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30 maggio 2018

Un intervento sull'Economia Virtuale a favore dell'Economia Reale

Giorni fa ho accennato alla finalità di Interesse Generale d'un intervento regolatorio per stimolare, negli investitori d'una determinata Borsa Valori, comportamenti diversi dagli attuali, tendenzialmente predatorii.
Metto in evidenza che, diversamente da altri interventi di Politica Differenziale Generalizzata, un tale intervento non è rivolto ai Soggetti Economici che forniscono beni o servizi al consumo finale, bensì ad intermediari finanziari, che si interfacciano con l'Economia Reale per ricavare "eque" rendite finanziarie dal lavoro altrui e che danno poche risorse all'Erario.
Faccio anche rilevare che nell'Economia Virtuale il territorio di riferimento di ogni intervento regolatorio è propriamente il campo operativo dei soggetti coinvolti, in questo caso una determinata Borsa Valori.
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Si può presumere ragionevole un intervento politico per aumentare il periodo medio di detenzione nelle stesse mani delle azioni quotate in borsa [e dei titoli di debito pubblico].
Occorre però accertarsi che l'intervento non abbia effetti collaterali negativi ed in particolare che non modifichi la tassazione media sui guadagni in Borsa.
Non si deve mai dimenticare infatti che c'è sempre il rischio della "fuga dei capitali internazionali" dalla Borsa Valori italiana e dai Titoli di Stato italiani.
Vale sempre per ogni intervento pubblico sull'economia reale o virtuale il principio "primo non nuocere", o quantomeno che gli effetti positivi siano comprovabili e che gli effetti collaterali negativi risultino contenuti rispetto agli effetti positivi cercati.
Coloro che giocano solo sulla volatilità dei mercati potrebbero sentirsi respinti da un intervento che favorisce chi possiede più a lungo le stesse azioni o gli stessi titoli di debito altrui.
Qualcuno pensa che sia un danno per l'Economia Reale e per l'Interesse Generale dell'Italia?
--
Vediamo quindi nel concreto come può essere costruito e può operare questo specifico intervento regolatorio sulle attività finanziarie.
Nonché gli esiti che si possono aspettare.
In primo luogo occorre definire chi è coinvolto nel proposto intervento di PDG che chiamiamo
PSD(tempo, investimenti finanziari) == PSD(T, IF)
Premetto che, nella tecnica di Politica Differenziale Generalizzata, indicare i soggetti coinvolti significa escludere che altri soggetti ricevano particolari vantaggi o svantaggi immediati.
Salvo ovviamente i vantaggi a medio e lungo termine per l'Interesse Generale che giustificano l'intervento.
Premetto anche che, come in tutte le Politiche di Stimolo Differenziale, i soggetti coinvolti nella procedura (di tipo amministrativo) nel loro insieme non vedranno ridurre od accrescere le risorse economiche disponibili, ma saranno invogliati a modificare dei comportamenti tramite precisi stimoli economici.
Anzi, i soggetti che ora hanno un comportamento medio entro quell'insieme di soggetti non vengono nemmeno stimolati.
Tuttavia, i soggetti lontani dalla media sono tutti stimolati [in questo caso ad allungare i tempi di possesso], quindi quelli oggi in media domani non saranno più in media.
Nel caso specifico i soggetti a cui si rivolge la procedura amministrativa PSD(T, IF) sono tutti e solo i soggetti abilitati ad operare direttamente in Borsa e nei mercati secondari dei Titoli di Stato presso una determinata Borsa Valori.
I certificati di abilitazione sono quindi il discrimine tra chi è coinvolto e chi non è coinvolto.
D'altro canto i dati d'acquisto e vendita di azioni e titoli sono forzatamente attendibili per il funzionamento del corrispondente mercato e sono dati sufficienti per calcolare per quanto tempo in media quell'insieme di operatori trattiene azioni e titoli acquistati:
mT (die) [media pesata sul valore del venduto]
Anche per ogni soggetto coinvolto risulta un tempo medio di possesso pesato sul valore dei titoli ed azioni vendute:
T (die) [media pesata sul valore del venduto]
Ad ogni soggetto coinvolto è poi associato un livello d'attività nominale:
LA (€/a) = (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * (interessi legali sui debiti altrui) / 365 =
= (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * 5/10^6
Per l'insieme delle transazioni effettuate nell'anno dai soggetti abilitani ad agire in quella Borsa, si può qundi calcolare la somma dei livelli d'attività = SLA (€/a)
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L'Autorità Amministrativa competente [presumo il ministero per lo sviluppo economico in accordo col parlamento] deve arrivare a definire TmD, cioè il tempo di possesso al di sotto del quale si ha un probabile danno per l'Economia Reale [che invece dalle transazioni finanziarie in Borsa deve ricevere sostegno].
Il danno annuo complessivo probabile causato dai soggetti coinvolti nella PSD(T, IF) è proporzionato alla probabile utilità che essi ricavano dagli importi delle vendite effettuate nell'anno dopo un tempo di detenzione inferiore a TmD, danno che può essere ridotto allungando i tempi medi di possesso.
Infatti tale utilità è del tutto slegata dalle prestazioni reali dei Soggetti Economici e dalla affidabilità dei Titoli di Debito, che ovviamente non possono variare nel giro di pochi giorni o poche ore.

Tale utilità è quindi un prelievo generalmente ingiustificato, che riduce la disponibilità di risorse economiche per l'Economia Reale.
Se invece gli operatori in borsa ricavano la stessa utilità annuale dalla vendita di azioni o titoli dopo un possesso più lungo di TmD, tale loro utilità non deve essere considerata un danno per l'economia Reale, ma un'equa ricompensa per la risorsa economica resa disponibile all'Economia Reale.
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Il gestore delle transazioni della singola Borsa Valori ha già tutte le informazioni necessarie e le deve fornire già ora all'autorità competente, così viene calcolata la somma delle vendite annuali con detenzione per meno di TmD  e denominata SV(TmD).
Si può così definire il danno probabile annuale specifico medio, che è dovuto solo alle contrattazioni troppo rapide:
V(TmD) (€/a) = (SV(TD) / SLA ) * 0,5*TmD * 5/10^6
Con riferimento a tale danno economico complessivo per l'Economia Reale, l'autorità competente su quella Borsa Valori decide in autonomia l'Indice di Rilevanza di tale caratteristica [IR(TmD)], potendo così definire il Fattore valorizzante di TmD nell'ambito delle transazioni effettuate in quella Borsa Valori.
F(TmD, Borsa) = V(TmD) * IR(TmD)
In definitiva, ad ogni operatore di quella determinata Borsa Valori, per far allungare i tempi di detenzione di azioni e titoli, è attribuito un Accredito Automatico Annuale:
AAA = F(TmD) * LA * (T/mT - 1) = F(TmD) * LA /mT * (T - mT)
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Per l'andamento lineare di AAA col valore del tempo di detenzione T e per definizione della media lineare mT, risulta nulla la sommatoria degli AAA estesa a tutti gli operatori di quella Borsa Valori.
Tuttavia lo stimolo ad aumentare il tempo di detenzione è adeguato e può essere dosato tramite la definizione di TmD e di IR(TmD).
Inoltre, pur sotto la vigilanza della Autorità Competente, gli AAA possono essere gestiti direttamente dal gestore delle transazioni di quella Borsa e si configurano solo come un modo per aumentare l'efficacia di finanziamento all'Economia Reale.
Per definizione non ha quindi rilevanza fiscale, nè interferisce con le entrate erariali, salvo il contributo indiretto dovuto alll'aumento del PIL per la riduzione della sottocapitalizzazione dei Soggetti Economici che contribuiscono a fornire al consumo beni e servizi finali.


