposta di nuova metodologia politica per perseguire Interessi Generali largamente riconosciuti in un territorio (comunale, regionale, nazionale, continentale, mondiale), certamente non si applica solo alla gestione delle problematiche energetiche, climatiche ed ambientaliste.

https://ecodembologna.wordpress.com/2014/09/18/5_ben-oltre-lenergia/

In effetti, pur essendo una proposta la cui formulazione appare complessa, la Politica Differenziale Generalizzata ha l'ambizione di poter riordinare e rendere più efficienti (qualcuno direbbe razionalizzare) gran parte delle proposte di protezione pubblica degli interessi generali della popolazione di un territorio.
Si possono esporre innumerevoli esempi di applicazione di questa tecnica di intervento pubblico a costo erariale e fiscale zero, comunque bisogna spiegare come funziona tale tecnica in via generale.
Per questo occorrono specifici capitoli per spiegare nel dettaglio gli elementi necessari per passare, dal riconoscimento di specifici problemi di chi è presente in un territorio, alla soluzione di quei problemi.

PDG_Cap_I_Caratteristiche Rilevanti. Le CR sono effetti collaterali di legittime attività private e pubbliche. Effetti collaterali positivi (o negativi) che si possono misurare e poi gestire per farli crescere (o calare) a maggior vantaggio generale della collettività umana presente sul territorio a cui le attività sono rivolte.

PDG_Cap_II_Schema d’intervento. Per gestire le CR si propongono le Politiche di Stimolo Differenziale. Per ogni gruppo di soggetti concorrenti sul territorio c’è una PSD(CR, gruppo) e tutte hanno protocolli simili.

PDG_Cap_III_Funzione Pubblica. Tutti i cittadini che svolgono attività, anche saltuaria, per solo Interesse Generale sono Funzione Pubblica. In proprio, per mandato, o per professione, propongono, decidono, o realizzano gli interventi pubblici per gestire al meglio significativi effetti collaterali di legittime attività.

PDG_Cap_IV_Risorse Economiche. Le PSD(CR) e nel complesso la Politica Differenziale Generalizzata, rendono più conveniente per i privati acquistare gli stessi beni e servizi, ma di maggior qualità.
Naturalmente, nel medio periodo, più qualità media significa maggior costo medio. Qui si illustra anche come proteggere ed aumentare il potere d’acquisto della parte di popolazione che ha meno risorse economiche.

PDG_Cap_V_Soggetti Non Economici. Dopo Soggetti Economici e Servizi Pubblici, i Soggetti collettivi Non Economici sono i soggetti che le Politiche di Stimolo Differenziale stimolano con più efficacia.

PDG_Cap_VI_Persone Fisiche. Indirizzare all’Interesse Generale le legittime attività di Persone Fisiche è giustificato e semplice solo per pochi tipi d’attività, già ora soggetti a regolamentazione pubblica.

PDG_Cap_VII_Macroeconomia Italia. L’insieme regolato delle PSD(CR), migliora la qualità di beni e servizi usati da chi vive e lavora in Italia e permette l’aumento controllato della circolazione monetaria. Cioè del PIL.
Le PSD(CR) non spingono ad acquisti prematuri, quindi evitano bolle economiche che si sgonfiano.


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5 aprile 2018

La Politica Differenziale Generalizzata ha rapporti con le culture politiche attuali?

