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11 settembre 2016

Politiche di Stimolo Differenziale Rischio sismico

Chi paga i danni dei terremoti? In Italia i danni sofferti negli ultimi 44 anni dalle strutture edilizie e dalle infrastrutture durante i terremoti più forti sono costati 122 G€. Statisticamente i costi sono risultati circa 3 G€ ogni anno. Le persone gravemente danneggiate durante un terremoto ora rivolgono unicamente allo Stato la richiesta che vengano aggiustati (o ripagati) i danni da loro subiti nel terremoto, presupponendo che ne abbia la competenza. [come responsabilità, preparazione tecnica e capacità economica]. Ma, come è stato ricordato ai funerali delle persone morte nel terremoto del 24/08/16, i terremoti sono parte indispensabile della vita della Terra e non sono loro che uccidono, ma le opere dell’uomo che non sono risultate adeguate alla vita della Terra [Presente una normativa antisismica, le inadeguatezze sono spesso risultate anche fraudolente]. È infatti risaputo che gli immobili pubblici (edilizia ed infrastrutture) potrebbero essere realizzati con tecniche adeguate. E non subirebbero crolli, che poi li rendono incapaci di svolgere i loro compiti. Ed è altrettanto risaputo che anche gli immobili privati, potrebbero essere adeguati a resistere al probabile livello di scuotimento da terremoto che si avrà in quel luogo entro 1000 anni. E difficilmente crollerebbero ed ancor più difficilmente causerebbero morti e feriti. Se fosse davvero impossibile evitare gravi danni da eventi imprevedibili per tempi luogo e forza, allora avrebbe senso usare lo Stato come fosse un’assicurazione, che rimborsa i cittadini colpiti da una “fatalità” subita senza colpa. [Ora i “premi assicurativi” sono pagati da tutti, con la fiscalità generale.] Invece, visto che a pari evento tellurico la resilienza d’una struttura può fare la differenza tra il crollo e la necessità di piccole manutenzioni, non è affatto dovuto il contributo di tutti i concittadini. In definitiva i danni gravi da terremoto alle strutture costruite dall’uomo non sono certo una pura fatalità. Tuttavia non si riesce ad escluderli del tutto in territori sismici, almeno con costi analoghi a quelli di ristrutturazioni edili importanti, ma ordinarie. Bisogna poi valutare se sia accettabile pagare i costi dopo i terremoti e se vi sia modo di ripartirli equamente tra i proprietari degli immobili costruiti in territori a rischio sismico. Infatti i costi per i danni materiali dopo terremoto ed i costi per prevenirli riguardano solo loro. Pensare che uno Stato-assicuratore debba pagare i danni da rischio sismico è come pensare che chi ha un’auto da città giri fuori strada e poi pretenda che gli ovvi danni subiti li paghi l’assicurazione che è pagata anche dagli altri automobilisti, che, o non vanno fuori strada, o ci vanno con un fuoristrada. È accettabile l’attuale modalità di spesa? Sono stati valutati circa 150 G€ i costi di ristrutturazione da affrontare (ora) affinché (in caso di terremoto) gli edifici pubblici e privati in località a più alto rischio non siano pericolosi per le persone. Per l'intero patrimonio immobiliare italiano (circa 4.000 G€ di valore), servirebbero circa 400 G€. Confrontando le spese programmabili d’adeguamento, con quelle, non programmabili, per ricostruire dopo i terremoti degli ultimi 44 anni, subiti da circa il 3 % dei residenti italiani, sembra ovvio chiedersi se quegli edifici non meritassero una spesa preventiva del 10 % del loro valore per evitarne il crollo. È una spesa certamente affrontabile alla prima edificazione od anche in caso di ristrutturazioni importanti, che avvengono ogni 30 – 60 anni. Invero per gli edifici di maggior pregio (costo e peso) la previsione di vita è ben maggiore ed anche intervalli più lunghi tra ristrutturazioni importanti, rispetto a costruzioni leggere. Tra due terremoti in Italia nello stesso luogo spesso passano dei secoli. Le costruzioni leggere verrebbero quindi rifatte più volte tra due terremoti, mentre gli edifici di maggior durata (e pregio) devono resistere a più terremoti durante la loro esistenza millenaria. L’Italia