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18 maggio 2018

Caratteristiche Rilevanti di interesse congiunto pubblico-privato gestite dalla PDG

Nel post del 28/03/18 sono elencate solo alcune delle molte tematiche, la cui gestione ottimale certamente migliorerebbe la qualità di vita delle persone presenti su un territorio.
Si può perseguire la soluzione di quei problemi (e di altri), stimolando la modifica di specifiche Caratteristiche Rilevanti di beni e servizi la cui produzione è collegata a quei temi.
Per taluni temi tali modifiche risultano anche un beneficio diretto per chi assume decisioni in tal senso e non solo per l'insieme dei residenti nel territorio ove i beni e servizi sono prodotti od offerti.
Qui si fanno solo due esempi (altri sarebbero possibili) di Caratteristiche Rilevanti modificabili nell'interesse congiunto pubblico-privato.

1. Energia per le attività umane
Per ogni decisore è evidente il beneficio di poter spendere meno in energia a parità di servizio finale ottenuto.
Ed ovviamente ciò vale per qualunque servizio finale, sia per lo stesso decisore, sia da offrire a terzi.
Così il valore (microeconomico) della spesa energetica per i decisori è di -1 € per ogni € speso in energia.
Sinteticamente V(microeconomico)(Energia) = -1 €/€erg
Per quanto riguarda la macroeconomia di un territorio il valore è correlato al bilancio import-export, specie se c'è una forte dipendenza energetica dall'estero (in Italia per 60 G€ su 150 G€ di spesa energetica).
Sinteticamente V(macroeconomico)(Energia) = -0,4 €/€erg
Così in Italia ridurre di 1 M€ la spesa energetica crea un vantaggio economico complessivo di 1,4 M€.
Quindi il vantaggio economico in Italia da spesa energetica risulta:
V(Erg, IT) = -1,4 €/€erg
L'intensità della spesa per acquisto di energia è il rapporto tra tale spesa ed il livello d'attività corrispondente.
Nelle attività che forniscono beni o servizi al consumo il Livello di Attività è il Valore Aggiunto corrispondente.
Nelle altre attività, il livello d'attività d'un soggetto non economico può essere più complesso da definire, ma la Rappresentanza Politica Territoriale e lo definisce generalmente in base al volume annuale di beni o servizi prodotti da quel tipo di soggetto.

2. Resilienza ai terremoti
Per ogni proprietario ed utilizzatore di un bene immobile, il danno patrimoniale massimo da terremoto è la somma del valore dell'immobile, del danno biologico per la morte delle persone presenti e dell'attualizzazione del reddito che verrà a mancare fintanto che non sarà possibile riutilizzarlo per gli scopi originari.
Il danno erariale attuale dei terremoti, inclusa la perdita d'introito fiscale per i redditi mancanti fino a ricostruzione, si può ritenere almeno il doppio del costo di pura ricostruzione, valutato circa 3 G€/a negli ultimi 40 anni.
Ed è ragionevole affermare che il danno privato sia circa il triplo del danno erariale.
Così in Italia il cumulo dei premi assicurativi annuali obbligatori (per risarcire gli effettivi danni sismici attuali) sarebbe 18 G/a, corrispondente al 0,3 %/a del valore catastale del patrimonio immobiliare privato ora agibile in Italia.
Il cumulo nazionale dei premi assicurativi ha il solo scopo di creare una capacità nazionale di risarcimento adeguata al contingente livello di sicurezza sismica degli edifici in Italia ed azzera il danno erariale.
La raccolta annua assicurativa obbligatoria può ridursi se la sicurezza sismica migliora, ma, finché questa non cresce significativamente, il premio assicurativo annuale deve rimanere 0,003 €/€(valore catastale) per poter risarcire proprietario + utilizzatore fino a 6 volte il valore catastale dell'immobile danneggiato nel sisma (dopo la valutazione del danno attualizzato).
A regime, questa modalità assicurativa riduce il tempo medio d'inagibilità, i danni ai redditi ed i premi assicurativi.
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Le sollecitazioni meccamiche del sisma sono assorbite dagli immobili in base alla diversa resilienza:
- o si può continuare ad usarli senza interventi edilizi
- o si può continuare ad usarli dopo piccoli interventi
- o è comunque garantita l'incolumità delle persone presenti
- o gli immobili crollano con danni alle persone ed inagibilità fino a ricostruzione avvenuta
La capacità nominale d'assorbire l'energia sismica (Resilienza al Sisma = RaS) è il valore di picco dell'accelerazione al suolo (PGA) che l'immobile può assorbire ed essere riutilizzato dopo pochi giorni di verifica e ripristino.
In media le tecnologie per ottenere questo livello di sicurezza sismica, costano il 10 % del valore catastale [purché si faccia l'adeguamento sismico nelle nuove costruzioni, o durante ristrutturazioni rilevanti; in media ogni 40 anni].
In Italia dal 2009 è nota per ogni località la probabilità/frequenza che si verifichi un sisma, con un livello massimo noto dell'energia scaricata alla superficie.
In Italia la raccolta assicurativa obbligatoria per il rischio terremoti sarebbe in media lo 0,3 %/a del valore catastale.
Tuttavia i premi assicurativi dovranno essere maggiori per le località con maggior frequenza di terremoti e con più elevato picco di accelerazione al suolo.
Inoltre il premio assicurativo obbligatorio cumulativo di distretto dovrà calare se cresce la sicurezza sismica media degli immobili ed azzerarsi, se oltre il 90 % di questi ha RaS > PGA.
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Fintanto che in un territorio (a pari PGA e frequenza terremoti) non risulta certificata la RaS di oltre il 70 % degli edifici, il premio assicurativo obbligatorio è uguale per tutti e dipende solo dalle caratteristiche del territorio e dal valore catastale dell'edificio.
All'interno d'un territorio omogeneo l'equa attribuzione dei premi assicurativi e lo stimolo all'adeguamento sismico si persegue con la PSD(RaS, edifici), ove il Livello d'Attività è il Valore Catastale dell'edificio ed il rapporto RaS/PGA è l'indice su cui si differenzia il conseguente accredito automatico annuale (AAA).
Il vantaggio economico di riferimento per PSD(RaS, edifici) è pari al premio assicurativo medio per quella località più un massimo di 0,1 %/a del valore catastale per garantire il mantenimento nel tempo della sicurezza sismica.
Quindi per ogni territorio a PGA omogeneo, i premi assicurativi risulteranno medi per gli immobili con RaS/PGA uguale alla media del distretto, maggiorati per gli immobili con RaS minori e ridotti per gli immobili con RaS maggiori.


