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3 giugno 2018

Due domande al nuovo governo

La ragion d'essere di un metodo d'intervento politico è rendere perseguibili con successo gli scopi politici legittimamente scelti.
La legittimità degli scopi politici di un Governo proviene dall'approvazione del Parlamento, possibilmente eletto in base ad intenzioni rese esplicite nei programmi elettorali.
Quindi le "buone intenzioni" non bastano, occorre realizzarle senza infrangere regole già codificate come quelle della Carta Costituzionale, nonché quelle scritte in leggi e trattati non ancora modificati con le procedure previste dalla Costituzione.
Infatti, come puntualizzavo il 14 maggio 2018:
"La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario.
In verità questi "Poteri" sono Servizi Pubblici garantiti ai cittadini italiani, forniti tramite organi costituzionali soggetti a norme costituzionali.
Senza queste norme il Potere Statale sarebbe solo prevaricazione, in genere a danno dei più deboli."

Ciò ribadito queste sono le mie due domande secche:
--
Quante sono le risorse economiche pubbliche ritenute direttamente necessarie per raggiungere ciascuno degli obbiettivi indicati nel contratto di governo?
Con quale metodo d'intervento politico si può invece perseguire almeno alcuni di tali obbiettivi senza intaccare le sempre scarse risorse economiche pubbliche e senza nuove tasse (ora, o tra un po')?




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19 agosto 2016

Riavvio della discussione

Dopo due anni dalle pubblicazioni sui blog "ConcorrenzaEnergetica" e "EcodemBologna", ripropongo le Politiche di Stimolo Differenziale [PSD], che compongono la Politica Differenziale Generale [PDG], che la Rappresentanza Politica Territoriale [RPT] può definire in autonomia, senza attendere ordini superiori. Dopo oltre cinque anni di recessione conclamata, perché non aprire finalmente in Italia una discussione pubblica sulla possibilità, tramite un'azione politica sui Soggetti Economici operanti sul territorio, di stimolare gli stessi a spendere il 2 % di PIL in più per migliorare quelle prestazioni (degli investimenti e delle spese correnti che hanno già deciso) che la RPT definisce di Pubblico Interesse. Infatti, anche se negli ultimi dieci anni si sono ridotti, gli investimenti privati sono circa il 20 % del PIL ed è difficile pensare che loro miglioramenti estesi e significativi non ne facciano lievitare i costi del 10 % (il 2 % del PIL). Oltre a non prevedere sovvenzioni pubbliche, né tassazione ad hoc, la PDG nemmeno chiede ai privati di certificare le tecnologie usate per ottenere le prestazioni misurabili definite di Pubblico Interesse. La mia proposta di PDG ovviamente si riferisce alla rubrica "base" del blog ConcorrenzaEnergetica, postata a giugno 2009. Svolgerò la mia proposta con la massima semplicià in EcodemBologna e nella rubrica "PDG 2016" di ConcorrenzaEnergetica. Spero davvero che finalmente parta la discussione, sui blog suddetti, o tramite la mia e-mail gabrielgavioli@tin.it


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3 giugno 2014

Legittime curiosità o domande cattive?

Solo di persona, o via e-mail, qualche amico mi ha chiesto:
Perché i politici, i sindacalisti e, a quanto pare, pure gli economisti, ritengono che lo Stato per far aumentare il PIL del 2 % può solo investire direttamente il 2 % del PIL, anche a rischio di creare deficit pubblico, o stampando moneta?
Perché, per non creare deficit e non potendo stampare moneta, l'unica strada che alcuni ritengono efficace è tassare i cittadini più ricchi per aiutare quelli più indigenti a spendere di più (e perché nessuno lo fa)?
Perché non si contempla la possibilità che sugli investimenti attuali (>>10 % del PIL) gli investitori siano costretti a fare investimenti di miglior qualità (ovviamente più costosi per oltre il 2 % del PIL), avendone comunque loro un maggior utile?
Quali sono gli effetti negativi sul PIL, o sull'equità sociale, dell'avvio di azioni compatibili con la Politica di Stimolo Differenziale generale (PSDg).
E' compatibile con la PSDg trasferire "a parità di bilancio pubblico" denaro dagli investimenti in borsa agli investimenti in fattori produttivi (aumentando le tasse sugli utili dei primi e calandole per i secondi)?
E' compatibile con la PSDg trasferire "a parità di bilancio pubblico" denaro dai guadagni ricavati dalla volatilità della borsa a quelli degli investimenti mantenuti per almeno un anno (aumentando le tasse sui primi e calandole sui secondi)?
Proprio nessuno mi aiuta a rispondere a queste curiosità, che mi sembrano legittime?
Gabriele Gavioli
gabrielegavioli@tin.it




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9 aprile 2014

Ritenete che questo blog sia mercantilista?

