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26 dicembre 2014

I benefici corollari della PSD(-dVA, NACE)

Ho notato un certo interesse a questa Politica di Stimolo Differenziale, espressamente prevista per far aumentare il PIL.
L'interesse però si limita solo a molte centinaia di accessi al post e non ho la soddisfazione di vedere commenti, nè positivi, nè negativi.
Preferirei vedere commenti (anche privatamente a: gabrielegavioli@tin.it) e che fossero motivati.
Oggi vorrei mettere in evidenza alcuni effetti collaterali positivi di questa specifica politica di stimolo generale all'economia, che è sempre senza nuova spesa pubblica e senza nuove tasse.
Nella precedente trattazione della PSD(-dVA, NACE) ho descritto assai brevemente le reazioni tipiche delle Attività Economiche, che sono tutte coinvolte da questa politica di stimolo differenziale, che le stimola ad aumentare il Valore Aggiunto prodotto da ciascuna.
L'obbiettivo primario della PSD(-dVA, NACE) è aumentare il VA dell'intero settore NACE e quindi di tutto il comparto produttivo, cioè aumentare il PIL.

Ogni Attività Economica, per accrescere l'Utile Lordo tramite la PSD(-dVA, NACE), reagisce in tre modi tipici.
1) Aumenta l'integrazione verticale della filiera produttiva
2) Espande la propria quota di mercato a scapito di altre AE dello stesso gruppo NACE
3) Modifica il peso dei fattori di produzione, preferendo i costi interni a scapito dei costi esterni
Molti avranno però notato che le prime due reazioni delle AE non portano direttamente all'aumento del VA dello specifico gruppo NACE e quindi del PIL.

Tuttavia, per aumentare l'integrazione verticale della filiera produttiva (coè aumentare il rapporto tra Valore Aggiunto e Valore del Prodotto offerto al mercato finale), la AE riduce quelle esternalizzazioni delle attività produttive che non sono necessarie, a partire dall'uso di false partite IVA, che sono ricondotte a personale dipendente.
Anche l'indotto monocliente (oggi giustificato solo dalla pretesa di massima flessibilità e minima responsabilità) tende a trasformarsi in reparti interni specializzati.
La necessità di aumentare VA/VP ove agisce la PSD(-dVA, NACE) contrasta anche con la pratica di molte multinazionali di arrivare persino a produrre sul territorio di vendita senza riconoscere utili significativi a quel territorio, ma assegnadoli in prevalenza alla casa-madre, spesso con sede in paese fiscalmente accomodante.
Inoltre, un'alta integrazione verticale della filiera produttiva promuove anche la progettazione di base e perfino la ricerca di nuove tecnologie all'interno dello stesso soggetto economico.
In definitiva la PSD(-dVA, NACE) facilita le attività interne alla AE con aumento del lavoro dipendente a tempo indeterminato, in controtendenza all'IRAP.

Aumentando servizi o beni offerti al mercato a scapito di altre AE dello stesso gruppo NACE, la singola AE, con una dimensione economica maggiore, può trattenere al suo interno più personale con più competenze tecniche. La AE è quindi facilitata ad aumentare l'innovazione, diversificando le tecnologie produttive e le caratteristiche prestazionali del prodotto, in definitiva migliorando la competitività media del gruppo NACE nazionale sui mercati esteri. 

Ma qualunque Attività Economica, se ha già internalizzato tutta la filiera produttiva ed ha espanso la sua quota di mercato al massimo consentito dai suoi concorrenti, per aumentare ancora il suo VA deve modificare i pesi relativi dei fattori di produzione.
- Sfruttando i costi interni (es. strutture ed impianti disponibili, materiali di riciclo, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro dipendente, capitali propri)
- Riducendo i costi esterni (es. ambiente, territorio e infrastrutture, impianti chiavi in mano, materie prime, energia, lavoro autonomo, capitali a prestito)
Infatti tutti i costi esterni riducono il VA della AE e quasi sempre (a pari produzione di beni, o servizi) sostituire dei costi esterni con dei costi interni riduce l'Utile Lordo meno di quanto venga aumentato dalla PSD(-dVA, NACE).
Non è raro che l'uso di costi interni risulti più conveniente anche indipendentemente dalla PSD(-dVA, NACE), ma non abbastanza da smuovere le decisioni delle AE.
Quindi, in presenza di PSD(-dVA, NACE), prima o poi le AE devono applicare quei cambi tecnologici (possibili e spesso già presenti nei singoli gruppi NACE) che aumentano il VA a pari produzione di beni, o servizi.
Per questa via aumenta certamente il VA del gruppo NACE e complessivamente il PIL a pari valore dei beni e servizi offerti sul mercato interno.

In conclusione questa nota rimarca il fatto che risparmiare sui costi esterni per aumentare il VA porta quasi naturalmente al rispetto di specifiche ragioni di Pubblico Interesse, come il risparmio di risorse poco disponibili o poco rinnovabili all'interno del territorio di riferimento del PIL, tra cui:
- Ambiente naturale e nuove infrastrutture con uso di maggior territorio
- Energia e Fonti Energetiche Minerali
- Materie prime vergini e di provenienza estera

Molto significativo può essere l'esame dell'effetto dell'applicazione della PSD(-dVA, NACE) sui fornitori d'energia elettrica commerciale.


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permalink | inviato da ggavioli il 26/12/2014 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 novembre 2014

11_Lotta alla riduzione del PIL

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
l'undicesimo post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
-----------
Come tipica applicazione della Politica di Stimolo Differenziale generale, si illustra una PSD prevista per far aumentare direttamente il PIL del territorio di riferimento e se ne esaminano gli effetti sulle Attività Economiche.
Ricordiamo che il PIL del territorio sul versante produzione è la somma di tutti i Valori Aggiunti reali prodotti nel territorio dalle singole Attività Economiche.
Le serie storiche delle statistiche territoriali di settori e sottosettori economici mostrano l'andamento del PIL territoriale e del VA dei singoli settori e sottosettori. 
E' vero che la riduzione del PIL è solo un danno macroeconomico (quindi non direttamente per l'ecosistema, né per la qualità di vita dei cittadini), ma dopo sei anni di stagnazione e recessione dell'economia italiana ed europea, non si può ignorare che un PIL in calo frena di fatto anche ogni altra iniziativa che richieda investimenti.

Per stimolare l'aumento del VA della totalità delle AE, la PSDg prevede una specifica Politica di Stimolo Differenziale, in cui si definisce DM proprio la riduzione annuale del VA (-dVA) della singola AE.
La PSD(-dVA, NACE) agisce all'interno del singolo gruppo NACE, premiando le AE con maggior dVA/VA e penalizzando specularmente quelle con minor dVA/VA, senza intervenire su quelle in media.
Qui si assume che ogni aumento del Valore Aggiunto = dVA, se ottenuto senza spesa pubblica e senza tasse, durante una recessione a inflazione zero comporti un'amplificazione dPIL/dVA = 4.
Quindi, ad esempio, per tutte le PSD(-dVA, NACE) si pone nel 2014, cm(-dVA) = 4 €/€. Da cui cm(-dVA)*FF= 0,8 €/€.
In effetti, dPIL/dVA varia molto col tipo di congiuntura economica poiché, ad esmpio, dVA espande di più in un mercato carente di circolante.
Così, per stabilizzare adeguatamente i risultati di PSD(-dVA, NACE) e favorire la programmazione degli investimenti delle AE, ogni anno si valuta l'amplificazione (dPIL/dVA) nell'anno precedente ed il cm(-dVA) in vigore è la media delle (dPIL/dVA) dei tre anni precedenti e di quelle previste per quell'anno e per quello dopo.
Peraltro, con bassa circolazione monetaria ed eccessiva propensione al risparmio, è preferibile calcolare cm(-dVA) con i (dPIL/dVA) massimi tra quelli previsti.
Viceversa in caso d'inflazione eccessiva.

Come già visto in (10_) VA/UL (rapporto tra il valore aggiunto prodotto dall'A.E. ed il suo utile lordo) varia con le condizioni generali di mercato e con la propensione delle singole AE all'espansione, o alla rendita di posizione, o ai saldi di chiusura attività.
Così anche il valore di dVA/VA varia molto all'interno di uno stesso gruppo NACE ed anche se da sei anni dPIL/PIL è negativo (cioè DMm = (-dVA/VA)m > 2%/a), da una prima ricognizione il 25 % delle AE più in espansione ha invece (-dVA/VA) < -4 %/a.
Descrivendo la media dei gruppi NACE in termini di quartili statistici (con le AE pesate da VA ed ordinate per (-dVA/VA) crescente) l'andamento del danno appare:
DM(q1) = (-dVA/VA)(q1) = - 0,04;    DM(q2) = 0,00;    DM(q3) = +0,04;    DM(q4) = +0,08.
Tuttavia, alle condizioni di mercato date, ciascuna AE ritiene di avere la giusta propensione allo sviluppo (aggressiva/attendista/rinunciataria).
A fronte di ciò, senza costi per l'Erario, né per il Contribuente, la PSD(-dVA, NACE) modifica tale propensione con l'accredito
A(PSD(-dVA, NACE)) = cm(-dVA)*FF * [(-dVA/VA)m - (-dVA/VA)] * VA

A(q1) = 0,8 *(0,02-(-0,04)) *VA  = +0,048*VA
A(q2) = 0,8 *(0,02-(+0,00)) *VA = +0,016*VA 
A(q3) = 0,8 *(0,02-(+0,04)) *VA =  -0,048*VA
A(q4) = 0,8 *(0,02-(+0,08)) *VA =  -0,080*VA
Peraltro, proprio per la diversa propensione allo sviluppo, il rapporto tra Valore Aggiunto ed Utile Lordo varia da (VA/UL)(q1)= 6  a (VA/UL)(q4)= 2.
Così dUL(q1)=+0,288*UL;   dUL(q2)=+0,08*UL;   dUL(q3)= -0,144*UL;   dUL(q4)= -0,16*UL.
Poiché variazioni intorno al 20 % dell'Utile Lordo sono certamente significative per le AE, il primo quartile è confermato nella sua propensione all'espansione (anche in contrasto col mercato), mentro il terzo ed il quarto quartile sono smossi dalla loro propensione a ridurre il giro d'affari e ad esternalizzare.
Questo effetto della PSD(-dVA) è certamente comune a tutti i tipi d'Attività Economica (tutti i gruppi NACE) e fra l'altro stimola ad attribuire di nuovo al territorio in cui agisce la PSD(-dVA) gli importi di Valore Aggiunto discrezionalmente (e spesso falsamente) attribuiti a territori diversi, solo perché VA ed UL sono meno tassati.

