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11 giugno 2018

Come perseguire scopi condivisibili

Certamente c'è da chiedersi se alcuni tra gli scopi che il nuovo governo vuol perseguire corrispondano ai nostri desideri.
Difficile che lo siano tutti per chi non ha votato contemporaneamente i due partiti ora al governo insieme, ma che si contrapponevano in campagna elettorale.
Difficile però che non ve ne sia nessuno tra quelli espressamente indicati da ambedue i partiti in campagna elettorale.
Spero però sia ovvio che non starò qui ad elencare e facilitare obbiettivi e modalità che proprio non condivido.
Viste le già disponibili comparazioni tra i due programmi elettorali, si possono invece ritenere prioritari alcuni degli scopi già presenti in ambedue.
Obbiettivi che forse possono essere accettati anche da chi non ha votato nessuno di quei due partiti.
E non è detto che, poiché condivisibili, siano obbettivi ovvi. Infatti, se sono problemi per tutti, probabilmente sono anche difficili da risolvere.
E' evidente che anche solo prevedere una scala di priorità si evidenzia un problema di metodo.
Come pure fa parte del metodo (ma anche del merito) stare attenti a rispettare la Costituzione e le autonomie territoriali.
Un campo d'intervento politico che tutti ritengono importante sembra, ad esempio:
Risolvere seri problemi nella Pubblica Amministrazione: Efficienza, Trasparenza, Discrezionalità, Sussidiarietà, Corruzione.


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permalink | inviato da ggavioli il 11/6/2018 alle 9:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 giugno 2018

Due domande al nuovo governo

La ragion d'essere di un metodo d'intervento politico è rendere perseguibili con successo gli scopi politici legittimamente scelti.
La legittimità degli scopi politici di un Governo proviene dall'approvazione del Parlamento, possibilmente eletto in base ad intenzioni rese esplicite nei programmi elettorali.
Quindi le "buone intenzioni" non bastano, occorre realizzarle senza infrangere regole già codificate come quelle della Carta Costituzionale, nonché quelle scritte in leggi e trattati non ancora modificati con le procedure previste dalla Costituzione.
Infatti, come puntualizzavo il 14 maggio 2018:
"La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario.
In verità questi "Poteri" sono Servizi Pubblici garantiti ai cittadini italiani, forniti tramite organi costituzionali soggetti a norme costituzionali.
Senza queste norme il Potere Statale sarebbe solo prevaricazione, in genere a danno dei più deboli."

Ciò ribadito queste sono le mie due domande secche:
--
Quante sono le risorse economiche pubbliche ritenute direttamente necessarie per raggiungere ciascuno degli obbiettivi indicati nel contratto di governo?
Con quale metodo d'intervento politico si può invece perseguire almeno alcuni di tali obbiettivi senza intaccare le sempre scarse risorse economiche pubbliche e senza nuove tasse (ora, o tra un po')?




permalink | inviato da ggavioli il 3/6/2018 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 maggio 2018