La visione mercantilistico-finanziaria dell'economia è quella che riduce sostanzialmente la definizione di benessere a quello economico, facendolo poi coincidere con un aumento annuo del PIL nazionale che superi l'inflazione del 2 % ed arriva perfino a definire investimenti gli accantonamenti finanziari ed a chiamare industria la gestione dei risparmi nei fondi comuni d'investimento.
La mia visione è leggermente più ampia e giustifica diversamente gli interventi pubblici nelle attività economiche.
Per convincere ogni dubbioso che la Politica di Stimolo Differenziale generale (PSDg) non ha come presupposto che la Pubblica Utilità coincida con l'aumento del PIL, penso sia sufficiente la lettura della rubrica "base" (qui postata da giugno a novembre 2009).
Nei post del 2014 ho fatto però notare che ad ogni "miglioramento delle prestazioni" dei beni durevoli corrisponde quasi sempre un aumento del costo dei beni stessi, cioè dell'investimento reale, che pure era già stato deciso nel suo scopo principale.
E' questa ineluttabile conseguenza che provoca l'aumento del PIL (dall'1 al 2 %/a, operando su investimenti al 10 % del PIL ), ma non può mettere in ombra il valore dei traguardi di Pubblica Utilità che si vogliono raggiungere con il "miglioramento delle prestazioni" dei beni fisici durevoli oggeto d'investimento.
A taluni "miglioramenti" corrisponde un aumento del valore di mercato delle prestazioni, che aumenta la redditività dell'investimento, quindi a questi "miglioramenti convenienti" si può prioritariamente orientare lo stimolo differenziale della PSDg in un periodo in cui il punto di vista meramente economico non mi pare trascurabile.




permalink | inviato da ggavioli il 9/4/2014 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 marzo 2014

Il Lavoro delle Donne fa aumentare il PIL

In questi giorni ho riesaminato alcuni interventi giornalistici ed istituzionali pubbicati a partire dal 2009.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/?id=3.0.3893015595
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-12/donne-lavoro-fanno-volare-063731.shtml?uuid=AbvRdEBH
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-07/meglio-essere-norvegesi-ocse-da-compiti-casa-governanti-la-giornata-donna--103647.shtml?uuid=ABpW6Q1
http://www.oecd.org/eco/surveys/italyoverview7may.pdf
http://www.businesscommunity.it/m/_Febbraio2013/cover/Bianco_Bankitalia_la_piena_occupazione_femminile_vale_il_7_del_Pil.php
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-05/donne-mercato-lavoro-aiutare-063952.shtml?uuid=AaoCYtaE
http://www.oecd.org/italy/Closing%20the%20Gender%20Gap%20-%20Italy%20FINAL.pdf

Tali pubblicazioni affermano che un rapido aumento del lavoro femminile, specie di alto livello, faccia aumentare rapidamente il PIL altrimenti atteso.
Una disoccupazione delle donne > 40 % è quindi da considerare un Danno Pubblico da sanare.
Però molti politici ed economisti ritengono che, come ogni altra politica espansiva, ciò richieda interventi comunque a carico della finanza stale o locale, che poi comportano aumenti del carico fiscale generale.
In particolare, in presenza di vincoli, sia di equilibrio di bilancio, sia di divieto di aiuti di Stato, si ritiene poi che tutte le politiche espansive del PIL siano praticamente impedite dall'Europa.
E' però una problematica del tutto simile alla promozione del lavoro dipendente, come di qualunque altra risorsa disponibile in Italia e poco utilizzata.
Si tratta solo di orientare la concorrenza di soggetti già competitori, favorendo quelli che più usano la risorsa favorevole al PIL ed  in modo speculare penalizzando quelli che meno la usano.
La procedura di Politica di Stimolo Differenziale per l'occupazione femminile PD(LF) opera similmente alla PD(LD) delineata nel post del 28/02/2014.
Nei prossimi giorni presenterò la PD(LF), corredata da cifre affidabili estratte dai documenti citati.