Le singole culture politiche (tranne l’anarchica) privilegiano specifici Interessi Generali (della generalità di coloro che vivono e/o lavorano in un territorio), a cui corrispondono particolari Caratteristiche Rilevanti (che ritengono prioritario far crescere o far calare) dei beni e dei servizi ordinariamente disponibili ai cittadini nella veste di consumatori, ma anche dei particolari modi con cui vengono prodotti quegli stessi beni e servizi.
Ad esempio, la Costituzione Italiana individua una serie di Interessi Generali (con l'etichetta di diritti o di doveri) che sono da perseguire ed a cui corrispondono Caratteristiche Rilevanti; i cui valori medi andrebbero quindi modificati (in più o in meno), per migliorare la qualità di vita dei cittadini di oggi e di domani.
Culture politiche diverse (es. capitalismo, liberalismo, socialismo, marxismo ......) individuano quantomeno priorità diverse, a cui spesso corrispondono tipiche metodologie politiche (che sono più o meno in evidenza): assolutismo, dittatura, democrazia, burocrazia, partecipazione, sussidiarietà, centralismo, decentramento ...
Tuttavia molti Interessi Generali possono essere riconosciuti tali dalla maggioranza dei cittadini, usando i metodi democratici disponibili in uno specifico territorio.
Comunque occorre valutare se le metodologie politiche (cioè i metodi per perseguire gli Interessi Generali riconosciuti tali) corrispondano a determinati Interessi Generali, ma soprattutto se siano efficaci o abbiano controindicazioni tipiche.
La Politica Differenziale Generalizzata viene proposta proprio per risolvere la scarsa efficacia e le forti controindicazioni delle metodologie politiche attuali.


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3 aprile 2018

Legittime domande sulla Politica Differenziale Generalizzata

3. Alcune legittime domande
Se crescono le Caratteristiche Rilevanti positive (e calano quelle negative) dei beni e servizi usati da chi vive e lavora nel territorio, ma anche quelle dei metodi di produzione di tali beni e servizi, sembra ovvio che migliori la qualità della vita nel territorio ove questo miglioramento è avvenuto.
E, se cresce la qualità media, è ineluttabile che cresca anche la spesa per acquisire gli stessi beni e servizi.
A meno che l’usuale modo di operare [BAU] non risulti antieconomico [capita anche questo].
È tuttavia prudente e necessario chiedersi se, con la Politica Differenziale Generalizzata, tali obbiettivi siano davvero raggiungibili ed a che prezzo, o con quali controindicazioni, od a quali condizioni.
Di seguito si riportano alcune legittime domande utili a chiarire i contorni della PDG e ad individuarne la collocazione nell’ordinamento costituzionale italiano, nonché negli statuti di regioni ed autonomie locali.
a. Cosa serve ad una Rappresentanza Politica Territoriale per avviare una Politica di Stimolo Differenziale?
b. I cittadini devono solo attendere che la PDG porti frutto, o possono fare qualcosa?
c. Con la PDG deve cambiare il modo d’agire della Funzione Pubblica? Come?
d. Sono disponibili sul nostro territorio i dati necessari per avviare almeno una PSD?
e. Sono disponibili in Italia le risorse economiche necessarie ai miglioramenti previsti dalla PDG?
f. È opportuno o necessario attivare in successione le possibili Politiche di Stimolo Differenziale?
g. Ci sono Politiche di Stimolo Differenziale che bisognerebbe avviare subito?
h. Quali effetti avrebbe la PDG sull’economia dei cittadini come singoli, o come soggetti collettivi?
i. Quali effetti avrebbe la PDG sulla macroeconomia del territorio?


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28 marzo 2018

Sommario PDG 2018

1. Legittime autonome attività di persone fisiche e soggetti collettivi
I Consumatori, le Loro unioni non lucrative, i Soggetti Economici e la Funzione Pubblica, in genere svolgono attività non obbligatorie, né vietate. Usuali attività, finalizzate ad offrire al consumo beni e ser-vizi, che hanno Caratteristiche Rilevanti, che è Interesse Generale siano le migliori possibili.
Per molte Caratteristiche Rilevanti di beni e servizi sono già obbligatori livelli qualitativi almeno accettabili.
Però un livello di qualità solo accettabile migliora poco la media e se si impone un livello sopra la media lo si considera liberticida, o è disatteso. Si elencano qui alcuni temi di Interesse Generale, da gestire per il me-glio.
- Controllo qualitativo delle attività di servizio della Funzione Pubblica, riduzione dei suoi tempi di risposta
- Cura e valorizzazione dell’ecosistema, nonché del patrimonio paesaggistico, archeologico ed urbanistico
- Efficienza dei sistemi di trasporto, nonché dei mezzi di comunicazione fisica o virtuale
- Efficienza nell'uso di risorse critiche, non solo energetiche e mantenimento della loro disponibilità
- Equo compenso del lavoro, riduzione delle discriminazioni, maggior uso delle risorse umane
- Gestione del rischio dei cambiamenti climatici (mitigazione ed adattamento)
- Riduzione del rischio idrogeologico e del rischio sismico
- Riduzione e possibile riuso dei rifiuti, urbani, industriali e speciali
- Risanamento del suolo, naturale, agricolo, urbanizzato, industrializzato e delle falde acquifere

