.
Annunci online

  ConcorrenzaEnergetica [ ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo



cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


16 agosto 2013

Effetti macroeconomici propri della PED e delle politiche attuali

S’è già visto il separato impatto della Politica Energetica Differenziale su tre fronti decisionali:
- I fornitori di energia commerciale
- I fornitori delle "Macchine" usate insieme ad energia per ottenere beni e servizi
- Gli utilizzatori di energia commerciale
Anche le politiche energetiche classiche, come Carbon Tax, ETS ed Aiuti a Tecnologie, se gli stimoli sono adeguatamente efficaci, possono riuscire a far ridurre per 40 anni l’emissione italiana di CO2 di 0,01 Gt/a ogni anno. La PED è poi dimensionata per ottenere comunque tale risultato.
Qui si esamina espressamente l’impatto degli stimoli propri di ogni politica energetica sulla variazione del PIL da un anno all’altro e per 40 anni, in termini di effetto primario sul PIL.
Partendo dalla “situazione 2005”, si valutano le modifiche dei flussi economici dell’Italia con l’estero, dei contribuenti con la Pubblica Amministrazione e tra categorie diverse di decisori.
Si assume che un aumento degli esborsi all’estero comporti un’eguale riduzione del PIL.
Si assume che un aumento del carico fiscale comporti riduzione del PIL dei due terzi.
Si assume che un aumento indipendente dell’inflazione riduca il PIL della metà.
Tutte queste specifiche riduzioni di PIL riducono l’espansione macroeconomica che comunque si realizza in Italia con l’Economia Verde, anche fino a farla diventare negativa.
Le variazioni di carico burocratico date dalle politiche in esame rispetto alla “situazione 2005”, si traducono in significative variazioni di costi, sia per la PA, sia per i cittadini/contribuenti coinvolti.
L’effetto macroeconomico di tali modifiche qui si ritiene sia stimabile nel 20 % del prelievo fiscale lordo (o del finanziamento lordo) scopo dei procedimenti pubblici implementati, od eliminati.
Si ricorda che è macroeconomicamente molto costoso ridurre la CO2 emessa solo sostituendo le FEM con le FER, mentre è assai meno costoso ridurla con efficienza e moderazione energetica.
In questo esame si presume quindi che la riduzione dell’emissione sia comunque ottenuta col passaggio da FEM a FER solo per il 20 % e per l’80 % con più efficienza e moderazione.

1. I flussi economici con l’estero, con la PA e tra decisori, vigente la PED
Efficacia
La PED prevede una progressione automatica di stimoli differenziali sui decisori affinché spontaneamente compiano scelte compatibili con il programma dell’Economia Verde.
In particolare (prima che un rallentamento sotto 2 %/a della riduzione dell’emissione nazionale di CO2 provochi un aumento di AD), si hanno i seguenti stimoli:
- I fornitori d’energia commerciale con intensità carbonica potenziale maggiore della media di settore sono penalizzati di 100 € per ogni t di CO2 potenziale sopra la media di settore (che comunque sopporta 30 €/tCO2 potenziale al posto delle Accise sull’energia e 50 €/tCO2 al posto di parte delle tasse periodiche sulle “macchine”). Il differenziale tra i fornitori d’energia risulta comunque 180 €/tCO2 che è maggiore del sovracosto medio per passare da FEM a FER.
- I fornitori di “macchine” più efficienti della media del venduto nell’anno sono accreditati del 25 % dei minori costi energetici certificati per la durata media di vita utile rispetto alla media e ciò generalmente è molto più della differenza del costo di costruzione rispetto alla “macchina” media.
- Gli utenti d’energia commerciale con intensità energetica per Valore Aggiunto minore della media dei loro concorrenti ricevono 0,5 € per ogni € di minor spesa energetica rispetto alla media.
Ciò generalmente dimezza il ROI dell’investimento differenziale, il cui ammortamento quasi sempre è già minore della riduzione dei costi energetici relativi.
In definitiva la PED è certamente capace di indurre ciascun decisore a scegliere con vantaggio soggettivo quanto più conviene dal punto di vista macroeconomico.
Inoltre PED rende semplicemente più appetibili economicamente le innovazioni che oggettivamente risultano più convenienti nello spettro di opzioni tecnologiche disponibili per ciascun decisore.
Estero
La PED coinvolge i soggetti decisori solo in quanto essi operano sul mercato italiano.
La PED non crea dazi all’importazione, né comporta acquisti di Diritti d’Emissione all’estero.
Soprattutto essa non penalizza la media dei beni e servizi prodotti o commercializzati in Italia.
Penalizza solo i prodotti esteri di cui non si fossero accertate le caratteristiche energetiche.
Fiscalità
La PED interviene sulle scelte dei decisori lasciando invariato il loro carico fiscale complessivo. In particolare le semplificazioni e rimodulazioni dei prelievi fiscali precedenti (tasse periodiche sulle “macchine” e Accise sull’energia) sono effettuate a prelievo fiscale rigorosamente costante.
Contestualmente alla rimozione di alcune tasse, la PED elimina le molte sovvenzioni alle FEM e le esenzioni per il loro uso, ora a carico della fiscalità generale, da cui + 10 G€/a di PIL
Burocrazia
La PED trasforma, sia le tasse periodiche su beni durevoli, sia le Accise sui prodotti energetici e relative esenzioni, in carbon tax senza esenzioni, a carico dei fornitori d’energia ed in aliquote base di tasse strettamente locali, modulate localmente.
Vengono azzerati i costi di prelievo riguardanti circa 80 G€/a di gettito, con un risparmio per la PA di circa 16 G€/a e per i contribuenti di circa 4 G€/a, rendendo immediatamente disponibili al mercato fino a 20 G€/a rispetto alla “situazione 2005”; da cui + 20 G€/a di PIL
Inflazione
La PED, tramite gli accrediti differenziali AD non modifica i prezzi medi dei quattro tipi di vettori energetici, né di beni e servizi, rispetto alla “situazione 2005”. Invece rimodulare il carico fiscale, riducendo le tasse sui beni durevoli e portandolo sull’energia (i fornitori risultano sostituti d’imposta), può ridurre un po’ il PIL, almeno nell’immediato -- 2 G€/a di PIL

2. I flussi economici con l’estero, con la PA e tra decisori, vigente l’ETS
Efficacia
Al commercio dei Diritti di Emissione sono abilitati solo pochi settori economici, che coprono circa il 40 % dell’emissione diretta di CO2 dall’Italia. Perché ETS abbia l’efficacia richiesta in questo pur ristretto ambito di produzione ed uso d’energia, cioè ne faccia ridurre almeno del 2 %/a l’emissione annuale diretta di CO2, occorre che il prezzo dei Diritti d’Emissione cresca a circa 100 €/tCO2.
Per ottenere che anche il restante 60 % dell’emissione diretta di CO2 cali del 2 %/a occorre una carbon tax di 100 €/tCO2 su tali emissioni dirette, il cui gettito netto deve alimentare aiuti a tecnologie mirate a ridurre del 2 %/a le emissioni dirette di CO2 degli utilizzatori di combustibili commerciali.
Esistono politiche tendenti a ridurre anche l’uso dell’energia elettrica, ma qui ne trascuriamo gli effetti, visto che il consumo d’energia elettrica è comunque previsto in crescita.
Estero
L’ETS permette di commercializzare i DE all’interno della UE e far valere riduzioni d’emissione ottenute anche fuori UE. Pertanto, nel tempo necessario (da 10 a 60 anni) a sostituire le tecnologie ad emissione specifica più alta con altre a minor intensità, i soggetti emettitori acquistano DE ed equivalenti ovunque disponibili. Quando si avrà una nuova espansione economica e per 40 anni a venire la disponibilità sarà però prevalentemente all’estero.
Nel 2020, dovendo presumere l’efficacia di tali politiche energetiche, l’emissione dall’Italia sarà di 400 MtCO2/a ed i settori ETS dovranno comunque acquistare DE fino a 0,4*400 = 160 MtCO2 con una spesa media sul mercato, ma prevalentemente all’estero, di 0,16G*100 = 16 G€/a
Fiscalità
In alternativa all’acquisto sul mercato, per ETS i DE possono essere acquistati alle aste governative, a pari costo per i soggetti emettitori, ma con minor riduzione del PIL (dal 100% al 66 %).
Tale disponibilità governativa di DE non corrisponde ovviamente ad una riduzione dell’emissione, ma ad una tassa sull’emissione, come la carbon tax per i settori non ETS.
L’aumento probabile di carico fiscale complessivo risulterà nel 2020 di 0,4G*100 = 40 G€/a
Burocrazia
Il gettito netto di questo nuovo carico fiscale (36 G€/a) dovrebbe coprire i costi d’impianto per tecnologie più efficienti. Tuttavia tali risorse, per passare dagli emettitori in eccesso a chi acquista tecnologie più efficienti, transitano nella fiscalità generale. Burocrazia, scelte tecnologiche della PA e necessari controlli, riducono di 12 G€/a il beneficio netto per le tecnologie efficienti.
Le conseguenze primarie complessive sul PIL risultano - 40+36-12 = -- 16 G€/a di PIL
(Gli investimenti innovativi netti di ciascun anno (24 G€/a) dovrebbero ridurre l’emissione di 0,01 GtCO2/a.
Tuttavia per emettere sufficientemente meno CO2, in media l’investimento differenziale è il 20 %, quindi l’ammortamento annuo specifico in 10 anni dell’investimento differenziale risulta in definitiva:
(0,20*24G/0,01G)*0,15 = 72 (€/a)/(tCO2/a) = 72 €/tCO2
Il restante 80 % delle risorse fiscali ridistribuite viene quindi speso in beni durevoli usuali, ripagati con detrazione fiscale del 50 % diluita in 10 anni e con incerto impatto sul PIL)
Inflazione
Con ETS aumenta il costo dell’energia agli utenti intermedi, con ulteriori aggravi al consumo finale oltre al maggior carico fiscale. Poi sull’energia elettrica pesano sovracosti per 10 G€/a per incentivi a ridurre la CO2, ma a carico degli utenti. Il risultato primario sul PIL è -- 8 G€/a di PIL

3. Conclusioni sulla fattibilità dell’Economia Verde
- La variazione di PIL strettamente dovuta a PED risulta +20+10-2 = + 28 G€/a di PIL
- La variazione di PIL per le politiche energetiche UE risulta -16 -8 = -- 24 G€/a di PIL
Pertanto l’espansione primaria della EV che è 12 G€/a, se i decisori scelgono spontaneamente le opzioni più favorevoli all’economia nazionale senza bisogno di stimoli:
- Con la PED diventa +12+28 = + 40 G€/a di PIL
- Con le attuali politiche energetiche UE risulterebbe +12 -24 = -- 12 G€/a di PIL
In definitiva la PED aumenta in modo consistente la spinta espansiva propria dell’Economia Verde in Italia, mentre le altre politiche energetiche per realizzare l’EV innescano recessione.
Sostanzialmente con le politiche energetiche vigenti e proposte dalla UE non è possibile realizzare l’Economia Verde (- 2%/a di CO2) senza dover accettare una “decrescita felice” (-1 %/a del PIL).
Con PED + EV la crescita primaria del PIL è 40 G€/a e si potrebbe espandere fino a 100 G€/a.
Si tratta di oltre il 6 % del PIL 2005. Il prelievo fiscale ordinario (40 G€/a) su questa espansione può ridurre in modo bilanciato il debito pubblico e la percentuale di carico fiscale sui contribuenti fedeli.
Il minor carico burocratico del prelievo rende il personale dell’Agenzia delle Entrate più disponibile per il contrasto all’evasione fiscale e riduce la percentuale di carico fiscale sui contribuenti fedeli.

ETS + PED
Una valutazione particolare merita la probabile eventualità che l’Italia non possa comunque uscire dall’ETS ed i Diritti di Emissione continuino a costare meno di 30 €/tCO2.
Ovviamente i costi burocratici a carico dei settori ETS rimarrebbero circa 0,5 G€/a, come ora.
Tali settori, all’estero, o nelle aste governative, spenderebbero circa: 0,4G*0,4*30 = 4,8 G€/a e scaricherebbero tali costi sui diretti acquirenti, forse anche con ricarico, quantomeno dei costi burocratici sostenuti, quindi in tutto 4,8 + 0,5 = 5,3 G€/a
In tali condizioni l’ETS modificherebbe poco l’intensità carbonica di quei settori economici.
Infatti la sostituzione delle FEM con le FER costa più di 100 €/tCO2 quindi i decisori preferiranno comprare DE piuttosto che modificare le tecnologie.
Inoltre quella parte dei settori ETS che usano energia e che ora non modificano le tecnologie (sebbene innovando già ora possano risparmiare più di 100 €/tCO2), difficilmente cambierebbero decisioni se il risparmio diventasse 130 €/tCO2.
In definitiva, con valori dei DE < 100 €/tCO2 si avrebbe consistente sottrazione di risorse economiche al mercato (quindi recessione), ma scarsi risultati sulle emissioni.
Tuttavia si può introdurre la PED anche in tale situazione. Così si mantengono i costi burocratici ETS, ma lo stimolo ETS, troppo basso da solo, si somma utilmente a quello della PED.
Anzi, in regime di ETS i territori organizzati con PED sono avvantaggiati in quanto riducono la propria intensità carbonica più rapidamente dei diretti concorrenti europei.
Per questo nel valutare l’effetto della PED non si contabilizza il risparmio della burocrazia ETS.




permalink | inviato da ggavioli il 16/8/2013 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2013

Effetti macroeconomici dell’Economia Verde

S’è già visto il separato impatto della Politica Energetica Differenziale su tre fronti decisionali:
- I fornitori di energia commerciale
- I fornitori delle "Macchine" usate insieme ad energia per ricavare beni e servizi
- Gli utilizzatori di energia commerciale
Qui si esaminano i positivi effetti macroeconomici propri dell’Economia Verde.
Effetti possibili solo se le politiche energetiche sono efficaci nel superare ostacoli prevalentemente né tecnici, né economici, che però ne rallentano lo sviluppo.
I benefici macroeconomici propri dell’Economia Verde verrebbero poi assai ridotti se tali politiche avessero effetti macroeconomici negativi, come maggiori costi esteri, o maggior prelievo fiscale, va-riazioni che comportano inflazione e recessione. 

