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7 dicembre 2013

La Politica Energetica Differenziale possibile in un Comune da solo

L’ampiezza dei territori comunali è assai variabile, mentre, per applicare localmente e con efficacia le opzioni PED, il territorio dovrebbe avere più di 50.000 abitanti. Spesso occorre un’unione di comuni per regolamentare l’uso uniforme dell’energia su un’area sufficientemente vasta.
Una condizione preliminare della applicabilità delle opzioni PED in un territorio limitato è che i destinatari delle opzioni PED siano chiaramente riferibili a quel territorio.
Pertanto, più è piccolo il territorio, più le applicazioni dovranno far riferimento a soggetti che forniscono o usano energia commerciale da e per installazioni fisse. Per comuni od unioni di comuni, ciò riduce molto la percentuale di decisioni in materia energetica su cui la PED locale può incidere.
Quindi in genere si escludono gli “usi mobili” dell’energia ed i fornitori che li alimentano.
Tuttavia circa il 50 % delle decisioni operative possono essere indirizzate con opzioni PED.
Ed è più del massimo che si può ottenere con ETS + Carbon tax.

PED_a  Tra i vettori energetici, i combustibili liquidi sono quelli deputati all’uso in mobilità ed in prima battuta non si considerano per applicare localmente PED_a.
Sono invece usati quasi solo in installazioni fisse e note sul territorio i combustibili gassosi, quelli solidi e l’energia elettrica. Gli acquisti d’energia elettrica e gas per usi fissi sono evidenziati da contratti e fatture su cui pesano anche tasse locali, che si possono modulare con PED_a.
Attualmente l’uso dei combustibili solidi è generalmente assai ridotto ed occorre monitorarlo poiché una loro cattiva combustione e mancato trattamento dei fumi causano inquinamento locale dell’aria.
Assicurato però il monitoraggio dell’uso dei combustibili solidi, con i differenziali di PED_a può crescere l’uso di biomasse solide e ridurre l’uso del carbone (più inquinante). Opportunità particolarmente significativa nei territori con foreste da gestire o con disponibilità di residui vegetali agricoli.
L’ampiezza della possibile applicazione locale di PED_a dipende intanto dalla quota parte attuale dei combustibili liquidi, che è localmente variabile, ma che, a livello nazionale, è circa il 30 % delle emissioni di CO2 e dell’energia per usi finali. In territori comunali con più di 50.000 residenti, si può quindi orientare con PED_a il 70 % delle decisioni nelle forniture d’energia commerciale.
Salvo un’applicazione sperimentale sui biocombustibili liquidi (solo se sono presenti), la variazione locale dovuta a PED_a dell’intensità energetica dell’energia è attesa del             0,5*0,7 = -0,35 %/a

PED_b  I soggetti economici acquirenti di vettori energetici ed abilitati ad ETS, per definizione li usano in elementi tecnologici fissi. Tuttavia, se nel territorio comunale non sono presenti almeno quattro soggetti con lo stesso codice NACE non è possibile applicare PED_b.
Per questo in un comune od unione di comuni, PED_b si può applicare nei distretti industriali (invero più frequenti di quanto si creda), ove è più facile il controllo reciproco, tipico di PED.
Peraltro, essendo a pari opportunità tecnologiche, un distretto industriale omogeneo non è complessivamente penalizzato da PED_b rispetto ai concorrenti esterni. Anzi, gli investimenti per maggior efficienza energetica già risultano economicamente convenienti e PED_b li rende ancor più convenienti, quindi all’interno dei distretti la conversione alle tecnologie più efficienti è più rapida che fuori.
PED_b rende quindi mediamente più concorrenziali i soggetti economici residenti nel distretto rispetto ai concorrenti esterni (di pari codice NACE).
Per la maggior difficoltà di trovare in un ristretto ambito territoriale soggetti a pari codice NACE, PED_b riesce a condizionare le scelte non del 30 % dell’uso dell’energia commerciale, ma probabil-mente dal 10 al 25 % nell’ambito territoriale, riducendo l’uso d’energia di > 2 %/a.
Ci si può quindi aspettare che per PED_b l’uso d’energia nel territorio vari del     2*0,175 = -0,35 %/a

PED_c  Il comune, o l’unione di comuni con almeno 50.000 residenti, può applicare PED_c a chi fornisce nel loro territorio beni durevoli con rilevanti consumi energetici specifici.
Per i comuni occorre che i beni durevoli siano anche attribuibili con certezza al territorio di competenza ed ovviamente gli edifici civili accatastati nel comune hanno tale requisito. Così il loro acquisto o ristrutturazione si può orientare con uno specifico tipo di PED_c, ove per fornitori si intendono i proprietari ed i gestori sono gli affittuari (o gli stessi proprietari) che li usano per ottenere specifici servizi su base contrattuale. Tra questi usarli come abitazioni.
Ogni abitazione comporta una spesa energetica annuale a progetto per mq calpestabile.
Dalla certificazione dei progetti approvati in un certo anno sul territorio comunale per edifici nuovi o nuove ristrutturazioni per più di 100 €/mq, risulta una statistica annuale consultabile da chiunque.
Per gli edifici censiti nell’anno, si ricava un valore medio e per essi il comune assegna ai proprietari il seguente accredito una tantum, che è ovviamente neutro per le casse comunali.
Note le prestazioni di progetto, con PED_c il Comune ne premia l’avvicinamento a quelle ottimali.
Per ogni mq calpestabile, PED_c dà alla proprietà un accredito una tantum (aggiornabile) proporzionale al vantaggio che ottiene il gestore (con opzione PED_b+ durante 30 anni) per la differenza tra la spesa specifica energetica corrente reale media e quella reale dell’abitazione.
Accredito una tantum / mq = 10 *TAGE *(spesa annua media / mq – spesa annua / mq) €/mq
Con PED_c (e TAGE) nel comune di accatastamento i progetti con intensità energetica minore della media dell’anno precedente possono superare il 90 %.
Ogni anno è aggiornata la statistica comunale delle prestazioni energetiche di progetto degli edifici già certificati in quanto nuovi o ristrutturati per più di 50 €/mq, degli edifici con riscaldamento condominiale e della certificazione volontaria degli edifici esistenti, non ristrutturati in vigenza di PED_c.
Con PED_b+ sono rilevate ogni anno le prestazioni reali di tutti gli edifici abitativi censiti a progetto.
Le statistiche comunali “di progetto” e “annua reale” sono liberamente consultabili da chiunque.
Se ne ricava un valore medio per l’anno in corso ed agli edifici nella statistica il comune assegna il seguente accredito annuo, che risulta ovviamente neutro per le casse comunali.
Note le prestazioni annue reali, con PED_b+ il Comune ne premia l’avvicinamento a quelle ottimali.
(le spese energetiche reali documentate in PED_b+ sono esenti da TAGE (= 0,77 inizialmente))
Il comune accredita annualmente, per ogni mq censito, un importo proporzionale alla differenza tra la spesa energetica specifica effettiva media e la spesa energetica specifica effettiva dell’edificio.
Accredito annuo / mq = TAGE * (spesa annua media / mq – spesa annua / mq) €/mq/a
Con PED_c e PED_b+ si riesce a condizionare adeguatamente l’uso dell’energia commerciale consumata negli edifici d’abitazione ed acquistata tramite contratti di fornitura, quindi si orienta verso più moderazione ed efficienza circa il 15 % dell’energia usata nel territorio, con un tasso di riduzione dell’uso d’energia del 3 %/a, ovvero sull’intero territorio 0,15 * -3 = -0,45 %/a

PED_d  Il comune può applicare PED_d, dando un sussidio annuale uguale a tutte le persone fisiche residenti, alimentato dal prelievo annuale della tassa sugli acquisti generici d’energia “TAGE” (77 %), acquisti con riscontro in contratti d’utenza e potrebbe raccogliere sul territorio abbastanza per un sussidio di 400 €/a a persona. Ma questa è anche la condizione per la fattibilità di PED_b+, poiché tutti i componenti dei “consorzi PED_b+” sono esenti daTAGE. Tra questi i soggetti componenti di distretti industriali e commerciali omogenei e le amministrazioni di servizi di pubblica utilità.
Molto dipende dal numero di “consorzi PED_b+” che il comune riesce a far operare tra soggetti con pari opportunità tecniche e non abilitati ad ETS, ma, con l’esempio della PA operante sul territorio comunale, l’assieme di PED_b+ , PED_c e PED_d può ancora aumentare il tasso di riduzione dell’uso d’energia commerciale sul territorio fino a                   0,3 * -2 = -0,6 %/a
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In un comune da solo, per l’applicazione complessiva di PED_b, PED_b+, PED_c, PED_d ci si può attendere la riduzione annua dell’energia commerciale usata del                0,35+0,45+0,6 = 1,4 %/a
Con una riduzione dell’intensità energetica data da PED_a di 0,35 %/a, la massima riduzione attesa di GHG da FEM emessi nel territorio comunale risulta:               1-(1-0,014)*(1-0,0035) = = 1,7 %/a
Come già per lo Stato e la Regione, si ricorda che nessuna delle opzioni PED sopra descritte contrasta con leggi nazionali, o con direttive europee, né incide sulle disponibilità economiche medie dei residenti e dell’amministrazione comunale.
Ci si può anzi attendere un aumento del PIL (su BAU e rispetto ai territori limitrofi) del 2 %/a.




permalink | inviato da ggavioli il 7/12/2013 alle 18:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 dicembre 2013

La Politica Energetica Differenziale possibile in una regione da sola

Le amministrazioni regionali saranno presto direttamente responsabilizzate perché si riducano le emissioni di GHG dai rispettivi territori. Dovrebbero quindi poter legiferare efficacemente per concorrere, nelle proporzioni ormai già convenute da oggi al 2050, alla riduzione dell’emissione nazionale di GHG di 10 MtCO2eq/a ogni anno. Infatti, esclusa l’obbedienza cieca, non v’è responsabilizzazione senza autonoma capacità di decisione, possibilmente all’interno di regole non ambigue.
Anche se le esperienze passate fanno dubitare circa la reale libertà legislativa regionale a fronte d’una concreta acclarata responsabilità, questa nota intende valutare se un Consiglio Regionale possa legiferare efficacemente per ridurre le emissioni di GHG, a bilancio regionale invariato, senza protezionismi, ma anche senza penalizzare prodotti e servizi regionali rispetto al resto d’Italia.
Esaminiamo a tal scopo i tipi di intervento previsti a livello nazionale da PED_a fino a PED_e, riscontrando maggiori o minori difficoltà ad ottenere l’efficacia (cioè la percentuale di decisioni adeguatamente orientate alla maggior efficienza) senza distorsione del mercato (cioè senza aumento dei prezzi dell’energia e dei beni e servizi nel mercato territoriale).

PED_a  La regione può applicare PED_a ai combustibili liquidi (a pressione ambiente) venduti sul suo territorio, che sono vettori energetici con caratteristiche tracciate con accuratezza per Accise ed ETS.
Applicare PED_a a tali combustibili, solo a quelli distribuiti da installazioni fisse, per gli acquirenti che mantengono le scelte di prima comporta un costo medio identico, ma gli acquirenti che passano a liquidi con minor CO2 da FEM per MWht, li trovano a prezzi più bassi di prima. Tali acquirenti crescono, mentre calano quelli che scelgono i liquidi con più CO2 da FEM per MWht (i cui prezzi crescono).
Vero che parte degli acquirenti possono acquistare fuori regione liquidi a maggior CO2 da FEM, ma acquirenti residenti fuori regione sono poistimolati ad acquistare in regione liquidi a bassa CO2. Così non ci si attende che in una regione con PED_a crescano o calino gli acquisti di MWht da combustibili liquidi. Ancora più stabili, in quanto prevalentemente destinati ad installazioni fisse, risultano gli acquisti in regione di combustibili gassosi o solidi (in  MWht) e d'energia elettrica (in MWh).
Di conseguenza gli effetti di PED_a, anche applicata in una sola regione, non dovrebbero essere molto diversi dalla sua applicazione a livello nazionale.
In una regione con PED_a circondata da regioni senza PED_a, questi spostamenti di decisioni di acquisto riducono di anno in anno il valor medio della CO2 da FEM per MWht venduto, col risultato di ottenere una riduzione > 0,5 %/a delle emissioni regionali da FEM del 2005.