Nel caso di studio, se una AE passa al quartile inferiore, il VA aumenta in media di 0,04*VA e l'A(PSD(-dVA)) di 0,032*VA, ma l'IVA da pagare aumenta di 0,0088*VA.
Variazione per VA              = +1,00 * 0,04 *VA = +0,04 *VA
Variazione per A(PSD(-dVA)) =  +0,8 * 0,04 * VA = +0,032*VA
Variazione per IVA              = - 0,22 *0,04 * VA = -0,0088 VA
Così, se non cambia la media del gruppo NACE, né cambia il VA/UL della AE, passare al quartile inferiore comporta in media:
dUL = dVA=(0,04+0,032-0,0088)*VA=+0,0632*VA == +0,253 * UL
Poiché variazioni dell'Utile Lordo oltre il 20 % sono certamente significative per le AE, risultano più giustificate (anche in termini microeconomici) e quindi più probabili, le iniziative delle AE per ridurre il danno macro DM = -dVA.

E' necessario evidenziare che molte delle attuali esternalizzazioni di servizi interni e di fasi produttive dipendono solo da ricerca di più libertà contrattuale, piuttosto che da opportunità tecnologiche, o da reali convenienze economiche.
Del resto una forte riduzione del personale dipendente a tempo indeterminato e la frammentazione della filiera produttiva, comportano anche carenza di vera ricerca e sviluppo interna al soggetto economico, ricerca che è invece facilitata da processi d'integrazione verticale della produzione.
Anche un aumento della dimensione delle singole AE componenti il gruppo NACE, facilita l'aumento dell'attività di innovazione, poiché permette di trattenere all'interno più personale con maggiori competenze tecniche.

Per aumentare dVA/VA, un'Attività Economica, oltre che aumentare la sua quota di mercato e l'integrazione verticale, può modificare i pesi relativi dei fattori di produzione.
- Privilegiando i costi interni (es. strutture ed impianti disponibili, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro dipendente, capitali propri)
- Riducendo i costi esterni (es. ambiente, territorio e infrastrutture, impianti chiavi in mano, materie prime, energia, lavoro autonomo, capitali a prestito)
Da un lato tutti i costi esterni riducono il VA della AE (molti sono da usare meno anche per ragioni di Pubblico Interesse).
D'altro canto scambiare costi esterni con costi interni spesso riduce poco (a volte aumenta) l'Utile Lordo a pari produzione di beni, o servizi.
Quindi, in presenza di PSD(-dVA), prima o poi le AE dovranno passare alle tecnologie (possibili e spesso presenti nei singoli gruppi NACE) che aumentano il VA a pari produzione di beni, o servizi.

E' opportuno anche chiarire come cambia cm(-dVA) al variare delle congiunture economiche rispetto alla maggioranza dei cm(DM), che nelle PSD(DM) contrastano l'uso eccessivo di risorse limitate, o non rinnovabili così rapidamente come sono consumate, o pericolose.
Tali cm(DM) sono rapporti tra aumenti di costi macroeconomici in € ed aumenti di consumo fisico di specifiche risorse usate.
(es. nella PSD(CO2) creata per ridurre l'emissione di gas serra, si ha cm(CO2) = 500 €/tCO2eq)
Nella maggioranza delle PSD(DM), per mantenerne costante lo stimolo, il valore di cm(DM) in moneta corrente deve essere rivalutato ogni anno per l'inflazione.
Invece cm(-dVA) è caratteristicamente misurato in €/€ e non si deve rivalutare, ma solo aggiornare sui dati medi del quinquennio corrente.

Sono infine dovute alcune precisazioni proprie dell'impostazione della PSDg.
- Il trasferimento di risorse economiche previsto dalle PSD (dai soggetti che causano più DM a quelli che ne causano meno, nello stesso gruppo con pari opportunità) avviene tramite modulo F24, insieme al pagamento di tasse di quei soggetti. Ciò non configura né aumento, né riduzione di tasse ed è ovviamente a bilancio zero per il Bilancio Pubblico allargato e per ciascun gruppo di soggetti concorrenti.
- Pur essendo in capo a ciascun soggetto coinvolto in una PSD lo stesso onere di dichiarare il vero che ha per il fisco, l'Agenzia delle Entrate pubblica in tabulati  non anonimi gli A(PSD(DM)) attribuiti a ciascun soggetto ed i dati annuali per calcolarli, per permettere il controllo incrociato esplicito tra pari, almeno all'interno di ciascun  gruppo di soggetti concorrenti.