1. Gli effetti macroeconomici propri dell’Economia Verde
Con approssimazione sufficiente all’illustrazione, si usano questi dati per inizio periodo:
Emissione italiana di CO2 proveniente dalle fonti energetiche minerali (FEM) ................0,5 GtCO2/a
Prodotto Interno Lordo ……………………………………………………………………….1500 G€/a
Costo all’Italia delle fonti energetiche acquistate all’estero ...............................................80 G€/a
Costo energia commerciale (gas, liquidi, solidi, energia elettrica) venduta in Italia ........150 G€/a
Ammortamento differenziale medio per tCO2 evitata (nel fare energia commerciale) ....300 €/tCO2
Ammortamento differenziale medio per tCO2 evitata (a usare energia commerciale) …150 €/tCO2

Avendo definito l’economia verde come “insieme di tecnologie per produrre energia con meno fonti fossili e per produrre beni e servizi con meno energia, con l'obbiettivo specifico per l'Italia di ridurre l’emissione di CO2 di 10 milioni di tonnellate/anno ogni anno fino al 2050”, qui si valuta l’effetto macroeconomico dell’Economia Verde per d(PIL_BAU) = 0.
In tal caso la percentuale di riduzione dell’emissione annuale (2,5 %/a su 500 MtCO2/a) coincide con quella dell’intensità carbonica dell’economia ICE(tCO2/M€); es. 2,5% di (0,5/0,0015)=333
Riducendo del 2 %/a l’intensità energetica iniziale, cala la richiesta d’energia e di FEM del 2 %/a.
Quindi rispetto a BAU gli utenti risparmiano in costi d’energia 0,02*150 = 3,00 G€/a
Ma ridurre la CO2 di 0,02*0,5 = 0,01 GtCO2/a, costa agli utenti 0,01*150 = 1,50 G€/a
Riducendo dello 0,5 %/a l’intensità carbonica iniziale per fornire la restante richiesta d’energia commerciale (98 %), i fornitori calano l’acquisto di FEM all’estero a 0,98*0,995 = 0,9751 * FEM_BAU
La percentuale di riduzione dell’emissione di CO2 da FEM risulta quindi -2,49 %
I fornitori d’energia commerciale risparmiano costi all’estero per 0,0249*80 = 1,992 G€/a
Ma ridurre le FEM di 0,005*0,5*0,98 = 0,00245 GtCO2/a costa ai fornitori un maggior ammortamento:   0,00245*300 = 0,735 G€/a
Rispetto a BAU, la Bilancia dei Pagamenti italiana migliora di 1,992 G€/a,
la disponibilità netta per altri consumi cresce di 3-1,5 = 1,500 G€/a,
l’ammortamento di investimenti in Italia cresce di 1,5+0,735 = 2,235 G€/a.
Per ridurre del 2,49 %/a l’emissione italiana di CO2, gli investimenti annuali differenziali tipici della Economia Verde sono (ammortamento medio in 10 anni): 2,235/0,15 = 14,90 G€/a. 

In definitiva l’Economia Verde fa crescere il PIL rispetto a BAU da un minimo di 1,26 G€/a (se la tecnologia è tutta estera) ad un massimo di 18,4 G€/a (se la tecnologia è tutta italiana).
Le tecnologie tipiche dell’EV sono di realizzazione nazionale dal 50 al 90 %. Quindi si può affermare:
L’Economia Verde provoca un aumento diretto del PIL di 12 G€/a rispetto a BAU, per 40 anni.

2. L’espansione degli effetti macroeconomici diretti
Gli effetti macroeconomici diretti dell’EV in Italia un anno rispetto al precedente si devono svol-gere per 40 anni circa, quando in Italia l’emissione di CO2 diverrà il 20 % di quella del 2005
(se PIL(2050)= 2*PIL(2005) la ICE (Emissione / PIL) nel 2050 dovrà essere il 10 % del 2005).
In capo a dieci anni, i risultati diretti dell’EV si riassumono in:
- Maggiori investimenti rispetto a BAU nell’arco di dieci anni 149 G€
- Minor esborso annuale all’estero per le FEM nel decimo anno 20 G€/a
- Maggior disponibilità di risorse per consumi nel decimo anno 15 G€/a
Allo scadere dei 10 anni d’ammortamento medio, gli investimenti differenziali vengono ripetuti e migliorati (specialmente nell’uso d’energia commerciale) ed intanto si allargano alle “macchine BAU” ancora da sostituire (specialmente nella produzione d’energia commerciale e nell’edilizia).
E questo almeno per 40 anni, se l’emissione italiana di CO2 cala di 10 Mt/a ogni anno.
         I risultati primari dell’EV: meno acquisti all’estero di FEM, meno costi interni per energia commerciale, più investimenti in tecnologie innovative (possibilmente nazionali) vedremo che con la PED corrispondono ad un ingresso sul mercato interno di risorse economiche nette (input netto).
Con l'Economia Verde se d(PIL_BAU) >0, o <0, cambia poco la crescita del PIL rispetto a BAU, inoltre l’espansione complessiva dei consumi a pari input netto (circa 0,8 %/a del PIL) ovviamente dipende dallo stato d’espansione o di recessione economica nazionale su cui tale input incide.
L’ampiezza dell’espansione economica secondaria dipende dalla propensione al reimpiego delle risorse economiche recuperate. Difficile da prevedere senza specifici modelli di calcolo delle risposte macroeconomiche alle variabili congiunturali. Ma, in un periodo di recessione con propen-sione ad investire più bassa del potenziale dei decisori, appare piuttosto prudenziale affermare:
EV produce un complessivo aumento del PIL del 2,5 %/a sulle variazioni BAU.

3. A quali condizioni i benefici di EV sono completi
Tale rimarchevole beneficio macroeconomico è effettivamente ottenibile in Italia se i soggetti decisori operano spontaneamente secondo i criteri di massima convenienza macroeconomica.
Cioè se i fornitori d’energia riducono l’intensità carbonica dello 0,5 %/anno
Cioè se gli utenti d’energia riducono l’intensità energetica del 2 %/anno
Cioè se i fornitori di “macchine” riducono l’intensità energetica delle macchine nuove del 2 %/anno.
Tuttavia, reali convenienze soggettive (a politiche 2005) fanno preferire:
- ai fornitori d’energia, usare le Fonti Energetiche Minerali,
- agli utenti d’energia, usare, anche impropriamente, le “macchine” meno costose da acquistare,
- ai fornitori delle “macchine”, costruire le macchine più facili e meno costose.
Per questo occorrono politiche che orientino le scelte soggettive verso l’interesse collet-tivo, ma bisogna che non riducano i benefici macro dell’EV introducendo più costi all’estero, o più carico fiscale, o più costi intermedi, che provocano inflazione e quindi depressione.
Le politiche energetiche non possono però essere dirigistiche o punitive, né tantomeno adottare a priori delle tecnologie, né controllarne puntualmente l’uso. Anche un tale approccio aumenta i costi burocratici, contribuendo a ridurre i benefici dell’EV.




permalink | inviato da ggavioli il 12/8/2013 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 agosto 2013

Prodotti energetici: da Accise+ETS a Carbon tax+PED

 Lo sviluppo della Politica Energetica Differenziale può essere spiegato in termini di separato impatto su tre categorie di soggetti decisori:
- I fornitori di energia commerciale
- Gli utilizzatori di energia commerciale
- I fornitori delle "Macchine" usate insieme ad energia per ricavare beni e servizi

Qui si esamina l’attuale regime fiscale dell’energia commerciale a fronte di quello previsto dalla Politica Energetica Differenziale estesa (PED_2013-2050 capitolo 2.1. e capitolo 3.1.a.).
 

0. L’attuale regime fiscale dei prodotti energetici
I vettori d’energia commercializzati sono soggetti a controlli, sia sulla quantità commercializzata, sia sulle caratteristiche tecniche da garantire ai consumatori, sia sulle materie prime utilizzate.
C’è un’Autorità nazionale preposta al controllo anche del prezzo dei vettori energetici commerciali, le cui filiere, a partire dalle importazioni e dalle estrazioni, sono monitorate dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Sui fornitori di vettori energetici (energia elettrica, combustibili gassosi a pressione e temperatu-ra ambiente, combustibili liquidi, combustibili solidi) gravano obblighi di puntuale rendicontazione in ingresso/uscita principalmente per l'IVA, per le Accise e per l’ETS.
Ora tali rendicontazioni si usano per raccogliere gettito fiscale dai fornitori di vettori energetici.
Tale gettito fiscale è poi tutto caricato sugli acquirenti dei vari prodotti energetici, senza che i fornitori siano stimolati a ridurre l’uso di materie prime potenziali emettitori di CO2 (a pari energia fornita) e senza che gli acquirenti siano stimolati a ridurre l’uso di energia (a pari servizi o beni ottenuti).
Invero l’unico stimolo per gli acquirenti ad usare meno energia viene dall’aumento del prezzo della energia stessa. Cioè, lo stimolo all’efficienza energetica è ora proporzionale all’inflazione indotta.
Esenzioni e riduzioni di tasse sono poi irrazionalmente concesse proprio ai soggetti maggiori consumatori d’energia a pari Valore Aggiunto prodotto. Questa giungla fiscale ovviamente riduce il gettito. Ed anche con significativi costi burocratici, sia per l’Agenzia delle Entrate, sia per il Contri-buente (in definitiva per il Cittadino). Un vero Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
Di tutta la gestione fiscale e normativa dei prodotti energetici, solo le procedure dell’ETS sono espressamente finalizzate a ridurre l’emissione di CO2 dell’Italia. Però i fornitori di vettori energetici sono considerati responsabili solo delle emissioni di CO2 da loro direttamente svolte. Così ora i pro-duttori d’energia elettrica rispondono di tutta la CO2 potenziale delle materie prime usate, mentre quelli di combustibili rispondono solo dell’emissione dalla filiera di raccolta e confezionamento.

In definitiva, anche se già con i dati dei fornitori si conosce tutta l’emissione di CO2 dovuta alla fabbricazione e all’uso dei vettori energetici, l’ETS pretende che si faccia un rendiconto solo della CO2 direttamente emessa; suddiviso tra fornitori ed acquirenti dei vettori energetici.

Altro U.C.A.S. che aumenta il costo di rendiconto delle emissioni di CO2 da energia commerciale (il 90 % del totale). E proprio per costi eccessivi ETS si applica solo al 40 % delle emissioni di CO2.
A pari valore aggiunto, con i Diritti d’Emissione a meno 5 €/tCO2, il costo di rendiconto delle emissioni dirette risulta eccessivo rispetto al vantaggio soggettivo ottenibile dalla riduzione delle emissioni.
Visto poi che, per ogni t di CO2 non svolta, i costi medi di produzione dei vettori energetici cre-scono più di 100 €, i fornitori d’energia commerciale non possono certo scegliere materie prime o tecnologie di produzione tali da far emettere meno CO2. Almeno finché i DE costano < 100 €/tCO2.
-----------------
Per l’aumento di costo tecnico di produzione (circa 150 €/tCO2) dell’energia da FER rispetto a quella da FEM, è ragionevole attendersi che la produzione dei vettori energetici riduca ICE (Intensità Car-bonica Economia) italiana del 2005 solo il 20 % di quanto serve = -90 % in 40 anni = -2,25 %/a.
Produrre l’energia attuale riducendo dello 0,5 % l’uso di FEM, ai fornitori tecnicamente costa:
0,005 * 0,5(GtCO2) * (300(€/tCO2) -150(€/tCO2)) = 0,375 G€/a
Le esenzioni spesso ingiustificate, le rendicontazioni complicate, gli incentivi di difficile gestione ed a carico dei contribuenti, hanno comunque un costo macroeconomico maggiore di 5 G€/a e non garan-tiscono, né bassi costi energetici, né bassa intensità carbonica dei vettori energetici commerciali.
Un importo di 5 G€/a potrebbe invece ammortizzare interventi tecnologici per evitare l’emissione di:
5(G€/a) / (300(€/tCO2) -150(€/tCO2)) = 0,033 GtCO2/a Quanto basta per 0,033/(0,005*0,5) = 13 anni
----------------

1. La Politica Energetica Differenziale per i prodotti energetici
Per i fornitori d’energia la PED utilizza rendiconti (IVA, Accise ed ETS) già disponibili, semplifica la tassazione e la rimodula con interventi che stimolano la concorrenza a ridurre l’uso di FEM tra soggetti con le stesse opportunità tecnologiche, promuovendo il reciproco controllo tra pari. Le attività dei fornitori di vettori energetici al mercato sono quindi divise in quattro comparti di fornitura:
Energia elettrica, combustibili gassosi, combustibili liquidi, combustibili solidi.

PED_2013-2050 capitolo 2.1.
A ogni fornitore d’energia AEEG richiede i seguenti dati di contabilità IVA per ogni comparto rifornito:
OE (MWh/a) = Output Economico misurato come quantità d’energia venduta di quel tipo.
IE (tCO2/a) = Input Energetico misurato come CO2 potenziale delle fonti energetiche minerali usate come materie prime per produrre l’energia di quel tipo.
Con questi due dati AEEG calcola (IE/OE)m di ciascuno dei quattro comparti energetici e riconosce a ciascun fornitore di comparto un Accredito Annuale che modula l’IVA che versa sul venduto:
AA = AD * (OE*(IE/OE)m – IE) €/a
Ove AD (€/tCO2) = Accredito Differenziale (inizialmente 100 €/tCO2).
Nel sito AEEG è riportato, su tabulato disponibile in libera lettura a tutti per ognuno dei quattro com-parti di vettori energetici, il valore di (IE/OE)m e poi, per ogni fornitore: IE, OE ed AA
--------------------
La PED incide direttamente sul prezzo dei vettori energetici, tramite una riduzione del costo unitario di produzione dell’energia fornita al mercato: rcu (€/MWh) = 100 * ((IE/OE)m - IE/OE)
Ovviamente se IE/OE > (IE/OE)m (il 50 %) il costo unitario di produzione cresce invece di calare.
Si confrontano i costi del MWh elettrico di diversa provenienza. Senza incentivi, né tasse, risultano:
Energia elettrica prodotta da carbone: costo 30 €/MWh, IE/OE = 0,9 tCO2/MWh
Energia elettrica prodotta da acqua e vento: costo 100 €/MWh, IE/OE = 0,0 tCO2/MWh
Presumendo (IE/OE)m = 0,5 tCO2/MWh, i costi di produzione vengono così modificati dalla PED al variare di IE/OE (intensità carbonica):
Energia elettrica prodotta da carbone: costo con PED 30 -100*(0,5-0,9) = 70 €/MWh
Energia elettrica prodotta da acqua e vento: costo con PED 100 -100*(0,5-0,0) = 50 €/MWh

PED_2013-2050 capitolo 3.1.a.
Si azzerano subito tutti gli attuali incentivi e le esenzioni fiscali per produrre energia con le FEM e si evitano incentivi (ora a carico degli utenti) per nuovi impianti di produzione energia con le FER.
Ne nasce un beneficio per i bilanci pubblici e per gli utenti dell’energia commerciale di oltre 5 G€/a.
Sui prodotti energetici sono anche abolite le Accise e relative esenzioni (tasse costose da in-cassare), al cui posto si pone la carbon tax all’origine senza esenzioni sulle fonti energetiche mine-rali importate o estratte dai fornitori d’energia commerciale. A pari gettito, la carbon tax è 30 €/tCO2 e rende più rapida la riduzione dell’intensità carbonica dell’energia commerciale.
Poi, nel complesso, si riducono significativamente i costi burocratici per la P.A. e per i contribuenti.