Molte Caratteristiche Rilevanti dei beni e servizi usati dai consumatori nel territorio di competenza di una Rappresentanza Politica Territoriale [Parlamento europeo, Parlamento nazionale, Consiglio regionale, Consiglio comunale] sono misurabili, quindi risulta d’Interesse Generale farle crescere, o farle ridurre.
Ai soggetti decisori, che possono cambiare il valore misurabile di una Caratteristica Rilevante dell’attività che svolgono, la Rappresentanza Politica Territoriale indirizza una Politica di Stimolo Differenziale a pro d’un riconosciuto Interesse Generale, affinché i soggetti coinvolti nella PSD(CR) aumentino (o riduca-no), per convenienza, il valor medio del rapporto: Caratteristica Rilevante / Livello di Attività.
Il complesso delle Politiche di Stimolo Differenziale attuate da una Rappresentanza Politica Territoria-le compone la Politica Differenziale Generalizzata di quella Rappresentanza Politica Territoriale.

2. Il protocollo delle Politiche di Stimolo Differenziale
Un esempio di Politica di Stimolo Differenziale può illustrare come funziona tale metodo politico.
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È ragionevole che un Consiglio Comunale deliberi che sia d’Interesse Generale che i Condominii presenti sul Territorio Comunale riducano le spese per acquistare energia. Così il Consiglio Comunale, per stimolare i Condominii con riscaldamento centralizzato a ridurre la Spesa in Energia, riconosce ad ogni Condominio un Accredito Annuale Automatico, che è positivo se la spesa per unità di superficie abitabile è minore della media riscontrata sul territorio comunale ed è negativo se è maggiore della media.
AAA (€/a) = F(SE/SA) * SA * ((SE/SA) / m(SE/SA) -1)
Quindi l’assegnazione di AAA premia i Condominii migliori e penalizza quelli peggiori.
Il Comune, per poter assegnare AAA, basta che conosca due dati di quel Condominio [SE e SA] e due dati del territorio comunale [F(SE/SA) e m(SE/SA)]. Di ogni Condominio il Comune già conosce:
SA (mq) = Superficie Abitativa del Condominio [= LA]
Ogni Condominio con riscaldamento centralizzato ogni anno deve però dichiarare al Comune
SE (€/a) = Spesa per Energia rilevabile da fatture [= QCR]
Ogni Condominio ha quindi un’intensità di Spesa per Energia iSE(€/a/mq) = SE/SA [= iCR]
Sul territorio comunale si riscontra una media dell’intensità di spesa per energia dei Condominii.
m(SE/SA) = (somma Spese Energetiche) / (somma Superfici Abitative) [= mCR]
F(SE/SA)(€/a/mq) = Fattore valorizzante per il territorio, deciso dal Comune, proporzionato al vantaggio patrimoniale da spesa in energia degli edifici d’abitazione (ad es. F(SE/SA) = -5 €/a/mq) [= FCR]
Nella PSD(Erg, Condominii) il Comune rende pubblici F(SE/SA), m(SE/SA), SA, SE/SA
Tutti i soggetti coinvolti nella PSD(Erg, Condominii) (eventualmente tutti i cittadini) possono verificare tali dati, così, per controllo tra pari, cresce significativamente la probabilità di un’equa assegnazione di AAA.
-----------------------------
Per ogni PSD(CR), la Rappresentanza Politica Territoriale verifica e pubblica: FCR, mCR, LA, iCR.
Con la Politica Differenziale Generalizzata, si rende conveniente migliorare le caratteristiche dei beni e dei servizi offerti, senza nuove tasse, senza incentivi a carico dei bilanci pubblici, senza imporre tecnologie.
Quindi per gestire le PSD(CR) che i cittadini ritengono utili per una migliore qualità di vita, le rappresentanze politiche di territori minori non hanno bisogno di sovvenzioni da parte dei livelli territoriali superiori.
Così una vera Sussidiarietà Verticale nella Funzione Pubblica può passare da sogno a realtà.
Diventa però decisivo coinvolgere i cittadini, anche nel valutare le priorità tra i temi da affrontare.


