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30 maggio 2018

Un intervento sull'Economia Virtuale a favore dell'Economia Reale

Giorni fa ho accennato alla finalità di Interesse Generale d'un intervento regolatorio per stimolare, negli investitori d'una determinata Borsa Valori, comportamenti diversi dagli attuali, tendenzialmente predatorii.
Metto in evidenza che, diversamente da altri interventi di Politica Differenziale Generalizzata, un tale intervento non è rivolto ai Soggetti Economici che forniscono beni o servizi al consumo finale, bensì ad intermediari finanziari, che si interfacciano con l'Economia Reale per ricavare "eque" rendite finanziarie dal lavoro altrui e che danno poche risorse all'Erario.
Faccio anche rilevare che nell'Economia Virtuale il territorio di riferimento di ogni intervento regolatorio è propriamente il campo operativo dei soggetti coinvolti, in questo caso una determinata Borsa Valori.
--
Si può presumere ragionevole un intervento politico per aumentare il periodo medio di detenzione nelle stesse mani delle azioni quotate in borsa [e dei titoli di debito pubblico].
Occorre però accertarsi che l'intervento non abbia effetti collaterali negativi ed in particolare che non modifichi la tassazione media sui guadagni in Borsa.
Non si deve mai dimenticare infatti che c'è sempre il rischio della "fuga dei capitali internazionali" dalla Borsa Valori italiana e dai Titoli di Stato italiani.
Vale sempre per ogni intervento pubblico sull'economia reale o virtuale il principio "primo non nuocere", o quantomeno che gli effetti positivi siano comprovabili e che gli effetti collaterali negativi risultino contenuti rispetto agli effetti positivi cercati.
Coloro che giocano solo sulla volatilità dei mercati potrebbero sentirsi respinti da un intervento che favorisce chi possiede più a lungo le stesse azioni o gli stessi titoli di debito altrui.
Qualcuno pensa che sia un danno per l'Economia Reale e per l'Interesse Generale dell'Italia?
--
Vediamo quindi nel concreto come può essere costruito e può operare questo specifico intervento regolatorio sulle attività finanziarie.
Nonché gli esiti che si possono aspettare.
In primo luogo occorre definire chi è coinvolto nel proposto intervento di PDG che chiamiamo
PSD(tempo, investimenti finanziari) == PSD(T, IF)
Premetto che, nella tecnica di Politica Differenziale Generalizzata, indicare i soggetti coinvolti significa escludere che altri soggetti ricevano particolari vantaggi o svantaggi immediati.
Salvo ovviamente i vantaggi a medio e lungo termine per l'Interesse Generale che giustificano l'intervento.
Premetto anche che, come in tutte le Politiche di Stimolo Differenziale, i soggetti coinvolti nella procedura (di tipo amministrativo) nel loro insieme non vedranno ridurre od accrescere le risorse economiche disponibili, ma saranno invogliati a modificare dei comportamenti tramite precisi stimoli economici.
Anzi, i soggetti che ora hanno un comportamento medio entro quell'insieme di soggetti non vengono nemmeno stimolati.
Tuttavia, i soggetti lontani dalla media sono tutti stimolati [in questo caso ad allungare i tempi di possesso], quindi quelli oggi in media domani non saranno più in media.
Nel caso specifico i soggetti a cui si rivolge la procedura amministrativa PSD(T, IF) sono tutti e solo i soggetti abilitati ad operare direttamente in Borsa e nei mercati secondari dei Titoli di Stato presso una determinata Borsa Valori.
I certificati di abilitazione sono quindi il discrimine tra chi è coinvolto e chi non è coinvolto.
D'altro canto i dati d'acquisto e vendita di azioni e titoli sono forzatamente attendibili per il funzionamento del corrispondente mercato e sono dati sufficienti per calcolare per quanto tempo in media quell'insieme di operatori trattiene azioni e titoli acquistati:
mT (die) [media pesata sul valore del venduto]
Anche per ogni soggetto coinvolto risulta un tempo medio di possesso pesato sul valore dei titoli ed azioni vendute:
T (die) [media pesata sul valore del venduto]
Ad ogni soggetto coinvolto è poi associato un livello d'attività nominale:
LA (€/a) = (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * (interessi legali sui debiti altrui) / 365 =
= (Valore di titoli ed azioni venduti nell'anno) * T * 5/10^6
Per l'insieme delle transazioni effettuate nell'anno dai soggetti abilitani ad agire in quella Borsa, si può qundi calcolare la somma dei livelli d'attività = SLA (€/a)
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L'Autorità Amministrativa competente [presumo il ministero per lo sviluppo economico in accordo col parlamento] deve arrivare a definire TmD, cioè il tempo di possesso al di sotto del quale si ha un probabile danno per l'Economia Reale [che invece dalle transazioni finanziarie in Borsa deve ricevere sostegno].
Il danno annuo complessivo probabile causato dai soggetti coinvolti nella PSD(T, IF) è proporzionato alla probabile utilità che essi ricavano dagli importi delle vendite effettuate nell'anno dopo un tempo di detenzione inferiore a TmD, danno che può essere ridotto allungando i tempi medi di possesso.
Infatti tale utilità è del tutto slegata dalle prestazioni reali dei Soggetti Economici e dalla affidabilità dei Titoli di Debito, che ovviamente non possono variare nel giro di pochi giorni o poche ore.