2. Conclusione
Gli interventi regolatori di PED_2013 (capitoli 2.1. e 3.1.a.), monitorati dalla AEEG e dai diretti interessati, stimolano adeguatamente i fornitori di vettori energetici commerciali a consumare meno FEM, ma non aumentano i costi energetici dei soggetti che utilizzano l’energia commerciale.
Infatti non cambiano minimamente i costi per i fornitori con intensità carbonica media.
 




permalink | inviato da ggavioli il 8/8/2013 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 agosto 2013

Utilizzatori di energia commerciale

 Lo sviluppo della Politica Energetica Differenziale può essere spiegato in termini di separato impatto su tre categorie di soggetti decisori:
- I fornitori di energia commerciale
- Gli utilizzatori di energia commerciale
- I fornitori delle "Macchine" usate insieme ad energia per ricavare beni e servizi

Qui si esamina l’attuale regime di tasse e di incentivi che interessa i consumatori d’energia com-merciale, che la usano per ottenere beni e servizi per sé o per altri e lo si confronta con quanto predi-sposto dalla PED estesa (PED_2013-2050 capitolo 2.2. e parte di capitolo 3.1.).

0. Attuale regime normativo per i consumi d’energia
I soggetti economici che usano vettori energetici commerciali ed altre materie prime con specifi-che “Macchine” per produrre servizi o manufatti, finali od intermedi, sono suddivisi tra settori ETS e settori non ETS. I settori ETS acquirenti d’energia sono ritenuti responsabili unicamente per la CO2 direttamente emessa, ma si tratta solo del 20 % circa. Non sono invece ritenuti responsabili delle emissioni indirette per uso di energia elettrica, benché acquistino quasi la metà dell’energia elettrica venduta in Italia, con emissione indiretta di circa 80 MtCO2/a, più del 15 % del totale italiano.
A carico dei settori non ETS rimane circa il 70 % del fatturato dei vettori energetici commercializzati.
Invero i componenti dei settori ETS, in quanto clienti più grossi, spuntano prezzi più bassi ed hanno migliori opportunità tecnologiche di ridurre il rapporto spesa energetica / valore aggiunto prodotto.
Ciò non ostante l’attuale fiscalità perfino favorisce il consumo energetico di tali settori, riducendo od annullando le Accise sui prodotti energetici proprio per i consumatori più “energy intensive”.
La UE, per i settori non abilitati all’ETS (economici, pubblici e di consumo), prevede di ag-giungere alle tasse attuali una carbon tax. Poi, con almeno il 50% dei suoi proventi, incentivare tecnologie capaci di fornire, usando meno energia, gli stessi prodotti e servizi richiesti dal consumo.
La carbon tax applicata alle FEM utilizzate per produrre energia commerciale induce effettivamente anche una maggior efficienza energetica, ma solo per l’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti e servizi ottenuti con l’uso di energia. Cioè tramite un robusto aumento dell’inflazione.
Con ovvie e pesanti conseguenze recessive. E l’Italia ne è una prova.
Per alcune “Macchine” con cui gli utenti usano energia commerciale per avere i servizi corri-spondenti, la fiscalità italiana prevede anche tasse annuali di possesso (es. IMU e bollo auto), nella presunzione di un loro uso ordinario, uso che certo richiede energia e servizi forniti dalla P.A..
 

1. La PED estesa a tutti gli utenti d’energia (economici, pubblici e di consumo finale)
---------------------------
La PED, come primo intervento, che semplifica i prelievi fiscali e fa risparmiare rilevanti costi burocratici alle PPAA ed ai contribuenti, abolisce tutte le tasse annuali (locali e nazionali) ora a ca-rico dei possessori di “Macchine” (IMU e tasse annuali su auto, TV, passi carrai,...).
Del gettito totale attuale di tali tasse, 20 G€/a aumentano di 50 €/tCO2 la carbon tax all’origine e senza esenzioni, sulle FEM importate od estratte per fornire i vettori energetici commerciali.
Il resto del gettito attuale è posto a carico dei possessori di immobili in base al loro reale valore di mercato, in forma di aumento medio delle aliquote della tassa locale sui servizi comuni (manutenzione viabilità, illuminazione pubblica, gestione rifiuti, ....), modulata dalle PPAA locali competenti.
---------------------------

La PED considera gli utilizzatori dei vettori energetici commerciali responsabili della sola spesa in energia e non dell’emissione diretta di CO2 proveniente dai vettori energetici che, per la tecnologia usata, essi possono (o più spesso debbono) consumare. In particolare ciascun soggetto economico è ritenuto responsabile del rapporto tra spesa energetica e valore aggiunto prodotto.
Ciò discende dal fatto che la stessa PED attribuisce solo ai fornitori d’energia la responsabilità di tutta la CO2 potenziale riferibile alle materie prime energetiche che essi consumano per produrre i vettori energetici commerciali (energia elettrica, o combustibili commerciali: gassosi, liquidi, solidi).
La PED, in modo assolutamente tipico in quanto differenziale, crea stimoli che operano, come per i fornitori d’energia, solo entro ambiti di soggetti (economici, pubblici, consumatori finali) che han-no le stesse opportunità tecnologiche per ridurre l’Input Energetico a pari Output Economico.
La PED prevede inoltre che lo stimolo economico a ridurre la spesa energetica debba equivale-re a quello per ridurre la CO2 potenziale media delle materie prime utilizzate dai fornitori d’energia.
Con una spesa totale dei fornitori d’energia in fonti energetiche minerali (importazione+estrazione) di 90 G€/a ed emissione di CO2 da energia 0,45 GtCO2/a, la spesa media in materie prime energetiche per ogni t di CO2 risulterebbe 90/0,45 = 200 €/tCO2
Così l’Accredito Differenziale di 100 €/tCO2 per i fornitori corrisponde in media ad un Accredito Diffe-renziale economico AD=100/200= 0,5 €/€IE
Anche il valore dell’Accredito Differenziale per gli utenti sarà quindi AD = 0,5 €/€IE
 

1.1. La PED per soggetti economici utenti d’energia commerciale; abilitati e non a ETS
L’Agenzia delle Entrate gestisce specifiche PED per gli ambiti di soggetti aventi la stessa attività economica (codice NACE), tramite dati in gran parte ricavabili da dichiarazioni IVA, Accise ed ETS:
IE (M€/a) = Input Energetico = spesa annua (esente TAGE) per acquisto energia commerciale
OE (M€/a) = Output Economico = Valore Aggiunto di ogni soggetto con dato codice NACE
Da questi due soli dati (forniti in contabilità IVA da ciascun soggetto economico) A.E. ed ENEA cal-colano (IE/OE)m valore medio annuale del rapporto tra input ed output per quel comparto NACE.
Quindi A.E. riconosce a ciascun soggetto di quel comparto NACE un Accredito Annuo:
AA = AD * (OE*(IE/OE)m – IE) = 0,5*(OE*(IE/OE)m – IE) M€/a
Di ogni soggetto con quel codice NACE, sono pubblicati su sito ENEA, disponibile a tutti in lettura:
IE, OE ed infine AA (che rimodula l’IVA dovuta dal soggetto e che per il 50 % è negativo).
----------------------------

L’IVA così rimodulata dalla PED è applicata separatamente al singolo comparto di attività eco-nomica e non aumenta il costo di quanto il comparto offre al mercato. Anzi i prezzi medi possono solo calare, sia perché gli investimenti differenziali per più efficienza energetica già ora si ripagano in tempi sostenibili, sia perché aumenta la concorrenza in un comparto tutto di concorrenti noti tra loro.

La PED applica immediatamente la rimodulazione dell’IVA sopra descritta ai settori ETS acqui-renti d’energia, ma la PED estesa la applica agli altri settori economici NACE per cui ENEA e Agen-zia delle Entrate nei tre anni precedenti riscontrano un rapporto medio tra costi energetici e valore aggiunto superiore al 25 % della media nazionale (nel 2005 la media nazionale era circa 0,1).
Inoltre, previa richiesta irrevocabile della maggioranza (come VA) dei componenti, la rimodula-zione dell’IVA sopra descritta è concessa anche a settori NACE non obbligati alla PED, esentando tali settori dalla Tassa Acquisti Generici Energia descritta nel seguente paragrafo 1.2.3.
In molti settori NACE la differenza d’intensità energetica tra la media del quartile meno effi-ciente e la media del quartile più efficiente, supera il 20 % dell’intensità energetica media (IE/OE)m.

La PED non aumenta i costi medi dei prodotti di un settore produttivo, però, con il significativo stimolo AD = 0,5 €/€_CostiEnergia, l’efficienza del quartile meno efficiente cresce rapidamente fino a quella ini-ziale del quartile più efficiente. Così ogni settore economico NACE può ridurre l’intensità energetica media (IE/OE)m del 2 %/a per molti anni, senza che le attività meno efficienti debbano applicare tec-nologie che non siano già state collaudate da almeno il 25 % del loro settore NACE. Condizione ne-cessaria per l’ottimizzazione di un settore è l’uniformazione dei IE/OE ai valori minimi del settore. 

1.2. La PED negli altri settori (di consumo e pubblici), tutti non abilitati ad ETS
Qualora (pur con la PED applicata ai fornitori d’energia, ai soggetti economici a maggior inten-sità energetica ed alle “Macchine” che consumano più del 60 % dell’energia commerciale) risultasse che un dato anno l’emissione italiana di CO2 supera di oltre 10 MtCO2/a quella programmata, diven-tano operativi (in sequenza uno all’anno) altri interventi nazionali sull’uso finale dell’energia, di se-guito illustrati. Come la PED, nessuno di questi interventi comporta aumenti del prelievo fiscale, o dei prezzi. Come la PED, tali interventi [diversamente da ETS e carbon tax] non trasferiscono denaro tra settori che forniscono prodotti diversi. Sempre come la PED [e la carbon tax], tali interventi nemmeno premiano specifiche tecnologie, ma stimolano i soggetti decisori ad allocare le risorse economiche solo per quelle opzioni tecniche che, a pari ammortamento annuale della differenza di inve-stimento su BAU, riducano di più i costi energetici per ottenere gli stessi prodotti o servizi.
 

1.2.1. PED applica ai prezzi dei vettori energetici in commercio la Tassa Acquisti Generici Energia
(= AD soggetti economici utenti), (sono esenti i soggetti stimolati da PED, anche volontaria).
Si presume che l’energia commerciale rimasta fuori da consorzi PED e senza veri stimoli ad usarla con più efficienza, sarà meno del 20 %. Quindi TAGE avrebbe un gettito: 0,2*150*0,5=15 G€
A giugno d’ogni anno, il gettito previsto per l’anno in corso, più il conguaglio per l’anno precedente, sono distribuiti in parti uguali tra i residenti in Italia, neutralizzando il carico fiscale di TAGE.
(es. 15.000 M€ / 60 M = 250 €/a/residente, tramite accredito al contribuente a cui è a carico).
----------------------

Questo intervento regolatorio rende più convenienti gli investimenti per aumentare l’efficienza energetica delle utenze d’energia e premia la moderazione nei suoi consumi finali.
Questo intervento aumenta anche la convenienza a sottoscrivere contratti volontari di PED da parte di settori economici non obbligati, ma adeguatamente ampi e di veri concorrenti.
Infatti, se caricano i costi energetici in contabilità PED, tali ambiti d’attività (economica e non) sono esentati dalla TAGE ed aumentano la concorrenza energetica al loro interno.
Però settori economici la cui intensità energetica media “(IE/OE)m” è molto più bassa della me-dia nazionale potrebbero risultare non interessati a ridurre del 33 % i costi energetici medi.
Certamente i soggetti economici che operano in nero, o che sottraggono alla pubblica cono-scenza parte del proprio Valore Aggiunto, non possono sottoscrivere un contratto PED. Costoro però pagheranno (indirettamente al fisco e senza recupero) tutta l’energia usata nelle attività economiche in nero il 50 % più dei loro diretti concorrenti già noti al fisco e che accettano la PED.
Ovviamente il conseguente maggior introito della TAGE è tutto automaticamente ridistribuito tra tutte le persone regolarmente residenti in Italia.
 

1.2.2. Ogni Comune (o gruppo di comuni limitrofi per almeno 10.000 abitanti) attua una PED per ri-durre i costi energetici degli immobili (abitativi e similari) certificati negli anni precedenti.
Il Comune richiede ogni anno a tutti i gestori di immobili abitativi e similari già certificati, questi dati:
IE (€/a) = spesa energetica annuale (da fatture, che in base a questa PED sono esenti da TAGE)
OE (mq) = mq di immobile climatizzati (certificazione già disponibile a catasto)
Da questi unici dati per ogni immobile già certificato il Comune calcola il valore medio di quell’anno nel suo territorio (IE/OE)m e riconosce al gestore di ciascuno di tali immobili un Accredito Annuale:
AA = AD * (OE*(IE/OE)m – IE) = 0,5*(OE*(IE/OE)m – IE) €/a
Con AD come per i soggetti economici che acquistano energia (inizialmente 0,5 €/€_SpesaEnergetica)
IE, OE ed AA (50 % negativi) di ogni immobile già certificato sono pubblicati sul sito del Comune.
 

1.2.3. La Politica Energetica Differenziale vale in primo luogo per la Pubblica Amministrazione, che acquista circa il 20 % di tutta l’energia acquistata in Italia. Per ogni PA con proprio bilancio si ha:
IE = costo energia acquistata sul mercato (da fatture, che per questa PED sono esenti da TAGE)
Per le PA che forniscono servizi appaltabili a soggetti economici tramite tariffario,
OE = costo a tariffa media nazionale della quantità fornita di servizi.
Per le PA che gestiscono servizi che non si possono appaltare,
OE = costo medio italiano delle stesse gestioni di servizi essenziali a pari residenti di riferimento.
(la descrizione puntuale di queste PED per la PA è riportata in PED_2013-2050 capitolo 7.2.)
 