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14 novembre 2014

10_PSDg ed Attività Economiche

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il decimo post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
-----------
La PSDg predispone raggruppamenti tipici, come i gruppi NACE, in cui già ora sono suddivise per legge le Attività Economiche (in genere concorrenti ad offrire al mercato finale particolari tipi di servizi, o di beni di consumo, o di beni durevoli).
La PSDg assume che all'interno di ciascun gruppo NACE il Livello di Attività annuale di ciascun componente "LA" sia correttamente misurato dal Valore Aggiunto "VA" ricavato nell'anno fiscale. Sono così superati anche i problemi dati da segmenti di filiera diversi per la stessa tipologia di prodotto offerto al mercato finale.
Per produrre quanto offrono al mercato di consumo finale (a volte con lunghe filiere), i componenti di un dato gruppo NACE utilizzano combinazioni variabili di fattori produttivi, che però hanno impatti diversificati (variamente dannosi) su vari temi di Pubblico Interesse.
L'attività di ogni gruppo NACE genera Danni (e/o Benefici) misurabili per la collettività del territorio (DM), ma naturalmente insieme al reale beneficio macroeconomico del Valore Aggiunto che complessivamente i componenti di quel gruppo NACE apportano al PIL.
Molte valutazioni effettuate in preparazione della PSDg mostrano che il rapporto (DM/VA) dei singoli componenti ha valori assai variabili, nello stesso gruppo NACE.
Così in taluni gruppi NACE e per taluni DM, ordinando i componenti per DM/VA crescenti, il valor medio del primo quartile è meno della metà della media del gruppo.
Inoltre raramente il rapporto "r(q1)" = (DM/VA)(q1) / (DM/VA)m > 0,8.
Se entro il gruppo NACE la variabilità è più alta,  le Attività Economiche sono più stimolate dalla PSDg a modificare il proprio sistema produttivo per ridurre DM.
Incidono anche le seguenti considerazioni di valenza generale, ma qui specificate per le Attività Economiche:
1. Ogni Attività Economica ritiene che la sua attuale combinazione di fattori produttivi sia quella di massimo successo (cioè di massimo VA, o di massimo utile prima delle tasse = Utile Lordo "UL"), nel rispetto dei vincoli dati (es. gli investimenti non ammortizzati).
2. Le Attività Economiche mediamente ritengono significativo un nuovo stimolo economico "dVA", se supera il 20 % dell'attuale "UL", o il 5% del Valore Aggiunto ora ricavato, o il 2 % dell'attuale costo di produzione.
10.1.
La Rilevanza Macroeconomica di uno specifico tipo di DM è già a base del calcolo di cm(DM) ed è ovviamente RM(DM) = cm(DM) * DMt   (vedi 9.1.).
Con DMt = quantità totale di quel DM che ora grava sul territorio, o che ora lo investe ogni anno.
L'Autorità Competente identifica i RM(DM) fino a quel momento valutati con criteri scientifici comparabili e definisce di primaria rilevanza i tipi di DM che, se si sommano i vari RM(DM) in ordine decrescente, raggiungono il 50 % del Danno Macro totale territoriale "DMtt" che risulta per il territorio riferibile al PIL.
L'AC gestisce in primo luogo le PSD(DM) per i tipi di DM di primaria rilevanza ed estende l'obbligatorietà della relativa PSD(DM) a quella metà dei gruppi NACE (pesati per il VA delle AE componenti) per i quali PSD(DM) risulta più efficace.
La restante quantità nota di ciascun DM è attribuita a decisori generici, che sono orientati a ridurre i DM tramite le PSD(DM, decisori generici) per le quali il livello d'attività, in assenza di specifiche, è ridotto al numero di persone fisiche a carico dei decisori.
Si vedrà che le PSD(DM, decisori generici) sono molto penalizzanti per le AE fuori dalle PSD(DM, NACE) e sono essenziali per spingerle ad operare in leale concorrenza con le AE del loro gruppo NACE, tramite le PSD(DM, NACE) esistenti, o chiedendone di nuove.
Le PSD(DM, NACE) possono anche non essere obbligatorie (ma sempre sorvegliate dall'AC) ed evitano alle AE il regime dei decisori generici.
10.2.
Con PSD(DM) lo stimolo a ridurre DM è l'accredito "A", che diventa negativo per un'Attività Economica se la sua intensità DM/VA supera la media del suo gruppo NACE:
dVA = A = cm(DM)*FF * VA * [(DM/VA)m - DM/VA]
Quindi l'incidenza dello stimolo sul valore aggiunto risulta:
dVA/VA = cm(DM)*FF * [(DM/VA)m - DM/VA] = cm(DM)*FF * (DM/VA)m * [1 - DM/VA / (DM/VA)m]
Peraltro l'Accredito dato da PSDg (ad invarianza di acquisti, costi interni ed indebitamento) è anche differenziale di UL, quindi l'incidenza dello stimolo economico di PSD(DM) sull'Utile Lordo risulta:
dUL/UL = dVA/VA * (VA/UL) = cm(DM)*FF * (DM/VA)m * (VA/UL) * [1 - DM/VA / (DM/VA)m]
10.3.
Si assume che proprio dUL/UL sia lo stimolo adeguato affinché una AE modifichi il suo sistema produttivo, in questo caso per ridurre DM/VA.
Questi sono i fattori che determinano dUL/UL e quindi l'efficacia della PSD(DM).
a=cm(DM)*FF è l'accredito differenziale (€/DM) riconosciuto alla riduzione di DM ed ha validità su tutto il territorio di riferimento del PIL
b=(DM/VA)m   è l'intensità specifica media di DM, propria del gruppo NACE a cui appartiene l'Attività Economica
c=(VA/UL)        è il rapporto (> 1) tra il valore aggiunto prodotto dall'A.E. ed il suo utile lordo. Rapporto molto variabile per le condizioni di mercato e per la propensione dell'A.E. all'espansione, o alla rendita di posizione, o ai saldi finali. Per valutare l'efficacia di una PSD(DM), si deve calcolare (VA/UL)m, medio per ogni gruppo NACE, ma in prima istanza si potrebbe assumere c = 4.
d=[1 - DM/VA / (DM/VA)m] è funzione del rapporto tra l'intensità di DM della singola Attività Economica e la media del suo gruppo NACE. Per una prima ricognizione, si considera un intervallo di valori da 0,4 a 0,85 per r(q1) = [DM/VA / (DM/VA)m] medio del primo quartile del singolo gruppo NACE.
10.4.
L'efficacia di una PSD(DM) si valuta prima in base alle tecnologie che le AE usano adesso e poi alle tecnologie a minor DM/VA che le AE potrebbero usare in futuro.
Nella prima analisi si valuteranno i dUL/UL che stimolano le AE dei quartili q4, q3 e q2 ad adottare tecnologie a minor DM/VA, fino a passare al quartile inferiore.
In assenza di PSD(DM), per passare a tecnologie a minor DM/VA, spesso (ma non sempre) una AE ha maggiori Costi di Produzione quindi dUL/dDM risulta negativo.
Per una AE in genere ciò diventa sostenibile solo con PSD(DM) e propriamente solo se risulta 0            < cm(DM)*FF + dUL/dDM
In definitiva per una AE lo stimolo è efficace (cioè provoca veri cambiamenti) solo se risulta 0,2 * UL < (cm(DM)*FF + dUL/dDM)*(DM1-DM2)
Si usa un foglio di calcolo per ricavare i valori dUL/UL(AE) in base alle caratteristiche dei gruppi NACE [cm(DM)*FF, (DM/VA)m, (VA/UL)m e r(q1)] ed alla posizione di AE (q1, q2, q3, q4) nel gruppo NACE di appartenenza.
Una prima valutazione è fatta a tecnologie produttive attuali e già così si possono classificare le tipologie di danno macroeconomico che è più urgente ridurre ed i gruppi NACE sui quali è più efficace lo stimolo di PSDg.
10.5
Se lo stimolo di PSD(DM) a tecnologie invariate è adeguato, la AE reagisce modificando il peso relativo dei fattori produttivi (ambiente, territorio e infrastrutture, strutture, materie prime, impianti, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro, capitali) per ridurre DM/VA, fino a passare al quartile inferiore.
In genere vengono scelte tecnologie disponibili e collaudate, come quelle già usate dalle AE dello stesso gruppo NACE, ma che risultano a DM/VA più basso.
La singola AE valuta i costi e le opportunità di tali interventi innovativi e certamente ricorda che, mentre riduce DM, essa può anche sostituire costi esterni con costi interni e così VA cresce molto più di quanto cali UL senza PSD(DM).
Quindi, anche riducendo poco DM, può calare molto DM/VA, facendo crescere l'accredito dato da PSD(DM) e contribuendo, con l'aumento di VA, all'aumento del PIL.
Anche le AE a più basso DM/VA sono stimolate da PSD(DM) a ridurre ulteriormente DM/VA con innovazioni tecnologiche.
Peraltro è ragionevole attendersi che, con un DM/VA più basso e senza PSD(DM), l'Utile Lordo unitario nel ridurre DM  "dUL/dDM" risulti più negativo.
Tuttavia, spesso le AE con DM/VA più basso hanno maggiore sensibilità alle tematiche di quel DM ed hanno più competenze interne per adottare con successo specifiche tecnologie, anche se risultassero innovative per il loro gruppo NACE.


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2 novembre 2014

9_Schema generale della PSDg

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il nono post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
-----------
La Politica di Stimolo Differenziale generale individua e circoscrive ambiti ove i soggetti decisori  (s. economici, o s. istituzionali, o s. fisici) hanno analoghe opportunità tecnologiche ed economiche per affrontare con successo i vari temi di interesse generale (cioè di interesse pubblico-territoriale-macroeconomico) toccati dall'attività di quell'ambito. Ogni ambito è infatti caratterizzato da una nota attività principale, rilevante per il PIL e/o per la Pubblica Utilità, che quindi non può essere penalizzata.
Per la PSDg è rilevante il livello di tale attività principale raggiunto da ogni soggetto che appartiene univocamente a quell'ambito.
Il livello e l'ambito sono dichiarati all'Autorità Competente e verificati da essa, ma anche dagli altri componenti quell'ambito, che tendenzialmente comprende tutti i soggetti di quel tipo che sono attivi nel territorio a cui si riferisce il PIL.
Il Livello d'Attività = LA è di tipo patrimoniale, o di tipo corrente.
Per tutti i tipi di soggetti decisori la misura del Livello d'Attività patrimoniale è sempre l'importo dell'investimento, ma l'unità di misura del Livello d'Attività corrente varia col tipo di Soggetto_Decisore, che è tipico di ciascun ambito d'attività:
Attività Economiche  LA corrente = VA = Valore Aggiunto ricavato in un anno
Famiglie consumatrici LA corrente = numero di persone fisiche con Codice Fiscale Italiano
Istituzioni Non Economiche LA corrente = VA convenzionale, o numero di dipendenti attivi, o di cittadini serviti
9.1.
Tutti i consumi finali e tutti gli investimenti hanno la positività macroeconomica che ogni Euro di spesa fa crescere il PIL almeno di un Euro.
Si ricorda però che, per produrre beni e servizi intermedi (o finali) per sé (o per altri), o per investimenti fruttuosi, si devono combinare molti fattori (ambiente, territorio e infrastrutture, strutture, materie prime, impianti, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro, capitali).
Anche se non tutti questi fattori sono utilizzati in tutti i tipi d'attività.
Con delle combinazioni ottimali dei fattori di produzione, senza deprimere l'attività principale, si minimizzano i danni collaterali collettivi-territoriali e/o macroeconomici = Danno_Macro = DM.
Invece ora la combinazione dei vari fattori di produzione è di fatto decisa (con più o meno efficienza e consapevolezza) solo per rendere massima la convenienza microeconomica del singolo soggetto, spesso perfino unicamente per il massimo "utile" del solo detentore di capitale proprio.
Anche i soggetti istituzionali, sebbene siano espressamente finalizzati a "Benefici collettivo-territoriali", in via collaterale possono causare DM .
Quando si valutano gli effetti collaterali dell'uso di investimenti o di beni durevoli, per PSDg si calcola il “Danno_Macro cumulativo attualizzato” (vedi 8_), attualizzazione che lo rende DMca confrontabile col danno corrente annuale dato dai consumi correnti a rischio DM.
Spero risulti chiaro che ridurre un DM (cumulativo o corrente) equivale ad aumentare un Beneficio_Macro.
Ad esempio è Interesse Pubblico, presidiato dagli Ecodem, preservare la disponibilità dei fattori (risorse) non rinnovabili, o poco rinnovabili.
E preferire, per la stessa attività principale, l'uso di risorse rapidamente rinnovabili, o perfino di quelle non stoccabili quando sono disponibili, come il sole, il vento ed il lavoro.