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11 settembre 2016

Politiche di Stimolo Differenziale Rischio sismico

Chi paga i danni dei terremoti? In Italia i danni sofferti negli ultimi 44 anni dalle strutture edilizie e dalle infrastrutture durante i terremoti più forti sono costati 122 G€. Statisticamente i costi sono risultati circa 3 G€ ogni anno. Le persone gravemente danneggiate durante un terremoto ora rivolgono unicamente allo Stato la richiesta che vengano aggiustati (o ripagati) i danni da loro subiti nel terremoto, presupponendo che ne abbia la competenza. [come responsabilità, preparazione tecnica e capacità economica]. Ma, come è stato ricordato ai funerali delle persone morte nel terremoto del 24/08/16, i terremoti sono parte indispensabile della vita della Terra e non sono loro che uccidono, ma le opere dell’uomo che non sono risultate adeguate alla vita della Terra [Presente una normativa antisismica, le inadeguatezze sono spesso risultate anche fraudolente]. È infatti risaputo che gli immobili pubblici (edilizia ed infrastrutture) potrebbero essere realizzati con tecniche adeguate. E non subirebbero crolli, che poi li rendono incapaci di svolgere i loro compiti. Ed è altrettanto risaputo che anche gli immobili privati, potrebbero essere adeguati a resistere al probabile livello di scuotimento da terremoto che si avrà in quel luogo entro 1000 anni. E difficilmente crollerebbero ed ancor più difficilmente causerebbero morti e feriti. Se fosse davvero impossibile evitare gravi danni da eventi imprevedibili per tempi luogo e forza, allora avrebbe senso usare lo Stato come fosse un’assicurazione, che rimborsa i cittadini colpiti da una “fatalità” subita senza colpa. [Ora i “premi assicurativi” sono pagati da tutti, con la fiscalità generale.] Invece, visto che a pari evento tellurico la resilienza d’una struttura può fare la differenza tra il crollo e la necessità di piccole manutenzioni, non è affatto dovuto il contributo di tutti i concittadini. In definitiva i danni gravi da terremoto alle strutture costruite dall’uomo non sono certo una pura fatalità. Tuttavia non si riesce ad escluderli del tutto in territori sismici, almeno con costi analoghi a quelli di ristrutturazioni edili importanti, ma ordinarie. Bisogna poi valutare se sia accettabile pagare i costi dopo i terremoti e se vi sia modo di ripartirli equamente tra i proprietari degli immobili costruiti in territori a rischio sismico. Infatti i costi per i danni materiali dopo terremoto ed i costi per prevenirli riguardano solo loro. Pensare che uno Stato-assicuratore debba pagare i danni da rischio sismico è come pensare che chi ha un’auto da città giri fuori strada e poi pretenda che gli ovvi danni subiti li paghi l’assicurazione che è pagata anche dagli altri automobilisti, che, o non vanno fuori strada, o ci vanno con un fuoristrada. È accettabile l’attuale modalità di spesa? Sono stati valutati circa 150 G€ i costi di ristrutturazione da affrontare (ora) affinché (in caso di terremoto) gli edifici pubblici e privati in località a più alto rischio non siano pericolosi per le persone. Per l'intero patrimonio immobiliare italiano (circa 4.000 G€ di valore), servirebbero circa 400 G€. Confrontando le spese programmabili d’adeguamento, con quelle, non programmabili, per ricostruire dopo i terremoti degli ultimi 44 anni, subiti da circa il 3 % dei residenti italiani, sembra ovvio chiedersi se quegli edifici non meritassero una spesa preventiva del 10 % del loro valore per evitarne il crollo. È una spesa certamente affrontabile alla prima edificazione od anche in caso di ristrutturazioni importanti, che avvengono ogni 30 – 60 anni. Invero per gli edifici di maggior pregio (costo e peso) la previsione di vita è ben maggiore ed anche intervalli più lunghi tra ristrutturazioni importanti, rispetto a costruzioni leggere. Tra due terremoti in Italia nello stesso luogo spesso passano dei secoli. Le costruzioni leggere verrebbero quindi rifatte più volte tra due terremoti, mentre gli edifici di maggior durata (e pregio) devono resistere