1.3. Intervento di manutenzione di AD per garantire i traguardi nazionali annuali
I precedenti interventi stimolano l’efficienza nell’uso dell’energia commerciale anche da parte dei consumatori e dei soggetti economici e pubblici con intensità energetica più bassa e, per almeno venti anni, dovrebbe essere facile mantenere il tasso di riduzione della ICE sopra il 2,25 %/a.
Anche se le tecnologie più efficienti non ridurranno per sempre i costi di produzione, la loro dif-fusione tra concorrenti noti ridurrà rapidamente i costi per applicarle. Ma poi il progressivo aumento del costo medio della maggior efficienza, in più di trent’anni può sterilizzare lo stimolo iniziale.
Infine (anche per minor efficacia dello stimolo AD per l’inflazione ordinaria in un così lungo periodo), l’emissione totale italiana di CO2 potrebbe superare di oltre 0,01 GtCO2/a l’obbiettivo programmatico alle scadenze decennali (nel 2020 0,4 GtCO2/a, nel 2030 0,3, nel 2040 0,2, nel 2050 0,1).
Solo allora, realizzati tutti gli interventi del precedente capitolo, l’Autorità Competente dovrà aumenta-re i valori iniziali degli stimoli (AD= 100 €/tCO2 e AD=0,5) senza poi poterli mai ridurre.
AD (€/tCO2) aumenta ogni anno del rapporto emissione effettiva / programmata fino ad ottenere il valore d’emissione programmato.
Se emissione Italia = 0,31 GtCO2/a; programmata 0,30 ? AD = 100*0,31/0,30 = 103 €/tCO2;
Se costo FEM (estero + IT) = 55 G€/a;
AD(€/€IE) = AD(€/tCO2) / [IE(G€) / IE(GtCO2)] = 103/(55/0,31) = 0,58 €/€IE.
Questo è poi il valore di AD per gli Accrediti Annuali PED agli utilizzatori d’energia commerciale ed il valore della TAGE (ridistribuita tra i residenti).
 

2. Conclusioni
Con gli interventi regolatori previsti dalla PED si ottiene e si mantiene uno stimolo equamente distribuito tra tutti i tipi d’attività ed adeguato a ridurre la spesa energetica specifica media di ciascun tipo al valore già riscontrato più basso all’interno di quel tipo. La semplificazione del prelievo fiscale rende poi disponibile la G.d.F. per controlli antievasione più chiari e fa ridurre la pressione fiscale.




permalink | inviato da ggavioli il 7/8/2013 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 agosto 2013

Macchine che usano energia per ottenere beni e servizi

            Lo sviluppo della Politica Energetica Differenziale può essere spiegato in termini di separato impatto su tre categorie di soggetti decisori:
- I fornitori di energia commerciale
- Gli utilizzatori di energia commerciale
- I fornitori delle "Macchine" usate insieme ad energia per ricavare beni e servizi

Qui in particolare si esaminano tasse ed incentivi ora previsti quando si acquistano “Macchine” che usano energia disponibile in commercio per ottenere beni, o servizi e li si confronta con quanto è previsto dalla Politica Energetica Differenziale estesa.

0. L’attuale regime di tassazioni ed incentivi delle “Macchine”
I beni durevoli più commercializzati (edifici, automobili, elettrodomestici, …..) sono soggetti a tasse all’acquisto (IVA, o registro) e parte di essi anche a tasse annuali (IMU, bollo, …..).
Molti beni durevoli e strumentali si possono ben considerare “Macchine” che forniscono servizi finali, o intermedi, o manufatti, per sé o per altri, generalmente utilizzando energia commerciale.
Molti di essi sono soggetti a normative tecniche di accettabilità ed in parte a certificazione di quanto tipico vettore energetico si consuma per ogni servizio unitario reso.
Tutte insieme tali “Macchine” usano oltre il 50 % dell’energia commerciale.
Per talune sono fissati limiti alle emissioni specifiche, o previsti incentivi fiscali per caratteristiche energetiche più o meno verificate, ma anche aumenti di tassazione per caratteristiche di lusso.
La fiscalità su tali “Macchine” non mira però a ridurne efficacemente i costi energetici specifici e gli incentivi attuali spesso premiano più l’acquisto del nuovo, che l’acquisto del più efficiente.

In particolare le costruzioni e le ristrutturazioni edilizie rilevanti in Italia comportano, sia vantaggi fiscali, sia controlli sulla progettazione. Però le prestazioni ritenute sufficienti per accettare il progetto per definizione non possono essere capaci di promuovere la costruzione/ristrutturazione di edifici con prestazioni energetiche finali ottimali (es. costruzione certificata “casa passiva”).

Dovendosi ridurre del 2 %/a l’emissione annua italiana di CO2, c’è invece un chiaro interesse nazionale ad avere in Italia le “Macchine” più efficienti tra quelle capaci di fornire uguali servizi, o manufatti. Infatti, anche se ogni macchina può essere utilizzata in modo inefficiente, quelle più efficienti riducono comunque l’intensità energetica media dei servizi, o dei manufatti, con esse ottenuti.

1. La Politica Energetica Differenziale applicata alle “Macchine”

PED_2013-2050; capitolo 3.1.b.
Sono aboliti tutti gli incentivi per le macchine che usano energia e vengono rimodulate le tasse collegate alla loro vendita. Per stimolare solo l’aumento d’efficienza energetica delle “macchine” (comunque acquistate ogni anno per ottenere specifici servizi o prodotti finali ed intermedi), l’Agenzia delle Entrate, con supporto tecnico ENEA, favorisce la vendita delle “Macchine” più efficienti, attivando una PED che, a costo medio zero, crea un’efficace concorrenza specifica tra i venditori.
----------------------
Per ogni modello di “macchina” costruttori e venditori devono fornire in contabilità IVA i seguenti dati:
IE/OE = costo certificato dell’energia usata per unità di servizio reso (da contratto di vendita)
OEvu = numero di “servizi unitari resi durante la vita utile certificata” (da contratto di vendita)
n = numero di macchine di quel modello vendute in Italia da ogni venditore nell’anno di riferimento.
ENEA, tra i modelli di “Macchine” (concorrenti a fornire lo stesso servizio) venduti in Italia nell’anno di riferimento, calcola il costo energetico medio per unità di servizio reso (IE/OE)m (media su OEvu)
Ad ogni venditore di “Macchine” finalizzate a quel servizio l’Agenzia delle Entrate riconosce un:
Accredito per ogni “Macchina” venduta nell’anno = 0,25 * OEvu * ((IE/OE)m – IE/OE) €
Gli accrediti (il 50 % ovviamente negativo) modulano l’IVA standard dovuta dai venditori ed ogni anno, insieme ai tre dati di partenza, sono pubblicati su sito ENEA disponibile a tutti in lettura.
----------------------

PED_2013-2050; capitolo 6.1.A.
Per gli edifici di abitazione e simili (che assorbono più del 20 % dell’energia commerciale), la PED prevede che il Comune in cui è l’edificio gestisca una PED tra i tutti i proprietari degli edifici abitativi finiti nell’anno, delle ristrutturazioni importanti, e degli altri edifici certificati nell’anno.
Si presume sia sempre richiesta la documentazione delle caratteristiche energetiche finali di progetto, sia per le nuove costruzioni, sia per le ristrutturazioni per più di 50 €/mq_calpestabile.
Per gli edifici con riscaldamento condominiale tali dichiarazioni sono richieste fin dal primo anno.
Si accettano poi dichiarazioni volontarie per gli edifici esistenti, anche se finiti da tempo.
La PED basata sulle prestazioni di progetto e circoscritta al territorio comunale, tendenzialmente uniforma le prestazioni energetiche degli edifici abitativi a quelle risultate ottimali in quel territorio.
In definitiva ogni edificio comporta una spesa energetica annuale per mq calpestabile.
----------------------
Per ogni edificio di abitazione terminato, o comunque certificato nell’anno di riferimento, il Comune competente richiede alla proprietà di dichiarare espressamente (senza bisogno di firme di tecnici):
OE (mq) = mq coperti e calpestabili; (desumibili da catasto)
IEp (€/a) = spesa energetica annuale. (desumibile dai consumi effettivi)
Il Comune calcola “(IEp/OE)m” spesa energetica specifica media sugli edifici abitativi dichiarati nel territorio e, per la differenza tra (IEp/OE)m e IEp/OE, riconosce alla proprietà un Accredito Specifico una Tantum (aggiornabile):
AST = 10 * ((IEp/OE)m – IEp/OE) €/mq (10 anni su 40 di vita utile standard)
In caso d’acquisto o di ristrutturazione dell’edificio, AST ne modula la tassazione (registro o IVA).
Per ogni edificio certificato in un certo anno sono pubblicati su sito del Comune e rimangono sempre disponibili a tutti in lettura: OE , IEp , AST (negativo per il 50 % dei mq certificati ogni anno).
-----------------------
Così, se la spesa energetica media degli edifici dichiarati nel Comune nell’anno è 12 €/mq/a e se quella d’un dato progetto è 4 €/mq/a, alla proprietà si riconosce AST = 10*(12-4) = 80 €/mq
Se la situazione attuale comporta spesa corrente di 16 €/mq/a, risulta AST =10*(12-16)= -40 €/mq
Ovviamente, se la spesa energetica specifica annua è 12 €/mq/a AST = 0
Se 200 €/mq è l’aumento d’investimento specifico per passare da una situazione con spesa energetica specifica annua di 16 €/mq/a ad una situazione finale con spesa di 4 €/mq/a, il tempo di ritorno dell’investimento differenziale per più efficienza energetica risulta 200/(16-4) = 16,7 anni, ma la differenza di AST =80-(-40)= 120 €/mq riduce il tempo di ritorno a (200-120)/(16-4)= 6,7 anni
Quindi, se aumenta l’efficienza energetica delle “Macchine” edifici, la PED aumenta la bancabilità degli investimenti per ottimizzare l’acquisto o la ristrutturazione.
E se ora solo il 52 % dei progetti risulta più efficiente della media dell’anno precedente, con PED si dovrebbe arrivare al 60 %.

2. Conclusione
In via del tutto generale la Politica Energetica Differenziale, sia per gli edifici, sia per le altre “Macchine”, prevede l’azzeramento degli incentivi a carico della Pubblica Amministrazione (con risparmio per i contribuenti) e l’accorpamento in una sola di tutte le imposte per acquisto/vendita.
L’imposta unica all’acquisto è poi modulata dalla PED per favorire, tra le “Macchine” acquistate, quelle che si uniformano, non a standard prefissati, bensì alle prestazioni energetiche di “Macchine” che di fatto sono risultate le più efficienti nel fornire gli stessi servizi (o produrre gli stessi beni).
La PED svolge la sua funzione differenziale solo all’interno di ambiti di soggetti che forniscono tutti macchine per produrre gli stessi servizi o manufatti, quindi con pari opportunità tecnologiche.
Poiché non modifica il prezzo della macchina media, non incentiva affatto l’acquisto di macchine.
Come in tutte le procedure di PED, per la più rapida diffusione delle “Macchine” con tecnologie energeticamente più efficienti, risulta decisivo che soprattutto quel 50 % di soggetti che giustamente attende un accredito positivo possa facilmente valutare tutti i dati PED di quell’ambito (anche di anni precedenti) e che i dati iniziali, come gli accrediti conseguenti, siano sotto pieno controllo dell’autorità competente per la tassazione dovuta per la vendita/acquisto di ogni “Macchina”.
Al momento dell’acquisto (o di una ristrutturazione importante), il 50 % delle “Macchine” di pari scopo risulta ovviamente meno efficiente della media e la PED, mentre riduce la tassazione al momento
d’acquisto delle macchine più efficienti della media, la aumenta per quelle meno efficienti.
Quindi la PED realizza concretamente un chiaro obbiettivo di buona amministrazione pubblica:

premiare la riduzione del danno pubblico e penalizzarne l’aumento

Il danno pubblico per bassa efficienza energetica si concretizza in maggiori consumi energetici nazionali, che fanno superare all’Italia i limiti annuali delle emissioni di CO2.
Ciò causa danni quantificabili, sia alla bilancia dei pagamenti (le FEM ed i DE sono reperibili quasi solo all’estero), sia al bilancio statale (per minor PIL e per multe da parte della UE).
In generale, per passare dal quartile meno efficiente al quartile più efficiente in un ambito di concorrenti, già ora è sostenibile l’ammortamento annuale della differenza d’investimento necessario. Mediamente la PED sulle “Macchine” dimezza il costo di tale adeguamento.




permalink | inviato da ggavioli il 6/8/2013 alle 21:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 maggio 2013

7. Cosa non è stimolato dalla PED estesa

Per capire cosa rimane fuori dall'azione della Politica Energetica Differenziale, si ricorda che la PED estesa regola tutta e sola l’energia commercializzata in Italia, stimolando a produrla con meno FEM ed a consumarne meno per ottenere gli stessi prodotti e servizi finali.
La PED stimola in modo equivalente produttori e consumatori d’energia e così garantisce la massima riduzione dell’emissione totale annua di CO2 dall'Italia a pari impiego di risorse economiche.
Tutti i flussi di FEM e d’energia commerciale dall’estero sono intercettati ed ottimizzati dalla PED.
Da questo punto di vista la PED certamente stimola l’ottimizzazione energetica dell’interfaccia con l’estero.

Per gli impegni internazionali assunti, l’Italia è in pratica tenuta a ridurre tutta la propria emissione netta di CO2 dagli attuali circa 500 MtCO2/a a 100 MtCO2/a entro il 2050, cioè di 10 MtCO2/a per i prossimi 40 anni.
Si è già dimostrato che la PED estesa potrà garantire, con adeguati margini di sicurezza, questo risultato.
Così, purché sia mantenuto tale rateo di decrescita dell’emissione annuale (-10 MtCO2/a ogni anno), all’Italia si deve considerare permessa qualunque altra opzione conveniente per la sua economia.

7.1. Produzione da FER di vettori energetici ad uso proprio
La PED apparentemente non favorisce l'uso di FER (di qualunque tipo) e nemmeno la produzione contemporanea di energia elettrica e termica ad uso proprio (cogenerazione).
È formalmente avvantaggiato dalla PED espressamente chi, tra i suoi pari, utilizza l’energia commerciale per ricavare prodotti e servizi per se e/o per altri, con maggior efficienza della media.
Effettivamente però, la PED, propriamente e ben più in generale, avvantaggia chi utilizza meno energia com-merciale a pari tipo e quantità di prodotti e servizi forniti al mercato o per proprio consumo.
Così a chi produce energia per se (in qualunque forma), usando fonti energetiche nella propria dispo-nibilità (nel caso dell'Italia, prevalentemente FER) in pratica la PED riconosce, per i vettori energetici non ac-quistati, un prezzo pari al 150 % del loro prezzo corrente di mercato senza PED.

Nel tipico caso di autoproduzione di energia elettrica (col fotovoltaico, o con l’eolico, o con biomasse) la PED è equivalente ad un conto energia che paga per l’energia elettrica prodotta il 50 % del prezzo d’acquisto corrente dell’energia elettrica senza incentivi (non solo per 10 o 20 anni, ma per sempre).
Così, poiché i costi di produzione di tali tecnologie sono ormai vicini alla grid parity, è già sostenibile non prevedere incentivi specifici per i prossimi impianti di autoproduzione di energia elettrica da FER.
Ovviamente con rilevanti risparmi di burocrazia, sia per gli autoproduttori, sia per la PA.