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12 maggio 2018

Come superare gli ostacoli oggettivi e soggettivi all'innovazione

S'è esaminato l'ostacolo all'innovazione dato da un eventuale suo basso rendimento interno (cioè se è troppo lungo il tempo di ritorno dei costi aggiuntivi)
Ma ciò si riferisce principalmente al caso di poter scegliere tra due tecnologie partendo da zero, mentre, soprattutto nel sostituire (in corsa) una tecnologia usuale con una nuova, assumono particolare rilevanza altre due concrete remore all'innovazione:
Rischio Tecnologico
Corrisponde al costo per ritornare alle tecnologie usuali, inclusa l'eventuale fermata dell'attività.
Tale rischio cala man mano che l'applicazione della tecnologia innovativa si estende ad un numero significativo soggetti con attività analoghe (cioè con l'esperienza).
Irrilevanza della convenienza
Specialmente nei soggetti economici, se un'innovazione può migliorare anche significativamente una voce di costo che però è poco decisiva (es. sotto il 10 % del costo totale), difficilmente chi personalmente decide vi applica la sua attenzione, ritenendo che tale innovazione sia dispersiva della sua attività decisionale, comunque limitata.
Naturalmente chi è più preparato a gestire sistemi complessi si libera meglio da questa remora.

In definitiva, per far applicare innovazioni anche microeconomicamente convenienti, in genere occorre un ulteriore stimolo economico, che deve essere proporzionale alla differenza tra il valore iniziale e finale della Caratteristica Rilevante che l'innovazione intende modificare.
A maggior ragione, quando la convenienza è radicalmente solo macroeconomica, lo stimolo deve essere adeguato all'entità del miglioramento atteso ed al valore macroeconomico (positivo o negativo) della Caratteristica Rilevante che si intende modificare (in più o in meno).

La Politica Differenziale Generalizzata è basata su prevedibili e razionali reazioni di coloro che decidono, partendo dai Soggetti Economici che forniscono beni e servizi al consumo.
In definitiva vanno esaminate le Caratteristiche Rilevanti delle libere e legittime attività umane per verificare quali siano di Interesse Congiunto (pubblico e privato).
Poi vanno esaminate quelle comunque di preminente Interesse Generale, cioè della generalità di chi vive e lavora nel territorio di competenza di una Rappresentanza Politica Territoriale che vuol migliorare la qualità di vita nel territorio che rappresenta.


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3 maggio 2018

Quanto vale lo stimolo a ridurre l'intensità energetica in produzione

L'intensità energetica media nazionale nella produzione di beni e servizi è circa 0,1 €(Erg)/€(VA).
In un gruppo NACE con m(Erg,NACE)=0,2 [es. produttori di piastrelle ceramiche NACE=23.31], probabilmente
F(Erg, NACE) = V(Erg)*IR(Erg)*m(Erg, NACE) = -1*0,8*0,2 = -0,16.
Ad un SE con Q(Erg)/VA =0,15 è attribuito AAA = VA *(-0,16) * (0,15/0,2 -1) = VA * 0,04
Ad un SE con Q(Erg)/VA =0,25 è attribuito AAA = VA * (-0,16) *(0,25/0,2 -1) = -VA *0,04
Quindi lo stimolo a ridurre l'intensità energetica del (0,25-0,15)/0,25 = 40 %
vale l'8 % del VA, che è uno stimolo significativo a parità d'altre condizioni.

L'esempio evidenzia pure che lo stimolo cresce per più alti valori di m(Erg,NACE) e per forti differenze tra i soggeti con lo stesso codice NACE nei valori di Q(Erg)/VA.
Quindi è proprio in tali gruppi NACE che si deve iniziare ad applicare le PSD(Erg).
Ricordo che l'applicazione delle PSD non incide mai sui bilanci pubblici, né, a pari qualità media, aumenta il prezzo medio del tipo di bene o servizio corrispondente.



28 aprile 2018

Quali soggetti convincere a ridurre l'intensità energetica

In ordine crescente di difficoltà oggettiva, i soggetti da stimolare a modificare alcune Caratteristiche Rilevanti del loro operato sono:
Soggetti Economici, Servizi Pubblici, Soggetti Non Economici, Privati Consumatori.
Per quanto riguarda l'uso dell'energia in forma di Vettori Energetici Commerciali, i Soggetti Economici già ora sono obbligati ad evidenziare a bilancio il costo d'acquisto dei VEC e lo scopo misurabile dell'attività dei SE è il Valore Aggiunto che realizzano (tratto dal bilancio economico).
Stesso obbligo di bilanci è in capo anche ai singoli Servizi Pubblici ed ai Soggetti Non Economici riconosciuti come ONLUS, ma in questi due casi è meno immediato misurare lo scopo dell'attività.
Per quanto riguarda i Privati Consumatori, ora solo per poche attività sono obbligatti a dichiararare le corrispondenti Caratteristiche Rilevanti, quindi certamente sono il tipo di soggetto più difficile da stimolare a modificare anche l'acquisto d'energia.
Quindi, poiché la difficoltà ad ottenere le informazioni necessarie è maggiore per gli altri soggetti, l'attivazione delle Politiche di Stimolo Differenziale deve partire dai Soggetti Economici.

Nelle Politiche di Stimolo Differenziale per ridurre l'intensità energetica dei processi produttivi con cui i Soggetti Economici forniscono al mercato di un territorio i loro prodotti (beni o servizi), le sintetiche informazioni che ciascun Soggetto Economico deve dare sono:

CF = Codice Fiscale (o Partita IVA)
NACE = Codice Attività Economica (da norma europea per bilanci)
Q(Erg) = Costo per acquisto di Vettori Energetici (da bilancio fiscale)
VA = Valore Aggiunto prodotto (da bilancio fiscale)

Per ridurre l'intensità energetica, viene attivata una Politica di Stimolo Differenziale PSD(Erg, NACE) per ogni territorio che comprende da 50 a 500 Soggetti Economici con lo stesso codice NACE.
Le suddette quattro informazioni, necessarie per posizionare l'intensità energetica di ciascun SE entro il suo gruppo NACE in quel territorio, sono rese disponibili a tutto quel gruppo NACE in quel territorio.
Da un lato i SE dello stesso gruppo NACE sono ovviamente concorrenti tra loro e, se il gruppo non è troppo esteso o disperso, si conoscono tra loro piuttosto bene.
D'altro canto la divulgazione di queste informazioni sintetiche non viola alcuna privacy, che certamente non è invocabile da soggetti che in genere hanno obbligo di pubblicare i bilanci.
Inoltre è garantita la riservatezza sulle tecnologie con cui sono ottenuti i risultati da cui derivano tali informazioni.
In definitiva risulterà evidente che la singola PSD(Erg, NACE, territorio) stimola la riduzione dell'intensità energetica dei singoli SE con modalità tali da creare in ciascuno di questi SE, concorrenti tra loro, un legittimo interesse a che nessuno di loro fornisca informazioni fraudolente.