Un intervento sull'Economia Virtuale a favore dell'Economia Reale

Giorni fa ho accennato alla finalità di Interesse Generale d'un intervento regolatorio per stimolare, negli investitori d'una determinata Borsa Valori, comportamenti diversi dagli attuali, tendenzialmente predatorii.
Metto in evidenza che, diversamente da altri interventi di Politica Differenziale Generalizzata, un tale intervento non è rivolto ai Soggetti Economici che forniscono beni o servizi al consumo finale, bensì ad intermediari finanziari, che si interfacciano con l'Economia Reale per ricavare "eque" rendite finanziarie dal lavoro altrui e che danno poche risorse all'Erario.
Faccio anche rilevare che nell'Economia Virtuale il territorio di riferimento di ogni intervento regolatorio è propriamente il campo operativo dei soggetti coinvolti, in questo caso una determinata Borsa Valori.
--
Si può presumere ragionevole un intervento politico per aumentare il periodo medio di detenzione nelle stesse mani delle azioni quotate in borsa [e dei titoli di debito pubblico].
Occorre però accertarsi che l'intervento non abbia effetti collaterali negativi ed in particolare che non modifichi la tassazione media sui guadagni in Borsa.
Non si deve mai dimenticare infatti che c'è sempre il rischio della "fuga dei capitali internazionali" dalla Borsa Valori italiana e dai Titoli di Stato italiani.
Vale sempre per ogni intervento pubblico sull'economia reale o virtuale il principio "primo non nuocere", o quantomeno che gli effetti positivi siano comprovabili e che gli effetti collaterali negativi risultino contenuti rispetto agli effetti positivi cercati.
Coloro che giocano solo sulla volatilità dei mercati potrebbero sentirsi respinti da un intervento che favorisce chi possiede più a lungo le stesse azioni o gli stessi titoli di debito altrui.
Qualcuno pensa che sia un danno per l'Economia Reale e per l'Interesse Generale dell'Italia?
--
Vediamo quindi nel concreto come può essere costruito e può operare questo specifico intervento regolatorio sulle attività finanziarie.
Nonché gli esiti che si possono aspettare.
In primo luogo occorre definire chi è coinvolto nel proposto intervento di PDG che chiamiamo
PSD(tempo, investimenti finanziari) == PSD(T, IF)
Premetto che, nella tecnica di Politica Differenziale Generalizzata, indicare i soggetti coinvolti significa escludere che altri soggetti ricevano particolari vantaggi o svantaggi immediati.
Salvo ovviamente i vantaggi a medio e lungo termine per l'Interesse Generale che giustificano l'intervento.
Premetto anche che, come in tutte le Politiche di Stimolo Differenziale, i soggetti coinvolti nella procedura (di tipo amministrativo) nel loro insieme non vedranno ridurre od accrescere le risorse economiche disponibili, ma saranno invogliati a modificare dei comportamenti tramite precisi stimoli economici.
Anzi, i soggetti che ora hanno un comportamento medio entro quell'insieme di soggetti non vengono nemmeno stimolati.
Tuttavia, i soggetti lontani dalla media sono tutti stimolati [in questo caso ad allungare i tempi di possesso], quindi quelli oggi in media domani non saranno più in media.
Nel caso specifico i soggetti a cui si rivolge la procedura amministrativa PSD(T, IF) sono tutti e solo i soggetti abilitati ad operare direttamente in Borsa e nei mercati secondari dei Titoli di Stato presso una determinata Borsa Valori.
I certificati di abilitazione sono quindi il discrimine tra chi è coinvolto e chi non è coinvolto.
D'altro canto i dati d'acquisto e vendita di azioni e titoli sono forzatamente attendibili per il funzionamento del corrispondente mercato e sono dati sufficienti per calcolare per quanto tempo in media quell'insieme di operatori trattiene azioni e titoli acquistati:
mT (die) [media pesata sul valore del venduto]
Anche per ogni soggetto coinvolto risulta un tempo medio di possesso pesato sul valore dei titoli ed azioni vendute:
T (die) [media pesata sul valore del venduto]
Ad ogni soggetto coinvolto è poi associato un livello d'attività nominale:
LA (€/a) = (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * (interessi legali sui debiti altrui) / 365 =
= (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * 5/10^6
Per l'insieme delle transazioni effettuate nell'anno dai soggetti abilitani ad agire in quella Borsa, si può qundi calcolare la somma dei livelli d'attività = SLA (€/a)
--
L'Autorità Amministrativa competente [presumo il ministero per lo sviluppo economico in accordo col parlamento] deve arrivare a definire TmD, cioè il tempo di possesso al di sotto del quale si ha un probabile danno per l'Economia Reale [che invece dalle transazioni finanziarie in Borsa deve ricevere sostegno].
Il danno annuo complessivo probabile causato dai soggetti coinvolti nella PSD(T, IF) è proporzionato alla probabile utilità che essi ricavano dagli importi delle vendite effettuate nell'anno dopo un tempo di detenzione inferiore a TmD, danno che può essere ridotto allungando i tempi medi di possesso.
Infatti tale utilità è del tutto slegata dalle prestazioni reali dei Soggetti Economici e dalla affidabilità dei Titoli di Debito, che ovviamente non possono variare nel giro di pochi giorni o poche ore.