PED_b  La regione può applicare PED_b ai soggetti economici residenti in regione, abilitati ad ETS ed acquirenti di vettori energetici. In via preferenziale PED_b inizierà nei distretti industriali, ove è più facile il controllo reciproco, tipico di PED. Infatti, essendo a pari opportunità tecnologiche, un distretto industriale omogeneo non è complessivamente penalizzato da PED_b rispetto ai concorrenti esterni.
Anzi, gli investimenti per aumentare l’efficienza energetica già di per se risultano economicamente convenienti e PED_b li rende ancor più convenienti, quindi all’interno dei distretti la conversione alle tecnologie più efficienti è più rapida che fuori. La PED_b rende quindi più concorrenziali i soggetti economici residenti in regione rispetto a quelli fuori regione di pari codice NACE (quindi concorrenti).
PED_b condiziona quindi le scelte per l’uso di circa il 30 % dell’energia commerciale nella regione ed in quell’ambito produce una riduzione > 2 %/a delle emissioni da FEM del 2005.

PED_c  La regione può applicare PED_c ai venditori locali di beni durevoli con rilevanti consumi energetici specifici a cominciare dai tipi a maggior fatturato in regione.
Nonostante sia di semplice attuazione, la PED_c, per essere efficace, deve operare su un rilevante numero annuale di acquisti di beni durevoli dello stesso tipo. Per questo può non risultare possibile, a livello regionale, condizionare efficacemente le scelte (con PED_c le “Macchine” migliori) per l’uso del restante 70 % dell’energia commerciale, che è utilizzata dai beni durevoli.
Con PED_c a livello nazionale si riesce a condizionare adeguatamente l’uso del 40 % dell’energia commerciale, ma in regioni con 6 milioni di residenti meno del 30 % potrebbe essere portato a ridurre in media > 2 %/a l’energia usata dal particolare tipo di “Macchina” per unità di servizio.

PED_d  Se la regione applicasse PED_d dando un sussidio annuale uguale a tutte le persone fisiche residenti, alimentato dal prelievo annuale della tassa sugli acquisti generici d’energia “TAGE” (77 %), si troverebbe a raccogliere sul territorio assai meno di quanto occorre per un sussidio di 500 €/a.
Infatti se PED_d è applicata da una regione circondata da regioni senza PED_d, si prevede che in essa solo l’uso del 15 – 30 % dell’energia venga orientato verso più moderazione e più efficienza.
Peraltro, anche con la TAGE nazionale è opportuno che i residenti dei territori (specie di confine) ricevano solo quanto raccolto dalla TAGE negli stessi territori.
Molto dipende dal numero di “consorzi PED” che la regione riesce a far operare tra soggetti con pari opportunità tecniche e non abilitati ad ETS. Tra questi i soggetti componenti di distretti industriali e commerciali omogenei, i condomini di abitazioni e le amministrazioni di servizi di pubblica utilità.
I componenti dei “consorzi PED” sono infatti esenti dalla TAGE.

PED_e è praticamente fattibile solo a livello nazionale, ma la logica di PED_e potrebbe essere applicata all’attuale tassazione locale, riducendo i costi burocratici a pari gettito netto.
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Complessivamente, applicando in una sola regione le opzioni PED possibili tal quali, la loro efficacia è limitata al 100 % delle forniture ed a circa il 60 % degli utilizzi dell’energia commerciale.
In sostanza una regione che da sola applicasse le opzioni PED che risultano possibili così come congegnate per il livello nazionale, a pari servizi avrebbe una riduzione della richiesta di energia di circa il 2*0,6 = 1,2 %/a, che è soddisfatta con energia la cui intensità carbonica cala dello 0,5 %/a.
Quindi il consumo di FEM a pari servizi si riduce ogni anno di circa 1,7 %/a rispetto alle regioni limitrofe senza PED. Circa il 68 % del risultato ottenibile applicando la PED a livello nazionale.
Peraltro nessuna opzione PED aumenta le tasse regionali o le uscite di cassa dell’amministrazione regionale, quindi gli attuali e futuri stanziamenti regionali per far ridurre le emissioni di GHG possono essere indirizzati ad altri servizi di pubblica utilità, od alla riduzione della tassazione regionale.
A pari servizi, rimangono sempre uguali i risparmi nell’acquisto d’energia (in Italia ed all’estero) e gli investimenti necessari per poter ridurre l’emissione di CO2eq dalla regione d’una t/a.
In condizioni di stagnazione, o d’espansione economica, si ottiene quindi un aumento del PIL regionale su BAU di 2000 – 4000 €/a per ogni t/a di CO2 non emessa, a cui si dovrebbero aggiungere premi statali per aver ridotto le emissioni a regime più rapidamente delle altre regioni.
In condizioni di recessione (come ora) la riduzione delle emissioni c’è già ed è proporzionale alla riduzione del PIL deflazionato. Ma senza investimenti, né aumenti di PIL.
(In recessione la riduzione delle emissioni può essere accelerata fermando prioritariamente le “Macchine” meno efficienti. Ma è certamente meno frequente la sostituzione a fine vita tecnica delle “Macchine”. Comunque la PED_c facilita la scelta di quelle più efficienti, dando sostegno al PIL.)

Da quanto esposto si ritiene già efficace per l’economia regionale applicare le opzioni PED possibili nelle modalità previste per il livello nazionale. Tuttavia, se la regione intende estendere gli stimoli efficaci oltre il suddetto 68 % delle decisioni in campo energetico, sono possibili azioni strategiche per ottenere lo scopo. In tal caso è tutta la Pubblica Amministrazione ed i servizi da essa regolamentati che fanno da apripista; ovviamente in quanto utilizzatori d’energia commerciale.
I servizi tipicamente forniti dalla PA estesa non sono in settori ETS ed anzi hanno intensità energetica (costo energia / valore aggiunto) mediamente metà dei settori non ETS (0,06 €erg/€VA).
Ma, pur con l’intensità energetica circa al 3 %, la PA consuma circa il 15 % dell’energia usata nel suo territorio e, come acquirente unico, può pretendere dai fornitori di energia, di servizi, di beni di consumo o durevoli, clausole contrattuali in logica PED_a, PED_b e PED_c.
Come pure regolamentare i propri consumi energetici consorziando tra loro in modo PED i centri pubblici di servizi analoghi.
Molti soggetti non pubblici (economici, o gruppi d’acquisto privati) successivamente pretenderanno le stesse clausole contrattuali, anche come garanzia di certificazione di qualità di quanto acquistato.

Si ricorda infine che nessuna delle opzioni PED sopra descritte contrasta con leggi nazionali, o con direttive europee. Tali opzioni permettono invece di garantire, in modo economicamente conveniente (micro e macro), la riduzione del 2 %/a delle emissioni di GHG dal territorio regionale.
 




permalink | inviato da ggavioli il 2/12/2013 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 dicembre 2013

Gli accordi internazionali consentono l’avvio della PED nazionale

Sebbene miri a sostituire molte altre politiche (fiscali, parafiscali, esenzioni ed incentivi), che con più o meno efficacia influiscono sui costi energetici e burocratici, la Politica Energetica Differenziale (PED) può operare su varie ampiezze di territorio (nazionale, regionale, locale) e può rimanere neutrale rispetto alla legislazione definita a livelli territoriali superiori.
Attivando la PED a livello nazionale, pur rispettando gli accordi internazionali, si stimola con adeguata efficacia il 100 % delle decisioni nella produzione e nell’uso dell’energia commerciale.

La “PED in funzione base” opera solo entro gruppi definiti di soggetti decisori aventi le stesse opportunità tecnologiche ed ogni “gruppo a pari opportunità”, né ottiene, né perde risorse nel suo complesso. Quindi PED_base non fa crescere il prelievo fiscale, né i costi pubblici.
La PED_base nemmeno toglie o dà risorse ai soggetti con intensità energetica uguale alla media del gruppo, ma stimola tutti i suoi componenti (tutti noti almeno tra loro) a raggiungere l’intensità energetica dei soggetti più efficienti del gruppo (effettivamente riscontrata e resa nota).
Così, come già fatto notare in “PED_IT_2050_PED o ETS” la PED_base è compatibile con ETS e può perfino risultare sinergica con tale schema europeo pro clima. La PED_base è quindi applicabile subito ai settori economici abilitati all’ETS (PED_a per i fornitori d’energia e PED_b per gli utenti).
La PED_base, se applicata ai settori ETS su tutto il territorio nazionale, agisce con adeguata efficacia sul 100 % della fornitura di vettori energetici e sul 20 - 30 % del loro utilizzo.

La “PED estesa oltre i settori ETS” include la PED_c, sui fornitori di “Macchine”, cioè dei beni durevoli che usano energia in modo significativo per fornire servizi tipici. La PED_c, senza modificare il costo medio dei beni a pari produttività di targa, né richiedere sovvenzioni pubbliche, rende meno costosi i beni che usano meno energia a pari risultati e quindi facilita gli utilizzatori di quei beni durevoli che intendono ottenere gli stessi servizi con meno energia. Se attivata a livello nazionale, influisce adeguatamente sulle decisioni di utilizzo del 40 – 50 % dell’energia in commercio.
La “PED_estesa” comprende anche altre due azioni da attivare tipicamente a livello nazionale.

La “PED_d” concede un sussidio annuale uguale per tutte le persone fisiche residenti in Italia (500 €/a), che è alimentato dall’intero prelievo annuale della tassa sugli acquisti generici d’energia sul territorio “TAGE” (77 %). La PED_d attivata a livello nazionale orienta verso più moderazione e più efficienza le decisioni che comportano l’uso del 40 – 50 % dell’energia commerciale. Ottimizzazione ottenuta anche tramite “consorzi PED” tra soggetti con pari opportunità tecniche in settori non ETS.

La “PED_e” sostituisce, a pari prelievo nazionale, le accise sui prodotti energetici e tutte le tasse annuali sui beni durevoli con (CTp=80 €/tCO2) carbon tax sulla CO2 potenziale delle FEM usate per l’energia commerciale e con TIC tassa immobiliare comunale a favore dei comuni in cui gli immobili sono accatastati.
Gli stessi comuni, d’accordo con i propri residenti, decidono le valorizzazioni di TIC (€/mq/a), in base al costo dei servizi pubblici utili alle attività tipiche degli immobili ed al potenziale economico medio delle stesse attività.
La PED_e, se attivata a livello nazionale, con CTp aumenta dell’80 % lo stimolo a ridurre l’uso di FEM e con TIC riduce i costi burocratici per Pubblica Amministrazione e Contribuenti.

Se attivate a livello nazionale, PED_base e PED_estesa sono adeguate, stimolando insieme e puntualmente il 100 % delle decisioni, sia in produzione, sia in utilizzo dei vettori energetici, facendo infine ridurre ogni anno di almeno 10 MtCO2eq/a le emissioni assolute di GHG dall’Italia.
Peraltro, per ridurre l’emissione annuale di 10 MtCO2eq/a senza recessione, servono 25 G€/a di nuovi investimenti (70 % in Italia) ed intanto i costi energetici calano di 4 G€/a (1,8 all’estero).
Cioè il PIL aumenta su BAU di circa 25 G€/a direttamente e di circa 50 G€/a per espansione inerziale. Tutto ciò in progressione fino a +2.000 G€/a rispetto a BAU dopo 40 anni e successivamente.

Inoltre, anche solo la riduzione delle sovvenzioni pubbliche e dei costi burocratici (possibile con PED_e), migliora in pochi anni il bilancio pubblico consolidato di 30 G€/a.
Tali miglioramenti nel bilancio pubblico consolidato e l’aumento del PIL (che su BAU, in 40 anni fa aumentare il gettito fiscale ordinario da 20 a 600 G€/a) permettono di ridurre sia le tasse che il debito pubblico.