23 aprile 2018

Politiche di Stimolo Differenziale per ridurre la spesa energetica

L’Intensità Energetica è una Caratteristica Rilevante di ogni attività umana ed in PDG è definita:
(costo dell’energia utilizzata per l’attività) / (scopo misurabile dell’attività)
L’intensità energetica dei singoli processi produttivi di beni e servizi offerti al consumo, nonché quella delle “macchine commerciali” [beni durevoli acquistati per ottenere servizi finali], ovviamente portano al rapporto macroeconomico complessivo intensità energetica dell’economia: (costo energia) / PIL
Quando un territorio deve importare gran parte dell’energia usata (come l’Italia), ridurre l’intensità energetica significa aumentare il PIL almeno di tutto l’acquisto all’estero di Vettori Energetici Commerciali, o di Fonti Energetiche grezze.
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Vettori Energetici Commerciali
Indipendentemente da come sono ottenuti, sono propriamente quelli offerti dai fornitori ed acquistati dagli utilizzatori e comprendono l'energia elettrica ed i combustibili commercializzati: gassosi, liquidi, solidi.
Nelle PSD(Erg) gli utilizzatori d'energia commerciale non sono valutati in base alle Fonti Energetiche grezze utilizzate dai fornitori per ottenere i vettori d'energia, ma solo rispetto alla spesa per acquistare VEC.
Quindi, nelle PSD(Erg) gli utilizzatori di energia non vengono limitati nell'autoprodurre energia (così riducono la spesa in VEC), naturalmente nel rispetto dei beni comuni non rinnovabili del territorio.
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Peraltro, anche senza incentivi ed agli attuali livelli medi d’intensità energetica, ridurre l’intensità energetica risulta conveniente agli utilizzatori dell’energia commerciale.
Il costo complessivo dell’energia utilizzata in Italia è circa 150 G€/a di cui circa 60 G€/a spesi all’estero.
Ovvero la variazione di PIL correlata all’energia importata in Italia risulta: SVSG(Erg) = -60 G€/a
Quindi l’intensità energetica tocca un interesse chiaramente convergente tra pubblico e privato.
L’energia usata per produrre beni e servizi offerti al territorio, ha quindi in Italia, un valore patrimoniale di Interesse Generale negativo pari a -60/150 = V(Erg, gen) = - 0,4 (€/€erg)
Ma per l’ovvio concomitante interesse individuale, è invece: V(Erg, ind) = - 1,0 (€/€erg)
Il Fattore valorizzante per un gruppo omogeneo è F(Erg) (€/a/umLA) = - 1 * IR(Erg) * mE
L’intensità energetica media del VA dei Soggetti Economici risulta mmE = 0,1 €e/€VA


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7 aprile 2018

Non solo energia nella Politica Differenziale Generalizzata

La mia proposta di nuova metodologia politica per perseguire Interessi Generali largamente riconosciuti in un territorio (comunale, regionale, nazionale, continentale, mondiale), certamente non si applica solo alla gestione delle problematiche energetiche, climatiche ed ambientaliste.

https://ecodembologna.wordpress.com/2014/09/18/5_ben-oltre-lenergia/

In effetti, pur essendo una proposta la cui formulazione appare complessa, la Politica Differenziale Generalizzata ha l'ambizione di poter riordinare e rendere più efficienti (qualcuno direbbe razionalizzare) gran parte delle proposte di protezione pubblica degli interessi generali della popolazione di un territorio.
Si possono esporre innumerevoli esempi di applicazione di questa tecnica di intervento pubblico a costo erariale e fiscale zero, comunque bisogna spiegare come funziona tale tecnica in via generale.
Per questo occorrono specifici capitoli per spiegare nel dettaglio gli elementi necessari per passare, dal riconoscimento di specifici problemi di chi è presente in un territorio, alla soluzione di quei problemi.

PDG_Cap_I_Caratteristiche Rilevanti. Le CR sono effetti collaterali di legittime attività private e pubbliche. Effetti collaterali positivi (o negativi) che si possono misurare e poi gestire per farli crescere (o calare) a maggior vantaggio generale della collettività umana presente sul territorio a cui le attività sono rivolte.

PDG_Cap_II_Schema d’intervento. Per gestire le CR si propongono le Politiche di Stimolo Differenziale. Per ogni gruppo di soggetti concorrenti sul territorio c’è una PSD(CR, gruppo) e tutte hanno protocolli simili.

PDG_Cap_III_Funzione Pubblica. Tutti i cittadini che svolgono attività, anche saltuaria, per solo Interesse Generale sono Funzione Pubblica. In proprio, per mandato, o per professione, propongono, decidono, o realizzano gli interventi pubblici per gestire al meglio significativi effetti collaterali di legittime attività.

PDG_Cap_IV_Risorse Economiche. Le PSD(CR) e nel complesso la Politica Differenziale Generalizzata, rendono più conveniente per i privati acquistare gli stessi beni e servizi, ma di maggior qualità.
Naturalmente, nel medio periodo, più qualità media significa maggior costo medio. Qui si illustra anche come proteggere ed aumentare il potere d’acquisto della parte di popolazione che ha meno risorse economiche.

PDG_Cap_V_Soggetti Non Economici. Dopo Soggetti Economici e Servizi Pubblici, i Soggetti collettivi Non Economici sono i soggetti che le Politiche di Stimolo Differenziale stimolano con più efficacia.

PDG_Cap_VI_Persone Fisiche. Indirizzare all’Interesse Generale le legittime attività di Persone Fisiche è giustificato e semplice solo per pochi tipi d’attività, già ora soggetti a regolamentazione pubblica.

PDG_Cap_VII_Macroeconomia Italia. L’insieme regolato delle PSD(CR), migliora la qualità di beni e servizi usati da chi vive e lavora in Italia e permette l’aumento controllato della circolazione monetaria. Cioè del PIL.
Le PSD(CR) non spingono ad acquisti prematuri, quindi evitano bolle economiche che si sgonfiano.


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5 aprile 2018

La Politica Differenziale Generalizzata ha rapporti con le culture politiche attuali?

Le singole culture politiche (tranne l’anarchica) privilegiano specifici Interessi Generali (della generalità di coloro che vivono e/o lavorano in un territorio), a cui corrispondono particolari Caratteristiche Rilevanti (che ritengono prioritario far crescere o far calare) dei beni e dei servizi ordinariamente disponibili ai cittadini nella veste di consumatori, ma anche dei particolari modi con cui vengono prodotti quegli stessi beni e servizi.
Ad esempio, la Costituzione Italiana individua una serie di Interessi Generali (con l'etichetta di diritti o di doveri) che sono da perseguire ed a cui corrispondono Caratteristiche Rilevanti; i cui valori medi andrebbero quindi modificati (in più o in meno), per migliorare la qualità di vita dei cittadini di oggi e di domani.
Culture politiche diverse (es. capitalismo, liberalismo, socialismo, marxismo ......) individuano quantomeno priorità diverse, a cui spesso corrispondono tipiche metodologie politiche (che sono più o meno in evidenza): assolutismo, dittatura, democrazia, burocrazia, partecipazione, sussidiarietà, centralismo, decentramento ...
Tuttavia molti Interessi Generali possono essere riconosciuti tali dalla maggioranza dei cittadini, usando i metodi democratici disponibili in uno specifico territorio.
Comunque occorre valutare se le metodologie politiche (cioè i metodi per perseguire gli Interessi Generali riconosciuti tali) corrispondano a determinati Interessi Generali, ma soprattutto se siano efficaci o abbiano controindicazioni tipiche.
La Politica Differenziale Generalizzata viene proposta proprio per risolvere la scarsa efficacia e le forti controindicazioni delle metodologie politiche attuali.