Naturalmente occorre conoscere quanto DM è presente sul territorio, oppure lo investe ogni anno.
Ad ogni tipo di DM, ovviamente se DM è misurabile, corrisponde un "costo macroeconomico specifico di quel tipo di Danno_Macro" = cmDM, espresso in €/DM.
Per cmDM si intende espressamente l'importo di PIL (€/a) perso per ogni unità di DM subita, ovvero di quanto cresce il PIL per ogni unità di DM evitata.
Da un lato ridurre DM aumenta il PIL del territorio in quanto evita, sia costi imprevisti per riparare territorio, infrastrutture e strutture, sia maggiori costi dei beni e servizi. Questi costi imprevisti dovuti direttamente a DM riducono drasticamente il PIL quando i soggetti direttamente danneggiati non hanno sufficienti risorse economiche proprie e quando tali danni comportano prolungate riduzioni dell'attività economica nel territorio.
Proprio il fermo forzato dell'economia del territorio è il principale aspetto economico dei Danni Macro, che coinvolge anche soggetti non direttamente danneggiati, ma di questo generalmente non si dà conto.
Tutte le attività per prevenire DM e/o i miglioramenti qualitativi delle attività per ridurre DM sono invece tipicamente programmabili e comportano aumento diretto del PIL, purché aumentino la spesa effettiva nel territorio e riducano la spesa extraterritoriale.
(Se un soggetto economico riduce il DM causato dalla sua attività (VA) ricava un aumento diretto del VA_soggettivo quando la riduzione di DM fa aumentare i suoi costi interni, ma ciò è accettabile nel bilancio microeconomico del soggetto solo se è salvaguardata la competitività del soggetto stesso. Cioè se l'aumento dei costi interni è minore del calo dei costi esterni al soggetto, oppure se un eventuale sbilancio per unità di prodotto è uguale anche per i suoi concorrenti.)
L'importo di cmDM viene espressamente dal bilancio macroeconomico degli interventi finalizzati a ridurre DM su quel territorio.
Il valore specifico cmDM deve quindi essere valutato correttamente e generalmente cresce dalla prima riduzione del 25 % di DM, fino all'eliminazione.
Tuttavia definirne l'importo valido per un dato anno è compito della rappresentanza degli interessi collettivi del territorio, poiché il valore aumenta anche per interessi tipici di quel territorio (storici, culturali ed economici), apprezzati dalla comunità territoriale e ritenuti non recuperabili.
Per tutti gli ambiti di soggetti decisori in quel territorio, cmDM vale uguale e ciò mette in evidenza gli ambiti in cui è più efficace operare per ridurre quel DM.
(es. Nella PSD(energia commerciale) il costo macroeconomico specifico stimato per l’Italia risulta 500 €/tCO2  (vedi 2_)).
9.2.
Quanto esposto in 9.1. svela il continuo contrasto tra interesse soggettivo-microeconomico ed interesse pubblico-territoriale-macroeconomico.
Ciò è ovviamente tema per la valutazione di conflitto d'interesse in capo ad individui che svolgano attività politica, che dovrebbe essere condotta nell'interesse generale. Non invece del singolo e nemmeno di una parte sociale a scapito del resto della società di produttori-consumatori.
La PSDg ha lo scopo di favorire l'interesse pubblico e stimola economicamente ciascun membro di ogni ambito a ridurre il DM correlato a LA, senza penalizzare il suo LA.
La PSDg persegue il risultato senza entrare nel merito di come il risultato sia raggiunto e senza modificare le risorse economiche totali di ciascun ambito.
Vediamo qual'è lo stimolo di PSDg e come agisce all'interno dell'ambito di soggetti con pari opportunità tecnologiche.
Non a caso tali soggetti risultano attuali, o potenziali concorrenti.
9.3.
La procedura generale di ogni PSD(DM) applicata ad un ambito è la seguente:
Ogni soggetto componente l'ambito, noto il suo LA ed il suo DM per ogni rischio di DM, li dichiara contemporaneamente all'Autorità Competente.
Così per ogni soggetto è noto il valore del danno correlato al livello d'attività:
(Danno Macro) / (Livello Attività) = DM/LA
Da DM e LA d'ogni soggetto nell'ambito, risultano i valori cumulativi DMc e LAc di tutto l'ambito e poi il valor medio rilevato nell'ambito:
(DM/LA)m = DMc/LAc
Contemporaneamente alla dichiarazione del valore di DM e di LA (e la probabile correlata tassazione di LA, annuale, od una tantum), ad ogni soggetto dell'ambito è riconosciuto un Accredito riferito al tipo di danno che PSDg(DM) deve ridurre:
A =  LA * ((DM/LA)m – DM/LA) * (cmDM * FF)
Naturalmente, se la media è esatta, la sommatoria degli Accrediti "A" estesa a tutti i soggetti dell'ambito è rigorosamente nulla.
D'altro canto FF= fattore forzante < 1 ed è uguale per tutto il territorio a cui si riferisce il PIL e per tutti i temi di Pubblico Interesse.
Se FF cresce dall'iniziale FF=0,2 , accelera la riduzione dell'attuale Danno_Macro complessivo e la crescita del PIL ad essa correlata, senza incidere sulla spesa pubblica.
FF è quindi anche un regolatore del ciclo economico che non causa danni collaterali.
L'Accredito "A" è tendenzialmente più alto del dovuto poiché per calcolarlo si usa la media (DM/LA)m data da DMc e LAc dell'anno prima, media tendenzialmente più alta di quella dell'anno a cui si riferisce la dichiarazione del soggetto.
(Per ciascun ambito si può proporre un valore programmato di variazione annuale di (DM/LA)m. Peraltro, se il valore di (DM/LA)m di un ambito cala molto in 12 mesi, significa che in quell'ambito ridurre DM costa meno che in altri ed è quindi interesse pubblico premiare tale calo. Viceversa se in un anno (DM/LA)m non cala)
La procedura PSDg non cambia le risorse economiche complessive dell'ambito, né delle attività di media qualità macro, cioè di quelle con DM/LA=(DM/LA)m.
Quindi non configura un aggravio fiscale per il territorio e non scoraggia, né i fornitori, né gli investitori, né i consumatori.

Dopo otto mesi dal termine per le dichiarazioni annuali di DM e LA, l’Autorità Competente rende pubblici:
- il valore di FF deciso nel corso degli anni (valido per tutta la PSDg e mai decrescente a prezzi correnti);
- per ogni PSD(DM) il valore di cmDM convenuto negli anni a prezzi correnti;
- per ogni PSD(DM) gli ambiti regolati negli anni tramite PSD(DM);
- per ogni ambito e ogni DM i valori DMc e LAc rilevati negli anni (quindi (DM/LA)m) ;
- per ogni ambito e ogni DM gli ultimi valori LA e DM dichiarati da ogni soggetto identificato nel territorio.
Tale pubblicità su dati di pubblico interesse permette il reciproco controllo tra soggetti significativi, specialmente tra quelli con pari opportunità tecnologiche (probabilmente concorrenti in uno stesso ambito d'attività).
9.4.
Per valutare l'efficacia con cui una PSD(DM) orienta i soggetti d'un ambito a ridurre il DMc ed a non ridurre il LAc dell'ambito, occorre osservare che:
1. Ogni soggetto decisore ritiene che la combinazione da lui scelta dei fattori produttivi sia quella di massimo successo, nel rispetto dei vincoli dati (es. gli investimenti non ancora ammortizzati).
(es. per un'attività economica, successo significa aumentare VA, anche se ora si punta solo ad aumentare l'utile dopo le tasse a pari capitale proprio impegnato).
2. Solo un alto rapporto tra variazione della disponibilità economica e "capacità di spesa" del soggetto, rende rilevante la causa della variazione.
(es. per una attività economica, un nuovo stimolo economico si ritiene significativo se supera il 20 % dell'attuale "utile annuo dopo le tasse" per quel tipo e livello d'attività, o il 5% del Valore Aggiunto annuo ricavato, o il 2 % del costo annuale di produzione).
3. Ordinando i soggetti d'un ambito (es. un gruppo NACE) per DM/LA crescenti, per gran parte di ambiti e di DM, la differenza di DM/LA tra la media del quarto quartile e la media del primo quartile supera il 20 % di (DM/LA)m.
Nei prossimi capitoli valuteremo separatamente l'efficacia della PSDg negli ambiti di attività economiche, di soggetti istituzionali e di soggetti fisici.
Il meccanismo di orientamento a ridurre il DMc di un ambito è analogo per tutti i rischi di DM, ma verranno evidenziate decisive differenze per i tre tipi di ambiti in particolare per le PSDg(consumi).


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22 ottobre 2014

8_PSDg(investimenti)

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
L'ottavo post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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Per rispettare i criteri di buona amministrazione enunciati in (6_), la Politica di Stimolo Differenziale generale agisce sugli investimenti e sui beni durevoli in modo differenziale.
Lo scopo della PSDg(investimenti) è che un maggior numero di "investimenti liberamente decisi" risultino di "alta qualità macro” e meno di "bassa qualità macro”.
Nella PSDg(investimenti) si definiscono investimenti “di alta qualità macro” quelli che aumentano l'Utile Pubblico o riducono il Danno Pubblico.
Si ricorda che l’investimento (capitale proprio più capitale in prestito da terzi) è solo uno dei fattori per produrre beni e servizi finali ed intermedi (ambiente, territorio, strutture, materie prime, impianti, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro, capitali).
Tuttavia chi decide l’investimento (che serve ad acquisire molti degli altri fattori produttivi) può scegliere di usare una “combinazione di fattori di produzione” più o meno favorevole al massimo Utile Pubblico.
Cioè una combinazione di fattori che, sia durante la realizzazione dell'investimento, sia durante l'uso del bene durevole, riduca od accresca i danni collaterali all'ambiente, al territorio, alla collettività ed alla macroeconomia. In definitiva che riduca o no il Danno_Macroeconomico = DM
(es. Pur comportando un investimento più costoso a pari "servizio di mobilità", un'auto a metano permette di usare un combustibile meno costoso e meno inquinante)
Purtroppo l'investimento viene generalmente scelto in funzione solo microeconomica, perfino per convenienza del solo detentore di capitale proprio.
Per risolvere questo conflitto generale micro/macro la PSDg punta ad orientare la combinazione di fattori di produzione verso la riduzione dei danni collettivo-macroeconomici e verso l’interesse macroeconomico della crescita del PIL.
Ad esempio è Interesse Pubblico, presidiato dagli Ecodem, preservare la disponibilità dei fattori (risorse) non rinnovabili, o poco rinnovabili. Preferendo invece usare risorse rapidamente rinnovabili, o perfino non stoccabili, come il sole, il vento ed il lavoro.