Tale utilità è quindi un prelievo generalmente ingiustificato, che riduce la disponibilità di risorse economiche per l'Economia Reale.
Se invece gli operatori in borsa ricavano la stessa utilità annuale dalla vendita di azioni o titoli dopo un possesso più lungo di TmD, tale loro utilità non deve essere considerata un danno per l'economia Reale, ma un'equa ricompensa per la risorsa economica resa disponibile all'Economia Reale.
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Il gestore delle transazioni della singola Borsa Valori ha già tutte le informazioni necessarie e le deve fornire già ora all'autorità competente, così viene calcolata la somma delle vendite annuali con detenzione per meno di TmD  e denominata SV(TmD).
Si può così definire il danno probabile annuale specifico medio, che è dovuto solo alle contrattazioni troppo rapide:
V(TmD) (€/a) = (SV(TD) / SLA ) * 0,5*TmD * 5/10^6
Con riferimento a tale danno economico complessivo per l'Economia Reale, l'autorità competente su quella Borsa Valori decide in autonomia l'Indice di Rilevanza di tale caratteristica [IR(TmD)], potendo così definire il Fattore valorizzante di TmD nell'ambito delle transazioni effettuate in quella Borsa Valori.
F(TmD, Borsa) = V(TmD) * IR(TmD)
In definitiva, ad ogni operatore di quella determinata Borsa Valori, per far allungare i tempi di detenzione di azioni e titoli, è attribuito un Accredito Automatico Annuale:
AAA = F(TmD) * LA * (T/mT - 1) = F(TmD) * LA /mT * (T - mT)
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Per l'andamento lineare di AAA col valore del tempo di detenzione T e per definizione della media lineare mT, risulta nulla la sommatoria degli AAA estesa a tutti gli operatori di quella Borsa Valori.
Tuttavia lo stimolo ad aumentare il tempo di detenzione è adeguato e può essere dosato tramite la definizione di TmD e di IR(TmD).
Inoltre, pur sotto la vigilanza della Autorità Competente, gli AAA possono essere gestiti direttamente dal gestore delle transazioni di quella Borsa e si configurano solo come un modo per aumentare l'efficacia di finanziamento all'Economia Reale.
Per definizione non ha quindi rilevanza fiscale, nè interferisce con le entrate erariali, salvo il contributo indiretto dovuto alll'aumento del PIL per la riduzione della sottocapitalizzazione dei Soggetti Economici che contribuiscono a fornire al consumo beni e servizi finali.


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27 maggio 2018

Responsabilità sociale per chi conosce tecniche economiche di stimolo alla qualità

Qualcuno conosce come incidere sulle scelte di qualità dei fornitori dei prodotti che i consumatori acquistano e dei consumatori stessi?
Questo o questi hanno la possibilità di far scegliere alla Rappresentanza Politica d'un Territorio una tecnica politica efficace ed indipendente da livelli territoriali più vasti?
Costoro hanno allora la responsabilità di far applicare tale tecnica efficace per migliorare la qualità di vita delle persone in quel territorio.
Però la possibilità dipende dall'ascolto ottenuto presso la Rappresentanza Politica del Territorio a cui si arriva tramite i soggeti intermedi tra singolo e società, tra cittadino e stato.
L'insieme delle Politiche di Stimolo Differenziale che conflisce nella Politica Differenziale Generalizzata può essere usato per migliorare molti aspetti della vita dei singoli e con questo di molti indicatori collettivi, tra cui la riduzione dei rischi di sistema, col beneficio di un aumento del PIL distribuito in modo più uniforme tra i ceti sociali.
Tuttavia già scegliere tra le PSD possibili inquadra certamente una scelta politica.
Anzi scegliere le priorità delle PSD tramite i canali della partecipazione dal basso è già una scelta di campo.
Spero che i lettori responsabili degli attuali 61.400 accessi a questo blog si rendano conto che non ci si può fermare ad una discussione accademica.
--
Si consideri, ad esempio, l'insieme ampio, ma circoscritto, di coloro che scommettono sui valori in Borsa delle azioni, che sono offerte dai Soggetti Economici per finanziare le loro attività finalizzate a fornire beni e servizi richiesti dal consumo finali.
Certamente è preferibile che gli utili per le scommesse in Borsa provengano di più dalla partecipazione agli utili dei Soggetti Economici che dalle scommesse sulle oscillazioni a breve termine dei valori delle stesse azioni.
Per l'Interesse Generale ciò è preferibile perché l'aumeto dell'utile dei Soggetti Economici che operano nell'economia reale è sempre correlato all'aumento del Valore Aggiunto da loro prodotto, che comporta un aumento di distribuzione di remunerazione a tutti gli attori dell'economia reale.
Essendo caratteristica intrinseca di ogni PSD, il trattamento fiscale complessivo degli "investimenti in Borsa" non è modificato dalla PSD(tempo, investimento), che però premia chi trattiene in sua proprietà effettiva le azioni per più tempo della media e specularmente penalizza chi le trattiene per un tempo inferiore alla media.
E' ovvio che così è favorito l'investitore che conosce davvero le potenzialità a lungo termine dei Soggetti Economici emettitori di azioni quotate, ma ciò è esattamente lo scopo originario delle emissioni di azioni.
A ben vedere questo è anche un modo per aumentare la dotazione effettiva di capitale delle SPA, riducendo la possibilità di sottrarre risorse economiche agli operatori dell'economia reale, specie se sottratte scommettendo sull'insuccesso della stessa e magari causandolo.
Peraltro [ma si obbietterà che è un'affermazione partigiana], tale estrazione di risorse dall'economia reale va ora prevalentemente ad aumentare le diseguaglianze sociali.