è tipicamente ricca di immobili storici di pregio e proprio questa caratteristica la rende più interessante per il turismo di quanto siano i soli paesaggi naturali. Per cultura in Italia città grandi e piccole, ma anche borghi e costruzioni rurali, hanno immobili destinati a durare per più generazioni. Tale tipicità urbanistica si può e si deve mantenere. Pertanto molti immobili in Italia, o hanno già resistito a molti terremoti, o sono stati costruiti ex novo dopo terremoti storici. Quindi in Italia non ha senso scegliere un’edificazione leggera, da abbattere presto per obsolescenza. Quello italiano è un contesto generalizzato di immobili storici di pregio, che richiede e merita un’adeguata resilienza ai terremoti attesi nell’arco dei prossimi 1000 anni. Non si può infine dimenticare che i crolli generalizzati di contesti urbani e rurali comportano, oltre a costi di ricostruzione, morti e feriti tra i residenti e che spesso azzerano l’economia locale, che da sola rimarrebbe per anni (o per sempre) senza risorse economiche per investimenti indispensabili. Per non attendere 100 anni prima che il territorio sia abitabile ed economicamente produttivo, le ricostruzioni sono ora affidate in gran parte a soggetti estranei al territorio, con risorse spesso statali. Allora fatalmente [?] la qualità della ricostruzione tende a sfuggire al controllo dei residenti, nonché della loro Rappresentanza Politica Territoriale [RPT]. Per gli immobili esistenti in Italia, bastano quindi le ragioni fin qui esposte per preferire il loro adeguamento al rischio sismico, invece della loro ricostruzione dopo il terremoto. Anche se le due alternative avessero lo stesso costo. In Italia invece i due costi sono assai diversi. Ad es. gli edifici di civile abitazione spesso costano più di 3.000 €/mq (più il valore di posizione urbanistica), mentre il costo dell’adeguamento sismico è di 300 – 800 €/mq, che, se l’adeguamento è fatto durante una ristrutturazione importante, può anche ridursi. Così in Italia, per molte ragioni di Pubblico Interesse, l’adeguamento antisismico degli edifici esistenti deve essere realizzato nel contesto d’una loro ristrutturazione importante. Questa, con i costi rimborsati dallo Stato dal 50 al 65 % in dieci anni, per legge è già sotto controllo tecnico della RPT. Il termine per tali adeguamenti non deve poi scadere alla stessa data per lo stesso territorio, anche per non caricare i locali organi di controllo tecnico d’un lavoro gravoso in troppo poco tempo, col probabile risultato di controlli inaffidabili, che non garantiscono le prestazioni richieste. In definitiva l’adeguamento antisismico degli immobili dovrebbe essere contestuale a lavori edili d’importo superiore al 10 % del valore catastale, comunque più frequenti dei terremoti. Assicurazione e PSD per migliori requisiti sismici degli immobili Occorre quindi un progressivo adeguamento degli immobili al rischio sismico. Tuttavia in Italia sono ancora molti gli immobili inadeguati, così ancora per molti anni occorrerà far fronte a costi di ricostruzione, costi che comunque non devono essere a carico dello Stato, o delle sue articolazioni. Per tutto ciò, i proprietari d’immobili dichiarati agibili devono versare premi assicurativi per accumulare, su base nazionale, risorse economiche sufficienti alla ricostruzione degli immobili danneggiati durante il terremoto. Che certamente in qualche parte d’Italia accadrà prima di 10 anni. Ma l’approccio assicurativo può far ridurre anche gli attuali maggiori danni durante i terremoti solo con premi collegati all’incapacità degli immobili a resistere ai terremoti tipici della località in cui sorgono. Non si può però definire gli immobili solo come adeguati od inadeguati al rischio sismico del territorio. Sono infatti imprecise le conoscenze della probabile forza distruttiva, dell’adeguata capacità a resistervi, come pure non è noto il tempo disponibile per accumulare premi sufficienti a ripagare il singolo danno.Quindi valutare in via preventiva se il singolo immobile è adeguato al rischio sismico locale creerebbe improduttivi contenziosi assicurativi. È più facile valutare