7.2. Produzione di manufatti con uso in sito di proprie fonti energetiche minerali
La PED non regolamenta nemmeno l’eventualità che un soggetto economico usi l’energia potenziale di una FEM nella sua diretta disponibilità a km 0, per realizzare in sito manufatti e non prodotti energetici.
Infatti in nessuna fase di tale produzione di manufatti è coinvolta energia commercializzata.
Così, se la PED gestisce tutta l’energia commerciale, qualunque fonte energetica disponibile in Italia può es-sere liberalizzata per uso in sito di chi ne ha la disponibilità.
Eventuali limitazioni all’uso di FEM a km 0, diverse ed indipendenti dalla PED, provengono da principi di sicu-rezza sanitaria e di rispetto ambientale, come per qualunque attività industriale.
Solo se si coinvolgono in modalità PED tutti i produttori europei di quel tipo di manufatti (es. lingotti di alluminio) si possono definire tra i produttori gli appositi accrediti, in funzione dell’intensità carbonica diretta della produzione: dalla media per l’energia commerciale a quella effettiva della FEM a km 0.
L’impegno di quello specifico comparto produttivo (almeno in Europa) sarà quindi ridurre sensibilmente l’uso medio di FEM per unità di prodotto (IE/OE (tCO2/t)). Inizialmente deve essere AD=100 €/tCO2.
Per importare in Europa lo stesso tipo di prodotto occorrerà aderire a tale specifica PED europea;
- oppure certificazione che i dati medi produttivi sono migliori della media europea;
- oppure presunzione di produzione con i massimi valori di tCO2/t , tra quelli europei del 2010.

7.3. L’importazione di energia, o di “macchine” che usano energia
Gli importatori di “energia”, di manufatti, o di “macchine” non subiscono dazi all’importazione.
Ma se la PED si applica a tutto il territorio nazionale, anche gli importatori devono consorziarsi in modalità PED con i fornitori nazionali concorrenti ed essere penalizzati o favoriti in funzione del proprio IE/OE.
Perché l’importazione rispetti l’emissione ammessa nel territorio, serve “solo la certificazione tipica PED”.
- Quantità ed intensità carbonica del vettore energetico importato,
- Quantità ed intensità energetica nella produzione dei manufatti importati,
- Quantità delle “macchine” importate ed intensità energetica tipica del loro utilizzo.
Quindi, contrariamente all’applicazione dell’ETS, o della carbon tax, i produttori nazionali aderenti alla PED quantomeno non sono penalizzati rispetto agli importatori.

7.4. L’emissione di CO2eq non dovuta alla produzione e all’uso dell’energia
Una semplice occhiata ai dati dell’emissione italiana di CO2eq (da ISPRA per UNFCCC) eviden-zia che le emissioni di CO2 dovute alla produzione ed all’uso dell’energia non è la totalità delle emis-sioni nette di “gas ad effetto serra” provenienti dal territorio italiano, ne è però quasi il 90 %.
                                                          1990   2005   2011
GREENHOUSE GAS SOURCE CO2 equivalent (Mt/a)  
Total (Net Emissions)                  507     536     458
1. Energy                                         418     472     404
2. Industrial Processes                  38       43        32
3. Solvent and Other Product           2         2          2
4. Agriculture                                     41      37        34
5. Land Use and Forestry             -12     -38       -31
6. Waste                                            20       20        18

La PED assegna alla riduzione dell’emissione di CO2 da energia una priorità dovuta alla sua prevalenza riguardo l’interfaccia con l’estero ed alla stretta correlazione che è finora risultata tra emissione da energia e PIL deflazionato. Se infatti non si riduce l’intensità carbonica dell’economia (ICE tCO2 / M€_di_PIL) quando c’è espansione economica si ha un aumento dei costi all’estero e dell’emissione di CO2.
Per ottimizzare il restante 10 % d’emissione GHG netta, si considerano significativi per tale emissione i comparti produttivi per i quali l’intensità della emissione di CO2eq supera il 25 % dell’intensità d’emissione me-dia di CO2 dell’economia. Attualmente ciò significa 0,25*(500 MtCO2 / 1,5M M€) = 83 tCO2eq/M€_VA.
Quando l’attuale emissione assoluta di CO2 da energia si ridurrà del 50 % (e dovrebbe avvenire nel 2035), le emissioni di CO2eq non dovute a produzione o uso d’energia raddoppieranno d’importanza.
Per questo nei prossimi anni sarà necessario e sempre più urgente intervenire anche sulle emissioni non le-gate all’energia per garantire la massima efficienza economica della riduzione dell’emissione totale netta.
Per rispondere adeguatamente ed equamente a tale necessità si devono rispettare due criteri:
- Lo stimolo economico a ridurre l’emissione non deve avvantaggiare nessun tipo di attività economica (spe-cificata da unico codice NACE) rispetto alle altre, mentre deve mettere in concorrenza i soggetti che hanno la stessa attività a fornire al mercato le stesse merci o servizi con l’emissione specifica di CO2eq che è stata verificata nel quartile del comparto che ha emissione specifica minore.
- Le modifiche tecnologiche possibili si devono perseguire con uno stimolo equivalente a quello utilizzato dalla PED per ridurre ICE. Così, quando per i fornitori d’energia AD = 100 €/tCO2, anche i soggetti che ri-durranno l’emissione di GHG di 1 tCO2eq devono aspettarsi un vantaggio di 100 € rispetto ai loro concor-renti diretti che svolgono la stessa quantità e qualità d’attività.
Si può così predisporre, per ogni gruppo di concorrenti con lo stesso codice NACE, una procedura di stimolo differenziale analoga alla PED, denominata Politica Climatica Differenziale, di cui la PED è la parti-colare applicazione per ottimizzare la produzione e l’uso dell’energia (pro clima e pro bilancia dei pagamenti).
-------------
Chi applica la Politica Climatica Differenziale ogni anno, d’ogni soggetto componente di comparto a codice NACE unico, deve conoscere il Valore Aggiunto prodotto (VA €/a) e l’Emissione Totale (ET tCO2eq/a) misurata nei modi concordati dai centri studi europei specializzati nelle attività di quel comparto.
Da questi dati (pubblicati su apposito sito statistico aperto a tutti in sola lettura) si calcola il valore medio annuale del rapporto Emissione / VA per quel comparto (ET/VA)m.
L’Accredito Differenziale è inizialmente 100 €/tCO2eq, proporzionale a quello dei fornitori d’energia.
Quindi a ciascun soggetto del comparto, in base a ET e VA, si riconosce il seguente Accredito Annuale:
AA = AD * (VA*(ET/VA)m – ET) €/a
--------------

Le attività economiche che emettono CO2eq non da energia,
non emettono solamente CO2 (4 %), ma anche CH4 (7 %) ed N2O (5 %).
Risultano peraltro assorbimenti di CO2 da gestione foreste (7 %).

Per ridurre l’emissione del metano risulta molto conveniente l’applicazione delle modalità PCD.
Infatti emettere 1 mc di metano equivale ad emettere 20 kg di CO2.
Così le perdite di CH4 dai sistemi di distri-buzione costano al distributore 20*100/1000 = 2 €/mc, molto più del costo d’acquisto (< 0,2 €/mc).

Anche nella gestione dei boschi le cose cambiano.
L’incendio di un ettaro di bosco (100 - 500 t di biomassa) annulla un assorbimento storico di circa 600 tCO2, con un costo in modalità PCD di 60.000 €/ha.
Così i gestori sono più motivati ad evitare gli incendi e possono quantificare danni da far pagare agli incendiari da aggiungere a circa 3 tCO2/a/ha di assorbimento perso per circa 30 anni, quindi circa 100*3*30=9.000 €/ha.
Naturalmente c’è anche il danno commerciale (circa 200 €/t).
In totale i danni per incendio boschivo sono circa 150.000 €/ha.




permalink | inviato da ggavioli il 31/5/2013 alle 6:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 maggio 2013

6. Premessa agli effetti macroeconomici

Con approssimazione sufficiente per la discussione, si usano questi dati per inizio periodo (2010):
Emissione italiana di CO2 proveniente dalle
fonti energetiche minerali 0,5 GtCO2/a
PIL…………………………1500 G€/a
Costo all’Italia delle fonti energetiche
acquistate all’estero  80 G€/a
Costo dell’energia commerciale (gas, liquidi, solidi, energia elettrica)
 venduta in Italia ..........…...150 G€/a
Costo differenziale medio per tCO2 evitata
(per macchine che fanno energia commerciale) ……300 €/tCO2
Costo differenziale medio per tCO2 evitata
(per macchine che usano energia commerciale) …...150 €/tCO2

In primo luogo si valuta l’effetto alla Green Economy per d(PIL_BAU) = 0.
Allora la quota di riduzione dell’emissione annuale (MtCO2/a) coincide con quella dell’intensità carbonica dell’economia ICE(tCO2/M€).
Riducendo del 2 %/a l’intensità energetica, cala la richiesta d’energia e quindi di FEM del 2 %/a.
Quindi rispetto a BAU gli utenti risparmiano in costi d’energia  0,02*150 =  3,00 G€/a
Ma ridurre la CO2 di 0,02*0,5 = 0,01 GtCO2/a, costa agli utenti  0,01*150 =  1,50 G€/a
Riducendo dello 0,5 % l’intensità carbonica di fornitura della restante richiesta (98 %) d’energia commerciale, i fornitori riducono l’acquisto di FEM all’estero a   0,98*0,995 = 0,9751 * FEM_BAU (-2,49 %)
In tutto i fornitori d’energia commerciale risparmiano costi all’estero per 0,0249*80 =  1,992 G€/a
Ma ridurre le FEM di 0,005*0,5*0,98 = 0,00245 GtCO2/a costa ai fornitori 0,00245*300 = 0,735 G€/a
Rispetto a BAU, la Bilancia dei Pagamenti italiana migliora di 1,992 G€/a,
la disponibilità netta per altri consumi cresce di  3-1,5 = 1,500 G€/a,
l’ammortamento di investimenti in Italia cresce di  1,5+0,735 = 2,235 G€/a.
Per avere la riduzione del 2,49 % dell’emissione italiana di CO2, gli investimenti annuali differenziali tipici della Green Economy sono (ammortamento medio in 10 anni):   2,235 / 0,15 = 14,90 G€.
Ridurre l’intensità carbonica dell’economia del 2,49 %/a fa crescere il PIL rispetto a BAU tra 6 e 18 G€/a.

Le attuali politiche per incentivare la Green Economy, hanno controindicazioni macroeconomiche, poi-ché causano aumenti del prezzo dell’energia e quindi dei prodotti e dei servizi che la usano, oppure richiedono esborsi pubblici che poi richiedono maggior tassazione. Ed in definitiva causano recessione.
La Politica Energetica Differenziale non ha però tali controindicazioni macroeconomiche ed ottiene il sud-detto aumento primario del PIL senza inflazione e senza dismettere le “macchine” prima del loro naturale periodo d’ammortamento, utilizzando spontaneamente le tecnologie più convenienti.
Se estesa sul territorio nazionale, la PED non impedisce l’uso di vettori energetici o di “macchine” pro-dotte all’estero, ma la commercializzazione in Italia di vettori energetici non testati per l’intensità carbonica e di “macchine” non testate per l’intensità energetica (provenienti da territori senza PED) viene penalizzata dalla presunzione della loro massima intensità carbonica od energetica (testata prima della PED).

6.1. L’espansione degli effetti macroeconomici diretti
Gli effetti macroeconomici della Green Economy in Italia un anno rispetto al precedente (resa possibile dalla Politica Energetica Differenziale, in alternativa ad una politica BAU) si prevede che durino per 40 anni circa (ovvero fino a quando in Italia la ICE si sarà ridotta del 90 %, o l’emissione di CO2 dell’80 %).
In capo a dieci anni, i risultati diretti minimi della Green Economy (che, se stimolata con la PED non ha controindicazioni macroeconomiche tipo: prelievo fiscale – inflazione – recessione) si riassumono in:
- Maggiori investimenti rispetto a BAU nell’arco di dieci anni       149 G€
- Minor esborso annuale all’estero per le FEM nel decimo anno      20 G€/a
- Maggior disponibilità di risorse per consumi nel decimo anno       15 G€/a

Allo scadere dei 10 anni d’ammortamento medio, gli investimenti differenziali vengono reiterati e miglio-rati (specialmente per l’utilizzo dell’energia commerciale) ed intanto si allargano alle “macchine BAU” ancora da sostituire (specialmente per la produzione dell’energia commerciale).
E questo fino a 40 anni dall’inizio della PED. Ed oltre.
Il risultato primario della Green Economy: minori acquisti all’estero (di FEM), minori costi interni (per energia commerciale), maggiori investimenti (in tecnologie innovative, possibilmente nazionali), con la PED rimane un input economico complessivo netto, perché non pesa sulle finanze pubbliche, né sulla fiscalità.

Mentre se d(PIL_BAU) >0, o <0, cambia poco la crescita del PIL rispetto a BAU direttamente dovuta alla poli-tica energetica, l’espansione dei consumi a seguito dello stesso input netto (da 0,4 a 1,2 %/a del PIL) ovviamente dipende dallo stato d’espansione o recessione economica nazionale su cui tale input incide.
L’ampiezza dell’espansione economica secondaria dipende dalla propensione alla spesa, difficile da prevedere senza specifici modelli di previsione delle risposte macroeconomiche alle variabili congiunturali.
Quindi occorre un puntuale apporto delle scienze macroeconomiche.




permalink | inviato da ggavioli il 31/5/2013 alle 5:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 maggio 2013

5. La PED dentro la Pubblica Amministrazione

Con le politiche energetiche a livello nazionale ed europeo (attuali e previste), tutti i soggetti economici ed i privati che usano l’energia commerciale per produrre oggetti e servizi offerti al mercato o per proprio uso sono poco stimolati a ridurre rapidamente l’intensità energetica della loro attività.
Di fatto ora sono più stimolati i produttori d’energia commerciale a ridurre l’uso di Fonti Energetiche Minerali, sebbene molte conversioni dall’uso delle FEM a quello delle Fonti Energetiche Rinnovabili comportino un au-mento tecnico del costo dell’energia commerciale ottenuta.
Peraltro ampie analisi aggiornate (IEA_TCEP_2013) rilevano che l’intensità carbonica dell’energia in commercio si è ridotta assai meno di quanto ci si augurasse (dal 1970 al 2010 solo del 9 %), pur con le molte risorse economiche impiegate per incentivare le tecnologie per produrre energia a base di FER e le (poche) penalizzazioni di quelle basate sulle FEM.
Invero molti governi mentre incentivano le FER (lamentandosene), favoriscono economicamente le FEM (ab-bastanza sottobanco) e così aumentano comunque i costi energetici medi per gli utenti/contribuenti.
Si ricorda che gran parte dell’energia commerciale è comunque utilizzata fuori dei settori oggi abilitati/obbligati al commercio delle quote d’emissione secondo lo schema ETS.
E in definitiva il fatturato dei fornitori d’energia commerciale (energia elettrica, combustibili gassosi, liquidi e solidi) è pagato, per oltre il 70 %, dai settori d’attività non ETS e dai consumatori finali.