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22 maggio 2018

Caratteristiche Rilevanti di interesse solo pubblico gestite dalla PDG

Nel post del 28/03/18 sono elencati temi la cui gestione ottimale certamente migliorerebbe la qualità di vita delle persone presenti su un territorio.
Per molti di questi temi le modifiche a Caratteristiche Rilevanti fatte per utilità alla generalità dei presenti sul territorio non danno benefici diretti a chi deve assumere le decisioni corrispondenti ed anzi per lui possono risultare sconvenienti.
Qui si fanno due esempi (molti altri sono possibili) di Caratteristiche Rilevanti le cui modifiche sono d'interesse solo per la Generalità delle persone presenti sul territorio.

1. Gas ad effetto serra
Ridurre l'emissione di CO2 e degli altri gas ad effetto serra [GHG] dovuti alle attività umane è giustamente considerato solo d'Interesse Generale.
Le emissioni di GHG provenienti dalla produzione e dall’uso dell’energia sono quelle meno difficili da ridurre e ne sono anche la quota preponderante (in Italia oltre l’80%).
Ridurle però interferisce con aspetti microeconomici rilevanti, poiché da alcuni secoli l’energia (prevalentemente ottenuta da fonti minerali) è considerata indispensabile per gran parte delle attività umane, specie quelle che appaiono economicamente più redditizie.
Ricordo poi che in effetti il territorio d’interesse per la riduzione dei GHG è l'intera Terra.
Globalmente e con riferimento al freno dato dai cambiamenti climatici all'economia mondiale nel 2050, il costo per l'emissione di GHG nel 2006 è stato valutato 200 €/tCO2.
Per l'Italia che importa gran parte delle Fonti Energetiche Minerali (spendendo 60 G€/a per 0,4 GtCO2/a) il costo specifico è più alto della media mondiale di 60/0,4 = 150 €/tCO2.
Così in Italia, ridurre di 1 tCO2eq l'emissione di GHG crea un vantaggio macreconomico complessivo di 350 €.
Quindi il valore macroeconomico dell'emissione potenziale di GHG utilizzata (o ceduta ad altri) in Italia risulta:
V(GHG) = -350 € / tCO2
I fornitori dei prodotti energetici (energia elettrica e combustibili gassisi, liquidi e solidi) sono i soggetti responsabili di gran parte delle emissioni (dirette ed indirette) di GHG e per questi Soggetti Economici il livello d'attività a cui riferire l'intensità carbonica potenziale dell'attività è comunque il Valore Aggiunto prodotto in Italia.
Per altri soggetti, responsabili di quote assai minori d'emissione di GHG, il livello d'attività deve essere identificato dallla Rappresentanza Politica con riferimento all'attività svolta.

2. Risorse umane
Se le attività economiche utilizzano e remunerano di più la risorsa umana, [nelle varie congiunture dei cicli economici] per ogni € di maggior remunerazione della risorsa umana, il vantaggio complessivo medio macroeconomico, è circa 2 € [per l'aumento medio atteso della circolazione monetaria].
Quindi il valore macroeconomico della remunerazione della risorsa umana risulta:
V(remunerazione risorsa umana) = V(RRU) = 2 € / €(RRU).
Per i prestatori d'opera l'aumento della remunerazione della risorsa umana è ovviamente un vantaggio microeconomico, mentre per i datori di lavoro è un costo (anche se non al 100 %, potendo far ridurre altri costi).
Comunque, come soggetti decisori, le PSD(RRU, NACE) fanno riferimento a soggetti economici datori di lavoro di stesso codice NACE e l'intensità della remunerazione della risorsa umana è il rapporto tra l'importo della remunerazione della risorsa umana ed ovviamente il Valore Aggiunto prodotto in Italia dal Soggetto Economico.
Tale intensità è certamente una Caratteristica Rilevante di quella attività economica.
Caratteristica Rilevante da confrontare tra soggetti a pari codice NACE.