Tale utilità è quindi un prelievo generalmente ingiustificato, che riduce la disponibilità di risorse economiche per l'Economia Reale.
Se invece gli operatori in borsa ricavano la stessa utilità annuale dalla vendita di azioni o titoli dopo un possesso più lungo di TmD, tale loro utilità non deve essere considerata un danno per l'economia Reale, ma un'equa ricompensa per la risorsa economica resa disponibile all'Economia Reale.
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Il gestore delle transazioni della singola Borsa Valori ha già tutte le informazioni necessarie e le deve fornire già ora all'autorità competente, così viene calcolata la somma delle vendite annuali con detenzione per meno di TmD  e denominata SV(TmD).
Si può così definire il danno probabile annuale specifico medio, che è dovuto solo alle contrattazioni troppo rapide:
V(TmD) (€/a) = (SV(TD) / SLA ) * 0,5*TmD * 5/10^6
Con riferimento a tale danno economico complessivo per l'Economia Reale, l'autorità competente su quella Borsa Valori decide in autonomia l'Indice di Rilevanza di tale caratteristica [IR(TmD)], potendo così definire il Fattore valorizzante di TmD nell'ambito delle transazioni effettuate in quella Borsa Valori.
F(TmD, Borsa) = V(TmD) * IR(TmD)
In definitiva, ad ogni operatore di quella determinata Borsa Valori, per far allungare i tempi di detenzione di azioni e titoli, è attribuito un Accredito Automatico Annuale:
AAA = F(TmD) * LA * (T/mT - 1) = F(TmD) * LA /mT * (T - mT)
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Per l'andamento lineare di AAA col valore del tempo di detenzione T e per definizione della media lineare mT, risulta nulla la sommatoria degli AAA estesa a tutti gli operatori di quella Borsa Valori.
Tuttavia lo stimolo ad aumentare il tempo di detenzione è adeguato e può essere dosato tramite la definizione di TmD e di IR(TmD).
Inoltre, pur sotto la vigilanza della Autorità Competente, gli AAA possono essere gestiti direttamente dal gestore delle transazioni di quella Borsa e si configurano solo come un modo per aumentare l'efficacia di finanziamento all'Economia Reale.
Per definizione non ha quindi rilevanza fiscale, nè interferisce con le entrate erariali, salvo il contributo indiretto dovuto alll'aumento del PIL per la riduzione della sottocapitalizzazione dei Soggetti Economici che contribuiscono a fornire al consumo beni e servizi finali.


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18 maggio 2018

Caratteristiche Rilevanti di interesse congiunto pubblico-privato gestite dalla PDG

Nel post del 28/03/18 sono elencate solo alcune delle molte tematiche, la cui gestione ottimale certamente migliorerebbe la qualità di vita delle persone presenti su un territorio.
Si può perseguire la soluzione di quei problemi (e di altri), stimolando la modifica di specifiche Caratteristiche Rilevanti di beni e servizi la cui produzione è collegata a quei temi.
Per taluni temi tali modifiche risultano anche un beneficio diretto per chi assume decisioni in tal senso e non solo per l'insieme dei residenti nel territorio ove i beni e servizi sono prodotti od offerti.
Qui si fanno solo due esempi (altri sarebbero possibili) di Caratteristiche Rilevanti modificabili nell'interesse congiunto pubblico-privato.