Il settore pubblico allargato, cioè l’insieme delle attività (direttamente svolte dalla Pubblica Ammini-strazione Territoriale, ma anche da soggetti privati con finanziamento e comunque sotto controllo della P.A.) che devono fornire ai cittadini servizi essenziali di cui i cittadini hanno diritto, è uno dei settori non ETS.
Si valuta che per servizi di pubblico interesse la spesa energetica sia pari al 20 % del fatturato dei for-nitori d’energia commerciale. (si valuta un’intensità energetica metà della media del PIL)
Vista anche la rilevanza della spesa energetica del complesso dei soggetti pubblici (circa 30 G€/a), questa nota valuta in particolare la possibilità di stimolare adeguatamente l’insieme dei soggetti pubblici ope-ranti su un territorio a compiere gli interventi più efficaci per ridurre la propria spesa energetica:
- acquistando energia commerciale al minimo prezzo e prodotta col minimo uso di FEM, 
- producendo servizi finali di pubblico interesse col minimo uso d’energia commerciale.

La Politica Energetica Differenziale si fonda sulla possibilità di stimolare la concorrenza di soggetti eco-nomici ad offrire al libero mercato lo stesso prodotto o servizio con meno FEM. Quindi non è semplice applica-re la PED a soggetti che, come la Pubblica Amministrazione, forniscono “servizi in monopolio naturale”.
In effetti la Pubblica Amministrazione, oltre ad agire senza subire la concorrenza di altri soggetti sul territorio di competenza, quando affida a soggetti privati taluni servizi in monopolio territoriale, spesso si limita a mettere in concorrenza i possibili affidatari solo al momento di indire l’appalto.
In sostanza la PA sul territorio di competenza opera come un soggetto unico, che utilizza personale, strutture edilizie, “macchine” ed energia commerciale per fornire ai cittadini servizi di pubblico interesse, in gran parte a spese dei contribuenti (la PA incide sulla capacità di spesa dei contribuenti dal 30 al 60 %).
Invero anche le attività economiche hanno analoghe libertà d’azione al loro interno. Ma, specialmente quelle che offrono a terzi oggetti e servizi molto differenziati, devono comparare i prezzi dei loro singoli prodotti sul mercato (che risentono della media delle offerte dei concorrenti) con la corrispondente somma dei costi interni imputabili alle singole fasi produttive (centri di costo).
Solo così possono dimostrare ai propri finanziatori la sostenibilità delle singole produzioni, o far capire chiara-mente ai dirigenti di taluni comparti che devono operare opportune scelte per portare i costi e la qualità dello specifico prodotto nella media sostenibilità, o nell’eccellenza richiesta.
La PA al suo interno può allora operare come una grande società multiservizi, che però deve rendere conto dei costi di produzione ai contribuenti/finanziatori e della qualità dei servizi ai cittadini/utenti.

 5.1. PED nella PA, per avere acquisti ottimali d’energia commerciale
Circa l’uso d’energia nelle attività della PA, il primo intervento fattibile è ottimizzare l’acquisto d’energia commerciale con contratti unificati sulla massima estensione di territorio di competenza.
Infatti i grandi soggetti economici, anche con sedi operative in luoghi diversi, generalmente contrattano gli ac-quisti energetici in modo complessivo per spuntare dai fornitori le condizioni che ritengono più favorevoli.
Oltre ottenere il prezzo più basso per unità d’energia (€/MWh) ricavabile da ognuno dei quattro tipi d’energia acquistabile (energia elettrica e combustibili: solidi, liquidi, gassosi), è interesse della PA che nel ter-ritorio di competenza venga commercializzata energia alla più bassa intensità carbonica (tCO2/MWh).
L’interesse pubblico a ridurre l’intensità carbonica dell’energia commerciale nasce almeno da quanto segue:
- le direttive europee e le leggi nazionali chiedono alla PA di operare affinché nel territorio di competenza si riduca l’emissione di CO2, specialmente quella legata all’energia commerciale;
- se cala l’intensità carbonica dell’energia usata nel territorio (quindi l’uso di FEM), aumenta certamente l’uso di FER e quindi di lavoro locale, con aumento del PIL del territorio a pari energia commerciale dispo-nibile (ed il PIL del territorio è poi la base imponibile da cui provengono le risorse della PA);
- all’energia commerciale da FEM è legata una maggior spesa sanitaria che è parte rilevante delle presta-zioni dovute dalla PA ai cittadini (es. confrontare l’energia elettrica da vento con quella da carbone).
Naturalmente queste motivazioni sono ampiamente condivise, anche dai “contribuenti/cittadini”, ma taluni obbiettano che l’energia da FER costa più di quella da FEM. Quindi tutto ciò è bello, ma costa troppo.
-----------
In verità stimolare la riduzione dell’uso delle FEM non aumenta i costi energetici, se la PA, sull’energia che acquista, impone ai fornitori le seguenti clausole contrattuali, mediamente non onerose (applica la PED):
- Ogni soggetto economico fornitore d’energia alla PA territoriale presenta certificazione annuale di quantità totale e tipo di FEM utilizzate, nonché di quantità e tipo d’energia fornita in totale al mercato.
- La PA territoriale si riserva il diritto di pubblicare (su sito Web disponibile in lettura a tutti) dette certificazio-ni, nonché quantità e tipo d’energia che la PA stessa acquista e da quali fornitori.
- La PA territoriale calcola quindi il valore medio dell’intensità carbonica dei propri acquisti d’energia divisi nei quattro tipi (energia elettrica, combustibili: solidi, liquidi, gassosi) in base ai dati dei propri fornitori e ri-conosce a ciascuno di essi un Accredito Annuale; così calcolato per ciascuno dei quattro tipi d’energia: 
AA = 100 * (OE*(IE/OE)medio – IE * OE /OE_t) €/a      ove
OE = Energia di quel tipo acquistata dalla PA territoriale     MWh/a  
(IE/OE)medio = Intensità carbonica media di quel tipo d’energia acquistato dalla PA  tCO2/MWh 
IE = CO2 emittibile dalle FEM usate dal fornitore per quel tipo d’energia   tCO2/a 
OE_t = Quantità totale d’energia di quel tipo venduta dal fornitore sul territorio  MWh/a
-----------
Questi accrediti non modificano il bilancio economico della PA territoriale, che peraltro non ha motivo di interrompere unilateralmente nessun contratto in essere coi fornitori d’energia.
Questi accrediti non modificano nemmeno i costi medi di produzione dell’energia commerciale ma, rispetto alle condizioni contrattuali attuali, favorisce i fornitori di energia a minor intensità carbonica. In tali condizioni i for-nitori d’energia commerciale, anche se la PA attiva sul territorio acquista solo il 20 % dell’energia venduta nel territorio, non credo recedano dai contratti per perdere il 20 % delle vendite e le implicite referenze della PA.
Quindi i fornitori sono motivati a ridurre da subito l’intensità carbonica dell’energia venduta.
E forzatamente di tutta l’energia venduta sul territorio, non solo di quella venduta alla PA.

Col supporto della PA regionale, anche i grandi soggetti economici consumatori d’energia potranno im-porre ai loro usuali fornitori d’energia le stesse clausole contrattuali della PA.
Ciò è certo più facile e conveniente per i soggetti economici dei settori ETS riuniti in consorzi d’acquisto.

Nel tempo nulla vieta ai cittadini interessati di organizzarsi in gruppi d’acquisto d’energia, sufficientemente ampi da imporre ai loro vari ed usuali fornitori le stesse clausole contrattuali della PA.
Peraltro gli acquirenti d’energia sul territorio, sia i consumatori finali, sia i soggetti economici, per ogni fornitore già testato dalla PA conoscono i dati IE e OE_t, quindi (IE/OE)medio_t per le sue vendite sul territorio e dalla quantità d’energia da essi acquistata, possono calcolare AA da riconoscergli contrattualmente.

Se sono accettate come pluriennali le clausole contrattuali che determinano AA per i fornitori d’energia commerciale, tali tipi di contratto tendono progressivamente ad estendersi dal 20 % al 100 % dell’energia ven-duta sul territorio. Questo rende più rapida la conversione della produzione d’energia da FEM a FER.
È auspicabile e presumibile, che la PED per i fornitori d’energia su tutto il territorio nazionale sia gestita nelle modalità previste dal “nucleo della PED” ben prima che in ambito locale le suddette clausole contrattuali siano richieste da tutti gli acquirenti d’energia.
Infatti l’operatività della PED prevista per i fornitori d’energia dal “nucleo della PED” occorre una norma na-zionale, ma tecnicamente tale modalità è di assai più semplice e sicuro avviamento e mantenimento.

5.2. PED per avere prestazioni di pubblico interesse alla minima intensità energetica
Si è già detto che, nel fornire prestazioni ritenute diritto di cittadinanza, la PA deve ridurre i costi adde-bitati alle singole fasi operative (centri di costo), con modalità analoghe ai grandi soggetti economici.
Come già fanno diverse attività industriali, la PA dovrà stimolare economicamente i dipendenti, i dirigenti ed i soggetti affidatari ad aumentare l’efficienza energetica dei centri di costo.
Si stima che il risparmio complessivo d’energia della PA del territorio sia frutto per metà di modifiche tecnologiche - logistiche e per metà di più attenta gestione, Quindi della riduzione annuale dei costi energetici rispetto alla media del quinquennio precedente, il 40 % viene accreditato ai “centri di costo” delle prestazioni. 
(Se in gestione diretta: 10 % ai dirigenti e 30 % ai dipendenti. Oppure 40 % ai soggetti economici affidatari). 
I contratti d’acquisto d’energia devono comunque rimanere a carico della PA (vedi 5.1.).

Quindi mentre la massa critica degli acquisti energetici della PA può essere utilizzata al livello più largo per ottenere dai fornitori le migliori condizioni di fornitura, l’iniziativa dei dipendenti della PA nel contenimento specialmente degli sprechi d’energia è premiata più ampiamente possibile (ovviamente senza istituire appositi  ed inutili uffici pubblici).
Lo stimolo più rilevante a migliorare le tecnologie e la loro gestione proviene però dalla Politica Energetica Differenziale, che amplifica la concorrenza tra i centri di costo a fini convergenti, pur con utenti diversi, a fornire prestazioni di pari qualità con la minima spesa energetica.
Concorrenza tanto più efficace quanto maggiore è il numero di “centri di costo a fini convergenti”.
-------------
Per stimolare l’aumento dell’efficienza energetica di prestazioni che sono garantite per legge ai cittadi-ni, ma che sono ottenibili anche da soggetti economici pagati e controllati dalla PA, vengono riconosciuti ai “centri di costo” degli Accrediti Annuali (all’affidatario o da dividere ¼ ai dirigenti, ¾ ai dipendenti):
AA = 0,5 * (OE*(IE/OE)medio – IE) €/a         ove
OE =  Monte tariffario riconosciuto al centro di costo per le prestazioni fornite  €/a
(IE/OE)medio = Rapporto medio territoriale tra costo energia e tariffa prestazioni   €/€
IE =  Costo totale annuo dell’energia acquistata dal centro di costo   €/a
-------------
Per stimolare l’aumento dell’efficienza energetica di “prestazioni speciali” che sono garantite per legge ai cittadini e non considerate affidabili a soggetti economici, vengono riconosciuti ai “centri di costo che han-no prestazioni speciali” degli Accrediti Annuali (da dividere ¼ ai dirigenti, ¾ ai dipendenti):
AA = 0,5 * (RSD*OE*(IE/OE)medio – IE) €/a         ove
RSD =  Residenti nel territorio di stretta competenza del centro di costo
OE =  Costo annuo nazionale medio delle “prestazioni speciali” per residente  €/a/rsd 
(IE/OE)medio = Rapporto medio territoriale tra costo energia e costo prestazioni speciali  €/€
IE =  Costo totale annuo dell’energia acquistata dal centro di costo   €/a
Tipica “prestazione speciale” è l’esercizio di uno dei poteri fondamentali dello Stato.
------------
Col tempo risulterà sempre più ampio il territorio italiano testato per l’intensità energetica delle presta-zioni di pubblico interesse.
Regione per regione la pubblica amministrazione complessivamente rappresentativa di questi territori vasti (almeno 1.000.000 residenti), ma forse lungamente a macchie di leopardo, gestirà le quote di risparmio ener-getico sullo storico e gli AA riconosciuti ai centri di costo di pari finalità.
Tale PA regionale di territorio vasto ne renderà puntualmente conto ai cittadini/utenti/finanziatori, ag-giornando ogni anno i siti statistici specifici dei singoli tipi di prestazione, in cui sono riportati (in libera lettura) tutti i dati necessari per calcolare i risparmi energetici sullo storico e gli AA per i singoli centri di costo; riuniti per livelli territoriali e con raffronto ai risultati dei dieci anni precedenti.




permalink | inviato da ggavioli il 31/5/2013 alle 5:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 maggio 2013

4. La PED anticipata localmente nei settori non ETS

Con le politiche energetiche a livello nazionale ed europeo (attuali e previste), tutti i soggetti economici ed i privati che usano l’energia commerciale per produrre oggetti e servizi offerti al mercato o per proprio uso sono poco stimolati a ridurre rapidamente l’intensità energetica della loro attività.
Invece i produttori d’energia commerciale sono più stimolati ed a ridurre l’uso di Fonti Energetiche Minerali, pur se molti passaggi da uso di FEM a uso di Fonti Energetiche Rinnovabili senza incentivi o tasse comportino un aumento del costo dell’energia commerciale. Peraltro l’intensità carbonica dell’energia commerciale si è ri-dotta assai meno di quanto ci si augurasse (da 1970 a 2010 - 9 %; IEA_TCEP_2013), pur con le molte risorse economiche spese in incentivi a tecnologie basate su FER e le poche penalizzazioni di quelle basate su FEM.
Molti governi, mentre incentivano le FER più costose (lamentandosene), favoriscono economicamente le FEM (abbastanza sottobanco) e così aumentano comunque i costi per gli utenti/contribuenti.