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18 maggio 2018

Caratteristiche Rilevanti di interesse congiunto pubblico-privato gestite dalla PDG

Nel post del 28/03/18 sono elencate solo alcune delle molte tematiche, la cui gestione ottimale certamente migliorerebbe la qualità di vita delle persone presenti su un territorio.
Si può perseguire la soluzione di quei problemi (e di altri), stimolando la modifica di specifiche Caratteristiche Rilevanti di beni e servizi la cui produzione è collegata a quei temi.
Per taluni temi tali modifiche risultano anche un beneficio diretto per chi assume decisioni in tal senso e non solo per l'insieme dei residenti nel territorio ove i beni e servizi sono prodotti od offerti.
Qui si fanno solo due esempi (altri sarebbero possibili) di Caratteristiche Rilevanti modificabili nell'interesse congiunto pubblico-privato.

1. Energia per le attività umane
Per ogni decisore è evidente il beneficio di poter spendere meno in energia a parità di servizio finale ottenuto.
Ed ovviamente ciò vale per qualunque servizio finale, sia per lo stesso decisore, sia da offrire a terzi.
Così il valore (microeconomico) della spesa energetica per i decisori è di -1 € per ogni € speso in energia.
Sinteticamente V(microeconomico)(Energia) = -1 €/€erg
Per quanto riguarda la macroeconomia di un territorio il valore è correlato al bilancio import-export, specie se c'è una forte dipendenza energetica dall'estero (in Italia per 60 G€ su 150 G€ di spesa energetica).
Sinteticamente V(macroeconomico)(Energia) = -0,4 €/€erg
Così in Italia ridurre di 1 M€ la spesa energetica crea un vantaggio economico complessivo di 1,4 M€.
Quindi il vantaggio economico in Italia da spesa energetica risulta:
V(Erg, IT) = -1,4 €/€erg
L'intensità della spesa per acquisto di energia è il rapporto tra tale spesa ed il livello d'attività corrispondente.
Nelle attività che forniscono beni o servizi al consumo il Livello di Attività è il Valore Aggiunto corrispondente.
Nelle altre attività, il livello d'attività d'un soggetto non economico può essere più complesso da definire, ma la Rappresentanza Politica Territoriale e lo definisce generalmente in base al volume annuale di beni o servizi prodotti da quel tipo di soggetto.