statisticamente la media annuale di premi da accumulare per le probabili future ricostruzioni nelle quattro zone sismiche italiane. Per evitare l’intervento economico dello Stato nella ricostruzione e nell’adeguamento degli immobili privati ed evitare contenziosi assicurativi, si propone un’Azione Pubblica in due parti inscindibili: 1. Raccolta assicurativa nazionale di risorse per ricostruire dopo terremoto, a premi ripartiti: Tra gli immobili agibili dello stesso territorio: in base al solo valore catastale. Tra i territori: per 10 anni in base ai danni sismici millenari. Poi ricalcolo ogni 5 anni in base al valore catastale di tutti gli immobili che sono agibili, ma sono inadeguati al rischio sismico millenario locale. Quindi chi non partecipa all’assicurazione non riceve alcun rimborso per i costi di ricostruzione. 2. Stimolo efficace a migliorare la qualità antisismica degli immobili agibili in un territorio. La prima faccia dell’unica medaglia è descritta, sinteticamente, in (1.). Per la (2.) si propongono le modalità della Politica Differenziale Generale [PDG], che, tramite le Politiche di Stimolo Differenziale [PSD], sostituisce l’obbligo a raggiungere prestazioni richieste per legge (o ad usare tecnologie imposte) con uno stimolo economico annuale che rende conveniente ottenere prestazioni migliori di quelle riscontrate nella media delle attività dello stesso tipo, svolte nello stesso anno. Per il rischio sismico, la prestazione richiesta con la PSD è la capacità di resistere ai terremoti, meglio della media degli immobili dichiarati agibili nel territorio di riferimento della PSD. Come da protocollo generale, per aumentare il valore della Resilienza Al Sisma [RAS] degli immobili dichiarati agibili nel territorio di sua competenza, la RPT gestisce la PSD(RAS, IMM). La RPT distribuisce equamente nel territorio lo stimolo economico ad aumentare la RAS, attribuendo alla proprietà di ogni immobile dichiarato agibile, un Accredito Annuale Automatico: AAA (€/a) = (RAS – mRAS) * Val * V(RAS) Ove: RAS (g) = Livello di scuotimento da terremoto a cui l’immobile può attualmente resistere. (livello che è adeguato, se è superiore a quello tipico di quel distretto sismico, cioè a: PGA (g) = Peak Ground Acceleration = = picco d’accelerazione al suolo) mRAS (g)= Resistenza media degli immobili del territorio allo scuotimento da terremoto. (mediata sui valori catastali degli immobili dichiarati agibili nel territorio) Val (€) = Valore catastale dell’immobile V(RAS) (€/a/€val/g) = accredito annuo per valore catastale unitario e per accelerazione di picco unitaria (Proporzionata alla parte di valore catastale da spendere in media per resistere a PGA. La RPT lo fissa in autonomia da ogni livello pubblico superiore, poiché comunque non modifica i bilanci pubblici, né l’inflazione locale. Però cambia la frequenza di ristrutturazione) Come per ogni PSD, la RPT pubblica V(RAS) ed i valori annui di: mRAS del territorio, nonché Val e RAS degli immobili. Alla RPT risponde anche la cassa che compensa in automatico gli AAA positivi degli immobili con RAS maggiore di mRAS, con gli AAA negativi degli immobili con RAS minore di mRAS. In definitiva, la RAS degli immobili è una prestazione d’interesse concorrente tra pubblico e privato e PSD(RAS, IMM) rende solo più rapido l’adeguamento al rischio sismico degli immobili dichiarati agibili, pur senza finanziamenti pubblici e tasse. Se la RPT, in autonomia da livelli pubblici superiori, decide un alto valore di V(RAS), fa accelerare l’adeguamento al rischio sismico del territorio di competenza. Così si riduce più in fretta l’importo complessivo dei premi assicurativi annuali a carico di quel territorio. Ed i residenti d’un territorio godono appieno dell’efficacia della PSD(RAS,IMM). In un territorio con PSD(RAS,IMM) e con mRAS maggiore di PGA, un immobile non adeguato al rischio sismico non risulterà illegale, ma sarà economicamente meno conveniente.


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permalink | inviato da ggavioli il 11/9/2016 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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