a più terremoti durante la loro esistenza millenaria. L’Italia è tipicamente ricca di immobili storici di pregio e proprio questa caratteristica la rende più interessante per il turismo di quanto siano i soli paesaggi naturali. Per cultura in Italia città grandi e piccole, ma anche borghi e costruzioni rurali, hanno immobili destinati a durare per più generazioni. Tale tipicità urbanistica si può e si deve mantenere. Pertanto molti immobili in Italia, o hanno già resistito a molti terremoti, o sono stati costruiti ex novo dopo terremoti storici. Quindi in Italia non ha senso scegliere un’edificazione leggera, da abbattere presto per obsolescenza. Quello italiano è un contesto generalizzato di immobili storici di pregio, che richiede e merita un’adeguata resilienza ai terremoti attesi nell’arco dei prossimi 1000 anni. Non si può infine dimenticare che i crolli generalizzati di contesti urbani e rurali comportano, oltre a costi di ricostruzione, morti e feriti tra i residenti e che spesso azzerano l’economia locale, che da sola rimarrebbe per anni (o per sempre) senza risorse economiche per investimenti indispensabili. Per non attendere 100 anni prima che il territorio sia abitabile ed economicamente produttivo, le ricostruzioni sono ora affidate in gran parte a soggetti estranei al territorio, con risorse spesso statali. Allora fatalmente [?] la qualità della ricostruzione tende a sfuggire al controllo dei residenti, nonché della loro Rappresentanza Politica Territoriale [RPT]. Per gli immobili esistenti in Italia, bastano quindi le ragioni fin qui esposte per preferire il loro adeguamento al rischio sismico, invece della loro ricostruzione dopo il terremoto. Anche se le due alternative avessero lo stesso costo. In Italia invece i due costi sono assai diversi. Ad es. gli edifici di civile abitazione spesso costano più di 3.000 €/mq (più il valore di posizione urbanistica), mentre il costo dell’adeguamento sismico è di 300 – 800 €/mq, che, se l’adeguamento è fatto durante una ristrutturazione importante, può anche ridursi. Così in Italia, per molte ragioni di Pubblico Interesse, l’adeguamento antisismico degli edifici esistenti deve essere realizzato nel contesto d’una loro ristrutturazione importante. Questa, con i costi rimborsati dallo Stato dal 50 al 65 % in dieci anni, per legge è già sotto controllo tecnico della RPT. Il termine per tali adeguamenti non deve poi scadere alla stessa data per lo stesso territorio, anche per non caricare i locali organi di controllo tecnico d’un lavoro gravoso in troppo poco tempo, col probabile risultato di controlli inaffidabili, che non garantiscono le prestazioni richieste. In definitiva l’adeguamento antisismico degli immobili dovrebbe essere contestuale a lavori edili d’importo superiore al 10 % del valore catastale, comunque più frequenti dei terremoti. Assicurazione e PSD per migliori requisiti sismici degli immobili Occorre quindi un progressivo adeguamento degli immobili al rischio sismico. Tuttavia in Italia sono ancora molti gli immobili inadeguati, così ancora per molti anni occorrerà far fronte a costi di ricostruzione, costi che comunque non devono essere a carico dello Stato, o delle sue articolazioni. Per tutto ciò, i proprietari d’immobili dichiarati agibili devono versare premi assicurativi per accumulare, su base nazionale, risorse economiche sufficienti alla ricostruzione degli immobili danneggiati durante il terremoto. Che certamente in qualche parte d’Italia accadrà prima di 10 anni. Ma l’approccio assicurativo può far ridurre anche gli attuali maggiori danni durante i terremoti solo con premi collegati all’incapacità degli immobili a resistere ai terremoti tipici della località in cui sorgono. Non si può però definire gli immobili solo come adeguati od inadeguati al rischio sismico del territorio. Sono infatti imprecise le conoscenze della probabile forza distruttiva, dell’adeguata capacità a resistervi, come pure non è noto il tempo disponibile per accumulare premi sufficienti a ripagare il singolo danno.Quindi valutare in via preventiva se