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9 novembre 2013

Ottimizzare il ciclo dei GHG con PCD e PED

Le attività economiche con emissioni di CO2eq non dovute ad energia, non emettono solo CO2 (il 4 % dell’emissione netta di GHG), ma anche CH4 (il 7 %) ed N2O (il 5 %). Risultano poi assorbimenti netti annuali di CO2 da gestione foreste (il 7 %). Se le attività corrispondenti si modificano fino ad azzerare ognuna il suo contributo, l’emissione netta di GHG viene variata da – 16 % a + 7%.

È una variabilità del 23 %, che tra vent’anni può diventare decisiva per ridurre complessivamente i GHG. Infatti, se l’attuale emissione assoluta di CO2 da energia si riduce del 50 % (e dovrebbe avvenire già nel 2035), raddoppia l’importanza delle emissioni di CO2eq non legate all’energia.

Nei prossimi anni risulterà sempre più urgente intervenire su tali emissioni per garantire la massima efficienza economica della riduzione dell’emissione totale netta di GHG ed ovviamente sarà sempre meno rilevante la causa scatenante dell’emissione dei GHG.

1. La gestione a lungo termine del ciclo globale dei GHG
Un bilancio completo nel tempo dei composti del carbonio, "raccolti sopra e sotto terra" per alimentare le attività umane, permette di valutare la loro sostenibilità a medio e lungo termine.
Nel bilancio globale dei composti di carbonio sono attualmente predominanti i cicli biologici naturali:

- assorbimento di CO2 atmosferica per fotosintesi clorofilliana, che forma composti biologici;

- loro parziale metabolizzazione ossidante e incendi, con riformazione di CO2 atmosferica;

- loro molto lenta e molto parziale metabolizzazione riducente, con formazione di composti ad alto tenore di carbonio fino a produzione di metano minerale, petrolio, carbone.

Per ogni territorio si può fare un bilancio del ciclo del carbonio e valutare se le attività umane su quel territorio contribuiscono ad aumentare o ridurre la CO2 atmosferica in tempi storici (> 1000 anni).
Vediamo tre gestioni tipiche, peraltro ampiamente descritte in letteratura.

1.0. Le attività umane d'un territorio non modificano il ciclo globale del carbonio, se bruciano i composti formati dalla fotosintesi clorofilliana (biomassa) sostituendosi solo alla loro metabolizzazione ossidante. Precisamente le attività umane risultano complessivamente neutre per il bilancio globale del carbonio, se non riducono la potenzialità di fotosintesi e se mantengono costante, a medio e lungo termine, la quantità di biomassa vivente (la deforestazione e gli incendi boschivi non rispettano questa condizione).

1.1. Le attività umane d'un territorio riducono la CO2 atmosferica se a regime fanno crescere la quantità di biomassa vivente e se allontanano il tempo della combustione o della metabolizzazione ossidante della biomassa prodotta dalla fotosintesi clorofilliana (ha questo effetto mescolare carbone vegetale al terreno, ma anche creare manufatti di legno di media e lunga durata).

1.2. Le attività umane d'un territorio aumentano la CO2 atmosferica se comportano rilascio di CO2 in atmosfera per rapida ossidazione di composti minerali del carbonio (FEM: composti che, o hanno bisogno di milioni d'anni per formarsi, o non provengono dalla CO2 atmosferica).

Salvo l’opzione d'equilibrio (1.0.), da un lato è rilevante il tempo (t1) che passa da quando sono “raccolti” per usi umani i composti di carbonio (minerali o biologici) a quando è emessa in atmosfera la CO2 che da essi proviene (per decomposizione biologica, o per combustione, es. energetica).
Altrettanto rileva il tempo (t0) trascorso da quando la CO2 atmosferica è stata fissata dalla clorofilla in composti biologici del carbonio a quando essi, modificati in natura, sono “raccolti” per usi umani.
Per tenere costante la concentrazione di CO2 in atmosfera, basta che i tempi (t1) e (t0) siano uguali.
E non importa se tali tempi risultano lunghi (coinvolgendo le FEM) o corti (con solo le FER).
Se t1 > t0 la concentrazione atmosferica di CO2 cala. Mentre cresce, se t1 < t0.

Se la filiera energetica si presume attiva a tempo indeterminato (come appare realistico), ciò è rigorosamente vero e su ciò si valuta la sostenibilità futura delle tecnologie energetiche.
La rapidità con cui aumenta, o cala, la CO2 atmosferica dipende poi dai tipi di trasformazioni biochimiche in cui sono coinvolti la CO2 e gli altri composti del carbonio (il ciclo del carbonio e dei GHG).
Pare ragionevole fissare a 1000 anni dalla "raccolta dei composti del carbonio" l'orizzonte temporale su cui giudicare l'efficacia di un'azione per rallentare l'emissione di CO2 in atmosfera.

Come esempio dell’opzione (1.1.), si ricorda che, se gran parte dell'accrescimento annuale di biomassa su un territorio venisse trasformato in carbone vegetale e mescolato al terreno (rallentando quindi la decomposizione ossidante biologica naturale col “sequestro del carbonio”), (t1) si può valutare in termini di tempi di dimezzamento (forse t1(0,5) = 2.000 anni), con t0 = 1 anno.
La formula del decadimento logaritmico (o più adatta descrizione del decadimento) permette anche di quantificare la riduzione d’efficaci d’un “sequestro del carbonio” in data diversa da 2.000 anni.
L'accumulo in 1000 anni dei resti di carbone vegetale nel terreno delle "raccolte di biomassa" man mano effettuate è l'esito reale in tempi storici di tale tecnica per ridurre la CO2 atmosferica. Esito analogo ha l'aumento di biomassa vivente, o l'uso di biomassa per fabbricare beni di lunga durata.
Tutte queste tecniche riducono la CO2 atmosferica, ma riducono anche la produzione d'energia.

Come esempio dell’opzione (1.2.), si ricorda che, se vengono "raccolti/coltivati/sfruttati" composti minerali del carbonio (FEM), per la loro formazione è stato necessario almeno t0 = 1 Ma, se sono di origine fossile (invece almeno t0 = 4 Ga, se coevi alla formazione della terra).
Nessuna tecnica CCS che sequestri anche il 100 % dell'emissione in atmosfera della CO2 liberata dalla decomposizione di tali composti può ridurre o tenere costante la CO2 atmosferica, se il tempo di dimezzamento statistico della CO2 Catturata e Sequestrata è inferiore a 1 Ma.
Di fatto il rendimento di cattura della CO2 dai composti del carbonio (prima o dopo la combustione) è meno dell'80 % e l'energia necessaria per cattura e deposito è circa il 10 % di quella altrimenti fornita alle attività umane dalle stesse FEM.
Così, anche valutando quasi zero le annuali probabili perdite di CO2 dai siti di deposito verso l'atmosfera, a regime tale filiera energetica non è sostenibile perché comporta una consistente crescita netta annuale della CO2 in atmosfera. Precisamente delle tradizionali emissioni di CO2 da FEM viene emesso subito in atmosfera almeno il 0,2*1,1=0,22 = 22 %.
In definitiva le tecnologie CCS non permettono quindi una vera riduzione della CO2 atmosferica, ma, se applicate a tutta l’energia da FEM, rallentano solo del 78 % il suo aumento immediato.

2. Possibile gestione ottimale dei GHG a lungo termine
Apparentemente risultano quindi in serio contrasto l'uso dell'energia per le attività umane e la riduzione della CO2 atmosferica. È però possibile comporre le tre opzioni illustrate in una quarta modalità operativa della filiera energetica delle attività umane.
Si può cioè non usare le FEM, ma l'energia potenziale della nuova biomassa che in un anno si può “raccogliere sopra terra” e contemporaneamente ridurre la CO2 atmosferica corrispondente a gran parte della biomassa di fatto raccolta e bruciata in quell’anno per produrre energia.
E poiché la nuova biomassa spontaneamente prodotta ogni anno dalla fotosintesi nel mondo corrisponde da sola a venti volte tutta l'energia attualmente consumata dall'umanità in tutto il mondo, questa prospettiva dovrebbe avere un interesse globale e crescente col tempo.

In pratica si può prolungare il tempo (t1) di ritorno in atmosfera della CO2 atmosferica fissata nella biomassa, evitando la sua decomposizione ossidante. Non evitando però la sua combustione per ricavare energia. Limitandosi poi a ritardare l'emissione della CO2 prodotta dalla combustione.
Il ciclo prevede che, dell'energia accumulata con la fotosintesi e presente nella biomassa raccolta, circa il 10 % sia utilizzato per catturare e depositare (tramite CCS) l'80 % della CO2 potenziale della biomassa recente (e rinnovabile) raccolta per produrre energia.
Il 22 % di CO2 potenziale di un raccolto annuale sostenibile di biomassa è così subito trasformato in CO2 atmosferica, ma non influisce sul bilancio netto a regime della CO2 nel territorio.

Con una tale procedura per i prossimi 2000, o 10.000 anni, ogni anno ritornerebbe in atmosfera meno del 25 % della CO2 fissata dalla fotosintesi nella biomassa raccolta per fornire energia alle attività umane, cioè molto meno di quella che vi ritornerebbe a regime con la decomposizione ossidativa naturale (più del 95 % entro 1000 anni).
Con questa gestione del ciclo del carbonio, si può quindi realizzare una riduzione netta annuale della CO2 atmosferica a regime fino ad un limite massimo pari al 75 % di quella che corrisponde all'energia ora consumata ogni anno dall'umanità usando le FEM.
Con il contributo di altre FER (sole, vento ed acqua corrente), il limite per l'energia usabile a regime è comunque alto (da quindici a trenta volte l'energia ora usata dall’uomo).
Pur riducendo in modo efficace la concentrazione di CO2 in atmosfera

Si deve adottare tale opzione di ridurre le emissioni di CO2 al di sotto di quelle del ciclo biologico naturale, fino a quando a concentrazione di CO2eq in atmosfera non sarà tornata a quella del 1700.
Presumibilmente serviranno da 500 a 1000 anni da quando inizierà tale procedura globale.

3. La Politica Climatica Differenziale per i prossimi 500 anni ed oltre
Per ottimizzare economicamente tutta l’emissione GHG, si considerano rilevanti i comparti di attività economica la cui media intensità d’emissione di CO2eq supera (in valore assoluto) il 25 % di tutta l’economia italiana. Nel 2005 risultava 0,25*(536M tCO2eq / 1,5M M€) = 89 tCO2eq/M€_VA.

Per rispondere adeguatamente a tale necessità si dovranno rispettare due criteri:
- Lo stimolo economico a ridurre l’emissione non deve avvantaggiare nessun tipo di attività economica (specificata dal codice NACE) rispetto alle altre e deve mettere in concorrenza i soggetti, che hanno la stessa attività, a fornire al mercato le stesse merci o servizi con l’emissione specifica di CO2eq che si realizza nel quartile del comparto con emissione specifica minore.
- Le modifiche tecnologiche possibili si devono perseguire con uno stimolo equivalente a quello utilizzato dalla PED per ridurre ICE. Così, quando per i fornitori d’energia ADf = 100 €/tCO2, anche i soggetti che ridurranno l’emissione di GHG di 1 tCO2eq devono aspettarsi 100 € di vantaggio rispetto ai loro concorrenti diretti che svolgono la stessa quantità e qualità d’attività.
- Ovvero si può predisporre, per ogni gruppo di concorrenti con lo stesso codice NACE, una procedura di stimolo differenziale analoga alla PED, detta Politica Climatica Differenziale “PCD”.
---------------------
Ogni componente di comparto a codice NACE unico (rilevante per la PCD) deve notificare ogni anno all'Autorità Competente il Valore Aggiunto prodotto (VA €/a) e l’Emissione Totale (ET tCO2eq/a), misurata come concordato dai centri studi europei specializzati nelle attività di quel comparto.
Da questi dati (pubblicati su apposito sito statistico aperto a tutti in sola lettura) è calcolato il valore medio annuale del rapporto Emissione / VA per quel comparto (ET/VA)medio.
L’Accredito Differenziale è inizialmente 100 €/tCO2eq, proporzionale a quello dei fornitori d’energia.
Quindi a ciascun soggetto del comparto una cassa di compensazione specifica per il codice NACE riconosce il seguente Accredito Annuale (da saldare ogni anno a data fissa):
AA = AD * (VA*(ET/VA)medio – ET) €/a
Gli effetti della PCD si sommano a quelli della PED, poiché i soggetti con attività rilevanti per la PCD generalmente sono anche utenti d’energia commerciale (raramente fornitori).
---------------------
Per controllare la CO2eq atmosferica nei prossimi 2000 anni, PCD + PED risultano essere le politiche climatiche applicabili: efficaci e senza controindicazioni macroeconomiche.
Infatti, se la probabilità statistica d’emissione in atmosfera della CO2 dei depositi geologici e marini indica tempi di dimezzamento del contenuto > 2.000 anni, non andrebbe di fatto in atmosfera dal 30 al 50 % della CO2 man mano catturata e depositata da adesso all'inizio della prossima glaciazione naturale (che comincerà entro 10.000 anni, ma non prima di 2.000).