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31 agosto 2016

Politica Differenziale Generale. Presentazione.

Chi meglio spende più spende. Chi più spende meglio spende. Chi più spende meno spende. I suddetti asserti di saggezza popolare sono veri, ma anche contraddittori. Non solo apparentemente. Il primo asserto: "chi meglio spende più spende" pare il più ovvio, ma occorre ricordare che anche chi spende male può spendere molto, quindi troppo. Solo un ottimo conoscitore di ciò che acquista (rapporto tra qualità e prezzo del bene di consumo, bene intermedio, servizio, investimento a medio o lungo termine) per soddisfare un determinato bisogno (suo o d'altri), può scegliere in modo che solo a miglior qualità corrisponda un maggior costo d'acquisto. E solo se conosce quel tipo d'acquisto meglio di chi glielo propone potrà ottenere una miglior qualità ad un prezzo minore (ma non ci conterei). In un mercato di libera e trasparente concorrenza è però certamente vero che chi offre (se conosce il suo mestiere), per offrire un prodotto di migliore qualità deve spendere di più. Il secondo asserto: "chi più spende meglio spende", è vero, ma alle stesse condizioni del primo. Chi acquista non può certamente fidarsi solo dell'alto prezzo e sperare d’ottenere miglior qualità. Tuttavia è vero che in un mercato di libera e trasparente concorrenza, nella fascia più alta dei prezzi la concorrenza si gioca prevalentemente sulla qualità. In generale è comunque vero che, disponendo di maggior capacità di spesa, è ragionevole sperare di riuscire ad ottenere beni o servizi di miglior qualità. Il terzo asserto è quello più noto ed andrebbe letto "chi più spende [subito] meno spende [dopo]" e si riferisce principalmente al fatto che, specie nelle fasce basse di prezzo dei beni acquistabili, incombe il rischio di alti costi di manutenzione e di minor durata tecnica dell'acquisto. Ritengo che anche un esame più approfondito di questi tre asserti, porti in definitiva ad affermare che, se gli acquirenti sono buoni conoscitori di ciò che acquistano: - Faranno comunque buoni affari, sia se cercano i prezzi più bassi, sia se cercano la qualità migliore. - Faranno quindi comunque buoni affari per sé. Faranno però un miglior affare per l'economia territoriale (macroeconomia) se scelgono la qualità migliore, spendendo certo di più (almeno subito). - Ma se hanno una bassa capacità di spesa devono forzatamente scegliere il prezzo minore invece della qualità migliore, o devono rimandare gli acquisti, che pure ritengono già necessari. E ciò frena il PIL potenziale del territorio. - Ritengo pure che una Politica Pubblica Espansiva della spesa privata (per far crescere il PIL) non debba sovvenzionare (o detassare) specifici acquisti privati. Eventuali sovvenzioni ad alcuni, sarebbero infatti pagate dalle tasse di tutti, con l'aggiunta di specifici costi burocratici. - Invece serve e basta, che la Politica stimoli una maggior qualità di beni e servizi acquistati dai privati, ma senza impiego di risorse economiche pubbliche. Lo stimolo deve applicarsi preferibilmente ai fornitori dei beni e dei servizi da migliorare. Ricordo che la qualità di un bene o di un servizio può essere d'interesse esclusivo dell’acquirente privato, o solo d'interesse generale, o d'interesse convergente tra privato e pubblico. Le "Qualità d'Interesse Privato" [QIP], anche se non pesano sui bilanci pubblici, non giustificano attività pubbliche di promozione. Anzi solo le "Qualità d'Interesse Generale" [QIG] devono essere promosse dall'Autorità Pubblica Competente. Ma la Politica Espansiva sarà più efficace se promuove "Qualità d'Interesse Convergente" [QIC]. Per giustificare una specifica promozione, la QIG o la QIC deve consistere in una caratteristica misurabile del bene o del servizio che il privato intende comunque acquistare o produrre. Nel cercare un'efficiente ed efficace Politica d'Espansione Economica tramite la promozione della Qualità degli acquisti privati, occorre comunque rispettare le seguenti avvertenze di buona amministrazione: - Distinguere il prelievo fiscale da usare per dare servizi pubblici essenziali (progressivo sulle risorse economiche personali dei contribuenti, non sui servizi usati) dallo stimolo ai soggetti sensibili affinché decidano in favore di pubblica utilità (su temi specifici d’interesse generale). - Semplificare gli obblighi burocratici dei cittadini e ridurre i tipi di tassazione a carico del singolo. Per una Politica Differenziale Generale Una Politica Economica Espansiva tramite promozione della qualità si definisce Politica Differenziale se: - Individua (su temi di pubblico interesse) i soggetti decisori più sensibili, per stimolarli con strumenti economici differenziali, che, a pari opportunità, premiano chi aumenta la QIG e penalizzano egualmente chi la riduce. - Rende note ai soggetti coinvolti le transazioni economiche di tali strumenti (tra i soggetti noti concorrenti e specifiche casse di compensazione). La Politica Differenziale Generale [PDG] comporta la revisione della Politica Fiscale del territorio (comunale, regionale, nazionale), in modo da rispettare sempre meglio la richiesta distinzione tra prelievo fiscale ed indirizzo ai soggetti decisori nelle scelte tra le opzioni tecniche disponibili. Anche la semplificazione delle procedure di dichiarazione e pagamento per il prelievo fiscale, ancorché destinata a liberare risorse economiche ed umane per altri scopi di pubblica utilità, è da ritenere parte della Politica Fiscale generale e può permettere la riduzione della pressione fiscale. Scopo della PDG è orientare al meglio l’attuale spesa dei privati. Nel caso d'investimenti (edifici, infrastrutture, mezzi di comunicazione e trasporto, strutture di servizio, macchinari industriali, ….) in quelli di pari funzione, ma di qualità migliore (energetica, o di sicurezza, o ambientale, o di resilienza a catastrofi naturali, .....). Tramite la PDG si cerca quindi di far evolvere la spesa privata (per investimenti e poi consumi) verso una maggior coerenza con gli obiettivi che la collettività (tramite il Parlamento, o, in generale, la Rappresentanza Politica Territoriale [RPT]) individua come priorità generali per i residenti nel territorio e quindi di Pubblico Interesse [PI]. Di fatto la PDG è la sommatoria di specifiche