1. Energia per le attività umane
Per ogni decisore è evidente il beneficio di poter spendere meno in energia a parità di servizio finale ottenuto.
Ed ovviamente ciò vale per qualunque servizio finale, sia per lo stesso decisore, sia da offrire a terzi.
Così il valore (microeconomico) della spesa energetica per i decisori è di -1 € per ogni € speso in energia.
Sinteticamente V(microeconomico)(Energia) = -1 €/€erg
Per quanto riguarda la macroeconomia di un territorio il valore è correlato al bilancio import-export, specie se c'è una forte dipendenza energetica dall'estero (in Italia per 60 G€ su 150 G€ di spesa energetica).
Sinteticamente V(macroeconomico)(Energia) = -0,4 €/€erg
Così in Italia ridurre di 1 M€ la spesa energetica crea un vantaggio economico complessivo di 1,4 M€.
Quindi il vantaggio economico in Italia da spesa energetica risulta:
V(Erg, IT) = -1,4 €/€erg
L'intensità della spesa per acquisto di energia è il rapporto tra tale spesa ed il livello d'attività corrispondente.
Nelle attività che forniscono beni o servizi al consumo il Livello di Attività è il Valore Aggiunto corrispondente.
Nelle altre attività, il livello d'attività d'un soggetto non economico può essere più complesso da definire, ma la Rappresentanza Politica Territoriale e lo definisce generalmente in base al volume annuale di beni o servizi prodotti da quel tipo di soggetto.

2. Resilienza ai terremoti
Per ogni proprietario ed utilizzatore di un bene immobile, il danno patrimoniale massimo da terremoto è la somma del valore dell'immobile, del danno biologico per la morte delle persone presenti e dell'attualizzazione del reddito che verrà a mancare fintanto che non sarà possibile riutilizzarlo per gli scopi originari.
Il danno erariale attuale dei terremoti, inclusa la perdita d'introito fiscale per i redditi mancanti fino a ricostruzione, si può ritenere almeno il doppio del costo di pura ricostruzione, valutato circa 3 G€/a negli ultimi 40 anni.
Ed è ragionevole affermare che il danno privato sia circa il triplo del danno erariale.
Così in Italia il cumulo dei premi assicurativi annuali obbligatori (per risarcire gli effettivi danni sismici attuali) sarebbe 18 G/a, corrispondente al 0,3 %/a del valore catastale del patrimonio immobiliare privato ora agibile in Italia.
Il cumulo nazionale dei premi assicurativi ha il solo scopo di creare una capacità nazionale di risarcimento adeguata al contingente livello di sicurezza sismica degli edifici in Italia ed azzera il danno erariale.
La raccolta annua assicurativa obbligatoria può ridursi se la sicurezza sismica migliora, ma, finché questa non cresce significativamente, il premio assicurativo annuale deve rimanere 0,003 €/€(valore catastale) per poter risarcire proprietario + utilizzatore fino a 6 volte il valore catastale dell'immobile danneggiato nel sisma (dopo la valutazione del danno attualizzato).
A regime, questa modalità assicurativa riduce il tempo medio d'inagibilità, i danni ai redditi ed i premi assicurativi.
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Le sollecitazioni meccamiche del sisma sono assorbite dagli immobili in base alla diversa resilienza:
- o si può continuare ad usarli senza interventi edilizi
- o si può continuare ad usarli dopo piccoli interventi
- o è comunque garantita l'incolumità delle persone presenti
- o gli immobili crollano con danni alle persone ed inagibilità fino a ricostruzione avvenuta
La capacità nominale d'assorbire l'energia sismica (Resilienza al Sisma = RaS) è il valore di picco dell'accelerazione al suolo (PGA) che l'immobile può assorbire ed essere riutilizzato dopo pochi giorni di verifica e ripristino.
In media le tecnologie per ottenere questo livello di sicurezza sismica, costano il 10 % del valore catastale [purché si faccia l'adeguamento sismico nelle nuove costruzioni, o durante ristrutturazioni rilevanti; in media ogni 40 anni].
In Italia dal 2009 è nota per ogni località la probabilità/frequenza che si verifichi un sisma, con un livello massimo noto dell'energia scaricata alla superficie.
In Italia la raccolta assicurativa obbligatoria per il rischio terremoti sarebbe in media lo 0,3 %/a del valore catastale.
Tuttavia i premi assicurativi dovranno essere maggiori per le località con maggior frequenza di terremoti e con più elevato picco di accelerazione al suolo.
Inoltre il premio assicurativo obbligatorio cumulativo di distretto dovrà calare se cresce la sicurezza sismica media degli immobili ed azzerarsi, se oltre il 90 % di questi ha RaS > PGA.
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Fintanto che in un territorio (a pari PGA e frequenza terremoti) non risulta certificata la RaS di oltre il 70 % degli edifici, il premio assicurativo obbligatorio è uguale per tutti e dipende solo dalle caratteristiche del territorio e dal valore catastale dell'edificio.
All'interno d'un territorio omogeneo l'equa attribuzione dei premi assicurativi e lo stimolo all'adeguamento sismico si persegue con la PSD(RaS, edifici), ove il Livello d'Attività è il Valore Catastale dell'edificio ed il rapporto RaS/PGA è l'indice su cui si differenzia il conseguente accredito automatico annuale (AAA).
Il vantaggio economico di riferimento per PSD(RaS, edifici) è pari al premio assicurativo medio per quella località più un massimo di 0,1 %/a del valore catastale per garantire il mantenimento nel tempo della sicurezza sismica.
Quindi per ogni territorio a PGA omogeneo, i premi assicurativi risulteranno medi per gli immobili con RaS/PGA uguale alla media del distretto, maggiorati per gli immobili con RaS minori e ridotti per gli immobili con RaS maggiori.