il singolo immobile è adeguato al rischio sismico locale creerebbe improduttivi contenziosi assicurativi. È più facile valutare statisticamente la media annuale di premi da accumulare per le probabili future ricostruzioni nelle quattro zone sismiche italiane. Per evitare l’intervento economico dello Stato nella ricostruzione e nell’adeguamento degli immobili privati ed evitare contenziosi assicurativi, si propone un’Azione Pubblica in due parti inscindibili: 1. Raccolta assicurativa nazionale di risorse per ricostruire dopo terremoto, a premi ripartiti: Tra gli immobili agibili dello stesso territorio: in base al solo valore catastale. Tra i territori: per 10 anni in base ai danni sismici millenari. Poi ricalcolo ogni 5 anni in base al valore catastale di tutti gli immobili che sono agibili, ma sono inadeguati al rischio sismico millenario locale. Quindi chi non partecipa all’assicurazione non riceve alcun rimborso per i costi di ricostruzione. 2. Stimolo efficace a migliorare la qualità antisismica degli immobili agibili in un territorio. La prima faccia dell’unica medaglia è descritta, sinteticamente, in (1.). Per la (2.) si propongono le modalità della Politica Differenziale Generale [PDG], che, tramite le Politiche di Stimolo Differenziale [PSD], sostituisce l’obbligo a raggiungere prestazioni richieste per legge (o ad usare tecnologie imposte) con uno stimolo economico annuale che rende conveniente ottenere prestazioni migliori di quelle riscontrate nella media delle attività dello stesso tipo, svolte nello stesso anno. Per il rischio sismico, la prestazione richiesta con la PSD è la capacità di resistere ai terremoti, meglio della media degli immobili dichiarati agibili nel territorio di riferimento della PSD. Come da protocollo generale, per aumentare il valore della Resilienza Al Sisma [RAS] degli immobili dichiarati agibili nel territorio di sua competenza, la RPT gestisce la PSD(RAS, IMM). La RPT distribuisce equamente nel territorio lo stimolo economico ad aumentare la RAS, attribuendo alla proprietà di ogni immobile dichiarato agibile, un Accredito Annuale Automatico: AAA (€/a) = (RAS – mRAS) * Val * V(RAS) Ove: RAS (g) = Livello di scuotimento da terremoto a cui l’immobile può attualmente resistere. (livello che è adeguato, se è superiore a quello tipico di quel distretto sismico, cioè a: PGA (g) = Peak Ground Acceleration = = picco d’accelerazione al suolo) mRAS (g)= Resistenza media degli immobili del territorio allo scuotimento da terremoto. (mediata sui valori catastali degli immobili dichiarati agibili nel territorio) Val (€) = Valore catastale dell’immobile V(RAS) (€/a/€val/g) = accredito annuo per valore catastale unitario e per accelerazione di picco unitaria (Proporzionata alla parte di valore catastale da spendere in media per resistere a PGA. La RPT lo fissa in autonomia da ogni livello pubblico superiore, poiché comunque non modifica i bilanci pubblici, né l’inflazione locale. Però cambia la frequenza di ristrutturazione) Come per ogni PSD, la RPT pubblica V(RAS) ed i valori annui di: mRAS del territorio, nonché Val e RAS degli immobili. Alla RPT risponde anche la cassa che compensa in automatico gli AAA positivi degli immobili con RAS maggiore di mRAS, con gli AAA negativi degli immobili con RAS minore di mRAS. In definitiva, la RAS degli immobili è una prestazione d’interesse concorrente tra pubblico e privato e PSD(RAS, IMM) rende solo più rapido l’adeguamento al rischio sismico degli immobili dichiarati agibili, pur senza finanziamenti pubblici e tasse. Se la RPT, in autonomia da livelli pubblici superiori, decide un alto valore di V(RAS), fa accelerare l’adeguamento al rischio sismico del territorio di competenza. Così si riduce più in fretta l’importo complessivo dei premi assicurativi annuali a carico di quel territorio. Ed i residenti d’un territorio godono appieno dell’efficacia della PSD(RAS,IMM). In un territorio con PSD(RAS,IMM) e con mRAS maggiore di PGA, un immobile non adeguato al rischio sismico non risulterà illegale, ma sarà economicamente meno conveniente.