permalink | inviato da ggavioli il 9/3/2014 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 marzo 2014

Vorrei discutere di Politica per l'Occupazione

Continuo a registrare un imbarazzante silenzio come risposta ai miei post in questo blog. Pur con 21.200 letture ad oggi.
Tuttavia e fortunatamente, ma senza voler apparire sul blog, qualche lettore mi fa notare refusi ed imprecisioni nella mia presentazione.
Ovviamente procedo a correggerli, ma sarei più contento di ricevere contestazioni, stroncature, o consensi nel merito della Politica di Stimolo Differenziale generale "PSDg" che sto esponendo in questo 2014 e di cui certamente la PED == PD(Erg) è parte importante.

Sembra irrilevante che ad un soggetto economico sia offerta la possibilità di veder dimezzato per sempre l'aumento dell'incidenza del costo della risorsa umana rispetto ai suoi diretti concorrenti in Italia?
E che intanto chi invece volesse ridurre tale incidenza riducendo la forza lavoro alle sue dipendenze (magari usando false partite IVA), debba sborsare per sempre comunque la metà dell'atteso risparmio economico?

A me questa ipotesi d'intervento normativo pare invece decisiva e proviene dalla semplice applicazione a tempo indeterminato della Politica di Stimolo Differenziale dell'Occupazione del Lavoro Dipendente == PD(LD).
Mi sembra una radicale risposta alla prolungata crisi occupazionale (disoccupazione almeno tre volte quella fisiologica).
Risposta che peraltro non richiede risorse pubbliche, (quindi niente maggiori tasse), né comporta aumento dei costi medi di beni e servizi (quindi niente maggior inflazione).
Ne vogliamo discutere? Qualunque sede è buona.
gabrielegavioli@tin.it


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8 gennaio 2014

Urgenze 2014

All'inizio di questo 2014, non si può più continuare a sottovalutare i motivi strettamente economici per attuare l'Economia Verde.
E' ormai chiaro che per l'Italia serve che i privati facciano acquisti straordinari (non già previsti), che si traducano in aumento del PIL (almeno del 2 %/anno).
Cioè impieghi economici privati maggiori di almeno 30 miliardi di euro ogni anno sul precedente rispetto a quanto previsto dall'usuale andamento delle transazioni (BAU).
Ma ciò non deve far aumentare il carico fiscale (in percentuale sul PIL), nè aumentare la spesa pubblica assoluta, nè ridurre i servizi di pubblica utilità, od aumentare i loro costi per i consumatori.
Infatti ciascuna di queste eventualità comporta effetti recessivi e riduzione del gettito fiscale ordinario.
Dal 2008 nessuna delle politiche economiche/fiscali attuate, o promesse, riesce ad ottenere una tale espansione netta e reale del PIL. I macroeconomisti giustamente indicano che, per ottenere tale risultato, occorre:
1. L'effettiva disponibilità da parte dei consumatori delle risorse economiche da impiegare
2. La propensione dei consumatori ad impiegarle adesso, invece di accantonarle per il futuro

Nel prossimo post della rubrica "PSDg_2014", riferendomi a precedenti post di questo blog, mostrerò come un dosato avvio dell'Economia Verde (possibile senza controindicazioni solo usando la PED) possa garantire almeno un tale aumento annuale del PIL per oltre dieci anni.
La PED viene inserita in un più ampio quadro di analoghe di Politiche di Stimolo Differenziale all'uso ottimale di altre risorse (troppo intensamente o troppo poco usate), politiche validamente concorrenti ad evitare la dispersione di risorse macroeconomiche in ricorrenti emergenze nazionali per mancata resilienza a fenomeni naturali.