2. Resilienza ai terremoti
Per ogni proprietario ed utilizzatore di un bene immobile, il danno patrimoniale massimo da terremoto è la somma del valore dell'immobile, del danno biologico per la morte delle persone presenti e dell'attualizzazione del reddito che verrà a mancare fintanto che non sarà possibile riutilizzarlo per gli scopi originari.
Il danno erariale attuale dei terremoti, inclusa la perdita d'introito fiscale per i redditi mancanti fino a ricostruzione, si può ritenere almeno il doppio del costo di pura ricostruzione, valutato circa 3 G€/a negli ultimi 40 anni.
Ed è ragionevole affermare che il danno privato sia circa il triplo del danno erariale.
Così in Italia il cumulo dei premi assicurativi annuali obbligatori (per risarcire gli effettivi danni sismici attuali) sarebbe 18 G/a, corrispondente al 0,3 %/a del valore catastale del patrimonio immobiliare privato ora agibile in Italia.
Il cumulo nazionale dei premi assicurativi ha il solo scopo di creare una capacità nazionale di risarcimento adeguata al contingente livello di sicurezza sismica degli edifici in Italia ed azzera il danno erariale.
La raccolta annua assicurativa obbligatoria può ridursi se la sicurezza sismica migliora, ma, finché questa non cresce significativamente, il premio assicurativo annuale deve rimanere 0,003 €/€(valore catastale) per poter risarcire proprietario + utilizzatore fino a 6 volte il valore catastale dell'immobile danneggiato nel sisma (dopo la valutazione del danno attualizzato).
A regime, questa modalità assicurativa riduce il tempo medio d'inagibilità, i danni ai redditi ed i premi assicurativi.
-
Le sollecitazioni meccamiche del sisma sono assorbite dagli immobili in base alla diversa resilienza:
- o si può continuare ad usarli senza interventi edilizi
- o si può continuare ad usarli dopo piccoli interventi
- o è comunque garantita l'incolumità delle persone presenti
- o gli immobili crollano con danni alle persone ed inagibilità fino a ricostruzione avvenuta
La capacità nominale d'assorbire l'energia sismica (Resilienza al Sisma = RaS) è il valore di picco dell'accelerazione al suolo (PGA) che l'immobile può assorbire ed essere riutilizzato dopo pochi giorni di verifica e ripristino.
In media le tecnologie per ottenere questo livello di sicurezza sismica, costano il 10 % del valore catastale [purché si faccia l'adeguamento sismico nelle nuove costruzioni, o durante ristrutturazioni rilevanti; in media ogni 40 anni].
In Italia dal 2009 è nota per ogni località la probabilità/frequenza che si verifichi un sisma, con un livello massimo noto dell'energia scaricata alla superficie.
In Italia la raccolta assicurativa obbligatoria per il rischio terremoti sarebbe in media lo 0,3 %/a del valore catastale.
Tuttavia i premi assicurativi dovranno essere maggiori per le località con maggior frequenza di terremoti e con più elevato picco di accelerazione al suolo.
Inoltre il premio assicurativo obbligatorio cumulativo di distretto dovrà calare se cresce la sicurezza sismica media degli immobili ed azzerarsi, se oltre il 90 % di questi ha RaS > PGA.
-
Fintanto che in un territorio (a pari PGA e frequenza terremoti) non risulta certificata la RaS di oltre il 70 % degli edifici, il premio assicurativo obbligatorio è uguale per tutti e dipende solo dalle caratteristiche del territorio e dal valore catastale dell'edificio.
All'interno d'un territorio omogeneo l'equa attribuzione dei premi assicurativi e lo stimolo all'adeguamento sismico si persegue con la PSD(RaS, edifici), ove il Livello d'Attività è il Valore Catastale dell'edificio ed il rapporto RaS/PGA è l'indice su cui si differenzia il conseguente accredito automatico annuale (AAA).
Il vantaggio economico di riferimento per PSD(RaS, edifici) è pari al premio assicurativo medio per quella località più un massimo di 0,1 %/a del valore catastale per garantire il mantenimento nel tempo della sicurezza sismica.
Quindi per ogni territorio a PGA omogeneo, i premi assicurativi risulteranno medi per gli immobili con RaS/PGA uguale alla media del distretto, maggiorati per gli immobili con RaS minori e ridotti per gli immobili con RaS maggiori.


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14 maggio 2018

L'ambito istituzionale della Politica Differenziale Generalizzata

La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario.
In verità questi "Poteri" sono Servizi Pubblici garantiti ai cittadini italiani, forniti tramite organi costituzionali soggetti a norme costituzionali.
Senza queste norme il Potere Statale sarebbe solo prevaricazione, in genere a danno dei più deboli.
L'unica ragion d'essere della Funzione Pubblica deve essere proteggere e favorire l'Interesse Generale della popolazione presente sul territorio di competenza.
Quindi la Funzione Pubblica deve:
- Garantire servizi pubblici essenziali per chi abita sul territorio (organo esecutivo)
- Impedire attività od omissioni ritenute gravemente nocive (organi legislativo, giudiziario e/o esecutivo)
- Favorire, nelle attività private e/o pubbliche, le Caratteristiche Rilevanti più utili all'Interesse Generale (organi legislativo ed esecutivo)
La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha strumenti sufficienti (organi costituzionali) per definire (legislativo) e sanzionare (giudiziario ed esecutivo) i comportamenti attivi ed omissivi gravemente lesivi dell’Interesse Generale [reati] e per assicurare corretti rapporti tra i cittadini e loro aggregazioni.
La Politica Differenziale Generalizzata deve invece orientare la gestione di Caratteristiche Rilevanti di attività non obbligatorie, né vietate, verso un maggiore Interesse Generale nei vari territori.
Direi che questo appare proprio un compito dell'Esecitivo tramite le Amministrazioni Territoriali.