Politiche di Stimolo Differenziale [PSD] decise dalla RPT. La singola Politica di Stimolo Differenziale [PSD] ha un specifico obbiettivo di qualità e lo persegue individuando i gruppi di operatori economici di pari codice NACE (tra loro concorrenti noti, quindi con le stesse opportunità tecnologiche, economiche e sociali) e che meglio possono variare il tipo di caratteristica qualitativa la cui intensità si vuol modificare. Ogni PSD accende tra concorrenti noti la concorrenza a massimizzare una specifica QIG. [Ad esempio la Politica Energetica Differenziale serve a ridurre l'uso di Fonti Energetiche Minerali [FEM], sostituendole con Fonti Energetiche Rinnovabili [FER] ed efficienza energetica]. Perciò la PSD accredita risorse a chi si avvicina di più all'obbiettivo (più vicino di quanto risulti la media dei concorrenti) tramite una cassa di compensazione, che è alimentata da uguali risorse addebitate a chi rimane più lontano dall'obbiettivo (più lontano della media). Così la RPT tramite la Pubblica Amministrazione deve garantire che sul suo territorio ogni cassa di compensazione PSD(QIG, NACE) funzioni secondo protocollo, ma non distribuisce risorse economiche, né le raccoglie. Gli specifici PI sono quindi perseguiti a costo pubblico zero, salvo basse spese burocratiche per il controllo delle PSD, che sono ampiamente compensate dai maggiori introiti fiscali provenienti dall'aumento del PIL. Ribadisco che la RPT, decide in autonomia anche l’intensità dello stimolo economico differenziale utile a perseguire l'obbiettivo QIG di ciascuna PSD. L’intensità è in proporzione al costo che la comunità territoriale deve sopportare se l'obbiettivo non viene raggiunto. Infatti l'impatto economico di una determinata PSD è circoscritto a quel territorio ed a quel codice NACE e non comporta, né variazione di costi per la media dei decisori coinvolti, né tensioni inflazionistiche nel territorio. Ogni comunità locale può quindi liberamente dare più o meno peso ad una QIG. Tali scelte territoriali possono creare ambiti territoriali favorevoli a svolgere determinate attività (di pari codice NACE) purché mantengano alti livelli di specifiche QIG o QIC. I costi base medi per le attività di quel codice NACE rimangono gli stessi degli altri territori, salvo i vantaggi da "Comprensorio Specializzato" (territorio metropolitano ove attività di pari codice NACE sono assai più concentrate che a livello nazionale). In definitiva la Politica Differenziale Generale di un territorio è la combinazione delle PSD avviate dalla RPT, ma anche delle PSD che consorzi volontari tra concorrenti noti (soggetti economici a pari codice NACE) avviano tramite un contratto approvato dalla RPT competente. ------------------------------------ Protocollo generale delle PSD(QIG, NACE) Per ogni caratteristica qualitativa misurabile QIG, di Pubblico Interesse [PI] che la RPT intende promuovere o limitare sul territorio e per ogni gruppo di soggetti economici [SE] di stesso codice NACE operanti nel territorio, la RPT attiva una Politica di Stimolo Differenziale [PSD], che agisce come segue sugli SE coinvolti: La misura più certificata e corretta del livello d'attività di ciascun SE dello stesso gruppo NACE è il Valore Aggiunto [VA] che esso realizza nel territorio in cui è attivo. Ciò evita anche problemi d’equità dovuti a diversità tra filiere produttive che poi offrono sul mercato lo stesso tipo di prodotto (stesso codice NACE). VA è noto per ragioni fiscali e QIG è misurabile in quanto d'interesse pubblico, quindi, per ogni anno d'attività [aa], ad ogni SE entro il gruppo NACE [SE,NACE] è assegnato un indice di qualità QIG: i(QIG,SE,NACE,aa) = QIG(SE,NACE,aa) / VA(SE, NACE,aa) Per l'anno aa si calcolano per l'intero gruppo NACE, sia la sommatoria di QIG = SQIG(SE,NACE,aa), sia la sommatoria di VA = SVA(SE,NACE,aa). Quindi si calcola l’indice medio di QIG in quel gruppo NACE: im(QIG, NACE, aa) = SQIG(NACE, aa) / SVA(NACE, aa) È la RPT che valuta se una QIG debba crescere o calare nel territorio. Se QIG deve crescere, RPT le associa un beneficio B(QIG) (cioè un valore V(QIG) positivo), mentre se QIG deve calare RPT le associa un danno D(QIG) (cioè un valore V(QIG) negativo). Il valore assoluto di V(QIG) è proporzionale all'importanza che RPT attribuisce a QIG e quindi alla rapidità di aumento o riduzione della QIG. Pertanto V(QIG) è uguale per tutti i SE nel territorio di una data RPT (qualunque sia NACE). Ciascun SE del gruppo di concorrenti (stesso NACE) riceve un accredito annuale automatico: AAA(QIG,SE,NACE,aa) = V(QIG) * (i(QIG,SE,NACE,aa) - im(QIG,NACE,aa)) * VA(SE,NACE,aa) Il trasferimento di risorse economiche rimane così tutto dentro il gruppo NACE, che quindi nel complesso non viene penalizzato, né favorito, qualunque risulti il valore di im(QIG, NACE, aa) e quello di V(QIG). Entro marzo dell'anno [aa+1] successivo a quello di riferimento, ogni SE,NACE comunica via PEC i dati per la PSD(QIG,NACE) alla segreteria di quella cassa di compensazione, che pubblica entro aprile di aa+1 la graduatoria dell’anno aa. Ogni cassa di compensazione chiude in pari il bilancio annuale ed ogni SE,NACE deve poter consultarne l’aggiornamento on line (con ogni transazione nominativa) fin dal primo giorno del mese entro cui deve versare quanto eventualmente dovuto (maggio di aa+1), per ricevere quanto dovuto entro giugno di aa+1. La segreteria della cassa di compensazione deve quindi pubblicare entro giugno di aa+1: Per ogni NACE e ogni QIG: SQIG(SE, NACE, aa), SVA(SE, NACE, aa), im(NACE, QIG, aa) Per ogni SE,NACE, QIG: QIG(SE, NACE, aa), VA(SE, NACE, aa), i(SE,NACE,QIG,aa), AA(SE,QIG,NACE,aa) Così, dentro ogni gruppo NACE, sia le transazioni AAA (sufficienti a gestire ciascuna QIG individuata per aumentare il pubblico interesse), sia la loro pubblicazione, creano uno stimolo ad accrescere lo specifico PI. Stimolo che è proporzionale al valore assoluto assegnato dalla RPT alla QIG. Casse di compensazione e relative segreterie possono far capo ad un ente pubblico territoriale (es. Agenzia delle Entrate per il livello nazionale) od alle associazioni di categoria dei gruppi NACE. Scegliere l’una o l’altra opzione può incidere sulla solvibilità della cassa di compensazione e sulla certificazione della pubblicazione dei dati, ma anche sui costi burocratici per ogni SE,NACE.