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2 settembre 2016

Esempio di PSD per ridurre l'emissione di CO2

Ridurre l'emissione di CO2 nel produrre energia commerciale è solo di PI, cioè è una QIG. L'attività dei fornitori di Vettori Energetici Commerciali [VEC] si misura a livello nazionale col Valore Aggiunto realizzato in Italia, mentre l'emissione di CO2 è quella potenziale delle fonti energetiche usate. Per ogni fornitore di VEC in Italia i due dati sono fiscalmente già noti (da dichiarazioni IVA e Accise). Nella fornitura di VEC, per ogni € di Valore Aggiunto ricavato dai VEC venduti la PSD(CO2, Erg) riconosce al fornitore un accredito specifico automatico: asa = V(CO2)*(i(s,CO2,Erg) - im(CO2,Erg,)) €/€va ove: i(s,CO2,Erg) == iC è l'intensità carbonica del VA dei fornitori di VEC, (rapporto tra la CO2 potenziale dei VEC ed il Valore Aggiunto ricavato dal soggetto "s" nel suo segmento di filiera di fornitura dei VEC). im(CO2,Erg) == imC è l'intensità carbonica media dei VEC forniti in Italia, circa 0,005 tCO2/€va. --------- Da una decina d’anni è in calo il numero dei i fornitori di Vettori Energetici Commerciali in Italia e ciascuno di loro tende a fornirne tutti i tipi, sia per tipo (solidi, liquidi, gassosi, Energia Elettrica), sia per uso di FER o di FEM (biomasse o carbone; carburanti bio o da petrolio; biometano o GN; Energia Elettrica da FER o da GN o da carbone). Tale varietà di VEC offerti da ciascun fornitore dimostra il facile accesso a tutte le tecnologie produttive e mostra delle variegate filiere di produzione, sia da FEM, che da FER. Il VA di filiera di tutti i fornitori di VEC in Italia è valutato circa 80.000 M€/a a fronte di una emissione potenziale delle FEM usate di circa 400 MtCO2. Così si valuta in media imC = 0,005 tCO2/€va A titolo d’esempio, per ipotetici fornitori di sole tipologie uniche di Energia Elettrica risulterebbe: Fonte energetica tCO2/MWh costo produzione €/MWh va €/MWh iC tCO2/€va Carbone 0,9 30 25 0,036 Gas Naturale 0,45 50 45 0,010 Vento, acqua 0,0 100 100 0,000 ---------- V(CO2) è il Valore (negativo) che RPT assegna ad una maggior emissione potenziale di CO2 minerale. es: V(CO2) = - 60 €/tCO2, [per valori diversi cambia la rapidità nel ridurre l‘emissione di CO2] I costi dei VEC con la PSD(CO2, Erg) sono quindi modificati dai valori di V(CO2), iC e imC (es. 0,005): Carbone asa=-60*(0,036-0,005) = -1,86 €/€va costo produzione con PSD = 30+1,86*25 = 76 €/MWh GN asa=-60*(0,010-0,005)= -0,30 €/€va costo produzione con PSD = 50+0,30*45 = 63 €/MWh FER asa=-60*(0,000-0,005)= +0,30 €/€va costo produzione con PSD =100-0,3*100= 70 €/MWh Per definizione, ciò non cambia il costo medio per produrre gli stessi VEC, ma sono penalizzati i fornitori di VEC che per produrli usano più FEM con più CO2 potenziale in rapporto al VA ricavato e sono specularmente favoriti i fornitori la cui filiera ne usa meno. Tale differenziale risulta certamente decisivo nella competitività commerciale tra concorrenti, quindi nel rinnovo delle tecnologie di produzione. A parità d’altre condizioni, cresceranno le forniture di VEC con iC minore di imC e quindi calerà imC. L’ammortamento delle tecnologie per produrre VEC da FEM è di 10 - 40 anni. Quindi imC può calare fino al 4 %/a senza squilibrare i bilanci dei fornitori di VEC.