12 maggio 2018

Come superare gli ostacoli oggettivi e soggettivi all'innovazione

S'è esaminato l'ostacolo all'innovazione dato da un eventuale suo basso rendimento interno (cioè se è troppo lungo il tempo di ritorno dei costi aggiuntivi)
Ma ciò si riferisce principalmente al caso di poter scegliere tra due tecnologie partendo da zero, mentre, soprattutto nel sostituire (in corsa) una tecnologia usuale con una nuova, assumono particolare rilevanza altre due concrete remore all'innovazione:
Rischio Tecnologico
Corrisponde al costo per ritornare alle tecnologie usuali, inclusa l'eventuale fermata dell'attività.
Tale rischio cala man mano che l'applicazione della tecnologia innovativa si estende ad un numero significativo soggetti con attività analoghe (cioè con l'esperienza).
Irrilevanza della convenienza
Specialmente nei soggetti economici, se un'innovazione può migliorare anche significativamente una voce di costo che però è poco decisiva (es. sotto il 10 % del costo totale), difficilmente chi personalmente decide vi applica la sua attenzione, ritenendo che tale innovazione sia dispersiva della sua attività decisionale, comunque limitata.
Naturalmente chi è più preparato a gestire sistemi complessi si libera meglio da questa remora.

In definitiva, per far applicare innovazioni anche microeconomicamente convenienti, in genere occorre un ulteriore stimolo economico, che deve essere proporzionale alla differenza tra il valore iniziale e finale della Caratteristica Rilevante che l'innovazione intende modificare.
A maggior ragione, quando la convenienza è radicalmente solo macroeconomica, lo stimolo deve essere adeguato all'entità del miglioramento atteso ed al valore macroeconomico (positivo o negativo) della Caratteristica Rilevante che si intende modificare (in più o in meno).

La Politica Differenziale Generalizzata è basata su prevedibili e razionali reazioni di coloro che decidono, partendo dai Soggetti Economici che forniscono beni e servizi al consumo.
In definitiva vanno esaminate le Caratteristiche Rilevanti delle libere e legittime attività umane per verificare quali siano di Interesse Congiunto (pubblico e privato).
Poi vanno esaminate quelle comunque di preminente Interesse Generale, cioè della generalità di chi vive e lavora nel territorio di competenza di una Rappresentanza Politica Territoriale che vuol migliorare la qualità di vita nel territorio che rappresenta.


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8 maggio 2018

Perché vengono poco applicate le innovazioni, anche se sono convenienti?

E' ragionevole chiedersi se è razionale che il singolo operatore si rivolga a tecnologie inusuali.
Deve bastare che facciano aumentare la convenienza economica dell'attività?
Prendendo come esempio gli interventi per ridurre l'intensità energetica delle attività umane, si deve dar conto di una certa riluttanza ad abbandonare tecnologie obsolete, anche se riconosciute antieconomiche (perfino nell'immediato) rispetto a quelle innovative.
Questo atteggiamento di rifiuto del nuovo non è appannaggio solo di persone anziane, ma sottostà anche ad altre preferenze meno irrazionali.

Infatti, in alternativa all'usuale, sono spesso offerti ai consumatori beni che danno lo stesso servizio e sono più durevoli, ma alcuni li rifiutano solo per il prezzo più alto.
In tal caso il rifiuto sarebbe razionale se si ritenesse solo millantata la maggior durevolezza.

Un rifiuto avrebbe anche senso se l'ammortamento pluriennale (inclusi gli interessi e la perdita di valore delle risorse finanziarie immobilizzate) risultasse più elevato dell'usuale.
Anche un'eccessiva ampiezza assoluta delle risorse aggiuntive immobilizzate in un investimento può essere un ragionevole ostacolo ad una innovazione pur conveniente nel lungo termine.

Tuttavia, se l'innovazione modifica una Caratterisctica Rilevante dell'attività in modo tale da ridurre i costi dell'attività (bilanciando quindi i costi d'investimento sopra indicati), fa crescere d'altrettanto il bilancio annuale dell'innovazione e la può rendere conveniente.
Per il singolo decisore, è però ineluttabile rifiutare un'innovazione che richieda un impegno finanziario aggiuntivo superiore alle sue possibilità, attuali e nel medio periodo.
Ciò è tanto più vero quanto più è lungo il tempo necessario perché la maggior convenienza ripaghi il maggior investimento.