Per ogni settore NACE di attività economica (e per ogni tipologia di soggetti non economici) si possono identificare investimenti tipici, con specifici rischi di significativi "danni pubblici-macroeconomici” = DM.
Comunque tutti gli investimenti hanno la caratteristica macroeconomica positiva che ogni Euro di spesa aumenta il PIL almeno di un Euro.
Per ogni singola caratteristica a rischio DM si può compilare una PSD per ridurre al massimo il DM mediamente connesso al tipo d'investimento.

Si rammenta che il DM di un investimento si concretizza nell’arco di vita utile dell’investimento.
Il “Danno-Macro cumulativo attualizzato” di un investimento (o di un bene di consumo durevole) si valuta con le considerazioni seguenti.
Per attualizzare matematicamente il DM al momento dell’investimento, lo si tratta come un’utile economico (DM) d’un capitale iniziale (DMca), peraltro con probabilità < 1 che si realizzi pienamente nell’arco di vita dell’investimento, periodo che è definito per convenzione pubblica.

Ogni (DMca) ha la sua unità di misura e, per ogni investimento determinato da un decisore-investitore, se ne può calcolare il valore specifico:
(Danno Macro cumulativo attualizzato) / (Investimento) = DMca/Inv
Per ogni settore NACE di soggetti economici investitori (e per ogni tipologia di soggetti non economici) si calcola la media (DMca/Inv)m nel territorio di riferimento del PIL.
Per ogni Investimento di ciascun componente di quel settore NACE (o di quel settore non economico), l’Autorità Competente per il territorio di riferimento associa alla DMca prevista un Accredito Una Tantum (contemporaneo al prelievo delle tasse correlate alla spesa d’investimento):
 AUT =  Inv * ((DMca/Inv)m - DMca/Inv) * (cmDM * FF)
 con FF= fattore forzante < 1
 con cmDM = costo specifico macroeconomico della mancata riduzione di DM.
 (es. Nella PSD(CO2 da energia commerciale) inizialmente cmDM*FF = 100 €/tCO2, con un costo macroeconomico specifico stimato per l’Italia > 500 €/tCO2. Quindi FF=0,2 )
Questa procedura non cambia il costo degli investimenti di media qualità, cioè di quelli con DMca/Inv=(DMca/Inv)m. Quindi non scoraggia gli investitori, né innesca aumenti d'inflazione.
Ogni anno, per ogni settore NACE, per ogni settore non economico e per ogni PSD(investimento), l’Autorità Competente pubblica il valore di cmDM e (PUca/Inv)m, nonché i valori di  Inv, PUca e AUT degli investimenti di ogni soggetto del settore, favorendo il reciproco controllo tra i soggetti dello stesso settore, specialmente tra quelli con evidenti pari opportunità tecnologiche (presumibilmente concorrenti).
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Posto che comunque l'importo di AUT compete di fatto all'investitore e che il Livello di Attività per PSD(investimento) coincide con l'Investimento, chiariamo quali sono i soggetti che devono dichiarare, per conto dell'investitore, il valore DM correlato all'investimento od al bene durevole.

Attività Economiche
Le A.E. sono inserite in ambiti univoci definiti dal codice NACE e, a fronte di rischi di DM correlati ad investimenti tipici effettuati in quel settore NACE, già ora è richiesta alle A.E. documentazione tecnica sulle variazioni di DM per l'intervento tecnico correlato all'investimento (es. la Valutazione di Impatto Ambientale). Ad essa deve essere solo associata la valutazione numerica di DMca con metodologie concordate tra l'associazione degli imprenditori di quel settore NACE e l'Autorità Competente.
Peraltro, con la PSDg, si passa da un sistema di permessi on/off ad un sistema di valutazione macroeconomica con accrediti/addebiti automatici proporzionali e sempre correggibili (anche col concorso degli altri soggetti del settore), ma senza possibilità di blocchi burocratici.

Istituzioni Non Economiche
Le I.N.E. hanno le stesse probabilità di DM collaterali (correlati ad investimenti tipici di settore) che hanno le A.E. Quindi devono documentare e valutare le variazioni di DMca legate al singolo investimento significativo. Col concorso delle I.N.E. del loro ambito, sono fissate dall'A.C. le procedure di valutazione del DMca. L'importo di AUT (salvo diversa decisione della rappresentanza del territorio) è suddiviso 50 % ai dirigenti, 50 % al personale operativo. C'è l'agibilità immediata delle decisioni con possibilità di correzione come per le A.E., con conseguenze solo economiche accreditate a dirigenti ed operativi.

Persone fisiche
Nel caso di investimenti già ora soggetti a documentazione tecnica pagata dall'investitore ed a puntuale valutazione tecnica dell'A.C. per il "via libera", la PSDg prevede il "via libera" immediato. In base alla documentazione è poi computato AUT, con procedure nazionali concordate dalle A.C.
Nessun lavoro aggiuntivo è richiesto ai tecnici pagati dall'investitore e naturalmente tutto rimane soggetto a verifica a posteriori, come per le A.E. e le I.N.E. L'allontanamento dalla media ha conseguenze solo economiche, ma prevedibili e significative.
Nel caso di investimenti definibili come "acquisti chiavi in mano" di beni durevoli (es. automobili, frigoriferi, edifici in condominio, .....) i documenti tecnici sono richiesti al venditore, a lui l'A.C. d'ambito attribuisce l'importo di AUT (salvo verifica) e lui lo riversa sull'investitore-acquirente.
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La Pubblica Utilità non è solo aumento del PIL, ma, se cala il DM collaterale agli investimenti, ragionevolmente cresce il costo degli investimenti.
Si stima che nel 2013 il costo totale degli investimenti che avevano DMca/Inv > (DMca/Inv)m del proprio gruppo NACE  (o del proprio settore non economico) sia stato circa il 7 % del PIL, ed il costo di quelli di più alta qualità macro il 10 %.
La PSDg(investimenti) può spostare in Italia fino allo 0,5 % del PIL dai soggetti economici con DMca/Inv>(DMca/Inv)m all’altra metà degli investitori.
La differenza di costo specifico tra investimento “di alta qualità” ed investimento “di bassa qualità” si riduce allora del
 1-(9,5-7,5)/(10-7) = 33 %.
Tra gli investimenti che i decisori considerano già cantierabili, cresce così la convenienza di quelli “di alta qualità macro” e si riduce per quelli “di bassa qualità macro”.
Così, se cresce la Pubblica Utilità (es: la prevenzione idrogeologica o sismica, o degli incendi, o dei GHG, …..), cresce anche il Valore Aggiunto prodotto in Italia dagli investimenti ed il PIL può aumentare direttamente circa del 1 %/a.
Per inerzia il PIL aumenta fino al 3 %/a, con possibile funzione anticiclica.
Occorre però che il fattore forzante (FF) e la copertura della PSDg(investimenti) siano sufficienti.
Infatti, se cresce FF, cala l’aumento di costo per passare da investimento “di bassa qualità” ad investimento “di alta qualità” (con FF molto alto, le opzioni di alta qualità potrebbero perfino costare meno di quelle di media qualità).
Il valore di FF deve essere comunque uguale per tutta la PSDg in atto e non deve mai essere ridotto (a prezzi correnti).
Non vi sono controindicazioni macroeconomiche ad aumentare, se occorre, il valore di FF, poichè nulla spende lo Stato, né cresce il carico fiscale.

In generale, poiché con PSDg l’investimento marginale sull’aumento della qualità macroeconomica diventa più conveniente, gli investitori usano risorse proprie disponibili (a fine 2013 oltre il 60 % del PIL), oppure i canali bancari già a loro disponibili.
Infatti anche le banche hanno buoni motivi per ritenere più sicuri gli “investimenti marginali per una maggior qualità macro” (invece di aiutare oltre ogni ragionevolezza economica solo i loro maggiori debitori in sofferenza).
Sarebbe peraltro ragionevole che le banche finanziassero le decisioni d’investimento meno in base alla disponibilità di capitali propri del decisore-investitore e più in base all’effettiva probabilità di successo dell’iniziativa (per la combinazione di fattori di produzione usata). Probabilità di successo che la PSDg certamente modifica.
Con questi tipo di stimoli gli investimenti in Italia possono quindi tornare a crescere dal 17 % al 22 % del PIL in pochi anni.
Ciò è assai più facile per quella parte degli investimenti già decisi e che per gli investitori è già microeconomicamente conveniente migliorare in funzione macroeconomica.
Tra questi investimenti  “più convenienti” vi sono quelli migliorabili nell’uso dell’energia, nella sicurezza sismica ed idrogeologica.
Anche altre caratteristiche di Pubblica Utilità sono convenienti per il singolo decisore-investitore e sono da valutare in termini quantitativi e macroeconomici.

In definitiva, con le PSD(investimenti) si possono aumentare in qualità e volume gli investimenti dei soggetti economici, dei privati e delle istituzioni:
-senza aumentare le tasse, né il debito pubblico,
-senza inasprire gli obblighi normativi,
-senza penalizzare gli investimenti di media qualità,
-senza che la burocrazia faccia discriminazioni tecnologiche, né blocchi gli investimenti.