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2 settembre 2016

Esempio di PSD per ridurre il consumo d'energia

E' certamente di pubblico interesse aumentare l'efficienza energetica d’ogni attività economica sul territorio e qui si riporta lo schema previsto per una PSD(Erg, NACE). E' anche noto che, ai livelli tuttora considerati tecnicamente validi, una maggiore efficienza energetica è anche d’interesse dell'utente. L’energia è quindi una QIC. Noto il Valore Aggiunto [VA] ricavato dal prodotto immesso sul mercato, la PSD(Erg, NACE) riconosce al produttore un accredito annuale automatico: AAA = V(Erg)*(i(s,Erg,NACE) - im(Erg, NACE)) * VA(SE,NACE) €/a ove: i(s,Erg,NACE) == iE è l'intensità di spesa energetica del Valore Aggiunto (rapporto tra il costo dei Vettori Energetici Commerciali [VEC] acquistati ed il Valore Aggiunto ottenuto dal soggetto "SE"). im(Erg,NACE) == imE è l'intensità media di spesa energetica della tipologia produttiva a codice NACE. A fronte di un'intensità media di spesa energetica nazionale di circa 0,07 €/€va (il 7 % del PIL), per i prodotti ceramici (NACE=23) risulta che im(Erg,23__) vari da 0,2 a 0,4 €/€va. V(Erg) è il Valore (negativo) che RPT assegna a maggiori costi energetici per unità di Valore Aggiunto, es: V(Erg) = - 0,5 €/€va, [per valori diversi cambia la rapidità nel ridurre il consumo d’energia] I costi specifici di produzione vengono così modificati dalla PED in base ai valori di V(Erg), iE, ed iEm: Per le piastrelle ceramiche (NACE=23.31), im(Erg, 23.31) risulta circa 0,2 €/€va. La media degli iE < imE è 0,8*iEm e la media degli iE > imE 1,2*imE. Da cui gli accrediti specifici automatici [asa]: Per iE = 0,8*imE asa = -0,5*(0,8-1)*imE = -0,5*-0,2*0,2 = +0,02 €/€va cioè AAA= +2 % del Valore Aggiunto. Per iE = 1,2*imE asa = -0,5*(1,2-1)*imE = -0,5*+0,2*0,2 = -0,02 €/€va cioè AAA= - 2 % del Valore Aggiunto. Ovviamente ciò non cambia il costo medio delle stesse piastrelle ceramiche, ma penalizza in modo significativo i soggetti che le producono acquistando più energia in rapporto a VA, favorendo i soggetti a pari codice NACE che ne acquistano meno. Un differenziale del 4 % del VA pesa abbastanza sulla competitività commerciale tra concorrenti noti, quindi risulta decisivo nella scelta delle nuove tecnologie di produzione. Quindi, a parità d’altre condizioni, crescono le vendite dei produttori con iE minore di imE, quindi calerà imE. Un imE minore ed un maggior valore assoluto di V(Erg) velocizza il passaggio a tecnologie più efficienti, ma occorre rispettare i tempi d’ammortamento degli investimenti per avere una transizione ordinata. L’ammortamento delle tecnologie per aumentare l’efficienza energetica è meno di 10 anni. Quindi imE può essere ridotta anche per più del 4 %/a senza squilibrare i bilanci di chi produce beni o servizi utilizzando Vettori Energetici.




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