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18 maggio 2009

Perché e come deve cambiare la politica energetica in Italia

Perché deve cambiare la Politica Energetica
Fondamentalmente, vi sono due tipi assai diversi di politica di gestione delle tecnologie di produzione ed uso dell'energia:
La prima che promuove alcune tecnologie e ne boccia altre.
La seconda che promuove strettamente: riduzione dell'energia a pari servizi finali resi e riduzione della CO2 emessa a pari energia fornita.
Ho sempre considerato scorretto il primo tipo di intervento politico (vedi i miei interventi dal 2005), in quanto favorisce lobby tecnologiche anche ingiustificate ed è gestibile solo con controlli burocratici costosi ed inefficienti.
Il secondo tipo di intervento politico si deve però tradurre in regole facili da applicare e possibilmente automatiche.

Quanto sia pericolosa la politica che identifica le tecnologie da promuovere, si vede dalla scelta dell'opzione nucleare fatta decidendo l'accettabilità dei costi e dei rischi con  "tecnici di dicastero" o "consulenti scelti dal governo", che non hanno mai avuto a che fare, né con ricerca e produzione elettro-nucleare, né con la gestione del rischio entro 50 km da una centrale elettrica nucleare.
La sua pericolosità è poi già dimostrata se si deve militarizzare la materia per ottenere i primi MWh nucleari entro10 anni .
Speculare è l'eccessiva incentivazione del fotovoltaico rispetto ad altre tecnologie che, con minori investimenti, possono produrre la stessa energia elettrica, ma con meno anidride carbonica emessa per MWh prodotti nell'arco di vita tecnica.

Un esempio classico di politica che controlla solo i risultati pratici ottenuti è la "carbon tax".
In termini semplici comporta l'azzeramento di ogni sostegno pubblico a qualunque tipo di fonte energetica (fossile, o rinnovabile, senza eccezioni) e l'applicazione di una tassa proporzionale alla quantità di carbonio trasformato in CO2, qualunque sia lo scopo.
Quindi la "carbon tax" non riguarda solo la produzione d'energia elettrica e di combustibili commerciali, ma anche i prodotti industriali ed i servizi, anche autogestiti, se comportano consumi di energia elettrica o combustibili commerciali.

A ragione si distingue il carbonio fossile da quello reso disponibile da una biomassa cresciuta al sole di recente.
Quindi la carbon tax classica si applica solo alle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio, gas naturale) e prima d'ogni trasformazione, cioè alla fonte. Tali fonti non sfuggono al controllo, in quanto i flussi dei prodotti energetici già ora sono monitorati per le accise, anche per i soggetti esenti.
Così il controllo non ha costi burocratici nuovi, anzi sono più semplici di quelli per le accise.
Molti ritengono che, se si penalizza l'uso del carbonio fossile, sia ragionevole prevedere un premio corrispondente per il carbonio recuperato fissando l'anidride carbonica atmosferica (o prodotta da combustione) in forme stabili quanto il carbonio fossile.
Esistono già valutazioni piuttosto concordi sul livello di carbon tax (in €/tC o €/tCO2) necessario per ottenere un determinato tasso di riduzione dell'emissione annua di anidride carbonica per cause antropiche.
Peraltro fin dal 2003, ricerche condotte in ENEA (F. Gracceva, M. Contaldi) con specifici modelli macroeconomici mostrano che la Carbon Tax, a pari riduzione della CO2 a regime, induce meno recessione dei Certificati Verdi e Certificati Bianchi.
Che sono anche ben più complicati da gestire.

Gli organismi tecnici della UE (SEC(2008) 85) hanno valutato tra 50 e 200 €/tCO2 la carbon tax necessaria per stimolare il cambiamento tecnologico chiesto dalla UE entro il 2020.
Con l'attuale emissione italiana di circa 520 MtCO2 da fonti fossili, una carbon tax di 100 €/tCO2 comporta però un aumento di tasse di 52.000 M€/a; circa il 3 % del PIL.
L'effetto recessivo è anche dovuto all'aumento del prezzo medio dell'energia commerciale in Italia almeno del 40 % (nel 2006 valeva circa 120.000 M€), che metterebbe in difficoltà tutti gli utilizzatori.
Come ribadito dalla IEA in WEO2006 e WEO2008, il costo per aumentare l'efficienza energetica dei servizi finali resi alla popolazione è molto minore di quello per avere una nuova fornitura di energia pari a quella risparmiata con l'efficienza.
Pur notando che il bilancio mondiale di tale cambiamento tecnologico sarebbe comunque positivo, la IEA afferma che esso è rallentato da ingiustificate resistenze psicologiche, che possono e devono essere superate da una robusta ed efficace Politica Energetica.
Per l'Italia poi, se i costi delle tecnologie a basso uso di fossili fossero anche solo uguali alle tecnologie usuali, all'acquisto obbligato di fonti energetiche all'estero si sostituirebbe un acquisto di pari importo di tecnologie innovative all'interno, con ovvio aumento del PIL.

Non basta però affermare che tale innovazione tecnologica è sostenibile e, specialmente per l'Italia, perfino favorevole allo sviluppo economico interno ed alla bilancia dei pagamenti.
Il dibattito sulla sostenibilità delle tecnologie energetiche deve avvenire di fronte a tutti, ma tra chi, ora, di fatto, le fornisce, o le usa, o quanto meno vi fa ricerca vera.
Invece il dibattito sulla sostenibilità delle politiche di promozione dell'innovazione è il campo proprio dei partiti politici.
Un partito politico deve proporre una Politica Energetica realmente capace di stimolare l'innovazione necessaria a ridurre l'emissione nazionale di CO2.
Ma tale politica non deve produrre aumento di carico fiscale e recessione, che sono gli effetti collaterali tipici di carbon tax, certificati verdi e bianchi.

Come deve essere una Politica Energetica nuova.
Invero tutti gli effetti collaterali inflattivi e recessivi delle politiche energetiche attuali, possono essere non solo bilanciati, ma perfino radicalmente evitati con una politica energetica semplice, che non renda giustificabili aumenti dei prezzi dell'energia e dei servizi finali alla popolazione.
La riduzione dell'energia impiegata per produrre gli stessi servizi e della quantità di carbonio fossile impiegato a pari energia fornita, deve essere stimolata con la stessa efficacia della C.T.
La politica energetica qui proposta coinvolge i soggetti economici fornitori di energia, di beni e di servizi, provocando tra loro un'evidente concorrenza nell'efficienza di trasformazione, senza dare o togliere risorse economiche a nessun gruppo di concorrenti noti.

Sul primo numero del 2008 di Ceramica Acta, organo ufficiale del Centro Ceramico di Bologna, ho illustrato obbiettivi ed architettura della mia proposta di nuova politica energetica.
Avendo già illustrato le caratteristiche necessarie, qui mi limito ad esporre la sequenza di interventi prevista per attuare tale politica energetica, che dovrebbe sostituire tutti gli incentivi, tutte le tasse e tutti i controlli pubblici sull'energia in pochi anni.