Questa nota valuta la possibilità di stimolare adeguatamente la scelta delle “macchine” più efficienti per ottenere (per se o per altri) i prodotti ed i servizi finali richiesti, ma con minori costi in energia commerciale.
Occorre comunque notare che gran parte dell’energia commerciale è utilizzata al di fuori dei settori oggi abili-tati/obbligati al commercio delle quote d’emissione secondo lo schema ETS.
In particolare il fatturato dei fornitori d’energia commerciale (energia elettrica, combustibili gassosi, li-quidi e solidi) per oltre il 70 % è a carico dei settori non ETS (pubblici, economici e consumatori finali).
Pertanto gli stimoli ETS o di un’eventuale carbon tax si trasformano per i settori non ETS in aumento certo dei costi energetici e quindi dell’inflazione. Si riduce così la competitività dei prodotti industriali ed artigianali locali rispetto a quelli provenienti da luoghi senza ETS, senza carbon tax o incentivi alle FER pagati in bolletta dagli utenti/contribuenti. (L’azione di PED sui settori ETS è illustrata nella nota “Nucleo della PED”).
Ampia letteratura aggiornata (WEO_2012) dimostra che, anche a pari costo dell’energia, ad un minor uso d’energia per unità di prodotto o di servizio finale, corrisponde generalmente la riduzione del costo com-plessivo di produzione degli stessi oggetti o servizi offerti sul mercato, o prodotti a proprio uso.
Quindi una maggior efficienza energetica aumenta comunque la competitività media delle merci e dei servizi forniti localmente rispetto a quelle provenienti da fuori territorio.
Peraltro alcuni recenti studi prevedono pure che una significativa riduzione dell’intensità energetica di prodotti e servizi comporti un consistente contenimento del prezzo dell’energia, anche di quella da FEM.

Di seguito si portano solo esempi di Politica Energetica Differenziale possibile in ambito locale ed i vantaggi che se ne possono ottenere, anche in presenza di differenti politiche energetiche imposte dall’alto.
Tipicamente, con la PED si può dosare lo stimolo all’efficienza energetica a livello abbastanza alto da ottenere la richiesta riduzione annuale dell’intensità energetica media del territorio a cui la PED è applicata, senza far aumentare i costi dei prodotti locali o dei servizi offerti da fornitori locali.
Con uno stimolo equivalente a quello di 100 €/tCO2 (che altra nota dimostra essere il livello da applicare alle forniture di energia commerciale per avere un’efficace stimolo medio verso le FER) chi deve scegliere le tecnologie d’uso dell’energia commerciale a pari prodotto o servizio finale, sceglie spontaneamente le tecnologie a minor intensità energetica, con interventi spontaneamente prioritari sui prodotti e sui ser-vizi a maggior intensità energetica iniziale.
Lo stimolo a più efficienza energetica deve equivalere a quello ad usare più FER per indirizzare le risorse economiche verso le tecnologie effettivamente più convenienti nel ridurre la CO2 emessa in Italia (massima riduzione dell’emissione a pari risorse differenziali impiegate), ovvero nel ridurre l’uso totale di FEM per produrre l’energia offerta sul mercato, a pari servizi finali fruiti in Italia.
Tale equivalenza tra stimolo applicato ai fornitori d’energia perché usino più FER e stimolo sugli utilizzatori d’energia ad usare più efficienza si calcola dall’emissione complessiva di CO2 dal territorio e dal costo com-plessivo delle Fonti Energetiche Minerali usate dai fornitori dell’energia commerciale usata nel territorio.

Per il territorio nazionale italiano, con costo (di importazione o di estrazione) delle FEM di 100 G€/a ed emis-sione dovuta ad esse di 0,5 GtCO2/a, il costo specifico medio delle FEM risulta 100/0,5 = 200 €/tCO2.
Quindi uno stimolo differenziale di 100 €/tCO2 comporta un aumento differenziale del costo che i fornitori de-vono affrontare per importare o estrarre le FEM usate per fornire l’energia commerciale; del 100/200=50 %.
Pertanto lo stimolo specifico per aumentare l’efficienza energetica negli usi dell’energia commerciale, per equivalere a 100 €/tCO2 deve dare lo stesso aumento differenziale del prezzo dell’energia (cioè del 50 %).
Specificamente, nei prossimi capitoli si illustrano alcune procedure che la Pubblica Amministrazione Locale può da subito avviare, regolare e monitorare per stimolare efficacemente liberi soggetti non pub-blici del territorio di competenza ad acquistare “macchine” con la minor intensità energetica ed utiliz-zarle senza sprechi (per fornire a se stessi o ad altri prodotti e servizi richiesti).
Gli stimoli qui proposti non pesano sulle finanze pubbliche, né aumentano carico fiscale, o inflazione.

4.1. PED nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove costruzioni (gestione comunale)
In questo capitolo si mostra come può essere tranquillamente anticipato, anche rispetto all’introduzione della PED per i settori ETS, quanto previsto nel capitolo 3.1. paragrafo c.

Le nuove costruzioni e le ristrutturazioni edilizie rilevanti comportano, sia vantaggi fiscali, sia controlli sulla progettazione. Però le caratteristiche minimali per l’accettabilità della progettazione certamente non pro-muovono per gli edifici prestazioni energetiche ottimali (es. costruzione certificata “casa passiva”).
Si può però pretendere la documentazione delle caratteristiche energetiche finali di progetto, sia per le nuove costruzioni, sia per le ristrutturazioni con costi superiori a 50 €/mq_coperto-calpestabile.

Ogni progetto comporta una spesa energetica annuale per mq calpestabile. Si accetta anche la certifi-cazione volontaria degli edifici esistenti, non in ristrutturazione. Da questa certificazione e dai progetti appro-vati in un certo anno sul territorio comunale, risulta una statistica consultabile da chiunque ed un valore medio.
Note le prestazioni di progetto, il Comune promuove l’avvicinamento a quelle ottimali con la PED, che, per mq calpestabile, accredita alla proprietà un importo una tantum (aggiornabile) pari a 5 anni di differenza tra la spesa specifica energetica corrente media e quella del progetto finale (vita utile > 20 anni).
Accredito specifico una tantum = 5 * (spesa annua specifica media – spesa annua specifica) €/mq
Ad esempio, se la spesa energetica corrente specifica certificata risulta in media 12 €/mq/a
e per un dato progetto è 4 €/mq/a, questo ha un accredito specifico di  5*(12-4) = 40 €/mq_calpestabile.
Se uno stato attuale ha spesa corrente di 16 €/mq/a, l’accredito è   5*(12-16) = -20 €/mq.
Se l’investimento specifico per passare da uno stato attuale con spesa specifica di 16 €/mq/a ad un progetto che prevede di ridurre la spesa specifica energetica a 4 €/mq/a risulta 120 €/mq,
il tempo per recuperare l’investimento in efficienza energetica è, senza stimoli,        120/(16-4) = 10 anni,
ma la differenza di una tantum di 40-(-20)=60 €/mq riduce il tempo di ritorno a (120-60)/(16-4) = 5 anni.
Note le prestazioni da progetto degli edifici certificati, si devono però verificare le prestazioni effettive nei suc-cessivi anni di gestione degli edifici già certificati sul progetto, o certificati volontariamente.
Note le prestazioni effettive si premiano ogni anno modalità d’uso ottimali e si favoriscono altri miglioramenti progettuali, che comunque comporteranno l’aggiornamento dell’accredito specifico una tantum.
La PED comunale accredita annualmentehh per ciascun mq certificato un importo pari a metà della differenza tra spesa energetica specifica effettiva media e spesa energetica specifica effettiva dell’edificio.
Accredito specifico annuale = 0,5 * (spesa annua specifica media – spesa annua specifica) €/mq/a

Ad esempio, se la spesa energetica specifica effettiva media risulta 12 €/mq/a e quella effettiva con un dato progetto 4 €/mq/a, per quel progetto risulta un accredito annuo specifico di 0,5*(12-4) = 4 €/mq/a.
Se con lo stato attuale la spesa è 16 €/mq/a, l’accredito specifico è negativo 0,5*(12-16) = -2 €/mq/a.
La differenza di spesa corrente è corretta in       (16-4)+(4+2) = 18 €/mq/a.
Quindi in definitiva il tempo di ritorno dell’investimento differenziale si riduce da 10 a (120-60)/18 = 3,33 anni.

Tali risultati sono ad impatto zero sulle casse comunali e (per definizione) non cambiano i costi medi delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni edilizie realizzate nel territorio comunale.
Né cambiano i costi energetici medi degli edifici che rientrano nella statistica, ma stimolano efficace-mente il loro miglioramento energetico in caso di ristrutturazione significativa (> 50 €/mq)

Se senza PED solo il 52 % dei nuovi progetti di un certo anno ha minor intensità energetica della media di quelli dell’anno precedente, con la PED i progetti migliorativi probabilmente superano il 60 %.

 4.2. PED per favorire l’acquisto delle tecnologie più efficienti (monitoraggio nazionale)
Gli istituti di ricerca espressamente incaricati dalla UE per valutare i risultati nell’efficienza energetica hanno evidenziato forti ritardi italiani nell’aumento dell’efficienza oltre che degli edifici, anche dei mezzi di tra-sporto e quindi dei sistemi di trasporto pubblici e privati.
Notoriamente si ritiene che non vi sia disponibilità per incentivi da parte dello Stato e che non sia sopportabile scaricare su tutti gli utenti o sulla fiscalità generale i costi di incentivazione.

In generale l’efficienza delle “macchine che utilizzano energia per fornire servizi” è molto variabile an-che a servizio strettamente equivalente. Già oggi, in particolare per il servizio di trasporto di persone, si rileva-no le prestazioni come quantità d’energia commerciale per unità di servizio standard.
Tali valutazioni devono essere espresse come spesa energetica per unità di servizio reso.
Su tali basi si può stimolare la scelta dei modelli più efficienti in vendita nell’anno per fornire un dato servizio
Si può quindi anticipare (solo con vantaggi per il PIL) quanto previsto al capitolo 3.1. paragrafo b.

Sotto il controllo del ministero per lo sviluppo economico e col supporto tecnico dell’ENEA, con PED tra i venditori si stimola l’aumento d’efficienza energetica delle “macchine” vendute in un dato anno ai consumato-ri finali, che le usano, insieme ad energia, per avere specifici servizi e prodotti finali.
Per ogni modello di “macchina” devono essere resi noti su sito ENEA aperto a tutti in lettura: 
il “costo certificato dell’energia usata per unità di servizio reso” (IE/OE), il numero di “servizi unitari resi durante la vita utile certificata” (OEvu), il numero di macchine di quel modello vendute nell’anno in Italia. 
Calcolato il costo energetico medio tra modelli concorrenti venduti in Italia (IE/OE_m), il venditore riceve un:
Accredito per ogni “macchina” venduta nell’anno = 0,25*OEvu* (IE/OE_m – IE/OE) €

Questa nota propone l’esempio delle automobili nuove (vita utile stimata > 160.000 km), per le quali prevede un Accredito una Tantum (per 40.000 km) in base al costo energetico specifico del servizio (€/km).
Accredito una Tantum = 40000 * (spesa energetica media per km – spesa energetica per km) €
L’Accredito una Tantum viene calcolato ad ogni fine anno in base ad una statistica trasparente dei consumi medi certificati delle automobili nuove vendute in Italia e viene riconosciuto ad ogni venditore come acconto di tasse pagate (o da pagare se negativo) per l’anno di vendita.
La propensione ad acquistare le automobili a minor intensità energetica si modifica come segue.
Supponendo che per le automobili vendute in Italia in un dato anno risulti spesa media per km = 0,08 €/km,
se per un tipo di autovettura IE/OE = 0,02 €/km,  AT = 40.000*(0,08-0,02) = +2.400 €,
se per un tipo di autovettura IE/OE = 0,12 €/km,  AT = 40.000*(0,08-0,12) =  -1.600 €.
La differenza di spesa energetica specifica tra le due autovetture è  0,12-0,02 = 0,1 €/km.
Se la differenza di prezzo tra le due autovetture è     10.000 €
Senza incentivi tale differenza di costo per l’acquirente ritorna in   10.000/0,1 = 100.000 km
Con l’AT della PED l’investimento differenziale si riduce però a   10.000-2.400-1.600 = 6.000 €
E tale investimento differenziale ritorna in      6.000 / 0,1 =    60.000 km

Risulta quindi una riduzione del tempo di ritorno da 100/160 = 63 % a 60/160 = 38 % della vita utile, senza aumentare il costo medio delle autovetture vendute in Italia, senza spese statali, né maggiori tasse.
Quindi con la PED, senza coinvolgere soggetti diversi dai nuovi proprietari di autovetture, è possibile rendere assai più conveniente acquistare le autovetture economicamente più efficienti disponibili al momento.
L’aumento d’efficienza energetica già senza stimoli risulta economicamente sostenibile per la riduzione dei costi unitari complessivi del servizio finale. La PED accelera l’aumento annuale medio dell’efficienza.
Peraltro i costi differenziali industriali delle tecnologie per autovetture più efficienti, con un proprio mercato più rapidamente allargato, si ridurranno progressivamente ed il tempo di ritorno dell’investimento differenziale in meno di dieci anni può ridursi a meno del 20 % della vita utile, espellendo di fatto dal mercato le autovetture con efficienza energetica pari a quella media attuale.
La PED, mantenendo fermi i suddetti criteri per favorire le nuove autovetture più efficienti, comporta un au-mento continuo dell’efficienza delle nuove autovetture e poi di tutto il parco autovetture esistente.

 4.3. PED nei distretti industriali specializzati (monitoraggio regionale)
Nelle produzioni industriali complesse e spesso vocate all’esportazione, che comportano una moltepli-cità di fornitori specializzati e subfornitori incrociati di semilavorati ed anche prodotti finiti, spesso più del 70 % della produzione nazionale è realizzata in poche provincie limitrofe.
Ciò facilita l’espansione della conoscenza delle tecnologie produttive più efficaci e già favorisce la creazione di consorzi d’acquisto dei vettori energetici.
L’eventuale abilitazione dei soggetti economici all’ETS ora gli fa solo spendere tempo e denaro per dar conto dei loro consumi energetici e (con le quote d’emissione valutate meno di 10 €/tCO2) non rende affatto tali soggetti economici più propensi (nemmeno in caso di ristrutturazioni tecnologiche) a scegliere tecnologie di produzione con maggior efficienza energetica. Quando la tipologia produttiva (codice NACE) comporta che i siti produttivi siano inseriti nell’ETS, risulta però ancor più facile organizzare un “consorzio PED volontario” tra i soggetti economici che operano nei siti produttivi di uno specifico distretto. E tale organizzazione comporterà certamente vantaggi medi ai soggetti coinvolti.
Tra i presupposti del buon funzionamento di un consorzio PED vi è la possibilità di controlli reciproci tra i soggetti economici consorziati circa i semplici dati forniti alla banca dati del consorzio di diritto privato funzio-nalmente autosufficiente (banca dati monitorata da Regione e Confindustria e leggibile da tutti).
I costi energetici ed il valore aggiunto dei soggetti economici coinvolti sono infatti già disponibili senza costi di certificazione, in quanto ricavabili dai loro bilanci annuali, generalmente pubblicati.
Inoltre sia il Valore Aggiunto del soggetto economico che i costi energetici affrontati sono noti alla Pubblica Amministrazione per le obbligatorie procedure riguardanti l’IVA e le accise.