Raggiunto l’obbiettivo della concentrazione di CO2eq del 1700, si può ridurre AD del 2 %/a, fino a mantenere stabilizzata tale concentrazione (o quella giudicata ottimale in quel momento).
Per rallentare o ridurre il raffreddamento durante la prossima glaciazione naturale, dopo aver sospeso la CCS ed utilizzato in modo controllato le FEM, se i depositi della CO2 fossero a tenuta, la CO2 potrebbe persino essere estratta dai depositi e dosata appositamente in atmosfera.
Infine, se la glaciazione giungesse troppo in fretta (Dt/a < - 0,02 °C), è possibile forzare la dissoluzione degli attuali depositi naturali di idrometano nei mari artici, o comunque emettere in atmosfera del metano, che è venti volte più potente (ma meno persistente) della CO2.           




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6 novembre 2013

Effetti collaterali della Politica Energetica Differenziale

La PED regola tutta e sola l’energia commercializzata in Italia, stimolando a produrla con meno FEM ed a consumarne meno per ottenere gli stessi prodotti e servizi finali.
La PED stimola equamente produttori e consumatori d’energia e così garantisce la massima riduzione dell’emissione totale annua di CO2 dall'Italia a pari impiego di risorse economiche.
Tutti i flussi di FEM e d’energia commerciale dall’estero sono intercettati ed ottimizzati dalla PED, quindi la PED stimola l’ottimizzazione economica dell’interfaccia energetica con l’estero.
Per gli impegni internazionali assunti, dal 2010 l’Italia è tenuta a ridurre la propria emissione di CO2eq da una media di 500 Mt/a del 1990 - 2010 a 100 Mt/a entro il 2050 (10 Mt/a per 40 anni).
La PED estesa potrà garantire questo risultato, con adeguati margini di sicurezza.
Quindi, purché mantenga il rateo dell’emissione annuale di -10 MtCO2eq/a ogni anno, si deve permettere all’Italia qualunque altra opzione conveniente per la sua macroeconomia.

1. Produzione da FER di vettori energetici ad uso proprio
La PED apparentemente non favorisce l'uso di FER (di qualunque tipo) e nemmeno la produ-zione contemporanea di energia elettrica e termica ad uso proprio (cogenerazione).
È formalmente avvantaggiato dalla PED espressamente chi, tra i suoi pari, utilizza l’energia commer-ciale per ricavare prodotti e servizi per se e/o per altri, con maggior efficienza della media.
Effettivamente però, la PED, ben più in generale, avvantaggia chi utilizza meno energia commer-ciale a pari tipo e quantità di prodotti e servizi forniti al mercato o per proprio consumo.
Così a chi produce energia per se (in qualunque forma), usando fonti energetiche nella propria disponibilità (nel caso dell'Italia, prevalentemente FER) in pratica la PED riconosce, per i vettori energetici non acquistati, un prezzo pari al 177 % del loro prezzo corrente di mercato senza PED.
Nel tipico caso di autoproduzione di energia elettrica (col fotovoltaico, o con l’eolico, o con biomasse) la PED è equivalente ad un conto energia che paga per l’energia elettrica prodotta il 77 % del prez-zo d’acquisto corrente dell’energia elettrica senza incentivi (non per 10 o 20 anni, ma per sempre).
Così, poiché i costi di produzione di tali tecnologie sono ormai vicini alla grid parity, già ora è sosteni-bile non dare incentivi specifici per i prossimi impianti di autoproduzione di energia elettrica da FER.
Ovviamente con rilevanti risparmi di burocrazia, sia per gli autoproduttori, sia per la PA.

2. Produzione di manufatti usando proprie fonti energetiche minerali
La PED di per sé non regolamenta nemmeno l’eventualità che si usi l’energia potenziale di una FEM in propria diretta disponibilità a km 0, per realizzare in sito manufatti e non prodotti energetici.
Infatti in siffatta produzione di manufatti non è mai coinvolta energia commercializzata.
Ovvero, la PED gestisce tutta l’energia commerciale, ma qualunque fonte energetica disponibile in Italia è di fatto liberalizzata per l’uso sul posto di chi ne ha diretta e legale disponibilità.
Limitazioni all’uso di FEM a km 0, diverse ed indipendenti dalla PED, ovviamente provengono da principi di sicurezza sanitaria e di rispetto ambientale, come per qualunque attività industriale.
Solo se si coinvolgono in modalità PED tutti i produttori europei di quel tipo di manufatti (es. lin-gotti di alluminio) si possono definire tra i produttori gli appositi accrediti, in funzione dell’intensità carbonica diretta della produzione. L’impegno di quello specifico comparto produttivo (almeno in Eu-ropa) sarà quindi ridurre sensibilmente l’uso medio di FEM per unità di prodotto (IE/OE (tCO2/t)).
Inizialmente l’accredito differenziale adeguato dovrebbe essere AD=ADf=100 €/tCO2.
Chi importa in Europa lo stesso tipo di prodotto dovrà aderire a tale specifica PED europea;
- oppure fornire certificazione che i dati medi produttivi sono migliori della media europea attuale;
- oppure la produzione si presume abbia i massimi valori di tCO2/t, tra quelli europei del 2010 e deve pagare allo stato ove importa la penale ((IEmax/OE)2010 –(IE/OE)medio)*OE*2*AD.

3. L’importazione di energia, o di “macchine” che usano energia
Gli importatori di “energia”, di manufatti, o di “macchine” non subiscono dazi all’importazione.
Ma la PED si applica a tutto il territorio nazionale e gli importatori devono consorziarsi in modalità PED con i fornitori nazionali concorrenti ed essere penalizzati o favoriti in funzione del proprio IE/OE.
Per l’importazione bisogna “aderire alla PED in base al codice NACE tipico per l’attività”.
Quindi, contrariamente all’applicazione dell’ETS, o della carbon tax, i produttori nazionali aderenti alla PED quantomeno non sono penalizzati rispetto agli importatori. Ovviamente non è possibile importa-zione commerciale senza adeguata certificazione o penale analoga a (2.).

4. L’emissione di CO2eq non dovuta alla produzione e all’uso dell’energia
Un’occhiata ai dati dell’emissione italiana di CO2eq (da ISPRA per UNFCCC) evidenzia che le emissioni di CO2 dovute alla produzione ed all’uso dell’energia non sono la totalità delle emissioni nette di “gas ad effetto serra” GHG provenienti dal territorio italiano, ne sono però quasi il 90 %.
                                                                          1990 2005 2011
GREENHOUSE GAS SOURCE CO2               equivalent (Mt/a)
Total (Net Emissions)                                          507 536 458
1. Energy                                                             418 472 404
2. Industrial Processes                                         38   43    32
3. Solvent and Other Product Use                          2   2    2
4. Agriculture                                                          41 37 34
5. Land Use, Land-Use Change and Forestry     -12 -38 -31
6. Waste                                                                20  20  18

La PED riconosce priorità alla riduzione dell’emissione di CO2 da energia, sia per la sua preva-lenza nell’interfaccia con l’estero, sia per la stretta correlazione finora mostrata col PIL.
Così, se non cala l’intensità carbonica dell’economia (ICE tCO2/M€_di_PIL), insieme all’espansione economica aumentano l’emissione di CO2 ed i costi per acquisti di FEM all’estero.
Per ottimizzare il restante 10 % dell’emissione GHG netta, si considerano rilevanti i comparti di atti-vità economica la cui media intensità d’emissione di CO2eq supererà (in valore assoluto) il 25 % di tutta l’economia italiana. Nel 2005 risultava 0,25*(536M tCO2eq / 1,5M M€) = 89 tCO2eq/M€_VA.
Quando l’attuale emissione assoluta di CO2 da energia si ridurrà del 50 % (e dovrebbe avvenire nel 2035), raddoppierà l’importanza delle emissioni di CO2eq non legate all’energia.
Nei prossimi anni sarà quindi sempre più urgente intervenire anche su tali emissioni per garantire la massima efficienza economica della riduzione dell’emissione totale netta di GHG.
Per rispondere adeguatamente a tale necessità si devono rispettare due criteri:
- Lo stimolo economico a ridurre l’emissione non deve avvantaggiare nessun tipo di attività eco-nomica (specificata dal codice NACE) rispetto alle altre e deve mettere in concorrenza i sogget-ti, che hanno la stessa attività, a fornire al mercato le stesse merci o servizi con l’emissione specifica di CO2eq che si realizza nel quartile del comparto con emissione specifica minore.
- Le modifiche tecnologiche possibili si devono perseguire con uno stimolo equivalente a quello utilizzato dalla PED per ridurre ICE. Così, quando per i fornitori d’energia ADf = 100 €/tCO2, an-che i soggetti che ridurranno l’emissione di GHG di 1 tCO2eq devono aspettarsi 100 € di van-taggio rispetto ai loro concorrenti diretti che svolgono la stessa quantità e qualità d’attività.
Si può così imporre, ad ogni gruppo di concorrenti con lo stesso codice NACE, una procedura di stimolo differenziale analoga alla PED, detta Politica Climatica Differenziale “PCD”.
Ogni componente di comparto a codice NACE unico (rilevante per la PCD) deve notificare ogni anno all'Autorità Competente il Valore Aggiunto prodotto (VA €/a) e l’Emissione Totale (ET tCO2eq/a), mi-surata come concordato dai centri studi europei specializzati nelle attività di quel comparto.
Da questi dati (pubblicati su apposito sito statistico aperto a tutti in sola lettura) è calcolato il valore medio annuale del rapporto Emissione / VA per quel comparto (ET/VA)medio.
L’Accredito Differenziale è inizialmente 100 €/tCO2eq, comunque proporzionale a quello dei fornitori d’energia. Quindi a ciascun soggetto del comparto una cassa di compensazione specifica per il codi-ce NACE riconosce il seguente Accredito Annuale (da saldare ogni anno a data fissa):
AA = AD * (VA*(ET/VA)medio – ET) €/a
Gli effetti della PCD si sommano a quelli della PED, poiché i soggetti con attività rilevanti per la PCD generalmente sono anche utenti d’energia commerciale (raramente fornitori).

5. Alcune applicazioni della PCD
Di seguito si mostrano gli effetti pratici dell’applicazione della PCD ove, a fronte di forti emissioni di GHG o di potenzialità d’assorbimento, gli attuali valori aggiunti prodotti sono poco rilevanti.
Ora risulta un largo disinteresse per molti dei settori economici in cui ciò avviene, ma la PCD crea un vantaggio economico per chi, in un certo settore, aumenta sensibilmente l’assorbimento di CO2 o ne riduce l’emissione. Ciò aumenta molto l’interesse economico ad applicare nuove tecnologie in questi settori, che possono uscire dall’attuale abbandono e creare considerevole valore aggiunto.