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15 ottobre 2014

7_PSD(consumi)

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il settimo post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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Per rispettare i criteri di buona amministrazione enunciati in (6_), la Politica di Stimolo Differenziale agisce sui consumi (quelli finali delle famiglie, ma anche quelli finali delle istituzioni e quelli intermedi dei soggetti economici) con modalità differenziali.
 Lo scopo della PSDg(consumi) è che i consumi già decisi risultino in maggior numero consumi “di alta qualità macro” e calino i consumi “di bassa qualità macro”.
Nella PSDg(consumi) si definiscono consumi “di alta qualità macro” quelli che aumentano la Pubblica Utilità tramite migliori prestazioni macroeconomiche.
 Per ogni settore NACE di attività economica (nonché per i soggetti istituzionali e per i consumatori finali) vale l’assunto generale che per produrre beni e servizi intermedi (o finali) per sé (o per altri) servono molti fattori di produzione (ambiente, territorio, strutture, materie prime, impianti, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro, capitali; anche se non tutti per tutte le), il cui uso non ottimale comporta danni collettivi-macroeconomici = Danno_Macro = DM.
 Tutti i consumi finali hanno invece la caratteristica macroeconomica positiva che ogni Euro di spesa aumenta il PIL almeno di un Euro.
 Il peso relativo dei vari fattori di produzione è ora invece deciso (con più o meno efficienza e consapevolezza) solo per rendere massima la convenienza microeconomica del soggetto economico, o perfino del solo soggetto decisore.
 Per risolvere questo conflitto generale micro/macro le varie PSD punteranno ad orientare il mix di fattori di produzione verso la riduzione del danno collettivo-macroeconomico e verso l’interesse macroeconomico della crescita del PIL.
 Ad esempio è Interesse Pubblico, presidiato dagli Ecodem, preservare la disponibilità dei fattori (risorse) non rinnovabili, o poco rinnovabili. Preferendo invece usare risorse rapidamente rinnovabili, o perfino non stoccabili, come il sole, il vento ed il lavoro.

Per ogni fattore di produzione riconosciuto a rischio di Danno-Macro si può compilare una PSD per promuovere la riduzione dei DM possibile con quel tipo di consumo, ricordando che ridurre un Danno Pubblico equivale a far crescere la Pubblica Utilità.
 Tutto ciò determina il costo di Danno_Macro_annuale correlato al Livello_di_Attività_annuale raggiunto dal soggetto decisore.

Ogni (DM) ha una propria unità di misura e per ogni soggetto decisore se ne può calcolare il valore specifico:
 (Danno Macro) / (Livello Attività) = DM/LA
 Ove il Livello di Attività varia col tipo di Soggetto_Decisore_del_Consumo:
 Per soggetti economici                   LA = VA = Valore Aggiunto prodotto in un anno
 Per famiglie di consumatori           LA = numero di componenti con Codice Fiscale Italiano
 Per le Istituzioni non economiche LA è tipico del servizio pubblico reso. Se per un dato tipo di servizio pubblico non è possibile misurare LA con un Valore_Aggiunto_convenzionale, LA è dato dal numero, o di dipendenti, o di cittadini serviti.

Per ogni settore NACE di soggetti economici (e per ciascun tipo di soggetti non economici) si calcola il valore medio annuale (DM/LA)m nel territorio di riferimento.
 Per ogni Decisore di Consumo, l’Autorità Competente per il territorio di riferimento associa al DM accumulato un Accredito Annuale (contemporaneo alle tasse correlate al consumo):
 AA =  LA * ((DM/LA)m – DM/LA) * (cmDM * FF)
 con FF= fattore forzante < 1
 con cmDM = costo macroeconomico di quel tipo di Danno_Macro.
 (es. Nella PSD(consumo energia commerciale) inizialmente cmDM*FF = 100 €/tCO2, a fronte di un costo macroeconomico specifico stimato per l’Italia > 500 €/tCO2. Quindi FF=0,2 )
 Ciò non cambia il costo di produzione dei prodotti di consumo di media qualità macro, cioè di quelli con DM/LA=(DM/LA)m.
 Quindi non scoraggia i fornitori, né causa maggior inflazione.

Ogni anno, per ogni settore NACE, per ciascun tipo di soggetti non economici e per ogni PSD(consumo), l’Autorità Competente pubblica il valore di cmDM*FF, (DM/LA)m ed i valori di LA, DM e AA di ogni soggetto, favorendo il reciproco controllo tra soggetti con pari opportunità tecnologiche (presumibilmente concorrenti).

La Pubblica Utilità non è solo aumento di PIL, ma ragionevolmente, se cala DM da consumi, cresce il loro costo e quindi il PIL.
 Ma soprattutto proprio modificando i fattori di produzione dei servizi finali al consumo, per ridurre i danni territoriali, si produce l’aumento del rapporto tra PIL prodotto dal territorio e spesa in servizi e beni offerti al consumo finale ed intermedio.
 Similmente a quanto visto per l’energia come fattore di produzione, questo aspetto risulta chiaro solo analizzando a fondo le singole PSD(DM).

I consumi finali ed intermedi che si possono indirizzare con semplici PSD(consumo) si possono valutare intorno al 70 % del PIL e si può ottenere un aumento diretto del PIL da consumo > 1 %/a.
 Per inerzia il PIL aumenta fino al 3 %/a, in funzione anticiclica.
 Occorre però che il fattore forzante (FF) e la copertura della PSDg(consumi) siano sufficienti.
 Ovviamente, più numerose sono le tipologie di consumo orientate da PSDg(consumi), più aumenta il PIL.
 Inoltre, se cresce FF, cala l’aumento di costo per passare da servizio o bene di consumo “di bassa qualità macro” a quello “di alta qualità macro” (con FF molto alto, le opzioni di alta qualità macro potrebbero perfino costare meno di quelle di media qualità).
 Il valore di FF deve essere comunque uguale per tutta la PSDg in atto e non deve mai essere ridotto.
 Non vi sono controindicazioni macroeconomiche ad aumentare, se occorre, il valore di FF, poichè nulla spende lo Stato, né cresce il carico fiscale.

In definitiva si possono aumentare qualità_macro e volume dei consumi intermedi e finali; dei soggetti economici, dei privati e delle istituzioni:
-senza aumentare le tasse, né il debito pubblico,
 -senza inasprire gli obblighi normativi,
-senza penalizzare i consumi di media qualità,
-senza che la burocrazia faccia discriminazioni tecnologiche.


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10 ottobre 2014

6_La potenzialità della PSDg in Italia

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il sesto post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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Per valutare se in Italia sono disponibili strumenti monetari adeguati a perseguire con successo quanto prospettato nel post "5_Oltre l'Energia", esaminiamo gli aggiornamenti (al 21/09/14) di "ISTAT_aggregati_macroeconomici":
http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCN_AGGRPIL#
che sono riconducibili allo schema macroeconomico classico:
PIL = Cf + Si + Inv + (X-M)
Cf= Consumi finali delle famiglie residenti
Si= Spesa propria di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni
Inv= Investimenti non finanziari
(X-M) = domanda estera netta

Le variazioni dal 2007 al 2013 del PIL italiano e dei principali aggregati si possono riassumere così (in G€_2005):
Il PIL italiano (riga 16 di tabella)  da 1493 a 1365    (-8,5 %)
I consumi finali delle famiglie (r.18)   da 863 a 797 (-7,6 %)
La spesa di Istituzioni e PA (r.17-r.18) da 300 a 288 (-4,0 %)
Gli investimenti non finanziari (r.24) da 317 a 228 (-28 %)
La domanda estera netta (r.28-r.29) da  5 a 51 (+900 %)

A. In questo quadro di conclamata recessione dell'economia italiana, il crollo più pesante è certamente quello degli investimenti in attività reali.

Certamente sconcerta che dal 2007 al 2013 siano invece aumentati i depositi bancari (Dati Bankitalia). Che ovviamente sono fuori PIL, come pure i cosiddetti investimenti finanziari.
Conti Correnti banche (G€_2005) da 720       a 1064 (+48 %)
(già dal 1998 al 2007 erano cresciuti del 23 % a prezzi costanti ed è una propensione al risparmio tipicamente italiana)

E' pur vero che la propensione al risparmio cresce se peggiorano le prospettive economiche a medio termine, ma non si può più parlare di reazione a medio termine per un fenomeno che dura da quindici anni.
D'altro canto l'aumento dei depositi bancari riduce la circolazione monetaria ed è altamente correlato alla riduzione degli investimenti nell'economia reale, l'unica che genera PIL, nuova occupazione ed espansione dei redditi più bassi.
Senza questa riduzione degli investimenti (dal 21 % al 17 % del PIL), dal 2007 al 2013 il PIL non sarebbe crollato dell'8,5 %.
Se la spesa in investimenti reali in Italia ogni anno tornasse a crescere del 1 % del PIL, questo aumenterebbe fino al 30 % in 10 anni.
Però, dopo il 2008, a causa dell'aumento percentuale delle sofferenze, il credito delle banche all'economia reale è stato ridotto drasticamente.

B. La riduzione dei consumi delle famiglie è la variazione d'aggregato macro che più fa percepire il peggioramento della qualità di vita degli italiani.
E ciò anche se tale riduzione risulta inferiore a quella del PIL.

Nel caso dei consumi delle famiglie l'obbiettivo non può però essere quello di promuoverne artificiosamente l'aumento tramite una generica facilità del credito al consumo o creando nuovi "bisogni". Si deve invece indirizzarli verso un consumo con caratteristiche più favorevoli allo sviluppo macroeconomico.
In particolare vanno qualificati gli acquisti già decisi dai consumatiri dei beni di consumo durevoli, facendo preferire i modelli che, nel soddisfare le stesse richieste di servizi finali, meglio perseguono fini di Pubblica Utilità.
Tra questi fini di P.U. non va nemmeno trascurata l'opzione, nell'acquisto di beni durevoli o di consumo, di scegliere quelli capaci di rendere positiva la bilancia dei pagamenti con l'estero.