FASE 1
Abolizione delle accise su tutti i prodotti energetici venduti in Italia.
L'introito erariale corrispondente, circa 30.000 M€/anno, viene recuperato applicando alla fonte, o all'importazione, una carbon tax inesentabile di circa 60 €/tCO2 per le fonti fossili usate.
Tale cambio di tassazione poco cambia per gli acquirenti dei vettori energetici commerciali, ma mette i fornitori in concorrenza sull'efficienza e rende automatica la riduzione delle tasse quando si riduce l'emissione nazionale di CO2.
Riduzione che avviene perché la scelta degli utenti si sposta spontaneamente verso i mix disponibili di vettori intercambiabili a minor uso di carbonio fossile.
Gli accordi europei non dovrebbero impedire tale modifica fiscale, né le modifiche parafiscali di seguito illustrate.
Dovrebbe essere rilevante solo l'effettivo rispetto del calendario di riduzione dell'emissione di CO2 e dei consumi energetici in Italia, comunque siano le norme nazionali.
La politica energetica proposta si svolge in altre 4 fasi, in più o meno rapida successione.

FASE 2
Azzeramento di ogni sostegno pubblico alle fonti energetiche fossili ed azzeramento di ogni nuovo sostegno pubblico allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili o di tecnologie per ottenere servizi finali con maggior efficienza energetica.

FASE 3
I fornitori di vettori energetici commerciali (solidi, liquidi, gassosi ed energia elettrica), perfettamente noti all'erario circa le quantità vendute e le fonti usate, sono  divisi in quattro gruppi obbligatori di concorrenti noti, ciascuno censito in chiaro sul rapporto:
Intensità Carbonica dell'Energia = ICE
= (tCO2 da fonti fossili)/(MWh d'energia fornita)
Per ogni gruppo di concorrenti noti risulta ogni anno un valore medio corrente di ICE  tCO2/MWh.
I componenti del gruppo che hanno ICE maggiore della media nota pagano l'eccesso di carbonio fossile e quelli sotto la media sono premiati per il risparmio di carbonio, ad un "prezzo unico nazionale di scambio CO2" (punC = 20 €/tCO2 inizialmente), che può solo crescere , ma solo in caso di ritardo sul calendario di riduzione dell'emissione di CO2 nazionale.
Tutti i membri noti del gruppo di concorrenti sono esentati dall'emission trading, ma non dalla carbon tax definita in FASE 1.
L'esenzione dall'emission trading comporta un evidente vantaggio per la bilancia dei pagamenti, come pure per gli utenti dei vettori energetici.
Nessuno gli potrà aumentare il costo medio dell'energia con la scusa di nuove tasse per la CO2 da fossili.
Infatti non ci sono nuove tasse.

FASE 4
I soggetti economici fornitori di beni e servizi, che usano beni strumentali e vettori d'energia per realizzare quanto forniscono, sono esentati dall'emission trading e dalla carbon tax prevista per gli acquirenti generici d'energia (FASE  5), se volontariamente formano gruppi di concorrenti noti (definiti dal tipo di bene o servizio fornito - circa 200) all'interno di ognuno dei quali, essendo noti all'erario i corrispettivi ricevuti e pagati con fatture e ricevute fiscali da ciascun componente, è facile definire, per un anno:
A) Anidride carbonica associata all'energia utilizzata, in base ai valori medi nazionali correnti dei quattro tipi di vettori energetici usabili
B) Differenza tra tutti i corrispettivi ricevuti e quelli pagati (Valore Aggiunto)

Quindi si definisce per ogni gruppo di concorrenti e per ogni suo componente il rapporto:
Intensità Carbonica del Valore Aggiunto corrente = ICVA = A/B   tCO2/M€.
I componenti del gruppo che hanno ICVA maggiore della media nota pagano l'eccesso di carbonio fossile e quelli sotto la media sono premiati per il risparmio, al prezzo del "punC".
La gestione ordinaria dei gruppi di concorrenti noti è lasciata ai promotori; generalmente le associazioni imprenditoriali specifiche.
La P.A. esegue solo controlli a campione.
Ciò comporta un evidente vantaggio per gli acquirenti dei beni e servizi, a cui nessuno potrà aumentare il costo medio di beni e servizi, in quanto mediamente non ci sono nuove tasse sulla CO2 da fossili. Passando alla FASE 4 si aumenta il tasso annuo di riduzione dell'emissione di CO2 dall'Italia senza aumentare il punC.

FASE 5
Sono definiti "acquirenti generici d'energia" le persone fisiche con reddito proprio ed i soggetti economici non coinvolti nella FASE 4.
Ogni anno a livello nazionale viene valutata l'anidride carbonica associata all'energia consumata dagli acquirenti generici come differenza tra la totalità e quella associata ai consumi d'energia dei gruppi di concorrenti noti.
Ogni anno a livello nazionale si valutano per via statistica come "persone a carico degli acquirenti generici" tutte le persone domiciliate in Italia e tutti i "lavoratori a tempo pieno equivalenti" dichiarati dipendenti da soggetti economici noti, ma non coinvolti in FASE 4.
Ogni anno è quindi definita la media nazionale di CO2 associata ad ogni persona a carico degli acquirenti generici (tCO2/persona/anno).
Non servono indagini sui comportamenti dei singoli acquirenti generici e ad inizio d'anno è riconosciuta ad ogni acquirente generico un'equa sovvenzione così calcolata:
(persone a carico) * (media nazionale tCO2/persona/anno) * punC
I fornitori, quando forniscono vettori energetici ad "acquirenti generici d'energia", aggiungono al prezzo del vettore un'addizionale (in €/MWh) calcolata come:
(media nazionale annuale di CO2 tipica dell'energia fornita  tCO2/MWh) * punC
Quindi nessun nuovo carico fiscale grava in media sugli acquirenti generici, che sono però equamente stimolati a ridurre i consumi d'energia nelle diverse attività di loro interesse, come fossero un gruppo di concorrenti noti.

Attuare rapidamente tutte le cinque fasi della politica energetica proposta in questa nota permette di stimolare equamente tutti i fornitori e tutti gli utilizzatori di energia, con una intensità equivalente ad una
carbon tax = (carbon tax di FASE 1) + 2 * punC
E' come applicare da subito una carbon tax classica di 100 €/tCO2.
Però senza controindicazioni macroeconomiche.

Però, diversamente dalla carbon tax, nessuna di tali fasi comporta aumento del prelievo fiscale e dell'inflazione, né causa recessione, o costi burocratici significativi.
Questo tipo di politica energetica è applicabile in qualunque ambito merceologico e territoriale noto, senza alcuno svantaggio competitivo negli scambi commerciali con altri ambiti territoriali.
Anche a livello comunale e regionale gli spazi di manovra gestibili con i criteri analoghi sono molto maggiori di quanto generalmente si creda.

Solo se le suddette 5 fasi di politica energetica non creano entro due anni il richiesto tasso di riduzione della CO2 atmosferica da fossili (circa il 2 %/anno), o poi non lo mantengono, si aumenta (proporzionalmente al rapporto tra tasso voluto e tasso effettivo) il valore del "punC", aumentando lo stimolo efficace senza effetti collaterali negativi.
La discussione delle scelte sottostanti alla regolamentazione semplificata qui proposta è esposta nelle mie relazioni più estese.
Queste illustrano anche le condizioni per rispettare l'equità internazionale e sono disponibili previa pubblica discussione di questa nota.


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