5.1. La PCD risulta efficace per ridurre le emissioni di metano
Emettere 1 mc di metano è come emettere 20 kg di CO2. Le perdite di CH4 dai sistemi di distribuzio-ne o dalle digestioni anaerobiche controllate ed incontrollate verrebbe così a costare in modo diffe-renziale (su codice NACE) 20*100/1000 = 2 €/mc(CH4), molto più del costo d’acquisto (< 0,2 €/mc).

5.2. La PCD cambia anche il quadro economico della gestione dei boschi
L’incendio di un ettaro di bosco che sia a regime (100 - 500 t di biomassa) annulla l’assorbimento medio di 600 tCO2, con un valore differenziale in modalità PCD di 100*600 = 60.000 €/ha;
che meglio motiva i gestori ad evitare gli incendi e quantifica i danni da far pagare agli incendiari.
Naturalmente c’è anche il danno commerciale (circa 200 €/t per circa 200 t/ha di legno vendibile) ov-vero circa 40.000 €/ha a cui si aggiunge circa 5 tCO2/a/ha di assorbimento annuale perso quanto-meno per un bosco ceduo a rotazione di 30 anni, ovvero circa 100*5*30 = 15.000 €/ha.
Valore commerciale perso oltre 50.000 € per ettaro di bosco incendiato.
Quindi ai responsabili degli incendi boschivi sarebbero da addebitare circa 110.000 €/ha

5.3. PED+PCD valorizzano i residui agricoli non edibili e la pulizia del sottobosco.
Attualmente la restituzione dei sali minerali nutrienti ai terreni agricoli ed ai i boschi è prevalente-mente affidata all’incendio in loco, od alla decomposizione ossidante in loco, che rimettono in atmo-sfera dal 50 all’80 % della CO2 che nell’anno la vegetazione fissa tramite funzione clorofilliana.
Il costo di produzione ed il prezzo dei residui agricoli sono strettamente legatì ai costi vivi di raccolta e standardizzazione (ad es, in pellets). Confrontando tali costi con quelli del carbone risulta poco redditizio raccogliere tali residui di agricoltura e silvicoltura, trasformarli in biocombustibile e metterlo in commercio, od anche usarlo per autoprodurre l’energia che serve a chi gestisce il terreno agricolo od boschivo. Ma PED e PCD cambiano sostanzialmente il mercato dei combustibili solidi.
Con la PED il costo per produrre biomassa legnosa rimane uguale, ma i fornitori di biomassa, con l’accredito differenziale di 100 €/tCO2_fossile, hanno un vantaggio economico a carico diretto dei fornitori di carbone fossile. Al dettaglio, i più rilevanti dati medi italiani risultano ora:
Biomassa: vendita 22 Mt/a; prezzo 150 €/t; calore 5 MWht/t; emissione fossile 0 tCO2/t
Carbone: vendita 25 Mt/a; prezzo 150 €/t; calore 10 MWht/t; emissione 3,6 tCO2/t = 0,36 tCO2/MWh
Intensità carbonica media dei combustibili solidi: 25*0,36/(25+22) = 0,19 tCO2/MWh
Accredito specifico alla biomassa (0,19 –0,0)*100 = 19 €/MWh
Accredito specifico al carbone (0,19-0,36)*100 = -17 €/MWh
Gli accrediti PED hanno effetto diretto sui bilanci dei fornitori e poi sui prezzi al dettaglio del MWh:
Prezzo biomassa: Attuale 150/5 = 30 €/MWh Con PED 30-19 = 11 €/MWh (55 €/t)
Prezzo carbone: Attuale 150/10 = 15 €/MWh Con PED 15+17 = 32 €/MWh (320 €/t)
I maggiori costi sociali ed ambientali del carbone ed i prezzi all’ingrosso comunque minori ren-deranno sempre più competitiva sul mercato energetico la biomassa rispetto al carbone.
In pratica, per 360 TWht/a dai solidi, a pari costo al dettaglio di circa 7 G€/a, il giro d’affari della biomassa passerà da 3,3 G€/a a 9 G€/a. Il VA dell’Italia dai combustibili solidi (biomassa 120 €/t; carbone 50 €/t) passerà così da 3,8 G€/a a 7,5 G€/a ed il costo all’estero da 2,5 G€/a a 0,6 G€/a.

5.4. Si deve però garantire la sostenibilità ambientale e climatica della raccolta di biomassa e questo si persegue con specifici capitolati di qualità, ma soprattutto con PED + PCD, specifiche per il comparto (a pari opportunità tecnologiche) dei siti/territori fornitori italiani di biomasse.
La PED opera nel comparto fornitori italiani biomassa come utilizzatori netti d’energia commerciale:
Per ciascun sito l’accredito annuo risulta AA(€/a) = ADu*(VA*(IE/VA)m –IE) (con ADu=0,77)
La PCD definisce: ?C(t1 -t0)(tCO2)= CO2 potenziale del raccolto da un sito nel periodo (t1-t0)
AT(tCO2) =?C(t1 -t0) -C(t0) +C(t1)= assorbimento del sito; VA(M€)= valore aggiunto del raccolto
L’attuale raccolta per l’Italia (media 2 tCO2/tbiomassa) è ogni anno ?C(IT) = 2*22 = 44 MtCO2/a
Rapporto medio assorbimento / VA (AT/VA)m = 2 t / 120 € = 0,0167 tCO2/€
L’accredito per un sito è, ad ogni raccolto AR(€) = ADf*(AT –VA*0,0167) (con ADf=100)




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30 ottobre 2013

Effetti macroeconomici propri della PED e delle politiche attuali

Anche le politiche energetiche classiche, Carbon Tax, ETS ed Aiuti a Tecnologie scelte, se con stimoli adeguati, possono far ridurre per 40 anni l’emissione italiana di CO2eq di 10 Mt/a ogni anno.
La riduzione d’emissione avvenuta dal 2008 al 2013 è però stata causata solo dalla recessione.
La PED è invece progettata per ottenere tale risultato anche in caso di espansione economica.
Qui, supponendo gli stimoli adeguati, si esamina espressamente l’impatto di ogni politica ener-getica sulla variazione del PIL da un anno al successivo, in termini di effetto primario sul PIL.
Rispetto alla “situazione 2005”, si valutano le modifiche dei flussi economici dell’Italia con l’estero, dei contribuenti con la Pubblica Amministrazione e tra categorie diverse di decisori.
Si assume che un aumento degli esborsi all’estero comporti riduzione del PIL reale del 100 %.
Si assume che un aumento del carico fiscale comporti riduzione del PIL reale del 60 %.
Si assume che un aumento indipendente dell’inflazione riduca il PIL reale del 20 %.
Le variazioni di carico burocratico date dalle politiche in esame rispetto alla “situazione 2005”, com-portano significative variazioni di costi, sia per la PA, sia per i cittadini/contribuenti coinvolti. L’effetto macroeconomico di tali variazioni qui si ritiene stimabile nel 20 % del prelievo fiscale lordo (o del fi-nanziamento pubblico lordo) scopo dei procedimenti pubblici implementati (od eliminati).
L’espansione macroeconomica che comunque si realizza in Italia con l’Economia Verde, è ri-dotta da queste specifiche riduzioni di PIL, fino anche a farla diventare negativa.
Si ricorda poi che è molto più costoso ridurre la CO2 emessa solo sostituendo le FEM con le FER nel produrre energia, piuttosto che ridurla con efficienza energetica e moderazione nell’usarla.
In questo esame si presume quindi che la riduzione dell’emissione da FEM sia ottenuta per i 4/5 con più efficienza e moderazione, qualunque sia la politica energetica adottata per ottenere la riduzione.

1. Efficacia e flussi economici, vigente la PED
Efficacia
La PED prevede una progressione automatica di stimoli differenziali sui decisori affinché spon-taneamente compiano scelte compatibili con lo sviluppo dell’Economia Verde.
In particolare si hanno i seguenti stimoli fondamentali:
- I fornitori d’energia commerciale con intensità carbonica potenziale minore della media di settore sono accreditati di 100 € per ogni t di CO2 potenziale sotto la media di settore (che comunque sopporta 30 €/tCO2 potenziale al posto delle Accise sull’energia e 50 €/tCO2 al posto di parte delle tasse attuali periodiche sulle “macchine”). Il differenziale tra i fornitori d’energia risulta co-munque 180 €/tCO2 che è molto maggiore del sovracosto medio per passare da FEM a FER.
- I fornitori di “macchine” più efficienti della media del venduto nell’anno sono accreditati del 38 % dei minori costi energetici cumulati nella durata media di vita utile rispetto alla media e ciò gene-ralmente è molto più della differenza del costo di costruzione rispetto alla “macchina” media.
- I soggetti economici utenti d’energia commerciale con intensità energetica per Valore Aggiunto minore della media dei loro concorrenti ricevono 0,77 € per ogni € di minor spesa energetica rispetto alla media. In genere ciò riduce a meno della metà il ROI dell’investimento differenziale, il cui ammortamento quasi sempre è già minore della ottenuta riduzione dei costi energetici.
- Tutti gli altri acquirenti d’energia ricevono a marzo d’ogni anno una sovvenzione di circa 500 € per ogni persona fisica residente in Italia ed a loro carico, per ridurre il consumo finale d’energia (es. investendo ogni 10 anni 3000 €/persona in più efficienza energetica). La sovvenzione è ripa-gata dalla Tassa sugli Acquisti Generici di Energia “TAGE” (77 %) raccolta nell’arco dell’anno dai fornitori di vettori energetici commerciali, che stimola seriamente la moderazione energetica.
Però tutti gli acquirenti d’energia (anche se non sono soggetti economici), se sono consorziati in “modo PED”, sono esenti da TAGE per le spese energetiche che riguardano un consorzio PED.
In definitiva la PED induce ciascun decisore a scegliere con vantaggio soggettivo quanto è più conveniente dal punto di vista macroeconomico e rende solo economicamente più appetibili le inno-vazioni che già risultano le più convenienti opzioni tecnologiche disponibili per il singolo decisore.
Estero
La PED coinvolge i soggetti decisori solo in quanto essi operano sul mercato italiano.
La PED non crea dazi all’importazione, né comporta acquisti di Diritti d’Emissione all’estero.
Soprattutto essa non penalizza la media dei beni e servizi prodotti o commercializzati in Italia.
Penalizza solo i prodotti esteri di cui non risultassero note le caratteristiche energetiche, ma com-plessivamente si ritiene la PED neutra circa il commercio estero.
Fiscalità
La PED interviene sulle scelte dei decisori lasciando invariato il loro carico fiscale complessivo. In particolare le semplificazioni e rimodulazioni dei prelievi fiscali precedenti (tasse periodiche sulle “macchine” e Accise sull’energia) sono effettuate a prelievo fiscale rigorosamente costante.
Contestualmente alla rimozione di alcune tasse, la PED elimina le molte sovvenzioni alle FEM e le esenzioni per il loro uso, nonché quelle ad energie alternative e all’efficienza energetica ora a carico della fiscalità generale e degli utenti. L’effetto sul PIL a regime è + 10 G€/a
Burocrazia
La PED trasforma, sia le tasse periodiche su beni durevoli, sia le Accise sui prodotti energetici e relative esenzioni, in carbon tax senza esenzioni, versata dai fornitori d’energia ed in tassa strettamente locale, modulata localmente in base ai costi dei servizi pubblici locali.
Vengono azzerati i costi di prelievo riguardanti circa 80 G€/a di gettito, con un risparmio per la PA di circa 16 G€/a e per i contribuenti di circa 4 G€/a, rendendo immediatamente disponibili al mercato fi-no a 20 G€/a rispetto alla “situazione 2005”. L’effetto sul PIL a regime è + 20 G€/a
Inflazione
La PED, tramite gli accrediti differenziali AD non modifica i prezzi medi dei quattro tipi di vettori energetici, né di beni e servizi, rispetto alla “situazione 2005”. Invece rimodulare il carico fiscale, ri-ducendo le tasse sui beni durevoli e portandone 20 G€ sull’energia (con i fornitori sostituti di impo-sta), può ridurre un po’ il PIL, almeno nei primi anni - 2 G€/a