C. Dall'esame delle variazioni del "PIL dal lato domanda" e risultando che gli italiani hanno sufficiente disponibilità di denaro, la politica economica deve solo fare da fulcro di leva per stimolare lo sviluppo degli investimenti e dei consumi privati, però rispettando i seguenti criteri di buona amministrazione:
--  Far muovere il denaro privato e solo "a parità di bilancio pubblico"
--  Far lavorare di più il denaro dei privati che già lo detengono
--  Stimolare i detentori-decisori ad usare il denaro per gli scopi da loro scelti, ma più su aspetti di maggior Pubblica Utilità e meno su quelli di minor Pubblica Utilità  (o che configurano un danno pubblico potenziale).


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3 ottobre 2014

5_Ben oltre l'Energia

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il quinto post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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I temi rilevanti per una collettività umana territoriale (ovvero di Pubblico Interesse) non sono certamente solo la produzione e l'uso dell'energia.
Dal punto di vista macroeconomico, ricordo che il tema energia vale oggi circa 180 G€/a, cioè "solo" il 15 % del PIL.
Anzi, i temi di Pubblico Interesse sono assai più numerosi dei soli temi ecologici, qui elencati in (1_) e giustamente presidiati dagli Ecodem.

In questa congiuntura di depressione economica, è però chiaro a tutti che tutte le attività economiche che producono PIL reale dovrebbero essere stimolate da nuove e più efficaci politiche di sviluppo.
Tuttavia, anche per avere una duratura efficacia, invece di spingere in modo generico (magari a carico della spesa pubblica) verso "maggiori consumi ed investimenti privati", le nuove politiche di sviluppo devono ottenere che i "decisori effettivi" progressivamente migliorino l'orientamento nell'uso dei vari fattori di produzione dei servizi finali al consumo (ambiente, territorio, strutture, materie prime, impianti, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, lavoro, capitali), miglior orientamento che procura anche sviluppo macroeconomico territoriale.
In primo luogo il miglioramento macro-territoriale deve prevedere un maggior uso delle risorse più disponibili e meno critiche per quella specifica comunità territoriale.

Però privilegiare taluni fattori produttivi non corrisponde alla massima convenienza microeconomica (cioè per il singolo soggetto decisore), pur producendo la massima convenienza macroeconomica (per l'intera collettività territoriale).
Una tale scelta, in accordo coi residenti, deve essere stimolata dalla Rappresentanza Politica della Comunità Territoriale.
Così su molti temi, l'interesse privato (soggettivo - microeconomico) e quello pubblico (collettivo - macroeconomico) appaiono in conflitto, proprio com'è evidenziato in (2_) per il tema della gestione dell'energia commerciale in Italia.
Ad esempio, il recepimento delle istanze ambientaliste (ed anche di molte altre istanze di sicuro Pubblico Interesse) spesso si scontra con le difficoltà microeconomiche dei privati (fatte ben pesare dai soliti benpensanti) e con difficoltà macroeconomiche (la Pubblica Amministrazione fatica a portare in pareggio i bilanci pubblici).

E' quindi solo con "strumenti di mercato", cioè che non incidono direttamente sui bilanci pubblici, che ora risulta possibile intervenire su molte materie di Pubblico Interesse.
Per ottenere che i "decisori effettivi" usino un mix di fattori produttivi ottimale per il territorio e per superare questi conflitti micro/macro, qui si propone l'applicazione estensiva della "Politica di Stimolo Differenziale generale", col conseguente aumento d'uso di risorse economiche (peraltro, per tutta la PSDg l'aumento iniziale è meno del 2 % dei depositi bancari ora inutilizzati in Italia).
La PED è un esempio di PSDg e la si può ben ridenominare PSD(energia).

A pari servizi finali resi, il solo aumento di risorse economiche necessario per ottenere le migliorie per il terrotorio, in Italia comporta comunque un aumento diretto del PIL di circa 2/180*1500=17 G€/a
(ogni anno sul precedente e fino a +340 G€/a al limite dei 20 anni)
e, per l'impulso espansivo così stabilizzato, 50 G€/a (e fino a +1.000 G€ in 20 anni).

Nei prossimi interventi su questo blog, per ogni tema di Pubblico Interesse, ovviamente cominciando da quelli presidiati dagli Ecodem, si esporranno gli elementi principali della specifica PSD(tema) proponibile in Italia.
Per organizzare la PSD(tema) mirata al singolo tema di Pubblico Interesse in Italia, si deve valutare:
- Le risorse economiche da far spostare e far crescere in Italia per ottimizzare la gestione del tema,
- Il Valore Aggiunto in Italia delle attività produttive più coinvolte nel tema,
- Le risorse economiche che ora le attività economiche mediamente usano in Italia per gestire il tema,
- I temi direttamente a carico dei "Consumatori Italiani"; la loro gestione tradizionale e quella ottimale.

Altre caratteristiche delle Politiche di Stimolo Differenziale, da salvaguardare nel compilare ciascuna PSD(tema) per rendere massimo l'impulso di PIL, sono:
--  Far muovere il denaro privato solo "a parità di bilancio pubblico"
--  Far lavorare di più il denaro dei privati che ce l'hanno
--  Far usare il denaro del detentore-decisore per l'attività da lui scelta, ma meno
    su aspetti di minor Pubblico Interesse e più su altri di maggior Pubblico Interesse.


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permalink | inviato da ggavioli il 3/10/2014 alle 6:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 settembre 2014

4_L’opzione Politica Energetica Differenziale

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il quarto post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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Per ridurre il Danno Pubblico dato da FEM ed Effetto Serra, si propone un tipo di intervento pubblico diverso e sostitutivo delle politiche energetiche tradizionali.
Queste infatti, per evitare danni collaterali, devono essere mantenute a bassi livelli di efficacia.
La Politica Energetica Differenziale è invece un intervento che, a tecnologie attuali, non causa aumento dei costi medi dell’energia commerciale, né aumento dei costi medi di beni e servizi ottenuti con energia e “macchinari”.
Inoltre, a pari tecnologie e PIL, non aumenta il gettito fiscale complessivo.
Per queste ragioni fondamentali la PED non causa inflazione, né depressione.
La PED identifica tre tipi di decisori:
1. I fornitori di quattro tipi di prodotti energetici commerciali (energia elettrica, combustibili gassosi, combustibili solidi, combustibili liquidi)
2. Gli utilizzatori d’energia commerciale, che usandola tramite “macchine”, ottengono beni e servizi per sé, o per altri.
3. I fornitori di “macchine” (veicoli, edifici, apparecchiature energivore).
In termini sintetici, la PED nazionale prevede:
1. I fornitori d’energia, suddivisi nei quattro comparti, sono gravati di una Carbon Tax sulla CO2 potenziale delle FEM usate (100 €/tCO2).
Il gettito della CT (ora circa 100*0,5 = 50 G€/a, meno l’attuale prelievo di accise ed altre tasse sull’energia, che la PED azzera anche localmente), nella misura prelevata da ogni comparto di fornitori d’energia è ridato ad essi, ma in proporzione al fatturato (nell’F24 della CT).
Essenziale, per i controlli incrociati tra pari, è la pubblicazione, per tipo d’energia fornita e per fornitore, del fatturato d’energia e del consumo di ogni tipo di FEM.
2.a. I soggetti economici utilizzatori d’energia già abilitati all’ETS e già suddivisi per codice NACE (tipo attività economica), sono gravati da una Tassa Energia (TE) pari al 50/175*100=29 % del costo dell’energia acquistata, il cui gettito entro il gruppo NACE è ridato ai soggetti di pari codice NACE in proporzione al Valore Aggiunto prodotto (nell’F24 della TE).
Essenziale, per i controlli incrociati tra pari, è la pubblicazione, per codice NACE e per utilizzatore, dei costi annui d’energia acquistata e del Valore Aggiunto prodotto.
2.b. I soggetti economici non fornitori d'energia commerciale, anche se non abilitati all’ETS, se raggruppati per codice NACE, possono avere restituito il gettito della TE raccolta entro il loro gruppo NACE, ma in proporzione al Valore Aggiunto prodotto. Con le modalità di (5.2.a.).
2.c. Gli altri utenti (generici) d’energia sono gravati dalla stessa TE, ma il gettito da essi prelevato tramite i fornitori (da 6 a 24 G€/a) è anticipatamente distribuito in parti uguali (da 100 a 400 €/a_a_testa) tra i residenti anagrafici in Italia.
3. I fornitori di “macchine” (i tipi con consumi energetici rilevanti per il PIL) sono suddivisi per tipo di “macchina”, con consumo energetico medio certificato (in €) durante la vita utile standard.
Per i singoli modelli di ogni tipo di macchina al momento della vendita (o ristrutturazione) è riconosciuto il 20 % del consumo energetico medio di quel tipo durante la vita utile standard ed addebitato il 20 % del consumo atteso certificato per quel modello.
In tutte cinque le applicazioni della PED nazionale i soggetti decisori
[del comparto, o del gruppo NACE, o generici, o costruttori concorrenti]
che sono titolari di prestazioni medie
[(tCO2 / €_fatturato), (costo_energia / VA), (spesa_annuale_energia), (costo_energia_in_vita_utile)]
non hanno riduzioni, né aumenti di disponibilità economica annuale.

I soggetti che consumano (o fanno consumare) più energia (o più FEM) della media dei loro diretti concorrenti, sono invece penalizzati in proporzione allo scostamento dalla media, con vantaggio speculare per i concorrenti che consumano (o fanno consumare) meno della media.