In definitiva, senza incentivazioni esterne, per valutazioni microeconomiche (di interventi su particolari Caratteristiche Rilevanti dell'attività di cui è responsabile il decisore) è ragionevole confrontare i vantaggi economici annuali attesi con i sovracosti circa investimenti, materiali di consumo e personale dedicato.
Ovvero si può valutare fattibile un intervento innovativo solo se risulta:

Vantaggio atteso dall'intervento (€/a) >
> maggior costo ammortamento e manutenzione impianto (€/a) +
+ maggior costo materiali di consumo (€/a) +
+ maggior costo personale dedicato (€/a)

I valori dei quatro fattori di questa disequazione sono ben noti ai decisori attenti, che operano di continuo scelte per rendere più conveniente l'attività di cui sono responsabili.
Tuttavia è ben noto che, se a bilancio il vantaggio dell'innovazione è solo pari ai maggiori costi attesi, nessun decisore sceglie l'innovazione.

E c'è di più.
Se un investimento innovativo utile ad ottenere un buon vantaggio a pari attività si ripaga in più anni di un investimento per aumentare il livello d'attività more solito, allora il decisore sceglie il more solito, anche perché il personale disponibile sà come operare more solito.
Ed in generale non si può dar torto a quel decisore.


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permalink | inviato da ggavioli il 8/5/2018 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 maggio 2018

Può convenire ridurre l'intensità energetica anche senza incentivi?

Nel post del 3/4/18 facevo presente che, normalmente,
"se cresce la qualità media, è ineluttabile che cresca anche la spesa per acquisire gli stessi beni e servizi.
A meno che l’usuale modo di operare [BAU] non risulti antieconomico [capita anche questo]."
Credo sia opportuno chiarire che alcune caratteristiche rilevanti possono essere aumentate (o ridotte) per migliorare la qualità senza che cresca il costo per il soggetto decisore.
Mi sembra del tutto ragionevole affrontare la sfida del miglioramento della qualità di beni e servizi partendo da quelle migliorie che, per chi le decide, sono un vantaggio economico, o non costano.
Tra queste certamente le iniziative per ridurre l'intensità energetica di molte attività.

Nell'illuminazione è ovvio confrontare lampadine elettriche a filamento metallico ed a led.
Le seconde possono costare cinque volte le prime, ma oltre a consumare circa un quinto a pari resa, durano circa dieci volte.
In questo esempio si ritrovano i principali elementi che possono supportare le decisioni razionali di chi effettivamente sceglie tra le possibili caratteristiche di un'attività.
In microeconomia (nell'interesse solo di chi decide), tra due tecnologie per produrre lo stesso bene o servizio, è razionale scegliere quella che rende minima la somma dei costi di produzione:
CM = Costo Materiali di consumo (tra cui energia)
CI = Costo Impianto per ammortamento e manutenzione
CP = Costo Personale impiegato
RT = Rischio Tecnologico innovazione

Illuminare per 500 h/a con una lampadina a filamento metallico da 100 W costa:
CM + CI + CP + RT = 15 + 2 + 0 + 0 = 17 €/a
Illuminare ugualmente con una lampadina a led costa:
CM + CI + CP + RT = 3 + 1 + 0 + 1 = 5 €/a
Dai 20 anni di vita tecnica della lampada a led proviene così un vantaggio di (17-5) * 20 = 240 €
L'ìnvestimento differenziale immediato è peraltro di 16 € ed il rischio tecnologico (corrispondente all'eventualità di dover tornare alla tecnologia usuale) è ovviamente meno di 4 €.
In altri termini l'esborso massimo differenziale è di 20 € ed è ripagato in meno di due anni dal vantaggio annuo netto prevedibile di 12 €.

Questo è solo un esempio dei vantaggi attesi da tecnologie innovative; anche senza incentivi.
Molti altri casi possono essere illustrati in cui la già attuale disponibilità di tecnologie innovative permetterebbe di modificare favorevolmente alcune Caratteristiche Rilevanti senza danno economico, ma anzi con vantaggio per chi decide di adottarle nella propria attività.
Le Caratteristiche Rilevanti per le quali interventi con tecnologie innovative permettono vantaggi per i singoli decisori sono certamente quelle a cui è prioritario applicare le PSD, in quanto è prevista una più rapida risposta.
Tra queste Caratteristiche Rilevanti risulta certamente l'intensità energetica delle attività umane.




permalink | inviato da ggavioli il 6/5/2018 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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