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14 maggio 2018

L'ambito istituzionale della Politica Differenziale Generalizzata

La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario.
In verità questi "Poteri" sono Servizi Pubblici garantiti ai cittadini italiani, forniti tramite organi costituzionali soggetti a norme costituzionali.
Senza queste norme il Potere Statale sarebbe solo prevaricazione, in genere a danno dei più deboli.
L'unica ragion d'essere della Funzione Pubblica deve essere proteggere e favorire l'Interesse Generale della popolazione presente sul territorio di competenza.
Quindi la Funzione Pubblica deve:
- Garantire servizi pubblici essenziali per chi abita sul territorio (organo esecutivo)
- Impedire attività od omissioni ritenute gravemente nocive (organi legislativo, giudiziario e/o esecutivo)
- Favorire, nelle attività private e/o pubbliche, le Caratteristiche Rilevanti più utili all'Interesse Generale (organi legislativo ed esecutivo)
La Funzione Pubblica dello Stato Italiano ha strumenti sufficienti (organi costituzionali) per definire (legislativo) e sanzionare (giudiziario ed esecutivo) i comportamenti attivi ed omissivi gravemente lesivi dell’Interesse Generale [reati] e per assicurare corretti rapporti tra i cittadini e loro aggregazioni.
La Politica Differenziale Generalizzata deve invece orientare la gestione di Caratteristiche Rilevanti di attività non obbligatorie, né vietate, verso un maggiore Interesse Generale nei vari territori.
Direi che questo appare proprio un compito dell'Esecitivo tramite le Amministrazioni Territoriali.



12 maggio 2018

Come superare gli ostacoli oggettivi e soggettivi all'innovazione

S'è esaminato l'ostacolo all'innovazione dato da un eventuale suo basso rendimento interno (cioè se è troppo lungo il tempo di ritorno dei costi aggiuntivi)
Ma ciò si riferisce principalmente al caso di poter scegliere tra due tecnologie partendo da zero, mentre, soprattutto nel sostituire (in corsa) una tecnologia usuale con una nuova, assumono particolare rilevanza altre due concrete remore all'innovazione:
Rischio Tecnologico
Corrisponde al costo per ritornare alle tecnologie usuali, inclusa l'eventuale fermata dell'attività.
Tale rischio cala man mano che l'applicazione della tecnologia innovativa si estende ad un numero significativo soggetti con attività analoghe (cioè con l'esperienza).
Irrilevanza della convenienza
Specialmente nei soggetti economici, se un'innovazione può migliorare anche significativamente una voce di costo che però è poco decisiva (es. sotto il 10 % del costo totale), difficilmente chi personalmente decide vi applica la sua attenzione, ritenendo che tale innovazione sia dispersiva della sua attività decisionale, comunque limitata.
Naturalmente chi è più preparato a gestire sistemi complessi si libera meglio da questa remora.