2. Efficacia e flussi economici, vigente l’ETS
Efficacia
Al commercio dei Diritti di Emissione sono abilitati solo pochi settori economici, che coprono cir-ca il 40 % dell’emissione diretta di CO2 dall’Italia. Perché ETS abbia l’efficacia richiesta in questo pur ristretto ambito di produzione ed uso d’energia, cioè ne riduca almeno del 2 %/a l’emissione assoluta annuale diretta di CO2, occorre che il prezzo dei Diritti d’Emissione cresca ad almeno 150 €/tCO2.
Per ottenere che anche il restante 60 % dell’emissione diretta di CO2 cali del 2 %/a occorre una car-bon tax > 100 €/tCO2 su tali emissioni dirette, il cui gettito netto deve alimentare aiuti a tecnologie che riducano del 2 %/a le emissioni assolute dirette di CO2 degli utenti di combustibili commerciali.
Esistono politiche tendenti a ridurre anche l’uso dell’energia elettrica, ma qui ne trascuriamo gli effetti, visto che il consumo d’energia elettrica è comunque previsto in crescita.
Estero
L’ETS permette di commercializzare i DE all’interno della UE e far valere riduzioni d’emissione ottenute anche fuori UE. Pertanto, nel tempo necessario (almeno 40 anni) a sostituire le tecnologie ad emissione specifica più alta con altre a minor intensità, i soggetti emettitori acquistano DE ed equivalenti ovunque disponibili. Quando dall’attuale recessione si passerà all’espansione economica e successivamente la disponibilità sarà però prevalentemente all’estero.
Nel 2015, se tali politiche energetiche sono efficaci, l’emissione dall’Italia sarà di 0,35 GtCO2/a ed i settori ETS dovrebbero acquistare DE fino a 0,4*0,35 = 0,14 GtCO2 con una spesa media sul mer-cato, ma prevalentemente all’estero, di 0,14G*150 = 12 G€/a
Fiscalità
In alternativa all’acquisto sul mercato, per ETS i DE possono essere acquistati alle aste gover-native, a pari costo per i soggetti emettitori, ma con minor riduzione del PIL (dal 100% al 66 %).
Tale disponibilità governativa di DE non corrisponde ovviamente ad una riduzione dell’emissione, ma ad una tassa sull’emissione (120 €/tCO2), come la carbon tax per i settori non ETS.
L’aumento probabile di carico fiscale complessivo nel 2015 sarebbe di 0,35G*120 = 42 G€/a
Burocrazia
Il gettito netto di questo nuovo carico fiscale (38 G€/a) dovrebbe coprire i costi d’impianto per tecnologie più efficienti. Tuttavia tali risorse, per passare dagli emettitori in eccesso a chi acquista tecnologie più efficienti, transitano nella fiscalità generale. Burocrazia, scelte tecnologiche della PA e necessari controlli, riducono di 12 G€/a il beneficio netto per le tecnologie efficienti.
Le conseguenze primarie complessive sul PIL risultano (- 42+38)-12 = - 16 G€/a
(Gli investimenti innovativi netti di ciascun anno (30 G€/a) dovrebbero ridurre l’emissione di 0,01 GtCO2/a.
Tuttavia, l’investimento differenziale sufficiente ad emettere meno CO2 è in media meno del 30 %.
Quindi l’ammortamento annuo specifico in 10 anni dell’investimento differenziale risulta in effetti:
(0,30*30G/0,01G)*0,15 = 135 (€/a)/(tCO2/a) = 135 €/tCO2
Il restante 70 % delle risorse fiscali ridistribuite (con resa 70 %) viene quindi speso in beni durevoli comunque da acquistare BAU, ripagati con detrazione fiscale del 50 % diluita in 10 anni e con incerto impatto sul PIL)
Inflazione
Con ETS e CT aumenta il costo dell’energia agli utenti intermedi, con ulteriori aggravi al con-sumo finale, che si aggiunge al maggior carico fiscale generale di 42 G€/a.
Per l’aumento dei prezzi il risultato primario atteso sul PIL è - 15 G€/a

3. Conclusioni sulla fattibilità iniziale dell’Economia Verde
- La variazione di PIL strettamente dovuta a PED risulta +10+20-2 = + 28 G€/a
- La variazione di PIL per le politiche energetiche UE risulta -16 -15 = - 31 G€/a
Pertanto [PIL - PIL(BAU)]diretto dovuto alla EV che il primo anno è 25 G€/a (se i decisori scel-gono spontaneamente le opzioni più favorevoli all’economia nazionale):
- Con la PED al primo anno diventa +25+28 = + 53 G€/a
- Con le attuali politiche energetiche UE al primo anno diventa +25 -31 = - 6 G€/a
In definitiva l’espansione diretta del PIL propria dell’Economia Verde in Italia (che in 40 anni parte da 25 G€2010/a e si stabilizza a 1000) è promossa dalla PED con efficacia, mentre le altre politiche energetiche per realizzare l’EV innescano recessione, quindi di fatto ne contrastano l’avvio.

4. ETS + PED
Una valutazione particolare merita la probabile eventualità che l’Italia non possa comunque uscire dall’ETS ed i Diritti di Emissione “DE” nel 2015 continuino a costare meno di 30 €/tCO2.
Ovviamente i costi burocratici a carico dei settori ETS rimarrebbero circa 0,5 G€/a, come ora.
Tali settori, all’estero, o nelle aste, nel 2015 spenderebbero circa: 0,35G*0,4*30 = 4,2 G€/a
e scaricherebbero tali costi sui diretti acquirenti, probabilmente con ricarico, quantomeno dei costi bu-rocratici sostenuti, quindi in tutto 4,2 + 0,5 = 4,7 G€/a
Però con DE a 30 €/tCO2, l’ETS modifica poco l’intensità carbonica di quei settori economici.
Infatti sostituire le FEM con le FER costa più di 100 €/tCO2 quindi i decisori preferiranno comprare DE piuttosto che modificare le tecnologie. Inoltre i settori ETS che usano energia e che ora non mo-dificano le tecnologie (sebbene, innovando, già ora possano risparmiare più di 200 €/tCO2), difficil-mente assumerebbero “decisioni soggettivamente rischiose” con un risparmio di 230 €/tCO2.
In definitiva, con i DE da 30 a 100 €/tCO2 si avrebbe sottrazione di risorse economiche al mercato italiano (fino a 14 G€/a; con recessione), ma scarsi (seppur crescenti) risultati sulle emissioni.
Tuttavia in tale situazione la PED aumenta d’efficacia. Si mantengono i costi burocratici ETS, ma lo stimolo ETS, troppo basso da solo, si somma utilmente a quello della PED.
Anzi, in regime di ETS, gli “ambiti di pari opportunità” stimolati con PED sono avvantaggiati in quanto riducono la propria intensità carbonica più rapidamente dei diretti concorrenti europei.
Per questo, nel valutare l’effetto della PED, non si contabilizza il risparmio della burocrazia ETS.
 




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22 ottobre 2013

Effetti macroeconomici dell’Economia Verde

1. Gli effetti macroeconomici diretti dell’Economia Verde
Per illustrare l’impatto che un regolare sviluppo dell’Economia Verde (non ostacolata da compli-cazioni burocratiche) può avere sulla macroeconomia dell’Italia fino al 2050, si usa questo quadro dati di inizio periodo in Italia, indicato nel 2010 (da meglio precisare ed aggiornare al 2014):
Emissione di CO2 proveniente dalle fonti energetiche minerali (FEM) ..............…………...0,4 GtCO2/a
Prodotto Interno Lordo ………………………………………………………………...............................………….1500 G€/a
Costo delle fonti energetiche minerali che l’Italia acquista all’estero ............................75 G€/a
Costo energia commerciale (gas, liquidi, solidi, energia elettrica) venduta in Italia ......…...200 G€/a
Ammortamento differenziale medio per tCO2/a evitata (a produrre energia commerciale)..300 €/tCO2
Ammortamento differenziale medio per tCO2/a evitata (ad usare energia commerciale)….150 €/tCO2
Si definisce l’Economia Verde “EV” come “la generalizzata applicazione di tecnologie per produrre energia con meno FEM e per produrre beni e servizi con meno energia, con l'obbiet-tivo specifico per l'Italia di ridurre l’emissione di CO2 da FEM a circa 0,1 Gt/a entro il 2050”.
A chi ha dubbi sulla fattibilità tecnica si ricorda già 40 anni fa erano disponibili e parzialmente utiliz-zate tecnologie che sono capaci di ottenere in modo economicamente conveniente gli stessi servizi finali attuali consumando già ora 1/3 delle FEM che invece si usano. Peraltro in molti settori produttivi di beni e servizi, ha comunque successo di mercato chi utilizza anche il 50 % in meno di energia di molti suoi competitori. Inoltre i costi differenziali per ridurre il consumo di energia a pari servizi finali risultano in costante diminuzione in termini reali (a prezzi 2010).
Infine, con le tecnologie ora usuali “BAU”, dopo la disponibilità di FEM a basso costo per alcuni anni, a lungo termine si dovranno affrontare maggiori costi per le FEM e per l’energia ricavata da esse.
Si ritiene quindi tecnicamente raggiungibile il traguardo della EV al 2050 e che non sia destinato a calare il rapporto tra il costo dell’energia per ogni tCO2 da FEM ed il maggior costo delle tecnologie per evitarne la emissione, bensì a crescere, com’è già avvenuto nei precedenti 40 anni.
Quindi non è certo imprudente tenere valido fino al 2050 il quadro di costi del 2010. In 40 anni è poi possibile sostituire quasi tutte le tecnologie BAU senza anticiparne gli ammortamenti e con un raddoppio del PIL reale metà delle applicazioni nel 2050 saranno comunque totalmente nuove.
Ciò è più vero sul fronte dell’uso dell’energia che su quello della produzione e ciò porta a prevedere ragionevolmente che, anche a fronte di un raddoppio del PIL a prezzi 2010 in 40 anni, la riduzione dell’uso di FEM a 0,1 GtCO2/a si otterrà riducendo del 60 % la richiesta assoluta d’energia commer-ciale del 2005 e per la residua energia commerciale consumare il 20 % delle FEM del 2005.
Se nel 2050 gli utenti riducono del 80% la richiesta BAU d’energia (= ERG(2005) * 2),
essi risparmiano in costi d’energia 0,80*(200*2) = 320 G€/a
Ridurre la CO2(BAU) di (0,8*0,5G*2 =) 0,8 GtCO2/a, però costa agli utenti 0,8G*150 = 120 G€/a
I fornitori, rispetto a BAU, calano gli acquisti di FEM all’estero da 0,5*2=1 GtCO2 a 0,1 GtCO2,
con un risparmio per la bilancia dei pagamenti di 75*(1-0,1)/0,4 = 169 G€/a
Per fornire con tecnologie BAU la residua richiesta d’energia, pari comunque al 40 % del 2005,
i fornitori consumerebbero FEM per 0,4*0,5G = 0,2 GtCO2,
quindi consumarne solo 0,10 GtCO2 costerà ai fornitori (0,2-0,1)G*300 = 30 G€/a
Rispetto a BAU, nel 2050 la Bilancia dei Pagamenti italiana con EV migliora di 169 G€/a,
nel 2050 la disponibilità netta per altri consumi con EV cresce di 320-120 = 200 G€/a,
nel 2050 l’ammortamento per maggiori investimenti con EV risulta 120+30 = 150 G€/a.
Con ammortamenti in 10 anni, gli investimenti differenziali dell’Economia Verde nel 2050 sono:
150/0,15 = 1.000 G€.
In definitiva l’Economia Verde fa crescere il PIL del 2050 rispetto a BAU da un minimo di 369 G€/a (se la tecnologia è tutta estera) ad un massimo di 1369 G€/a (se la tecnologia è tutta italiana).
Invero le tecnologie tipiche dell’EV sono realizzate in Italia dal 50 al 90 %. Quindi si può affermare:
Rispetto a BAU(2050) l’Economia Verde comporta un aumento diretto del PIL di 1.000 G€/a.
Tuttavia, anche per rispettare i tempi d’ammortamento delle tecnologie in uso, gli investimenti saranno forzatamente progressivi; quindi anche l’aumento diretto di PIL rispetto a PIL(BAU):
anno                                    1°    2°    5°      10°    20°    30°    40°
PIL-PIL(BAU) G€2010/a            25   50   125   250   500   750   1000
Si ricorda che ogni anno dei 40 anni previsti per modificare il parco tecnologico saranno neces-sari 25 G€ di nuovi investimenti differenziali per ridurre del 2 %/a l’emissione di CO2 da FEM, ma che occorrerà man mano rimpiazzare gli investimenti differenziali fatti mediamente dieci anni prima.
Così, dopo il 40° anno, l’aumento diretto di PIL – PIL(BAU) si stabilizzerà in 1.000 G€/a e crescerà ulteriormente solo col PIL reale se si mantiene il consumo di FEM a 0,1 GtCO2/a.
Se la crescita del PIL reale è di un ulteriore 30 % e se si azzera l’uso di FEM, PIL – PIL(BAU) cresce-rà almeno fino a 2.000 G€/a (con contributo diretto del completamento della EV di circa 400 G€/a).