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1 dicembre 2013

La Politica Energetica Differenziale nei territori

Da oggi, ai 16666 visitatori del bolg,  mostro nella rubrica "PED_qui_ora" le immediate possibilità di avviare la PED in territori circoscritti con risultati che incidono significativamente sull'economia dei territori stessi.
Ricordo che a livello nazionale (30 - 90 Milioni di residenti), i risultati generali illustrati in "PED_IT_2050" sono legati al fatto che il territorio corrispondente importi il 70 - 90 % dell'energia utilizzata.
 Ovviamente è una condizione che non rispecchia la media globale degli Stati, che penalizza gli Stati con tecnologie BAU (usuali), ma che permette significative accelerazioni economiche  agli Stati che si staccano da tale condizione per avvicinarsi all'autonomia energetica.
Ad esempio in 40 anni.




permalink | inviato da ggavioli il 1/12/2013 alle 13:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 ottobre 2013

Aggiornamento e semplificazione

A partire da alcuni giorni, nella rubrica PED_IT_2050 sto postando la versione più recente e meglio organizzata della mia proposta di politica energetica capace di far sviluppare l'Economia Verde in Italia a livello nazionale, senza contraddire gli impegni internazionali già presi dal 2009 e senza provocare danni all'economia.
Naturalmente sono, a maggior ragione, sempre graditi commenti, critiche, plausi e stroncature.

Successivamente, nella rubrica PED_qui_ora posterò le attività di Politica Energetica Differenziale che comunque la Pubblica Amministrazione Locale può avviare subito a favore del territorio di competenza, rispettando le direttive europee e le leggi nazionali.
Vi assicuro che non è poco. Del resto tracce le potete trovare anche in PED_2009.

Gabriele Gavioli




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19 agosto 2013

Bisogna cominciare a discutere seriamente

I 12.000 visitatori di questo blog nel 2009 ed i 2000 nel 2013 non hanno ancora ritenuto opportuno commentare, criticare, fare domande, proporre alternative, o approvare quanto da me scritto.

Mi sembra strano che, nell'attuale congiuntura economica, passi sotto silenzio una proposta che, rispetto alle usuali politiche, per l'Italia prevede sinteticamente questi risultati a breve e lungo termine:

Da 40 anni all’Italia serve una Politica Energetica che eviti una dipendenza da fonti energetiche estere che ora costa il 5 % del PIL.
Nei prossimi 40 anni bisogna ridurre dell’80 % l’emissione di CO2eq del 2005.
Sono definiti i fondamenti tipici della Politica Energetica Differenziale “PED” nazionale, che supera espressamente alcune politiche fiscali e parafiscali nazionali, ma che può operare in parallelo ad altre politiche energetiche (es. ETS) (pur rendendole superflue).
Gli interventi principali della PED per l'Italia sono:

Primo intervento
La PED dà stimoli che hanno effetto solo all’interno di ambiti di soggetti decisori con pari opportunità tecnologiche, per ridurre il consumo di FEM per fornire energia sul mercato, i costi energetici dei servizi delle “Macchine” fornite e la spesa energetica per produrre beni o servizi.
La PED stimola i decisori di ciascun “ambito a pari opportunità” ad uniformare le proprie prestazioni energetiche a quelle che di fatto risultano le migliori in quell’ambito.
La Tassa sugli Acquisti Generici di Energia “TAGE”, ridistribuita prima di essere prelevata, stimola equamente gli acquirenti generici dei vettori energetici disponibili in commercio ad usarli con più efficienza e moderazione.
La PED stimola di più i soggetti decisori (economici, consumatori e pubblici) degli ambiti con maggior convenienza economica media a fare scelte che riducono del 2 %/a l’emissione italiana 2005 di CO2eq.
In termini macroeconomici, con la PED si ha:
PIL = PIL(BAU) + (progressione lineare in 40 anni) da 30 a 1800 G€(2010)/a

Secondo intervento
La PED elimina tutte le tasse periodiche sui beni durevoli e suddivide il loro gettito tra tassa sull’energia da FEM e tassa sui servizi essenziali comunali. Ciò riduce molto, sia gli adempimenti periodici dei contribuenti, sia il costo burocratico del prelievo fiscale.
Ne consegue, entro cinque anni; PIL = PIL(BAU) + 20 G€(2010)/a.

Terzo intervento
La PED elimina l’attuale spesa (oltre 15 G€(2010)/a) della PA e degli utenti per incentivare energie alternative, o tecnologie efficienti e per esentare alcuni soggetti da tasse sull’energia.
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Questo post di oggi è quindi un appello a discutere almeno i miei interventi di questo agosto 2013.
Si veda anche il mio post del 12/10/2009 della rubrica diario.
Oltre che su questo blog, mi si può contattare via e-mail.
gabrielegavioli@tin.it           


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permalink | inviato da ggavioli il 19/8/2013 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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