In definitiva, per far applicare innovazioni anche microeconomicamente convenienti, in genere occorre un ulteriore stimolo economico, che deve essere proporzionale alla differenza tra il valore iniziale e finale della Caratteristica Rilevante che l'innovazione intende modificare.
A maggior ragione, quando la convenienza è radicalmente solo macroeconomica, lo stimolo deve essere adeguato all'entità del miglioramento atteso ed al valore macroeconomico (positivo o negativo) della Caratteristica Rilevante che si intende modificare (in più o in meno).

La Politica Differenziale Generalizzata è basata su prevedibili e razionali reazioni di coloro che decidono, partendo dai Soggetti Economici che forniscono beni e servizi al consumo.
In definitiva vanno esaminate le Caratteristiche Rilevanti delle libere e legittime attività umane per verificare quali siano di Interesse Congiunto (pubblico e privato).
Poi vanno esaminate quelle comunque di preminente Interesse Generale, cioè della generalità di chi vive e lavora nel territorio di competenza di una Rappresentanza Politica Territoriale che vuol migliorare la qualità di vita nel territorio che rappresenta.


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8 maggio 2018

Perché vengono poco applicate le innovazioni, anche se sono convenienti?

E' ragionevole chiedersi se è razionale che il singolo operatore si rivolga a tecnologie inusuali.
Deve bastare che facciano aumentare la convenienza economica dell'attività?
Prendendo come esempio gli interventi per ridurre l'intensità energetica delle attività umane, si deve dar conto di una certa riluttanza ad abbandonare tecnologie obsolete, anche se riconosciute antieconomiche (perfino nell'immediato) rispetto a quelle innovative.
Questo atteggiamento di rifiuto del nuovo non è appannaggio solo di persone anziane, ma sottostà anche ad altre preferenze meno irrazionali.

Infatti, in alternativa all'usuale, sono spesso offerti ai consumatori beni che danno lo stesso servizio e sono più durevoli, ma alcuni li rifiutano solo per il prezzo più alto.
In tal caso il rifiuto sarebbe razionale se si ritenesse solo millantata la maggior durevolezza.

Un rifiuto avrebbe anche senso se l'ammortamento pluriennale (inclusi gli interessi e la perdita di valore delle risorse finanziarie immobilizzate) risultasse più elevato dell'usuale.
Anche un'eccessiva ampiezza assoluta delle risorse aggiuntive immobilizzate in un investimento può essere un ragionevole ostacolo ad una innovazione pur conveniente nel lungo termine.

Tuttavia, se l'innovazione modifica una Caratterisctica Rilevante dell'attività in modo tale da ridurre i costi dell'attività (bilanciando quindi i costi d'investimento sopra indicati), fa crescere d'altrettanto il bilancio annuale dell'innovazione e la può rendere conveniente.
Per il singolo decisore, è però ineluttabile rifiutare un'innovazione che richieda un impegno finanziario aggiuntivo superiore alle sue possibilità, attuali e nel medio periodo.
Ciò è tanto più vero quanto più è lungo il tempo necessario perché la maggior convenienza ripaghi il maggior investimento.

In definitiva, senza incentivazioni esterne, per valutazioni microeconomiche (di interventi su particolari Caratteristiche Rilevanti dell'attività di cui è responsabile il decisore) è ragionevole confrontare i vantaggi economici annuali attesi con i sovracosti circa investimenti, materiali di consumo e personale dedicato.
Ovvero si può valutare fattibile un intervento innovativo solo se risulta:

Vantaggio atteso dall'intervento (€/a) >
> maggior costo ammortamento e manutenzione impianto (€/a) +
+ maggior costo materiali di consumo (€/a) +
+ maggior costo personale dedicato (€/a)

I valori dei quatro fattori di questa disequazione sono ben noti ai decisori attenti, che operano di continuo scelte per rendere più conveniente l'attività di cui sono responsabili.
Tuttavia è ben noto che, se a bilancio il vantaggio dell'innovazione è solo pari ai maggiori costi attesi, nessun decisore sceglie l'innovazione.

E c'è di più.
Se un investimento innovativo utile ad ottenere un buon vantaggio a pari attività si ripaga in più anni di un investimento per aumentare il livello d'attività more solito, allora il decisore sceglie il more solito, anche perché il personale disponibile sà come operare more solito.
Ed in generale non si può dar torto a quel decisore.


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6 maggio 2018

Può convenire ridurre l'intensità energetica anche senza incentivi?

Nel post del 3/4/18 facevo presente che, normalmente,
"se cresce la qualità media, è ineluttabile che cresca anche la spesa per acquisire gli stessi beni e servizi.
A meno che l’usuale modo di operare [BAU] non risulti antieconomico [capita anche questo]."
Credo sia opportuno chiarire che alcune caratteristiche rilevanti possono essere aumentate (o ridotte) per migliorare la qualità senza che cresca il costo per il soggetto decisore.
Mi sembra del tutto ragionevole affrontare la sfida del miglioramento della qualità di beni e servizi partendo da quelle migliorie che, per chi le decide, sono un vantaggio economico, o non costano.
Tra queste certamente le iniziative per ridurre l'intensità energetica di molte attività.

Nell'illuminazione è ovvio confrontare lampadine elettriche a filamento metallico ed a led.
Le seconde possono costare cinque volte le prime, ma oltre a consumare circa un quinto a pari resa, durano circa dieci volte.
In questo esempio si ritrovano i principali elementi che possono supportare le decisioni razionali di chi effettivamente sceglie tra le possibili caratteristiche di un'attività.
In microeconomia (nell'interesse solo di chi decide), tra due tecnologie per produrre lo stesso bene o servizio, è razionale scegliere quella che rende minima la somma dei costi di produzione:
CM = Costo Materiali di consumo (tra cui energia)
CI = Costo Impianto per ammortamento e manutenzione
CP = Costo Personale impiegato
RT = Rischio Tecnologico innovazione

Illuminare per 500 h/a con una lampadina a filamento metallico da 100 W costa:
CM + CI + CP + RT = 15 + 2 + 0 + 0 = 17 €/a
Illuminare ugualmente con una lampadina a led costa:
CM + CI + CP + RT = 3 + 1 + 0 + 1 = 5 €/a
Dai 20 anni di vita tecnica della lampada a led proviene così un vantaggio di (17-5) * 20 = 240 €
L'ìnvestimento differenziale immediato è peraltro di 16 € ed il rischio tecnologico (corrispondente all'eventualità di dover tornare alla tecnologia usuale) è ovviamente meno di 4 €.
In altri termini l'esborso massimo differenziale è di 20 € ed è ripagato in meno di due anni dal vantaggio annuo netto prevedibile di 12 €.

Questo è solo un esempio dei vantaggi attesi da tecnologie innovative; anche senza incentivi.
Molti altri casi possono essere illustrati in cui la già attuale disponibilità di tecnologie innovative permetterebbe di modificare favorevolmente alcune Caratteristiche Rilevanti senza danno economico, ma anzi con vantaggio per chi decide di adottarle nella propria attività.
Le Caratteristiche Rilevanti per le quali interventi con tecnologie innovative permettono vantaggi per i singoli decisori sono certamente quelle a cui è prioritario applicare le PSD, in quanto è prevista una più rapida risposta.
Tra queste Caratteristiche Rilevanti risulta certamente l'intensità energetica delle attività umane.




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28 aprile 2018

Quali soggetti convincere a ridurre l'intensità energetica

In ordine crescente di difficoltà oggettiva, i soggetti da stimolare a modificare alcune Caratteristiche Rilevanti del loro operato sono:
Soggetti Economici, Servizi Pubblici, Soggetti Non Economici, Privati Consumatori.
Per quanto riguarda l'uso dell'energia in forma di Vettori Energetici Commerciali, i Soggetti Economici già ora sono obbligati ad evidenziare a bilancio il costo d'acquisto dei VEC e lo scopo misurabile dell'attività dei SE è il Valore Aggiunto che realizzano (tratto dal bilancio economico).
Stesso obbligo di bilanci è in capo anche ai singoli Servizi Pubblici ed ai Soggetti Non Economici riconosciuti come ONLUS, ma in questi due casi è meno immediato misurare lo scopo dell'attività.
Per quanto riguarda i Privati Consumatori, ora solo per poche attività sono obbligatti a dichiararare le corrispondenti Caratteristiche Rilevanti, quindi certamente sono il tipo di soggetto più difficile da stimolare a modificare anche l'acquisto d'energia.
Quindi, poiché la difficoltà ad ottenere le informazioni necessarie è maggiore per gli altri soggetti, l'attivazione delle Politiche di Stimolo Differenziale deve partire dai Soggetti Economici.

Nelle Politiche di Stimolo Differenziale per ridurre l'intensità energetica dei processi produttivi con cui i Soggetti Economici forniscono al mercato di un territorio i loro prodotti (beni o servizi), le sintetiche informazioni che ciascun Soggetto Economico deve dare sono:

CF = Codice Fiscale (o Partita IVA)
NACE = Codice Attività Economica (da norma europea per bilanci)
Q(Erg) = Costo per acquisto di Vettori Energetici (da bilancio fiscale)
VA = Valore Aggiunto prodotto (da bilancio fiscale)

Per ridurre l'intensità energetica, viene attivata una Politica di Stimolo Differenziale PSD(Erg, NACE) per ogni territorio che comprende da 50 a 500 Soggetti Economici con lo stesso codice NACE.
Le suddette quattro informazioni, necessarie per posizionare l'intensità energetica di ciascun SE entro il suo gruppo NACE in quel territorio, sono rese disponibili a tutto quel gruppo NACE in quel territorio.
Da un lato i SE dello stesso gruppo NACE sono ovviamente concorrenti tra loro e, se il gruppo non è troppo esteso o disperso, si conoscono tra loro piuttosto bene.
D'altro canto la divulgazione di queste informazioni sintetiche non viola alcuna privacy, che certamente non è invocabile da soggetti che in genere hanno obbligo di pubblicare i bilanci.
Inoltre è garantita la riservatezza sulle tecnologie con cui sono ottenuti i risultati da cui derivano tali informazioni.
In definitiva risulterà evidente che la singola PSD(Erg, NACE, territorio) stimola la riduzione dell'intensità energetica dei singoli SE con modalità tali da creare in ciascuno di questi SE, concorrenti tra loro, un legittimo interesse a che nessuno di loro fornisca informazioni fraudolente.



20 aprile 2018

L'energia come tema di Interesse Generale

La produzione di Vettori Energetici Commerciali, la produzione di macchine per ottenere servizi finali usando energia commerciale o autoprodotta, nonché l'uso di tali macchine da parte degli utenti finali concorrono almeno al 20 % del PIL di un territorio.
Almeno per questo il tema energia è d'Interesse Generale.
Discuterlo è certamente indicativo dei modi d'affrontare altri temi di interesse generale, partendo dalla valutazione delle politiche attualmente operative.

Un esempio di discussione svolta nel 2009 su produzione ed uso dell'energia si ritrova nei post da #41 a #80 di

http://www.energeticambiente.it/discussioni-sui-massimi-sistemi-del-mondo-energetico/14720893-politica-energetica-efficace-duratura.html

Le mie proposte del 2009 potevano raggiungere gli scopi indicati senza intaccare i bilanci pubblici e privati.
Tuttavia non erano ancora abbastanza standardizzate da poter fare da traccia per interventi su altri temi di Interesse Generale.
A partire dal 2014, l'approccio a temi fuori da Energia e da Gas Effetto Serra, ha permesso la codifica di un metodo generalizzato per risolvere molti problemi senza attingere alle casse pubbliche, ma stimolando i privati ad utilizzare di più (per loro maggior convenienza) le proprie risorse economiche a favore della soluzione di problemi di Interesse Generale (cioè della generalità di chi abita e lavora in un territorio).

Lo stesso tema energia è stato normalizzato separando gli stimoli indirizzati ai fornitori di Vettori Energetici Commerciali da quelli indirizzati agli utlizzatori. E ciò ha permesso una notevole semplificazione degli interventi stessi, specialmente rispetto alle attuali normative in materia energetica.


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13 aprile 2018

Il fattore tempo nella Politica Differenziale Generalizzata

A tutti quelli che pretendono risultati immediati dalle nuove proposte politiche-economiche (altrimenti le rifiutano), dico che finora gli esiti rapidi hanno sempre creato bolle speculative.
E queste sono sempre scoppiate a danno dei soggetti più deboli e fragili economicamente.
Naturalmente, voler tener conto di questi esiti, già nelle intenzioni e poi nei fatti, è già una scelta politica di parte.
Ho sempre detto che occorre tempo per far sviluppare le mie proposte di soluzione per una moltitudine di problemi: ecologici, tecnologici e sociali dei nostri contesti territoriali.
Infatti, per ogni Politica di Stimolo Differenziale, in media occorrono 20 anni per portare a soluzione completa quel tema di interesse generale.
Tuttavia, già in discussioni del 2009 facevo presente che fin dagli anni '80 ENEA riteneva opportuno aumentare l'efficienza energetica nelle attività industriali, per bilanciare i rapidi e consolidati aumenti dei costi energetici successivi alla crisi petrolifera degli anni '70.
E se fossero state attuate le tecnologie di risparmio energetico già disponibili nel 1980, nel 2009 le corrispondenti macchine, più efficienti delle usuali (BAU), sarebbero già state ammortizzate.

http://www.energeticambiente.it/discussioni-sui-massimi-sistemi-del-mondo-energetico/14720893-politica-energetica-efficace-duratura.html
(post del 02-03-04-05-06/09/2009)

Questo stesso blog è stato da me avviato a metà 2009 con un'articolata proposta riguardante solo la produzione e l'uso dell'energia.
Tale proposta, senza aggravi economici e senza produrre recessione, avrebbe permesso molta più riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di quella finora ottenuta.

http://concorrenzaenergetica.ilcannocchiale.it/2009/05/18/perche_e_come_deve_cambiare_la.html

In conclusione bisogna sempre iniziare quanto prima ad usare le tecnologie produttive più efficienti tra le disponibili, anche se apparentemente occorrono anni per ammortizzarne i costi d'impianto.
Peraltro le mie proposte su come affrontare in generale i problemi d'un territorio non hanno data di scadenza, anche perché non comportano aumento del debito pubblico, né del carico fiscale
Così, risultando economicamente compatibili, non sono in concorrenza tra loro e possono essere gestiti in parallelo.
In definitiva i temi che vengono affrontati ora contemporaneamente col metodo PDG in media possono arrivare a soluzione vera in 20 anni. Nei modi attuali mai.


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permalink | inviato da ggavioli il 13/4/2018 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 aprile 2018

Perché parlare di PIL invece che solo di Interessi Generali da promuovere?

Tale giusta domanda riguarda certamente il Capitolo VII della spiegazione della metodologia politica PDG, ma, si osserva che vi sono importanti ragioni specifiche per valutare gli esiti della PDG anche in termini di PIL.

- La prima ragione è che l’obiezione più frequente degli oppositori ai tentativi dei “Decisori politici” d’indirizzare l’attività di chi opera in un territorio al miglioramento delle condizioni di vita di chi vive in quel territorio è che per perseguire tali obbiettivi servono più soldi pubblici, quindi più tasse e che ciò fa deprimere il PIL. E' proprio per questo che occorre sempre dimostrare che quanto si propone non provochi, né depressione, né inflazione sopra al 2 %/a. D’altro canto chi intende sovvenire ai bisogni delle persone, ma non controlla la sostenibilità economica di quanto propone, in genere fa più danni dei vantaggi perseguiti e spesso nemmeno li ottiene.
- La seconda ragione è che non è credibile che si possa migliorare una qualunque prestazione fornita ai cittadini (anche se loro la forniscono senza coinvolgere la Funzione Pubblica), senza che ciò complessivamente comporti una maggior spesa pubblica o privata.
- La terza ragione è che anche i servizi essenziali, se lasciati nella discrezionalità della Funzione Pubblica senza il controllo da parte dei cittadini/utenti, possono costare di più che forniti da Soggetti Economici in effettiva e leale concorrenza, nonché liberamente scelti dai cittadini/utenti.

Occorre certo ribadire che la Politica Differenziale Generalizzata non persegue fini economici in via prioritaria, ma nel contempo (per gli obbiettivi di Interesse Generale democraticamente concordati con la Rappresentanza Politica Territoriale) la leva usata dalla PDG è proprio quella economica, ed è usata con decisione.
Tale leva deve però essere usata con grande cautela, senza atti controproducenti.
Così la compatibilità dello sviluppo economico, con la promozione sociale delle persone economicamente più deboli e con la preservazione delle risorse per il futuro, deve essere riconosciuta necessaria nell'organizzare qualunque forma di PDG.


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permalink | inviato da ggavioli il 9/4/2018 alle 15:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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