2. A quali condizioni si realizzano i benefici macroeconomici di EV
Tale rimarchevole beneficio macroeconomico diretto si ottiene in Italia se i soggetti decisori operano spontaneamente secondo criteri di massima convenienza macroeconomica.
Cioè se i fornitori d’energia riducono l’iniziale intensità carbonica dell’energia del 1 %/anno
Cioè se gli utenti d’energia riducono l’iniziale intensità energetica dei servizi finali del 2 %/anno
Cioè se i fornitori di “macchine” riducono l’intensità energetica delle macchine nuove del 2 %/anno.
Tuttavia (con le politiche attive nel 2005), reali convenienze soggettive fanno preferire:
- ai fornitori d’energia, usare le Fonti Energetiche Minerali,
- agli utenti d’energia, usare, anche impropriamente, le “macchine” meno costose da acquistare,
- ai fornitori delle “macchine”, costruire le macchine meno costose da produrre a pari servizio reso.
Per superare questi ostacoli servono politiche che orientino le scelte soggettive verso l’interesse collettivo. Le politiche energetiche non dovrebbero ridurre i benefici macroeconomici dell’Economia Verde, ad es. con più acquisti all’estero, o con più carico fiscale, o con prezzi più alti, tutte cose che inducono inflazione e depressione. Le politiche energetiche non possono essere punitive o dirigisti-che, né tantomeno adottare a priori specifiche tecnologie e doverne poi controllare puntigliosamente l’uso. Così si accrescono i costi burocratici, riducendo i benefici economici dell’Economia Verde.
In altra nota sono confrontate le politiche energetiche ora adottate in Europa e la Politica Ener-getica differenziale. Qui se ne studiano gli specifici effetti macroeconomici nel lungo termine.
- La PED comporta ulteriore incremento di PIL-PIL(BAU) = + 28 G€/a
- Le attuali politiche energetiche, se portate ad efficacia, comportano PIL-PIL(BAU) = - 31 G€/a
Se l’applicazione efficace delle politiche energetiche si realizza a scalino, la EV progredisce li-nearmente, ma la somma degli effetti diretti sul PIL dipende dal tipo di politica energetica:
Politica Energetica Anno                             1°    2°    5°    10°    20°    30°    40°
PED PIL-PIL(BAU) G€2010/a                        53    78  153   278   528     778    1028
Attuale Europea PIL-PIL(BAU) G€2010/a    - 6     19    94   219   469     719      969
È per questo che le attuali politiche energetiche europee in Italia sono attuate a piccoli passi. Ma è tuttavia chiaro che tale lentezza allontana anche il momento in cui alla riduzione delle emissioni comincia a corrispondere una gestione complessiva delle fonti energetiche e dell’energia che effetti-vamente abbia per l’Italia un bilancio economico positivo.

3. La moltiplicazione inerziale degli effetti macroeconomici diretti
Con l’Economia Verde, se d(PIL_BAU) >0, o <0, cambia poco PIL-PIL(BAU), ma l’espansione complessiva dei consumi a pari input netto (inizialmente +1,6 % del PIL(2005)) ovviamente dipen-de dallo stato d’espansione o di recessione economica nazionale su cui tale input netto incide.
Insieme alla PED gli effetti macroeconomici diretti dell’EV in Italia: meno acquisti all’estero di FEM, meno costi interni per energia commerciale, più investimenti in tecnologie innovative, in parte nazio-nali, corrispondono sempre ad un ingresso netto di risorse economiche nel mercato interno.
Invece inizialmente le attuali politiche energetiche europee forniscono un input netto (- 0,4 %) negati-vo, che pure tende a moltiplicarsi e non può essere accettato in un’economia già in recessione.
A regime è in ogni caso prevedibile una variazione complessiva di PIL-PIL(BAU) almeno doppia di quella causata direttamente dall’EV e dalle politiche energetiche attuate per farla sviluppare.
 




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15 ottobre 2013

Caratteri fondamentali della PED

Sintesi
Da 40 anni all’Italia serve una Politica Energetica che eviti una dipendenza da fonti energetiche estere che ora costa il 5 % del PIL. Poi nei prossimi 40 anni bisogna comunque ridurre dell’80 % l’emissione di CO2eq del 2005. Si definiscono i fondamenti tipici della Politica Energetica Differen-ziale “PED” nazionale, che supera espressamente alcune politiche fiscali e parafiscali nazionali, ma che può operare in parallelo ad altre politiche energetiche (es. ETS) (pur rendendole superflue).
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La PED dà stimoli che hanno effetto solo all’interno di ambiti di soggetti decisori con pari opportunità tecnologiche, per ridurre il consumo di FEM per fornire energia sul mercato, i costi energetici dei servizi delle “Macchine” fornite e la spesa energetica per produrre beni o servizi.
La PED stimola i decisori di ciascun “ambito a pari opportunità” ad uniformare le proprie prestazioni energetiche a quelle che di fatto risultano le migliori in quell’ambito.
A marzo d’ogni anno ogni persona residente in Italia riceve un contributo di 500 € (salvo conguaglio) ricavato dal gettito della Tassa Acquisti Generici Energia “TAGE” prelevata nell’anno. Ciò stimola gli acquirenti generici dei vettori energetici ad usarli con più efficienza e moderazione.
La PED complessivamente stimola di più i soggetti decisori (economici, consumatori e pubblici) degli “ambiti” che in media hanno più convenienza economica a fare scelte che riducono del 2 %/a l’emissione italiana 2005 di CO2eq. Così in termini macroeconomici si ottiene:
PIL - PIL(BAU) = progressione lineare da 30 a 1800 G€2010/a, in 40 anni
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La PED elimina tutte le tasse periodiche sui beni durevoli e suddivide il loro gettito tra tassa sull’energia e tassa sui servizi essenziali comunali. Ciò riduce molto, sia gli adempimenti periodici dei contribuenti, sia il costo burocratico del prelievo fiscale. Variazione PIL = + 20 G€2010/a entro 2 anni
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La PED elimina l’attuale spesa (oltre 15 G€2010/a) della PA e degli utenti per incentivare energie alternative, o tecnologie efficienti e per esentare alcuni soggetti da tasse sull’energia.
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1. Motivazioni e tipicità
Fin dalla crisi petrolifera del 1973 all’Italia serviva una Politica Energetica per evitare la dipen-denza da fonti energetiche estere, che ora è dell’80 %, tutta in Fonti Energetiche Minerali “FEM” e costa il 5 % del PIL italiano. Peraltro ora, per l’impegno internazionale a mitigare l’effetto serra, prima del 2050 l’Italia dovrà ridurre dell’80 % le sue emissioni di gas effetto serra del 2005.
Ridurre almeno del 2 %/a l’emissione di CO2eq del 2005 dal territorio italiano corrisponde peral-tro allo sviluppo, in campo energetico, della cosiddetta Economia Verde “EV”.
La Politica Energetica Differenziale “PED”, riconosce che lo sviluppo della EV è interesse pub-blico prioritario e lo persegue efficacemente: senza aumentare il prelievo fiscale, né far crescere i co-sti medi dei vettori energetici, né far delocalizzare le produzioni dei settori industriali ora forti emettito-ri di CO2, né far crescere i costi di beni e servizi offerti al consumo, né favorire particolari tecnologie.
La PED interviene sulla gestione dell’energia con modalità di buona amministrazione:
- Distinguendo il prelievo fiscale per dare servizi pubblici (progressivo sulle capacità economiche) dallo stimolo a soggetti adatti affinché decidano in favore di pubblica utilità (su temi specifici).
- Individuando (su temi specifici) i soggetti decisori più sensibili, per stimolarli con strumenti di mercato coerenti, che premiano chi aumenta l’utile pubblico e penalizzano chi lo riduce.
- Pubblicando le transazioni economiche di tali strumenti, tra soggetti concorrenti.
- Semplificando gli obblighi burocratici dei cittadini con la riduzione delle tipologie di tassazione.
Allo scopo la PED distingue espressamente tre fronti decisionali da stimolare equamente:
- I fornitori dei vettori energetici che risultano disponibili sul mercato italiano
- Gli utilizzatori di energia commerciale, di “Macchine”, di servizi e di beni di consumo/durevoli
- I fornitori sul mercato italiano di "Macchine" usate insieme ad energia per avere beni e servizi
Producendo energia con meno FEM, producendo beni e servizi con meno energia, rinnovando il parco “Macchine” con le più efficienti disponibili, l’Italia userà molte meno FEM a pari servizi finali.
La PED riconosce ai decisori lo stesso accredito per tonnellata di CO2 non emessa per tutte le scelte che di fatto riducono la CO2 emessa (non importa se direttamente od indirettamente).
Così la PED minimizza l’ammortamento annuale degli investimenti aggiuntivi necessari per ri-durre l’emissione annuale italiana di CO2. (??€/a) / (??tCO2/a) = = €/tCO2

2. Fornitori d’energia commerciale
La Politica Energetica Differenziale contabilizza la CO2 potenziale delle materie prime utiliz-zate dai fornitori di vettori energetici. Valutazione più sicura e completa di quella prevista dalle po-litiche attuali (ETS, carbon tax …: conteggio CO2 emessa direttamente dai vari soggetti).
La PED, per ottimizzare l’offerta d’energia sul mercato, distingue quattro comparti di vettori di energia: combustibili solidi, combustibili liquidi, combustibili gassosi, energia elettrica.
I vettori d’energia d’uno stesso comparto sono relativamente intercambiabili.
Quindi certamente i fornitori d’un comparto sono concorrenti ben noti tra loro.
L’Agenzia delle Entrate “AE” (e “AEEG”, che già conosce ingressi ed uscite d’energia dei fornitori) su una banca dati per ogni comparto di vettori energetici, per ogni anno raccoglie da ogni fornitore:
Input Energia = IE (tCO2/a) = CO2 potenziale delle materie prime usate per fornire il comparto
Output Energia = OE (MWh/a) = quantità d’energia fornita agli utenti del comparto
La “cassa di compensazione di comparto” (simile a quella dell’ETS) riconosce ad ogni fornitore:
Accredito Annuo = AA (€/a) = ADf * (OE*(IE/OE)m – IE)
Ove ADf (€/tCO2) = Accredito Differenziale per i fornitori d’energia, inizialmente 100 €/tCO2
(IE/OE)m (tCO2/MWh) = S(IE) / S(OE) (sommatorie estese al singolo comparto)
La “banca dati di comparto” mostra in libera lettura: IE, OE, AA di ogni “fornitore” e (IE/OE)m.
In ogni comparto risulta AA < 0 per metà dell’energia fornita (S(OE)) e le transazioni dei fornitori con la cassa di compensazione di comparto sono effettuate a date fisse (scadenze IVA) con F24.
Tale Politica Energetica Differenziale per i fornitori d’energia commerciale non dà, né toglie ri-sorse economiche a nessuno dei quattro comparti di fornitori d’energia. Quindi, se le tecnologie ri-mangono BAU, PED non modifica il prezzo medio dei vettori energetici di ciascun comparto.
Invece le politiche energetiche finora applicate (ETS, carbon tax, …) ne causano l’aumento.
Nella PED i fornitori d’energia svolgono funzioni di sostituti d’imposta (ora solo per le Accise) per tutto quanto attiene l’energia, riducendo così i costi di prelievo del gettito di alcune tasse, che ora sono a carico, anche burocratico, degli utenti.
La PED annulla tutte le esenzioni fiscali e tutti gli incentivi (sia a carico dei bilanci pubblici, sia a carico degli utenti) nella produzione d’energia (fatti salvi i contratti a termine già in essere).
L’attuale gettito effettivo delle Accise sull’energia più 20 G€/a di gettito di tasse periodi-che sui beni durevoli diventano gettito della carbon tax sulla CO2 potenziale “CTp”, che i fornitori di vettori energetici versano all’erario, escludendo esenzioni anche parziali per fornitori o utenti.
La CTp (circa 80 €/tCO2) porta il differenziale effettivo per fornitori d’energia ADf a 180 €/tCO2, che è più dell’aumento del costo specifico medio per passare da energia prodotta da Fonti Energeti-che Minerali a prodotta da Fonti Energetiche Rinnovabili, purché la conversione da FEM a FER avvenga quando le tecnologie BAU in essere arrivano a normale ammortamento.
L’ADf effettivo stimola efficacemente ciascuno dei fornitori dei quattro comparti di vettori ener-getici ad uniformare il rapporto tra CO2 potenziale da FEM ed energia dei vettori venduti “tCO2/MWh” a quello che di fatto risulta il più basso nel suo comparto.

3. Utilizzatori d’energia commerciale
La PED identifica nei raggruppamenti di soggetti a stesso codice NACE i gruppi omogenei di utilizzatori da stimolare. La “PED base” motiva i componenti dei gruppi NACE ad uniformare i rap-porti tra spesa energetica (€/a) e Valore Aggiunto (€/a) a quelli più bassi del proprio gruppo NACE.
Gli utenti d’energia che sono fuori dai raggruppamenti NACE, o da consorzi istituiti e controllati da autorità competente, o volontari certificati, sono denominati “acquirenti generici d’energia”.
Per tutti gli utilizzatori d’energia commerciale la PED pone, assai semplicemente:
Input Energia = IE (€/a) = spesa annua per acquistare energia commerciale
Per i soggetti economici utenti d’energia commerciale la PED considera semplicemente:
Output Economico = OE (€/a) = Valore Aggiunto prodotto nell’anno
Per i soggetti pubblici utenti d’energia commerciale la PED considera semplicemente:
Output Economico = OE (€/a) = Valore Standard dei servizi forniti nell’anno
L’Agenzia delle Entrate “AE” ed ENEA, tramite una banca dati per ciascun gruppo a pari codice NACE, raccolgono da ogni “soggetto componente” questi semplici dati annuali:
Input Energia = IE (€/a) = spesa annuale per acquistare vettori energetici
Output Economico = OE (€/a) = Valore Aggiunto o Standard conseguito nell’anno
La “cassa di compensazione del gruppo NACE” riconosce ad ogni componente del gruppo:
Accredito Annuo = AA (€/a) = ADu * (OE*(IE/OE)m – IE)
Ove ADu (€/€) = Accredito Differenziale per utenti d’energia.
(IE/OE)m (€/€) = S(IE) / S(OE) (sommatorie estese al singolo gruppo NACE)
La “banca dati codice NACE” riporta in libera lettura IE, OE, AA di ogni “componente” e (IE/OE)m.
Per metà di S(OE) del “gruppo NACE” risulta AA < 0 e le transazioni dei “componenti” con la cassa di compensazione di gruppo sono effettuate a data fissa (per i soggetti economici alle scadenze IVA).
ADu per utenti d’energia si calcola come stimolo differenziale equivalente a quello per i fornitori.
Con emissione per energia 0,4 GtCO2/a, costo delle FEM 80 G€/a e ADf=180 €/tCO2, si ha un au-mento differenziale dei costi di 0,4G*180 = 72 G€/a, il 90 % del costo delle FEM.
Ma 20 G€/a di aumento del costo dell’energia insito nella CTp, sono il 13 % del costo dell’energia commerciale (circa 150 G€/a). Quindi ADu per utenti energia = (0,9-0,13) = 0,77
I “consorzi in modo PED base” possono proliferare anche su base volontaria, o avere perime-tro territoriale regionale/comunale, o avere forma di consorzi di enti pubblici, per stimolare davvero di-rigenti e dipendenti pubblici alla massima efficienza energetica dell’attività d’istituto.
A marzo d’ogni anno ogni “contribuente persona fisica” riceve un contributo di 500 € per ogni resi-dente in Italia fiscalmente a carico, per stimolare l’efficienza energetica (es. aumentarla investen-do 3000 €/persona ogni 10 anni). Il contributo è ricavato dalla suddivisione in parti uguali tra i resi-denti in Italia (con conguaglio l’anno dopo) del gettito della Tassa Acquisti Generici Energia “TAGE” (77 %, che stimola la moderazione energetica degli acquirenti d’energia); gettito raccolto dai fornitori di vettori energetici e versato all’erario da gennaio a dicembre. Gli acquirenti d’energia, an-che se non soggetti economici, sono esenti da TAGE per le spese energetiche in fatture riferibili ad un “consorzio PED riconosciuto” a cui sono consorziati. (In media i consorziati non hanno esborsi)

4. Fornitori di “Macchine”
In modalità BAU, i beni durevoli (immobili, veicoli, elettrodomestici, …..) sono soggetti a tasse all’acquisto (IVA, o registro), ma molti di essi anche a tasse annuali (IMU, bollo, canone…..).
Tuttavia molti beni durevoli e strumentali si possono ben considerare “Macchine” che usano anche energia commerciale per fornire servizi finali, o intermedi, o manufatti; per sé, o per altri.
La PED, poiché l’emissione annua italiana di CO2 si deve ridurre del 2 %/a, considera interesse na-zionale che siano adottate le “Macchine” più efficienti tra quelle capaci di dare uguali servizi, o beni.
La PED stimola i “Fornitori di Macchine” che danno beni o servizi per cui risulta > 0,5 * media:
IE/pOE = (costo energetico) / (prezzo totale sul mercato del tipo di bene o servizio fornito).
(Il prezzo totale sul mercato di beni o servizi forniti da Macchine, è inteso con operatori professionali. Es. per servizio taxi, con costo energia=2/10=0,2 €/km e prezzo=1 €/km. Quindi IE/pOE = 0,2
Se costo energia 150 G€/a e costo beni e servizi al consumo 1500 G€/a, si ha (IE/pOE)m = 0,1).
L’Agenzia delle Entrate “AE” ed ENEA ricevono da ogni “Fornitore di Macchine”, su una ban-ca dati per ciascun tipo di servizio reso dalle “Macchine”, questi soli dati annuali sulle forniture:
IE/OE = costo certificato dell’energia usata per unità di servizio reso (di ogni modello fornito)
Oevu = numero di “servizi unitari resi durante la vita utile certificata” (di ogni modello fornito)
n = numero di macchine di quel modello “finite/vendute/avviate/fornite” nell’anno in Italia.
ENEA per ogni “gruppo Fornitori di Macchine concorrenti” calcola:
(IE/OE)m (€/servizio) = S(n*Oevu*(IE/OE)) / S(n*Oevu) (sommatorie estese al gruppo FdMc)
L’AE riconosce ad ogni “Fornitore di Macchine” del “gruppo Fornitori di Macchine concorrenti”:
Accredito per ogni “Macchina” avviata nell’anno AM (€) = ADm * Oevu * ((IE/OE)m – IE/OE)
Per metà dei servizi delle macchine avviate nell’anno dal “gruppo FdMc” = S(n*Oevu); è AM < 0
La PED prevede che AM moduli la tassazione all’acquisto/vendita della singola “Macchina”.
La “banca dati del gruppo Fornitori di Macchine concorrenti”, in libera lettura per tutti, mostra:
IE/OE, Oevu, n e AM di ogni “Fornitura” di ogni “Fornitore di Macchine” e (IE/OE)m.
ADm per fornitori di Macchine è calcolato in modo da stabilire un premio differenziale equiva-lente a quello degli utenti d’energia, a pari energia non consumata.
Si considera equamente efficiente un accredito differenziale all’avviamento pari a metà del vantaggio che procura agli utenti la riduzione del costo energetico, rispetto alla media delle Macchine concor-renti e nell’arco di tutta la vita utile. Quindi ADm per fornitori Macchine = 0,77/2 = 0,38
La “PED base” stimola i fornitori di “Macchine che producono beni o servizi” a “fornire” modelli di Macchine con IE/OE uniforme a quello più basso di fatto rilevato nei modelli concorrenti.
Il concetto di “Macchina per produrre beni o servizi” è molto elastico. Per certe Macchine e servizi resi (es. edificio per abitazione) può essere diverso, sia il “Fornitore della Macchina” (es. il proprietario dell’edificio), sia il servizio (es. mq climatizzato), sia l’autorità competente per il controllo (es. Comune + AE), sia la territorialità di banca dati e cassa di compensazione (es. comunale).
Contestualmente all’attivazione della “PED base” per i fornitori di “Macchine”, fatti salvi i con-tratti a termine già in essere, vengono azzerati tutti gli incentivi (sia a carico dei bilanci pubblici, sia a carico degli utenti energia) per “avviare”, o per usare “Macchine” più efficienti di quelle tipo BAU.

La PED prende atto che molte “Macchine” sono anche correlate a servizi rilevanti che la Pubblica Amministrazione fornisce a chi le usa, dai servizi di logistica, ai servizi alla persona.
La PED rimodula circa 60 G€/a (la differenza tra gettito effettivo di tutte le tasse periodiche sui beni durevoli e 20 G€/a già caricati su CTp) in una sola tassa periodica, a carico dei gestori di unità immobiliari ed a favore dei Comuni in cui gli immobili sono accatastati.
La tassa contribuisce a coprire ammortamento e spese correnti dei servizi pubblici indivisibili e di quelli essenziali, che i Comuni forniscono a chi gestisce le varie tipologie di immobili.
La sua modulazione tra le tipologie di immobili è espressamente lasciata ai Comuni stessi.
Se il gestore di un’unità immobiliare è diverso dal proprietario della stessa, per questa tassa il pro-prietario svolge funzioni di sostituto d’imposta.

5. Manutenzione di AD per garantire i traguardi nazionali a lungo termine
Col tempo, anche solo per la minor efficacia dello stimolo ADf dovuta all’inflazione ordinaria in decine d’anni, il valore iniziale di ADf (€/tCO2) (e forse ADu e Adm) potrà risultare insufficiente per mantenere la riduzione del 2 %/a dell’emissione di CO2 da FEM del 2005.
Quando l’emissione di CO2 dell’anno appena trascorso risulterà maggiore di quella programmata di almeno 5 MtCO2/a, dall’anno successivo il valore corrente di ADf aumenterà del 1 % ogni anno fino a che non si raggiunge l’emissione programmata.
Conseguentemente ADu, TAGE e Adm saranno ricalcolati come indicato in (3.) ed in (4.)
Raggiunto il valore programmato dell’emissione, i valori di ADf, ADu, ADm, sono mantenuti costanti e comunque non calano mai, anche se risultasse un’emissione inferiore a quella programmata.




permalink | inviato da ggavioli il 15/10/2013 alle 9:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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