Questo è il meccanismo con cui la PED stimola lo sviluppo tecnologico e di costume necessario per portare l’Italia all’autonomia energetica entro il 2050 e non deve prevedere eccezioni.
Lo stimolo, uguale per fornitori ed utilizzatori d’energia commerciale, risulta equivalente ad una carbon tax di 200 €/tCO2, ma senza effetti inflazionistici e/o depressivi, nemmeno microeconomici.
Pertanto la PED può sostituire, ma anche affiancare, politiche energetiche sovranazionali.
Lo stimolo iniziale (100 €/tCO2) può essere modulato per aumentare e mantenere la velocità con cui il sistema energetico dell’Italia evolve verso l’autonomia. E non è mai da ridurre.


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18 settembre 2014

3_Politiche Energetiche attuali

Riporto da
http://ecodembologna.wordpress.com/
Il terzo post della trattazione sistematica dei temi fondanti di questo blog e qui trattati a partire dal 2009 (09/06, 11/06, 26/06, 31/07)
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Per indirizzare fornitori ed utilizzatori d’energia commerciale verso un’economia a minor intensità d’emissione di CO2 (tCO2/M€) è ora in campo un mix di Politiche Energetiche di seguito brevemente illustrate. Ma sono usate timidamente, a causa degli effetti collaterali negativi.

1 Sovvenzioni pubbliche alle applicazioni certificate di FER ed Efficienza
Si sovvenziona l'acquisto di determinate tecnologie di produzione o d'uso d'energia da parte di utenti finali, per accelerare la loro applicazione, ma diluendo la sovvenzione fino a 30 anni.
Ai fini macroeconomici non è rilevante se la sovvenzione è data nella presunzione d'uso della tecnologia, o in base alla contabilizzazione del suo effettivo uso.
Talune tecnologie mostrano invero una significativa curva d'apprendimento, per cui i loro costi per unità di potenza erogata risultano decrescenti al crescere della potenza globalmente installata.
Però la sovvenzione è calcolata per compensare i maggiori costi sopportati da chi acquista le tecnologie (dato microeconomico), non per il valore macroeconomico della riduzione del consumo d'energia commerciale o delle FEM.
Così, per anni non si sono aiutate tecnologie più convenienti come la cogenerazione, o il solare termico, o l'eolico, con la giustificazione che, con alti prezzi dell'energia, ormai si autofinanziavano.
Si ricorda poi che invece così, per molto tempo, si sono sovvenzionati di più i costi di smaltimento di rifiuti urbani ed industriali che la riduzione effettiva dell'inquinamento.
In definitiva pare che l'aiuto a particolari tecnologie si decida ascoltando lobby interessate, più che valutando l'effettiva convenienza macroeconomica degli interventi.
E le sovvenzioni le pagano gli utenti d'energia, o i bilanci pubblici, che è lo stesso.
Tali politiche di sovvenzione a particolari tecnologie e non ai loro esiti macroeconomici, hanno anche il difetto d'origine che le tecnologie sono validate da tecnici-burocrati, con i lunghi tempi della politica e della burocrazia, con pesanti costi burocratici anche per il controllo del buon esito delle sovvenzioni e con probabile corruzione (attirata dalle complicazioni).
In definitiva, anche se i decisori politici individuassero tempestivamente le tecnologie che più conviene sovvenzionare (e non lo fanno), le stesse tecnologie risulterebbero più costose per la necessità di controlli pubblici, assai più complicati che per la Carbon Tax compensata.
E con maggior spinta inflazionistica.

2 Sovvenzioni pubbliche a ricerca, sviluppo e dimostrativi per FER ed Efficienza
Si vuol così testare nuove tecnologie energetiche ed anticiparne l'applicazione futura.
La rendicontazione delle varie fasi contrattuali di messa a punto di una nuova tecnologia è però verificata da tecnici ministeriali ed i pagamenti previsti in corso d'opera sono fatti con ritardi di anni.
Spesso ciò rende più oneroso e lento avviare una nuova tecnologia con l'aiuto di Stato rispetto a farlo in autonomia. E la quota di insuccessi di tali contratti risulta irragionevolmente elevata.
In verità crea molta più riduzione delle FEM a pari costo pubblico:
- la libera ricerca universitaria e para universitaria con valutazione incrociata, a cui andrebbe almeno l'1% del PIL a fondo perduto;
- il puro riconoscimento dell'effettivo calo delle FEM a pari servizi finali forniti.
Nel campo della ricerca energetica l'intervento di controllo della burocrazia statale si risolve in un consistente maggior costo degli esiti positivi ed in un significativo ritardo degli stessi.
Le ore di lavoro tecnico impiegate a produrre e verificare relazioni ufficiali sono infatti tutte tolte all'effettivo sviluppo e perfezionamento delle nuove tecnologie.

3 Certificati Bianchi ed Emission Trading System
Gli Stati dell'Unione Europea fin dal 2007 hanno concordato un piano di riduzione dell'emissio-ne di gas ad effetto serra (principalmente CO2) con traguardi al 2020, 2030, 2050.
Per rendere fattibile l'obbiettivo finale principale di ridurre dell'80 % l'emissione di CO2eq del 2005, si sono inoltre concordati aumenti consistenti dell'efficienza nell'uso dell'energia e della quota parte di FER per produrla. Da ciò un contingentamento anno per anno in ciascuno Stato delle emissioni as-solute di CO2eq e corrispondenti obbiettivi di aumento dell'efficienza energetica finale.
L'ETS e la possibilità di commercializzare i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) nascono dalla possibilità che, rispetto al 2005, ogni operatore economico riduca man mano le emissioni e/o l'inefficienza.
Si è ritenuto opportuno che chi riduce di più CO2 e inefficienza rispetto al consentito possa rivendere diritti d'emissione (EUEA) e TEE a chi non ci riesce e che il prezzo sia dettato dal confronto tra domanda e offerta su apposite piattaforme di transazione. Ciò dovrebbe accelerare le migliorie tecnologiche più convenienti e quindi ridurre il costo per ridurre l'emissione di CO2.
Ma burocratizzazione, eccezioni, formalismi (con elusione facilitata dalle complicazioni) ed il prelievo parafiscale dello Stato che mette all'asta parte della possibilità di emissione dal suo territorio, provocano consistenti aumenti dei costi tecnici di riduzione dell'emissione di CO2 nella produzione d'energia e riducono la convenienza tecnica dell'aumento dell'efficienza.
Ne consegue che, rispetto a territori extraeuropei che non hanno obbiettivi di riduzione delle emissioni, i prodotti europei perdono comunque di competitività, aumentando il rischio di delocalizzazione delle produzioni, specie quelle energivore. D'altro canto entro il territorio nazionale tale quadro normativo provoca aumento del costo medio dell'energia e quindi dei prodotti manifatturieri, specie quelli con più difficoltà a migliorare l'efficienza (di produzione e d'uso).

4 Carbon Tax
Per passare rapidamente dalle FEM alle FER, la CT deve essere > 300 €/tCO2 ed essere ap-plicata a tutte le forniture di energia al mercato italiano sul potenziale di CO2 delle FEM usate, ovunque estratte. Valori più bassi della CT sono inizialmente accettabili e sono semplicemente già in grado di far avviare le più convenienti tecnologie di decarbonatazione dell’energia.
Certo ciò aumenta la pressione fiscale. Per CT=100 €/tCO2:  100*0,5 GtCO2 = 50 G€/a
Così crescerebbe del 30 % il costo dell’energia commerciale, con evidente svantaggio competitivo con l’estero e con effetti recessivi.
Però, diversamente da quanto fatto finora, la CT può e dovrebbe essere compensata del tutto, reimmettendone il gettito nella circolazione monetaria in Italia, in tre modi alternativi.
4.a. O abolendo tasse inefficienti (es. accise e altre tasse sull’energia) e restituendo il resto del gettito ai fornitori d’energia, ma in proporzione al fatturato dell'energia fornita agli utenti in Italia.
4.b. O tagliando le tasse sui redditi fino a ridurre il gettito irpef di 50 G€/a.
4.c. O dando un aiuto economico ad ogni residente in Italia (di 50.000/60 = 833 €/anno).
Ogni opzione di compensazione della CT per definizione tiene in equilibrio il bilancio statale allargato, ma gli effetti macroeconomici e microeconomici sono assai diversi.

L’opzione 4.a. mantiene costante l’attuale carico fiscale sul settore energia, indirizza i fornitori ad usare più FER e meno FEM e non modifica il prezzo medio dell’energia commerciale.
Così però la CT non stimola gli utenti ad usare beni durevoli aventi maggior efficienza energetica.
Mentre l’aumento dell’efficienza anche soggettivamente è assai più conveniente del solo passaggio da FEM a FER, con una differenza media da +100 a –300 €/tCO2; cioè 400 €/tCO2.

L’opzione 4.b. (es. aumento del limite di reddito esente da irpef) stimola l’aumento d’efficienza tramite aumento del costo dell’energia (solo di quella ricavata da FEM).
Gli utenti possono usare il risparmio fiscale semplicemente per compensare i maggiori costi medi del kWh (elettrico e termico), oppure per ammortizzare beni durevoli più efficienti e quindi risparmiare energia a pari servizi ottenuti (la scelta più conveniente).
Tuttavia questa opzione comporta consistente inflazione ed attuale rischio recessivo.

L’opzione 4.c. (i residenti risultano in anagrafe) ha gli stessi effetti macroeconomici negativi della opzione 4.b., ma distribuisce su più ampia platea il 3 % del PIL e così stimola di più i consumi.

In generale l’inefficienza delle quattro politiche energetiche attuali innesca inflazione, che in questa congiuntura economica diventa depressione.


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permalink | inviato da ggavioli il 18/9/2014 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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