Per applicare la PED ai soggetti economici consorziati, basta conoscere di ogni ognuno di loro:
Input Energetico (IE = spesa annuale in energia commerciale in quanto utilizzatori)
Output Economicamente significativo (OE = Valore Aggiunto annuale).
Da questi soli dati (noti per tutti i consorziati, raccolti e pubblicati su apposito sito statistico leggibile da tutti),
si calcola il valore medio annuale del rapporto tra input ed output (IE/OE)medio del consorzio.
Il consorzio volontario decide anche l’Accredito Differenziale al suo interno, AD > 0,5 €/€_SpesaEnergetica.
In definitiva a ciascun consorziato è riconosciuto un Accredito Annuale, regolato a valuta fissa annuale:
AA = AD * (OE*(IE/OE)medio – IE) €/a

Il consorzio volontario non riceve alcuna sovvenzione dalla P.A., quindi i soggetti economici a pari co-dice NACE che rimangono fuori del consorzio non sono penalizzati dalla sua attività, se non per la presumibile minor efficienza energetica di tali soggetti, non stimolati ad aumentarla.
Il consorzio può anche fissare AD>0,5 €/€SE, per ridurre (IE/OE)medio più rapidamente del 3 %/a.
(se i soggetti sono abilitati all’ETS, con tale risultato potrebbero non dover acquistare quote d’emissione dal 2015).
Peraltro applicare la PED non può causare un aumento del costo medio dei prodotti tipici, in quanto sono note e disponibili tecnologie con tempi di ritorno differenziali molto minori dei tempi d’ammortamento medi.
Di più, l’aumento di concorrenza palese nel consorzio ed il calo di (IE/OE)medio di per sé possono solo far di-minuire i prezzi medi dei prodotti di quel comparto produttivo.

La concorrenza innescata dalla PED è più efficace di ETS nel ridurre direttamente la spesa energetica per unità di valore aggiunto e riduce la spesa energetica promuovendo le tecnologie più convenienti.
Peraltro l’efficacia della PED cala insieme al rapporto tra spesa energetica annuale e valore aggiunto.
Anche per questo i comparti più interessati alla PED sono quelli ora abilitati ad ETS.




permalink | inviato da ggavioli il 30/5/2013 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 maggio 2013

3. Estensione PED ai settori non ETS

In molti settori ETS la differenza d’intensità (carbonica, o energetica), tra la media del quartile meno efficiente e la media del quartile più efficiente, supera il 20 % della media (IE/OE)m. Lo stimolo all’efficienza con ETS risulta basso in quanto il prezzo di mercato dei Diritti di Emissione è ora < 4 €/tCO2 per la recessione, ma aumenta tutti i costi di produzione anche dei soggetti più efficienti. Valutando l’impatto della Green Economy sui singoli fornitori e utilizzatori d’energia commerciale (vedi 1.), perché i primi migrino da FEM a FER occorre che sia DE = 100 €/tCO2, ma ciò aumenterebbe l’inflazione in modo tale da ridurre il PIL deflazionato.
La PED invece, pur con pari significativo stimolo AD = 100 €/tCO2 = = 0,5 €/€_Input_Energetici., non au-menta i costi medi dei prodotti di un settore produttivo (d’energia o d’altro) e l’efficienza del quartile meno effi-ciente cresce rapidamente fino a quella attuale del quartile più efficiente.
Ogni settore ora ETS può così ridurre l’intensità media (IE/OE)m del 1 - 2 %/a per dieci – vent’anni, senza che le attività meno efficienti siano costrette ad applicare tecnologie non già provate ora nel loro settore produttivo.
È ben vero che tecnologie più efficienti non sempre riducono i costi di produzione (specie dell’energia), ma la loro diffusione in un settore di concorrenti noti, riduce rapidamente i costi per applicarle.
Il progressivo aumento del costo medio per avere più efficienza in più di trent’anni può però sterilizzare lo sti-molo iniziale. Allora l’Autorità Competente dovrà aumentare il valore iniziale di AD, senza poi mai ridurlo.
Come precedentemente esposto nel nucleo logico della PED, applicando la PED ai settori economici ora abilitati all’ETS, risultano già completamente sottoposte a PED le quattro filiere che forniscono energia commerciale, quindi per almeno 20 anni la Icec del 2005 dovrebbe ridursi più rapidamente di 0,5 %/a.
Anche i settori ETS che usano l’energia commerciale per almeno 10 anni dovrebbero riuscire a ridurre la loro Iesp del 2005 più che 2 %/a. Ma essi usano solo il 30 % dell’energia commerciale, mentre i soggetti non abi-litati a ETS (economici e non, che decidono l’uso del restante 70 %) non hanno stimoli a ridurre la loro Iesp.
Così la diffusione solo ai settori ETS degli stimoli PED per ottimizzare l’uso dell’energia commerciale riesce a ridurre ICE del 2,25 %/a forse per oltre cinque anni, ma già a dieci anni difficilmente potrà ridurre ICE più del 0,5+(0,3*2) = 1,1 %/a (meno della metà del traguardo 2,25 %/a).
È però possibile aumentare l’efficienza finale d’uso anche del restante 70 % dell’energia commerciale.
--------
La UE, per i settori non abilitati all’ETS (economici, pubblici e consumo), prevede di aggiungere alle tasse attuali una carbon tax, con i cui proventi incentivare tecnologie capaci di fornire gli stessi prodotti e servizi richiesti dal consumo usando meno energia. Effettivamente la carbon tax applicata alle FEM utiliz-zate per produrre energia commerciale induce anche maggior efficienza nell’uso dell’energia.
Ciò avviene però tramite aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti e servizi ottenuti con uso d’energia.
Cioè forzatamente tramite un robusto aumento dell’inflazione. Con ovvie conseguenze recessive.
Si deve notare in definitiva che una tale combinazione di tasse ed incentivi mirati, pur interessando circa metà della ICE, comporta sempre un robusto stimolo all’inflazione + recessione (vedi 1.4.).
---------

3.1. Quando è ormai funzionante la PED nei settori abilitati ad ETS
Qualora l’emissione nazionale di CO2 risultasse di oltre 10 MtCO2/a sopra quanto programmato per un dato anno, sull’uso finale dell’energia si prevedono in successione altri interventi nazionali, di seguito illustrati.
Come la PED, nessuno di questi interventi comporta aumenti del prelievo fiscale, o dei prezzi.
Come la PED, tali interventi, diversamente da ETS e carbon tax, non trasferiscono denaro tra settori che tipi-camente forniscono prodotti diversi. Non privilegiano poi specifiche tecnologie, ma stimolano i soggetti decisori ad allocare risorse economiche solo per realizzare le soluzioni tecniche che, a pari ammortamento annuale dell’investimento, riducano maggiormente i costi energetici necessari per fornire gli stessi prodotti o servizi.

- Col primo intervento sono abolite le accise sui prodotti energetici, come pure altre tasse legate anche in-direttamente all’uso dell’energia (bollo auto, ………, ………). 
** Al posto di tasse anche costose da incassare, si applica una carbon tax all’origine senza esenzioni su tutte le fonti energetiche usate dai fornitori d’energia commerciale. Dal gettito delle tasse abolite, risulta una carbon tax di circa 50 €/tCO2, capace di portare la velocità di riduzione di Icec da 0,5 %/a fino a 0,75 %/a. 
A pari carico fiscale, questo intervento riduce molto i costi burocratici per la P.A. e per tutti i contribuenti. 
** Sempre con riduzione dei costi burocratici, si azzerano quanto prima tutti gli attuali incentivi, o le esenzioni fiscali per le FEM e si evitano incentivi per nuovi impianti a FER; o più efficienti nell’uso dell’energia. 
In particolare non si programmano più nuovi incentivi a FER (ora a carico dei consumatori). 
Specie per tecnologie per produrre energia da FER che risultassero troppo costose anche applicando la PED.
Da tale neutralità tecnologica (vedi 2.) consegue che lo stimolo della PED a ridurre l’uso delle FEM e ad au-mentare l’efficienza energetica risulta economicamente assai più efficace degli incentivi. 
Soprattutto porta gli utilizzatori delle “macchine per produrre energia” a scegliere proprio quelle tecnologie che riducono di più l’uso delle FEM (quasi tutte estere), a pari costo d’ammortamento differenziale. 
Così si stimola la massima riduzione dell’emissione italiana di CO2 a pari investimento differenziale.

- Col secondo intervento, sotto il controllo del ministero per lo sviluppo economico e col supporto tecnico dell’ENEA, con PED tra i venditori si stimola l’aumento d’efficienza energetica delle “macchine” vendute in un dato anno ai consumatori finali, che le usano, insieme ad energia, per avere specifici servizi e prodotti finali. 
Per ogni modello di “macchina” devono essere resi noti su sito ENEA aperto a tutti in lettura: 
il “costo certificato dell’energia usata per unità di servizio reso” (IE/OE), il numero di “servizi unitari resi durante la vita utile certificata” (OEvu), il numero di macchine di quel modello vendute nell’anno in Italia. 
Calcolato il costo energetico medio tra modelli concorrenti venduti in Italia (IE/OE_m), il venditore riceve un: 
Accredito per ogni “macchina” venduta nell’anno = 0,25*OEvu* (IE/OE_m – IE/OE) €

- Col terzo intervento ogni comune (o gruppo di comuni limitrofi per un totale di almeno 10.000 abitanti) esercita PED una tantum analoga a (b) su case nuove e ristrutturazioni importanti (OE = mq riscaldato). 
l Comuni o gruppi intervengono anche sui costi energetici dei condomini aventi riscaldamento condominiale. 
In queste PED territoriali AD e IE sono uguali a quelle dei soggetti economici ETS che acquistano energia, mentre OE = mq riscaldati dal condominio. Si nota che al crescere dell’efficienza dell’impianto di riscalda-mento condominiale, aumenta la bancabilità degli investimenti condominiali corrispondenti.

- Col quarto intervento diventa obbligatoria la PED, con AD e IE dei settori ETS, per i settori pubblici, nonché per quelli economici (OE = VA) non abilitati all’ETS, ma con rapporto medio tra costo energia acqui-stata e valore aggiunto prodotto superiore alla media italiana (la media 2005 era circa 0,1 €/€va). 
Per i settori pubblici che forniscono servizi, OE = costo medio italiano della quantità fornita di servizi. 
Per i settori pubblici che gestiscono controllo su, o a nome, dei cittadini (controllo beni comuni, fiscalità, politi-ca, giustizia………), OE = costo medio italiano delle stesse gestioni a pari residenti di riferimento. 
Il ministero per le attività economiche controlla l’applicazione delle PED, con supporto tecnico ENEA.

- Col quinto intervento sui prezzi delle energie commerciali si applica una tassa = AD della PED dei sog-getti economici utilizzatori, esentandone tutti i soggetti che sono stimolati da PED, anche volontaria. 

Si valuta sia meno del 20 % l’energia commerciale che gli interventi precedenti non stimolano ad usare con più efficienza. Il gettito previsto nel primo anno da questa tassa sull’energia è 0,2*150*0,5=15 G€. 
A marzo d’ogni anno, il gettito previsto per l’anno in corso più il conguaglio dell’anno precedente, sono divisi in parti uguali (circa 15.000 M€ / 60 M = 250 €/a) tra i residenti in Italia (accreditati ai contribuenti a cui sono a ca-rico), neutralizzando preventivamente il carico fiscale della tassa. Ciò rende più facilmente bancabili gli inve-stimenti per più efficienza energetica ed è premiata la moderazione dei consumi finali d’energia. 

L’altro effetto di questo intervento è che per diversi settori economici (eventualmente in territori limitati) aumenta la convenienza a sottoscrivere contratti volontari di PED. Infatti, accettando di aumentare la concor-renza energetica al loro interno con la PED, tali settori d’attività possono essere esentati dalla tassa del 50 % sull’energia commerciale; che invece pagherebbero come acquirenti generici. 
Per accreditare l’esenzione ai soggetti consorziati, l’Autorità Competente convalida contratti PED simili ai set-tori ETS che usano energia, con controllo oneroso (< 0,001*VA) della Pubblica Amministrazione territoriale. 
Invero settori economici la cui intensità energetica (€/€IE) fosse molto più bassa della media nazionale attuale (10 % del Valore Aggiunto Prodotto) potrebbero non essere interessati a ridurre del 33 % i costi energetici. 

I soggetti economici che operano in nero, o che sottraggono alla pubblica conoscenza anche solo parte del proprio Valore Aggiunto, non sono certamente interessati a sottoscrivere un contratto PED. 
Ma almeno costoro tutta l’energia usata in attività economiche ignote al fisco la pagheranno il 50 % più (e sen-za recupero) dei loro concorrenti già noti al fisco e che accettano la PED. Il conseguente maggior introito della tassa sugli acquisti generici d’energia è peraltro tutto ridistribuito automaticamente a tutti i residenti in Italia.

3.2. Intervento di manutenzione di AD per garantire i traguardi nazionali annuali
Con questi cinque interventi mirati viene stimolata l’efficienza d’uso dell’energia commerciale anche da parte dei privati e dei soggetti economici e pubblici con intensità energetica più bassa ed in linea di massima, per almeno venti anni dovrebbe essere facile mantenere il tasso di riduzione della ICE sopra il 2,25 %/a.
Quando però (anche solo per la minor efficacia dello stimolo AD per l’inflazione ordinaria in un periodo così lungo), l’emissione totale italiana di CO2 supererà di oltre 0,01 GtCO2/a l’obbiettivo programmatico alle sca-denze decennali (nel 2020 0,4 GtCO2/a, nel 2030 0,3, nel 2040 0,2, nel 2050 0,10); si procede come segue.

- AD (€/tCO2) aumenta ogni anno del rapporto di maggior emissione (es. 0,30/0,27) fino ad ottenere il valore d’emissione programmato. Così, con AD = 110 €/tCO2, costo FEM(estero + IT) = 55 G€/a ed emissione totale di CO2 dall’Italia 0,30 GtCO2/a; i fornitori d’energia sono stimolati da un differenziale sul prezzo delle FEM: 
AD(€/€IE) = AD(€/tCO2) / [IE(G€) / IE(GtCO2)] = 110/55*0,3 = 0,60 €/€IE. 
Questo è poi il valore di AD usato per degli Accrediti Annuali PED agli utilizzatori d’energia commerciale. 
Di pari valore (0,60 €/€IE) diventa la tassa sull’energia venduta agli acquirenti generici (= AD per acquirenti). 
Gli AD (e la carbon tax ridistribuita) crescono quindi per adeguare lo stimolo, ma poi non possono mai calare.




permalink | inviato da ggavioli il 30/5/2013 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio